EGLI E' L'ETERNO
Emanuele Severino, Nascere. E altri problemi della coscienza
religiosa,Rizzoli 2005, pp. 286, euro
20,00
Nascere rappresenta l'ultima fatica di Emanuele Severino. Non si può
dire che si sia rotto la schiena! direte voi che, dopo essere nati, vi è
toccato anche di crescere, andare a scuola, lavorare, ecc. Dài, spiritosoni!
Dicevo "l'ultima fatica" per dire l'ultimo libro. Un libro di ostetricia e ginecologia?
direte voi, che oggi siete proprio in vena di battute. Guardate, ci sarebbe
quasi da pensarlo, visto che negli ultimi tempi Severino è uno dei principali
interlocutori dei preti in materia di fecondazione assistita, aborto e via dicendo.
E invece no. Severino non è un ginecologo ma un ontologo, che
è molto più di qualsiasi misera specializzazione, dato che l'ontologia
è la "scienza dell'essere" (lui poi insegna addirittura "ontologia essenziale").
Nascere è un libro di filosofia. L'Essere è e il Non Essere
non è, quella roba lì.
Per la verità, a Severino l'Essere basta e avanza. Del Non Essere - cioè
del divenire - non vuole nemmeno sentir parlare: lo odia, lo definisce Follia
(sempre con la maiuscola, quando si scrive di filosofia). <<Il divenire
è trasformazione, metamorfosi - divenir-altro, appunto. Il risultato
del divenire è altro dall'inizio del divenire. Il risultato, cioè
il compimento del divenire, è la situazione in cui la cosa che diviene
è diventata altro da sé, ed essendo diventata altro da sé
è altro da sé. Ma che una cosa sia altro da sé,
cioè non sia ciò che essa è, non è forse il senso
stesso dell'impossibile? Non è forse l'essenza stessa della Follia?>>
(pp. 265-266). Chiaro, no? No?! Peggio per voi, testoni, eccovi un altro pezzettino.
<<La fede nel divenire è [...] incapace di pensare e di tener fermo
quel non esser l'altro, cioè quell'esser-sé, da parte della cosa,
che sta tuttavia a fondamento di tale fede. La fede nel divenire è fede
nell'esistenza dell'impossibile, cioè dell'assurdo, del contraddittorio
- è fede nella forma estrema della Follia>> (pp. 268-269).
Insomma: niente diviene, mentre ogni ente è (lo dice la
parola stessa!). Il seme non diviene pianta, il bruco non diventa farfalla,
la legna non diventa cenere (quest'ultimo è l'esempio preferito di Severino).
Il seme è seme, la pianta è pianta, il bruco è bruco, la
farfalla è farfalla, la legna è legna, la cenere è cenere,
ecc. ecc.
Avete capito, ma vi sfugge il senso di tutto ciò? Vi sfugge soprattutto
il nesso col Nascere del titolo? Uff! devo sempre spiegarvi tutto. Provate
ad applicare il ragionamento di Severino a Severino. Abbiamo detto che niente
diviene: tantomeno Severino. Dunque non possiamo pensare (sarebbe Follia!) che
Severino è stato un tempo bambino, poi è diventato un giovane
studentello, poi diventa professore, poi diventa vecchio... Ah, direte voi,
la solita storia! Rifiuta la vecchiaia e la morte, ecco cosa c'è dietro!
Sbagliato, razza di frettolosi. Sottovalutate Severino. Severino non si accontenterebbe
mai di essere immortale: pretende di essere eterno. Per questo il suo
problema principale è nascere: mica morire, quello riguarda semmai
noialtri disgraziati.
Dev'essere a causa delle sue elucubrazioni - veramente rocambolesche - per negare
la nascita che il Corriere della Sera continua a intervistarlo sugli
embrioni e sulle cellule staminali, con risultati per altro disastrosi: nessuno
riesce mai a capire un tubo nulla di quel che scrive Severino. E lui (come testimonia
il capitolo IV, pp. 139-146, che raccoglie le sue precisazioni) è continuamente
costretto a ripetere, rispiegare, ribadire il suo punto di vista ai suoi interlocutori,
ai quali sfugge l'essenziale: a Severino della ricerca medica e delle cure della
sterilità non gliene potrebbe importare di meno. Il suo problema è
l'eternità. <<L'eternità come impossibilità che l'essente
sia nulla, e pertanto come impossibilità che l'essente - ossia ogni stato
e ogni istante del mondo - esca dal nulla e vi faccia ritorno>> (p. 270).
In conclusione: Severino è sempre stato e sempre sarà. Egli è
l'Eterno.
Si crede Dio? E' diventato matto? Piano con gli insulti, ragazzi (oggi siete
proprio discoli). Come ve lo devo dire? Severino non diventa. Severino
è.
Maria Turchetto
Nota. Siccome andiamo verso il referendum sulla legge 40, mi sento in dovere di rivolgere un appello a quelli del Corriere: smettetela di importunare Severino su faccende pratiche come la procreazione assistita! E' un viziaccio, anche se lo fate in buona fede: siccome date un sacco di spazio ai preti, poi vi sentite in dovere di offrire come contraltare una voce laica, e allora chiamate un filosofo - e quello che avete sotto contratto è Emanuele Severino. Ma il punto di vista di Severino non è né laico né religioso: è pura speculazione, metafisica allo stato brado, "ragion pura" imbizzarrita. Sul terreno della "ragion pratica" - qual è quello della bioetica - produce solo cortocircuiti mentali (badate, potrebbero essere letali per lo stesso Severino!), si trasforma in un discorso stravagante e bislacco rispetto al quale qualsiasi discorso da prete figura ragionevole. Vedete bene che non è un buon servizio alla causa laica.