Il Vernacoliere, maggio 2004
la recensione del turco
Donde veniamo
Massimo Cacciari, Della cosa ultima, Adelphi, Milano 2004, pp.
554, 45.00 euro
Massimo Cacciari è un filosofo modesto. Sì, lo so, scrive
in modo pomposo, si dà del Lei e fa il primo della classe citando tutto
quello che ha letto e anche di più. Ma questa è la forma.
Nella sostanza, è modesto. Tant'è vero che delle tre grandi
domande della filosofia - chi siamo? dove andiamo? donde veniamo? - osa
porsi solo l'ultima: il problema dell'Inizio (maiuscolo, così sappiamo
che si tratta di discorsi filosofici e non di chiacchiere da bar). Questo è
il tema dell'ultima fatica di Cacciari.
<<Conosci te stesso>>, aveva detto un suo collega, un po' di tempo
fa. <<Cominciamo dall'Inizio>>, ribatte giustamente Cacciari che
da più di dieci anni (il diretto antecedente di questo libro è
- appunto - Dell'Inizio, uscito nel 1990) lavora indefessamente intorno
a questa domanda fondamentale: da dove viene Massimo Cacciari? E lavora
sodo, si sbatte come un dannato per trovare la risposta - 554 pagine di arzigogoli
mentali in italiano, tedesco, latino e greco. Non dico che si fa in quattro,
perché si fa soltanto in tre: il libro è concepito come dialogo
(pardon, "trialogus", cfr. p. 11) e scambio epistolare tra A., B. e C. - tre
simpatici chiacchieroni che si danno del Lei. <<A. è latu sensu
l'autore - dico latu sensu poiché l'autore non sarebbe tale senza
B. e C.>> (p. 9). Sì, avete capito bene: Cacciari è uno
e trino.
Questo fatto, per la verità, lo ha un po' confuso nella ricerca. La domanda
chiave - da dove viene Massimo Cacciari? - tende spesso a slittare nella
questione - francamente oziosa - da dove viene Dio? <<O non dovremmo
di nuovo chiederci 'da dove' Lui stesso? In precedenza la risposta al 'da dove'
si sarebbe potuta anche così formulare: dal Ni-ente che Dio stesso
è, dal Nihil sui. (Ma il Ni-ente come si dà a conoscere?
Se è Ni-ente, o ha il Ni-ente in sé, Dio ignorerà se stesso
[...]). Ma ora si tratta di Dio stesso, non della sua creazione ad extra.
'Da dove' il suo volere se stesso? Egli non può non volersi. Ma potrebbe
volere l'esse di questa volontà?>> (p. 348; scusate la lunga
citazione, ma volevo darvi un saggio di come scrive il Nostro). Così
si perde tempo e basta. Queste sono elucubrazioni che sono già state
svolte in tutte le possibili pieghe dalla Patristica e dalla Scolastica: non
ha senso ripeterle, sono inutili digressioni che non interessano la Modernità
- figuriamoci la Postmodernità. Noi contemporanei vogliamo sapere: da
dove viene Massimo Cacciari?
Così a occhio, direi che Cacciari fa parte della creazione ad extra
- spero non s'offenda. Dunque Cacciari è creato da Dio - beh, dico, non
vorrete mica che discenda dalle scimmie, per caso, brutta razza di miscredenti!
In ogni modo, non è questo il punto. Non è questa la risposta,
o quantomeno non è la risposta completa. Da dove di preciso
viene Massimo Cacciari? Insomma, da dove è sbucato? Vediamo.
<<La provenienza dell'ente, il suo 'nascimento' primo, mai è esauribile
nella presenza determinata-determinabile, eppure è evidente in essa e
con essa. Che l'ente determinato ek-sista dall''immemorabile' è qui-e-ora
assolutamente evidente e tuttavia assolutamente non determinabile>> (p.
445). Dai, Cacciari, non scoraggiarti. Non scoraggiatevi nemmeno voi, cari lettori
che non avete seguito i corsi di Ermeneutica degli Sproloqui Oscuri presso la
Scuola Normale: sta semplicemente dicendo che lui (Cacciari) esiste, dunque
da qualche parte evidentemente dev'essere venuto fuori, ma non se lo ricorda.
Su, Cacciari, è naturale che non te lo ricordi: chi ricorda la propria
nascita - il proprio 'nascimento', come dici tu? Ma ci puoi arrivare lo stesso,
ti aiuto io. Forza, cos'è questa cosa, la "cosa ultima"? <<Ogni
cosa è non altro da sè>> (p. 440). Giusto, ma - ti metto
sulla strada - quella cosa è altro da te. <<L'apparire
non è l'astrattamente altro di tale custodirsi presso di sè proprio
della cosa; ciò che appare è appunto che il proprio della cosa,
la singolarità del questo, si nasconde>> (p. 441). Sì, ci
stai arrivando: di solito la tengono ben custodita e nascosta, ma se ci sai
fare... <<Noi possediamo la cosa quando ne abbiamo l'idea>>
(p. 443). No, Massimo, con l'idea ti fai solo le seghe. <<...celata in
qualche sublime profondità, che un audace tuffatore debba portare alla
luce...>> (p. 444). Ci sei, ci sei! <<Ma cosa pensiamo pensando
così la cosa? La pensiamo nel suo 'fondo' saldissimo, eterno,
immortale. Il cieco occhio della filosofia così giunge a 'ricordarla',
'dove', nella sua stessa evidenza, alethôs, essa si sottrae ad
ogni definizione, che necessariamente non può dirla se non predicando
di essa ciò che non è>> (p. 448).
Eccolo, pensare che c'era quasi, mi si è perso di nuovo nei suoi garbugli
di parole. La TOPA, Cacciari, la risposta è la topa. E' di lì
che vieni - è di lì che veniamo tutti. E se a questo punto vuoi
anche sapere chi sei e dove devi andare, dammi pure un colpo di
telefono - mica mi ci vogliono 554 pagine per fartelo sapere.
Maria Turchetto