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Lettera di una vecchiaccia cattiva alle brave ragazze.
Care ragazze,
sono così vecchia che ho votato al referendum sull'aborto. Quella volta
si trattava di mantenere in vigore una legge abbastanza buona contro una campagna
clericodemocristiana assai veemente. I toni erano molto simili a quelli di oggi.
Chi voleva abrogare la legge 194 del 1978 che consentiva l'"interruzione volontaria
della gravidanza" - in sigla IVG, perché "aborto" pare una brutta parola
- faceva discorsi metafisici sull'inizio della vita: erano naturalmente
preti, destri e democristiani e, come oggi, sussiegosi filosofi che per l'appunto
amavano discettare di metafisica, ma ai quali io non avrei chiesto nemmeno come
si infila correttamente un preservativo, tanto apparivano poco esperti di queste
faccende. Un nome per tutti: Norberto Bobbio, all'epoca difensore della Vita,
successivamente fautore delle Guerre Giuste. Proprio come di questi tempi Marcello
Pera: salviamo gli ovociti e ammazziamo quei beduini miscredenti. Ma non rivanghiamo.
Sull'altra sponda, i difensori della legge - anche allora con meno mezzi e meno
spazio sui media, ma forse un po' più determinati e sicuramente più
sostenuti dai politici sinistri e centrosinistri - portavano avanti ragioni
eminantemente pratiche. La legge - dicevano - non "introduceva" l'aborto,
l'aborto si faceva da tempo immemorabile, ma era in mano ai "cucchiai d'oro"
delle cliniche private, per chi poteva permetterseli; oppure alle mammane coi
ferri da calza e gli abortivi tossici, per le poveracce; oppure, negli ultimi
tempi e solo per le più sgamate, ai gruppi di femministe e radicali che
praticavano clandestinamente i primi Karman - veri eroi, credetemi. La legge
aveva il merito di garantire l'aborto nelle strutture pubbliche, dando a tutte
le donne il diritto a una assistenza medica adeguata e alla riservatezza: per
questo andava mantenuta.
Un argomento, tuttavia, anche questo molto pratico, rimase piuttosto in ombra,
quasi nessuno avesse il coraggio di affrontarlo: perché una donna
può voler abortire? A parte il caso limite, che ogni tanto veniva
evocato, del rifiuto della donna violentata di avere un figlio dal proprio stupratore,
questo aspetto non venne affatto approfondito.
Coraggio, facciamolo ora.
Per una donna, trovarsi incinta senza rimedio può essere psicologicamente
insostenibile in moltissimi casi - e intendo casi comuni, comunissimi, non necessariamente
vicende da romanzo strappalacrime o da cronaca nera. Può essere veramente
tremendo. Ragazze, non dovete credere a quella roba che vi propina la
televisione: <<Caro, devo dirti una cosa...>> <<Ma è
meraviglioso, tesoro!>>. Non è così che funziona nella vita.
Mi raccomando, ragazze: siate prudenti, prudentissime! Evviva il preservativo,
e guardate che la pillola non fa male coi dosaggi che ci sono adesso (a proposito,
lo sapete, vero, che la chiesa è contraria anche a queste cose, e che
la "pillola del mese dopo" non è nemmeno commercializzata in Italia perché
le case farmaceutiche non ci pensano proprio a scatenare beghe col Vaticano).
Siate prudenti, perché una gravidanza indesiderata può essere
un guaio davvero. Soprattutto per le donne giovani e per le donne anziane.
Per le donne giovani: studi interrotti, scelte di lavoro sacrificate, matrimoni
precipitosi con partner che non si conoscono abbastanza, o che magari si conoscono
fin troppo bene per quegli stronzi che sono, scenate in famiglia, parenti che
si intromettono. E l'idea, comunque, di una svolta irreversibile: fine del divertimento,
prematuro e irreversibile inizio dei doveri e dei sacrifici. <<Femmine
un giorno e poi madri per sempre>>, cantava De André in una strofa
che mi ha sempre fatto correre i brividi giù per la schiena. Mica facile
da affrontare, l'idea.
Sono cattiva? Dal punto di vista di chi inzeppa di sacrifici l'aldiquà
e rinvia la gioia all'aldilà, senz'altro. Cattiva, egoista, edonista.
Ma che volete, io penso che la vita è solo questa, terrena e breve.
Su questa giostra si fa un giro solo.
Ragazze care, lasciatevi dare un consiglio: finché siete giovani e carine,
datela. Non state ad aspettare il principe azzurro, l'uomo perfetto:
vi andrà di lusso se beccherete qualche uomo normale. Datela in
giro, fate esperienza, è difficile trovare l'uomo giusto al primo tentativo,
ma prendersi e lasciarsi alla vostra età non è una tragedia, anzi,
è decisamente educativo. Imparate che comunque bastate a voi stesse,
e che c'è ampia scelta. Datela, datela in giro e datela allegramente,
con le precauzioni di cui sopra.
Poi, quando sarete diventate più forti e mature, quando i vostri gusti
saranno più precisi e le vostre scelte di vita e di lavoro quantomeno
abbozzate, bene: allora fate pure coppia fissa, sperimentate bene il partner,
assicuratevi che non sia uno stronzo, e a questo punto - se vi va - figliate.
Pensateci bene e soprattutto decidetelo voi, perché sarete comunque
voi, nel bene e nel male, a pupparvi i figlioli. Lo so, oggi i maschi un po'
più civilizzati (ma quanti sono?) danno una mano, ma non ci contate troppo:
che sono le donne a occuparsi della prole è scritto in profondità
nei geni e negli ormoni, temo troppo in profondità perché qualsivoglia
civilizzazione ci possa sovrascrivere. Dunque vi pupperete i figlioli. A lungo,
perché ormai prima dei trent'anni non se ne vanno di casa.
E veniamo alle donne anziane - che poi sono quelle che più di frequente
ricorrono alla IVG. Immaginate una donna tra i 45 e i 50, che magari ha già
figli, li ha già svezzati, forse non ancora tutti sistemati, comunque
non ne può più di vivere in funzione degli altri e vorrebbe pensare
un po' a se stessa. Resta incinta. Può capitare. A me è capitato,
con tutto che al consultorio avevo passato l'esame sulla contraccezione a pieni
voti. Può capitare, tanto più che il periodo precedente la menopausa
da questo punto di vista è a rischio. Bene. Una donna tra i 45 e i 50
resta incinta. Lasciamo pur stare i rischi per la salute sua e del marmocchio,
riuscite a immaginarvi la prospettiva di ritrovarsi a 65, 70 anni con un figliolo
in piena crisi adolescenziale? Senza arte né parte, ancora da sistemare?
Ma non se ne parla nemmeno.
Ora avrete senz'altro sentito dire (senz'altro, perché la guardate troppo
quella televisione): <<l'aborto è comunque una tragedia>>.
Balle. Lo è soltanto se lo si sovraccarica psicologicamente. E datemi
retta: drammatizzano perché vi vogliono male, vogliono farvela pagare,
vogliono che vi sentiate in colpa, che soffriate. Non gliela date vinta: è
propaganda, credete a me. Dunque sdrammatizziamo. Un aborto non è affatto
questo chissaché, col metodo Karman è un interventino da day hospital,
niente paura. L'importante è partire da un buon consultorio (vi consiglio
caldamente quelli dell'AIED), che vi indirizzi a un ospedale come si deve. Questo
perché ci sono posti dove potrebbero trattarvi male, purtroppo è
così ed è una vergogna, ma non è difficile avere la dritta
giusta.
Ora mi chiederete perché la faccio così lunga sull'aborto, visto
che il referendum della settimana prossima riguarda invece le "norme in materia
di procreazione medicalmente assistita". Non mi è andato il cervello
in pappa, non mi sono lasciata trascinare dai ricordi a causa dell'età
avanzata. E' chiaro, e non è nemmeno più un mistero perché
alla fine l'han detto fuori dai denti: i famosi "diritti del concepito" sono
stati ficcati nel primo articolo della legge n. 40 del 2004, quella sulla procreazione
assistita, per giocarli prima o poi contro la legge n. 194 del 1978, quella
sull'aborto, quella che assai più civilmente afferma il <<diritto
alla procreazione cosciente e volontaria>>, quella che finalmente ha trattato
le donne (altro che le cellule!) come persone, titolari di diritti e
capaci di scelte responsabili, anziché come fattrici decerebrate.
E' questa la posta in gioco, ragazze.
Perciò vi prego, andate a votare. Se il quorum non sarà raggiunto,
sarà davvero brutta: per quella minoranza di donne che vive un problema
- non frequentissimo - di infertilità; per tante, tantissime donne che
vivono banali, frequenti, normalissime storie di gravidanze indesiderate; per
tutte noi, per i nostri diritti ributtati indietro di trent'anni.
Maria Turchetto