Il Vernacoliere, settembre 2004

La recensione del turco

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AMICHE

Maria Latella, Tendenza Veronica, Rizzoli, Milano 2004, pp. 210 (ma scritte larghe), euro 14,00

Maria Latella, biografa di Veronica Lario (al secolo Miriam Bartolini nei Berlusconi), se ne professa amica. E le è amica davvero, affettuosa e devota.
Considerate che la Latella non è una giornalista qualunque: da questo libro apprendiamo che, prima di approdare alla "cronaca politica" (cfr. risvolto di copertina), ha militato nella cronaca mondana (cfr. p. 10). Ora, le giornaliste con la sua formazione sono allenate alla perfidia e alla malignità più spietate: devono saper cogliere ogni più piccolo difetto, ogni nota stonata, ogni umana debolezza. Non perdonano nulla, sono implacabili, schizzano veleno con la prontezza di un serpente a sonagli. Hanno occhi come scanner, gli basta uno sguardo per catalogare marca e prezzo di ogni singolo capo di vestiario dell'intervistato - se il calzino non va sei fottuto. Hanno cultura enciclopedica e orecchi sensibilissimi - se sbagli una citazione, un tempo verbale, la pronuncia di una parola sei morto. Eppure, in nome dell'amicizia, ecco che una simile macchina da guerra miracolosamente si disinnesca.
Veronica Lario, agli occhi della sua amica Latella, risulta perfetta. "Elegante e bellissima" (p. 8), "allegra e profonda" (p. 22), autentica e spontanea nonostante gli "anni di ferreo autocontrollo esercitato su se stessa" (p. 21); "silenziosa e appartata" (p. 142), "discreta e autonoma" (p. 191) ma inappuntabile "nei suoi rarissimi momenti da first lady" (p. 147); madre sollecita (fino allo stoicismo, visto che si è regolarmente sorbita "le recita, la lettura delle poesie, l'esposizione dei disegni, i cori dei bambini" della celebre scuola steineriana che ha scelto per i suoi figli, pp. 107-108) e moglie irreprensibile (non ha mai trombato con Massimo Cacciari, cfr. pp. 139-142); eternamente giovane (nonostante la foto che la ritrae bambina nel 1957 risulta "trentenne" per tutti gli anni novanta, cfr. p. 8 e p. 24), perfino intelligente, ottimista e di sinistra al punto da suscitare le simpatie delle "temibili signore del salottismo milanese di sinistra" (p. 191), che peraltro evita di frequentare.
Insomma, un inarrivabile modello di virtù, appena umanizzato da un certo sentimento di fatica, espresso nelle ultime pagine: "fino ad oggi mi sono sentita come un bue che tira l'aratro [...] è arrivato il momento di dedicarmi del tempo", fa dire Latella alla sua amica (pp. 177-178).
Che dire? Che Berlusconi è un uomo fortunato: è ricco, è potente e ha pure sposato la donna perfetta (che ci sia un nesso, tra queste cose?). Oppure che Veronica Lario è una donna fortunata: ha sposato un uomo ricco e potente e ha pure un'amica tanto buona e devota che la dipinge come un essere celestiale (che ci sia un nesso, tra queste cose?). Buon per loro.
Io che buona non sono, mi limiterò a invidiare la Signora Berlusconi, la sua vita dorata, le sue ville e la sua servitù. E mi prenderò magari una piccola, innocente vendetta. "Uimmena!" dirò tutte le volte che sarò stanca "Mi sente 'piedi, mi dole la schiena! Mi par d'essere Veronica Lario che tira l'aratro".

Maria Turchetto