Il Vernacoliere, giugno 2004

la recensione del Turco

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Donne di servizio
Giovanni Paolo II, Il Papa alle donne, a cura di A.Tornielli, Tascabili Economici Newton, 1995, pp. 100, euro 1,00
(questo mese vi faccio spendere poco, lo so che siete in bolletta)

Non so se ve lo ricordate: l'anno scorso fece un certo scalpore una lettera del Cardinale Ratzinger sulle donne - il titolo preciso era Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e nel Mondo. La lettera, a detta della signora Natalia Aspesi che di donne se ne intende, <<ha destato il massimo interesse nel femminismo più colto che ha definito il documento addirittura profetico>> (cito da un supplemento di Repubblica del giugno scorso). Caspita! Come mai tutto questo interesse di Ratzinger, il più furbo di tutti i cardinali, per l'universo femminile? Gatta ci cova.
Secondo me la lettera del cardinale, ufficialmente diretta a tutti i vescovi, in realtà è specificamente rivolta all'attuale vescovo di Roma e papa in carica, a sua santità Giovanni Paolo II. Provate a sfogliare l'aureo libretto curato da Andrea Tornielli che raccoglie - e presenta per voci in ordine alfabetico, da "Aborto" a "Vedove" - tutto quanto il papa ha detto sull'argomento donna: vi accorgerete subito che la donna, per papa Wojtila, è fondamentalmente un "mistero". Lo si vede già in quello che è il documento più importante citato nella raccolta, la lettera apostolica Mulieris Dignitatem del lontano 1988: <<la Chiesa desidera ringraziare la santissima Trinità per il "mistero della donna">> (p. 15). Eh già, sarà un mistero la Trinità, ma vuoi mettere la donna?
Povero papa, per forza: ha frequentato solo maschi celibi per tutta la vita, ha conosciuto sì e no quelle due o tre suorine che fanno le pulizie in Vaticano. E infatti concepisce le donne solo sub specie donne di servizio, strane creature <<che esprimono il loro talento femminile a servizio degli altri nella normalità del quotidiano>> (p. 23). Questa citazione è tratta dalla Lettera alle donne del 1995, scritta in occasione della IV conferenza mondiale di Pechino sulle donne promossa dall'ONU, documento veramente notevole su questa faccenda del "servizio" - figuratevi che mette a servizio perfino la Madonna: <<Maria si è definita "serva del Signore" [...], ha accolto la sua vocazione privilegiata [...]. Mettendosi a servizio di Dio, Ella si è posta anche a servizio degli uomini>> (p. 21). Speriamo le abbiano almeno pagato i contributi.
Insomma, le donne: non si capisce bene cosa sono, ma fanno comodo. Grazie, Trinità.
Ma a Wojtila, in tutti questi anni, il dubbio sul "mistero" della donna - il dubbio che possa avere qualche altra valenza, qualche altro interesse, qualche altro utilizzo oltre a quello di colf - dev'essergli rimasto. Ha continuato a roderlo, finché, all'ultimo, si è deciso. Ha preso in disparte Ratzinger, il più furbo di tutti i cardinali, e gli ha detto: <<In confidenza, Ratzinger, mi spieghi un po' questa faccenda della donna, ché non l'ho capita fino in fondo?>>. E così Ratzinger si è visto costretto a prendere carta e penna e a spiegare a tutti i vescovi - a tutti quei maschi celibi - la differenza tra l'uomo e la donna. Era l'ora.
E siccome Ratzinger è davvero furbo, ha pensato bene, di già che c'era, di prendere non due, ma tre piccioni con una fava. Primo piccione: ha trovato finalmente un senso a una delle contraddizioni più imbarazzanti del testo biblico, cioè la presenza di due versioni della creazione, parecchio diverse fra loro. Secondo piccione: ha gettato un'offa alle femministe, accogliendo la dizione "differenza di genere" accanto (non certo al posto) a quella "differenza di sesso" (è una mossa da non sottovalutare, sapete, la Chiesa finora aveva strenuamente rifiutato la faccenda del "genere" - di qui probabilmente l'apprezzamento da parte del "femminismo più colto"). Terzo piccione: ha rimesso le donne a posto, cioè a servizio. Ti pareva.
Ve la faccio un po' lunga, ma vale la pena di seguire il ragionamento del nostro furbissimo cardinale. Allora, le due storie della Bibbia. La prima versione, meno nota, dice che Dio creò simultaneamente l'uomo e la donna: <<Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò>> (Gen. 1, 27). La seconda è quella più famosa, quella della costola: Dio creò prima l'uomo e poi la donna, per fargli compagnia (compagnia?! vedremo...): <<Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile>> (Gen. 2, 18). Come la mettiamo?
Facile, dice Ratzinger, il più furbo di tutti i cardinali. La prima versione illustra la differenza di sesso, cioè la differenza fisica, finalizzata alla procreazione. Sì, quella cosa lì, avete capito bene, ma non è banale, il messaggio ai vescovi è importante: (mi scusi tanto, Eminenza, se cerco di essere sempre più chiara possibile, ma va fatto, mi creda, son duri!) ragazzi, la dovete capire una volta per tutte qual è il buco giusto. La seconda versione illustra invece la differenza di genere, cioè la differenza spirituale, meglio ancora (questa volta il cardinale è chiarissimo) la differenza "di vocazione" tra l'uomo e la donna.
Tante grazie, Eminenza. Proprio in quella versione lì doveva andare a cercare la vocazione della donna? La versione meno paritetica, quella in cui la donna viene dopo l'uomo, è roba sua ed è "un aiuto" - cioè personale di servizio. Grazie davvero.
Quanto a voi, care amiche del "femminismo più colto", mi sa che oltre che colte è bene essere anche un po' avvertite. Non abbassate la guardia, ragazze: gli omaggi di questi furboni nascondono sempre la trappola.

Maria Turchetto