Il Vernacoliere, gennaio-febbraio 2006

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La recensione del turco

VAI, ZEBA!
Benedetto XVI, Deus caritas est, Libreria Editrice Vaticana,
Città del Vaticano 2006, pp. 96, 1,5 euro (un affare, di questi tempi!)

Ecco un altro papa che mi dà retta: che soddisfazione! Io infatti glielo avevo detto, a papa Ratzinger, quando era ancora cardinale e frequentava Marcello Pera: lo lasci perdere, quello là! Sta a tirarle la tonaca perché vuol mettere la chiesa cattolica al servizio delle guerre sante, vuol bombardare l'Iraq in nome di Dio: non se n'avvede che è cattivo? M'ha ascoltata subito, guarda: <<in un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell'odio e della violenza [...] nella mia prima Enciclica desidero parlare dell'amore>> (p. 4). FATE L'AMORE E NON LA GUERRA! Bravissimo, Santità.
Ma non avrà un tantino esagerato? Perché in tutta la prima parte dell'Enciclica, quella che dovrebbe avere <<un'indole più speculativa>> (p.5), si parla proprio di quell'amore lì, quello che intendevano i figli dei fiori e i fricchettoni della beat generation: <<l'amore tra uomo e donna, nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente [...], archetipo di amore per eccellenza, al cui confronto tutti gli altri tipi sbiadiscono>> (p. 10). VAI, ZEBA! Caspita, non è un po' osé per le sue pecorelle?
Fin qui, comunque, a me sta bene. Anzi, devo complimentarmi, Santità: lei mi sembra un intenditore. Un po' di sano su e giù (<<amore "ascendente" e amore "discendente">>, cfr. p. 19 e ss.), ma senza troppa fretta e con un po' di disciplina sennò è finita subito (<<l'eros ha bisogno di disciplina [...] per donare all'uomo non il piacere di un istante, ma un certo pregustamento del vertice dell'esistenza>>, p. 13), mettendoci anche un po' di testa (<<non sono né lo spirito né il corpo da soli ad amare [...]. Solo quando ambedue si fondono veramente in unità [...] l'amore - l'eros - può maturare fino alla sua vera grandezza>>, pp. 14-15), e soprattutto attenzione alle esigenze del partner (<<se l'eros inizialmente è soprattutto bramoso [...] nell'avvicinarsi poi all'altro si porrà sempre meno domande su di sé, cercherà sempre più la felicità dell'altro>>, p. 20).
Fin qui, dicevo, tutto bene. Dove francamente non la seguo più, è quando mi dice che Dio ama così - eroticamente - l'uomo. <<L'eros di Dio per l'uomo>> (p. 26), <<Dio ama personalmente>> l'uomo (p. 24), e del resto <<i profeti Osea ed Ezechiele hanno descritto questa passione di Dio per il suo popolo con ardite immagini erotiche>> (p. 25). Santità, mi fa arrossire!
Ma non voglio discutere. Anche se messa così mi sembra un po' indecente, il teologo è lei. Le chiedo piuttosto (dando per scontato che nel singolare collettivo "uomo" lei includa anche le donne - e spero bene di sì, altrimenti la faccenda diventa ancora più imbarazzante): a questo Dio bisogna proprio dargliela? Potrei osare un gentile ma fermo rifiuto? Dice che finirei all'inferno? Perché vede: primo, non è questa bellezza. Pare il nonno dei punkabbestia. Secondo, ha un caratteraccio: geloso, possessivo ("non avrai altro Dio all'infuori di me!"). Autoritario (sempre a dettar legge!). Non se la prenda, ma non è il mio tipo.

Maria Turchetto