la recensione del turco
"Prega la santissima trinità e passami
le munizioni"
Roberto de Mattei, Guerra santa Guerra giusta. Islam e Cristianesimo in
guerra, Edizioni Piemme, Casale Monferrato, 2002, euro 7,90.
Siamo in tempi di guerre sante e, oltre ai preti, anche i professori
ci intingono il pane. Per i cultori della letteratura demenziale, ne ho beccato
uno più papista del papa: il papa, infatti, ha chiesto pubblicamente
"perdono" per le crociate (ricordate la pantomima giubilare dei mea culpa
della Chiesa?) e soprattutto ha preso le distanze dalla guerra contro l'Iraq,
ideologicamente condotta in nome dei valori della Civiltà Occidentale
contro l'Islam. Invece Roberto de Mattei - che dalla quarta di copertina desumo
essere "docente di Storia Moderna all'Università di Cassino" - delle
crociate è un vero fanatico, gioca coi crociatini di piombo, e non gli
par vero che spuntino nuovi Feroci Saladini da mazzolare. Ecché, le guerre
condotte contro gli infedeli sono sante, e pentirsene significa attuare un "disarmo
psicologico e morale" (p. 9). Questo papa non ha le palle, secondo il nostro
professore, non si rende conto di "riprovare, con esse [le crociate], una serie
di Pontefici elevati agli altari, come il beato Urbano II, san Pio V, il beato
Innocenzo XI" (p. 100), tutti papi che sapevano menar le mani. Ridateci i papi
di una volta, belli sanguinari come nelle migliori tradizioni.
Scherzi a parte (e purtroppo c'è davvero poco da scherzare quando le
guerre si fanno davvero in nome delle religioni bibliche), il saggio di de Mattei
è serissimo, ed anche astruso quanto può esserlo una dissertazione
teologica. L'autore, dopo aver dottamente dimostrato che le crociate furono
non solo "guerre giuste", ma anche "guerre sante" ("se non ogni guerra giusta
è santa, la guerra santa, per il pensiero cristiano, non solo è
giusta, ma è, in un certo senso, la guerra giusta per eccellenza: le
crociate, in questo senso, furono il perfetto esempio di guerra giusta, justissimum
bellum", pp. 76-77), si chiede con imbarazzo quale sia la differenza tra
il jihad islamico e la crociata cristiana. Arriva alla sconcertante conclusione
che essa consiste "nella profonda diversità tra il Dio cristiano e quello
islamico": quest'ultimo non è trino, perciò l'Islam non gode "dell'influsso
soprannaturale della Grazia che ha la sua fonte nella Seconda persona della
Santissima Trinità", dunque (dunque?!) "il jihad, a differenza
della guerra cristiana, è una guerra offensiva, è una guerra di
aggressione" (p. 85).
Meno male, finalmente possiamo capire perché i mussulmani sono così
intrinsecamente cattivi: è la fisiologica mancanza della Seconda persona
della Santissima Trinità. Certamente risentono anche della mancanza della
Terza persona della Santissima Trinità: è per questo che sono
così poco portati per le lingue e stentano di conseguenza ad inserirsi
a pieno titolo nella comunità internazionale.
Dalla quarta di copertina apprendo inoltre che il Nostro ha scritto anche -
sempre per i tipi dell'ignota Piemme di Casale Monferrato - Il crociato del
XX secolo (1996): introvabile, ed è un peccato. Perché vi
assicuro che l'apparato argomentativo che questo serial killer è in grado
di mobilitare per sentirsi buono dopo aver compiuto la sua strage rituale di
beduini è assolutamente impagabile.
Maria Turchetto