Il Vernacoliere, gennaio-febbraio 2004
la recensione del turco
I santi di Pisa
Claudio Casini, Santorale pisano. Santi e beati in una raccolta di
disegni, Edizioni ETS, Pisa 2003, 7 euro
Come spiega l'autore nell'introduzione, un "santorale" è "l'insieme
dei santi e dei beati" (p. 7) che fanno capo a una città: questo prezioso
libretto fornisce appunto l'elenco completo dei santi pisani, le loro biografie
e i loro ritratti.
Io lo so bene che con i santi non si deve scherzare, ma che ci volete fare,
i santi pisani sono così simpatici! Tanto per cominciare, non sono
santi: a parte il leggendario S. Torpè martire, soldato dell'esercito
di Nerone, a parte il patrono S. Ranieri - un santo patrono ci deve pur essere
- e a parte S. Bona Vergine Pisana, tutti gli altri sono al massimo beati,
o meno ancora, semplici venerabili. E leggendo le loro vite si capisce
perché abbiano fatto una carriera così scarsa nel Regno dei Cieli:
su questa terra non hanno mai combinato un gran che. Mica come quei bei santi
che resuscitano morti, scacciano demoni, ammazzano draghi, guariscono malattie
incurabili e anche una volta defunti ci puoi sempre contare, appaiono in sogno,
continuano a fare miracoli o comunque a rendersi utili - come S. Antonio che
fa trovare le cose perse, per esempio. I santi pisani no. Non li smuovi. I santi
pisani sono come gli idraulici pisani: non li trovi mai, e se per caso li trovi
mettono subito le mani avanti: "E' un lavorone!". I santi pisani sono dei lazzaroni.
Per questo mi stanno simpatici.
Prendi la Venerabile Suor Florinda Cavoli monaca cappuccina: "condusse una vita
ascetica, conoscendo momenti di estasi" (p. 70). E adesso cosa vuoi che faccia?
Starà sempre in estasi, sulla sua nuvoletta. Non risponde nemmeno al
telefono. O il Beato Benvenuto anacoreta, di cui "si racconta che avesse il
dono dell'ubiquità: mentre era intento a guardare le pecore, contemporaneamente
assisteva alle funzioni religiose nella vicina cattedrale" (p. 68). Sì,
ho capito, è come il trucco "il dottore è fuori stanza", lo fanno
anche adesso al Comune di Pisa: dov'è il Beato Benvenuto? E' lì
che guarda le pecore! No, è alla funzione! No, l'ho visto coi miei occhi
in sala corse! Alla fine non lo trovi mai.
Ma prendi anche i santi santi. L'unico che fece dei miracoli un po' vistosi
- per altro tutti per legittima difesa - è S. Torpè: lo volevano
martirizzare, e lui fece cadere una colonna sulla testa del prefetto, poi fece
morire uno dei leoni che dovevano sbranarlo (l'altro, a quel punto, si prostrò
ai piedi del santo), poi fece crollare un tempio... Alla fine riuscirono a tagliargli
la testa prima che facesse una strage (cfr. p. 18). Gli altri, a cominciare
dal santo patrono, facevano solo finta di lavorare. S. Ranieri "fu tentato dal
diavolo" (p. 14): capirai, sono buona anch'io. S. Bona fece un sacco di viaggi,
era una specie di tour operator ("nel 1962 Papa Giovanni XXIII l'ha proclamata
protettrice delle accompagnatrici di viaggio per aver raggiunto le mete più
famose del pellegrinaggio medievale", p. 24); per il resto, "tra i miracoli
avvenuti in vita è ricordato quello della liberazione dal mal di testa
del priore di S. Martino" (ivi). Un po' pochino, no? Non lo nego, nel XII secolo
poteva anche fare comodo, ma adesso c'è l'aspirina.
Ma io mica mi scandalizzo, anzi, ve l'ho detto, mi piacciono questi santi così
poco invadenti, che se ne stavano tutta la vita nel loro convento e al massimo
si facevano un viaggetto in Terra Santa, tirando a campare. E mi piace, in bocca
ai santi (in bocca agli idraulici meno), quel motto "è un lavorone!".
E' un po' come dire aiutati che il ciel t'aiuta, risolviti le tue rogne senza
andare sempre a cercare un santo in Paradiso, una raccomandazione, un trattamento
di riguardo.
Maria Turchetto