Strategie imperialiste nei Balcani e dintorni

L'arresto di Milosevic si spiega con poche ma significative cifre, infatti: gli aiuti sospesi a Belgrado sono stati immediatamente erogati, gli embarghi eliminati...
Queste le cifre esatte delle prossime "donazioni": Usa 200 miliardi di dollari, FMI 520 miliardi Ue 2000, Conferenza nazionale donatori 2000 miliardi di lire, il 70% dei 16000 miliardi di debito cancellato dall'Europa alla ex Jugoslavia.
Come dimostrano le vicende degli anni ottanta, i prestiti della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale servono per scardinare alcuni meccanismi economici e politici, nel caso della Jugoslavia si sovvenzionarono alcune Repubbliche a discapito di altre promuovendo la secessione di Slovenia e Croazia con l'immancabile sostegno diplomatico del Vaticano. Anche questi ultimi prestiti non sono stati disinteressati come dimostra l'arresto di Milosevic quando criminali di guerra Croati ed ex Ustascia vengono innalzati al ruolo di patrioti occidentali e di democratici.
Le dichiarazioni a caldo del presidente Kostunica - "Ora siamo pronti a collaborare con il Tribunale de L'Aja" - meritano alcuni commenti perché l'arresto di Milosevic é avvenuto dietro pressioni americane ed europee e influenzato dal ricatto di mantenere embarghi e restrizioni economiche molto pesanti per quell'economia Jugoslavia, già duramente provata da 78 giorni di bombardamenti nel 1999. Il blocco economico e politico che sta dietro alla elezione di Kostunica non poteva perdere la propria credibilità davanti al popolo Jugoslavo consegnando direttamente Milosevic al tribunale internazionale finanziato dagli Usa, un poco di nazionalismo é sempre utile a fini di consenso. Non dimentichiamo poi come il blocco Dos ha conquistato il potere: alcuni militanti sindacali e politici comunisti sono stati uccisi, altri licenziati o messi a tacere come i delegati della Zastava. Chi poi, per esempio il giornalista Grimaldi, ha denunciato i metodi di Kostunica ha dovuto subire il boicottaggio degli stessi comunisti tra i quali ormai ritroviamo posizioni ambigue e oscillanti come quelle delle tute bianche.

Accordare fiducia e credibilità al diritto internazionale costruito su misura a salvaguardia del capitalismo europeo? Gli Usa hanno violato la Dichiarazione Universale dei diritti Umani, tanto é vero che non l'hanno mai sottoscritta, nonostante si presentino all'opinione pubblica come i gendarmi dei diritti umani. La dottrina Usa dei diritti umani ha coperto tutte le strategie imperialiste degli anni novanta, a partire dalla Guerra nei Balcani del 1991. L'umanitarismo Usa e la filosofia dei diritti umani a senso unico parte dal presidente Roosevelt che parlava della eliminazione del popolo indiano come di una decisione ineluttabile e dettata a fini umanitari, lo stesso discorso vale per la colonizzazione del terzo modo giustificata in nome della civilizzazione occidentale.
L'umanitarismo poi necessita del supporto dei mass media e della comunicazione di massa, per esempio in Iraq si é minuziosamente descritto il saccheggio mai avvenuto degli ospedali a kuway city, in Jugoslavia hanno inventato di sana pianta fosse comuni e massacri come dimostra l'incredibile bufala di Racak che ha commosso l'opinione pubblica internazionale indirizzandola verso posizioni guerrafondaie. Il grande burattinaio del falso massacro é quell'osservatore William Walker già ambasciatore Usa in Salvador e corresponsabile della uccisione di oppositori tra i quali alcuni gesuiti impegnati contro gli squadroni della morte, altri criminali contro i quali nessun tribunale internazionale muoverà accuse hanno agito indisturbati in Jugoslavia, per esempio quel generale inglese Jackson autore delle stragi in Irlanda del Nord.
E' singolare come l'umanitarismo filo americano abbia di fatto agito per aggravare la catastrofe nei Balcani creando continui focolai di tensione, attraverso stati fantoccio (la Bosnia) e finanziando bande di criminali trasformati all'occorrenza in eserciti di liberazione (UCK).
Questa filosofia del diritto imperialista favorisce il disordine mondiale e fa da sfondo ad una situazione assai più complessa dove ritroviamo il ruolo Nato come gendarme mondiale e lo snaturamento dell'Onu. Negli ultimi anni é proseguito indisturbato l'accerchiamento di Russia e Cina, Nato e Onu sono ormai due entità non distinte ma sempre più confuse. Di fatto l'Onu ha dato mandato, dal 1991 in poi, alla Nato per intervenire direttamente nelle contese internazionali, il ruolo delle Nazioni Unite di garante é andato via via perdendosi dietro le pressioni del Fmi e della potenza Usa.

L'Europa non é subalterna ma protagonista delle politiche imperialiste, agisce in proprio e cerca di tutelare interessi regionali in sintonia con la Nato. La Nato ha delegato importanti decisioni ai comandi militari per scegliere i bersagli lasciando ai politici e agli intellettuali cortigiani rispettivamente la selezione degli obiettivi e la giustificazione etico morale dell'iniziativa... Militari, imprenditori finanzieri e capitalisti agiscono in piena sintonia, la Nato é una struttura complessa, gli Usa e l'Europa possono comunque agire al di fuori dell'Alleanza quando le situazioni richiedono interventi diretti e non concertati. Non stiamo presentando scenari apocalittici perché la situazione si sta evolvendo rapidamente e pensare ad una subalternità dell'Europa é sbagliato e si finisce, come Cossutta, ad esaltare un grande esercito europeo, barattando questa posizione, solo in apparenza anti americana, come una prassi antimperialista, quando sappiamo che i comunisti italiani hanno sostenuto il governo D'Alema e l'aggressione nei Balcani. (stesso discorso vale per i Verdi).
La lezione del Kosovo non deve essere dimenticata, infatti si rafforzano gli armamenti e gli eserciti , si unificano le unità di comando e di controllo politico sulle decisioni necessarie all'uso della forza... Il nodo dei corridoi e delle comunicazioni diventa nevralgico, gli investimenti militari e quelli civili si intersecano con aumento delle capacità tecnologiche e satellitari, attraverso sistemi missilistici, radar e alta tecnologia. L'Europa e la Nato collaboreranno nella difesa collettiva secondo principi di complementarietà nella comune sicurezza e politica estera. Già dal 1994 con la riunione del Consiglio dei Ministri europei del 14 Novembre viene non solo preparata la Riforma della Nato e dei nuovi modelli di difesa poi approvati alla fine del decennio, ma sono tracciate le strategie imperialiste e la comune politica di difesa.
Attraverso il Trattato di Amsterdam che colloca nel 1996 l'Unione Europea all'interno della Nato fino alla decisione di operare con doppia guida (europea e Nato-americana) in zone dove molteplici sono gli interessi in gioco.
Le sorti della Nato e dell'Europa sono ormai strettamente connesse, la Nato coinvolge membri europei , salvo restando che ognuno deve dotarsi di propri mezzi e strategie militari. A Bruxelles nel 1994 e a Berlino nel 1996, la Nato riconosce piena autonomia agli europei per affrontare e risolvere la crisi, lasciando al comando militare la costruzione di strutture autonome e di coordinamento politico militare, di intelligence, di pianificare esercitazioni militari.
L'asse franco tedesco da una parte e quello Usa-Gran Bretagna dall'altro sono i due poli sui quali si basa la Nato, l'Ue nel frattempo deve predisporre un nuovo esercito, gestire crisi militari e politiche di bassa intensità nelle regioni strategiche, ricorrere al deterrente nucleare e non, rilanciare una strategia nuclearista anche ad uso cosiddetto civile.

Altra considerazione merita lo strumento militare italiano, un tempo anello debole della difesa, oggi invece con ruoli rinnovati e di autentico protagonista non solo nella produzione e vendita di armamenti. Negli ultimi anni i paesi europei per competere con le multinazionali Usa hanno costruito holding e sinergie, moderni ed efficaci sistemi di arma, eliminando i rami secchi dell'esercito di leva a favore di corpi scelti e di alta professionalità.
Ancora una volta constatiamo l3assoluta incapacità dei comunisti non solo di analizzare la situazione nelle sue molteplici sfaccettature ma di individuare soprattutto alcuni obiettivi politici. Le interviste di Mantovani, responsabile esteri del Prc, a Liberazione sembrano dettate da esigenze di natura tattica e quindi omologate al pensiero unico della sinistra antiglobalizzazione.
Le Monde Diplomatique non ha colto, nel 1999, la rilevanza dello scontro nei Balcani e il risultato in Francia é stato un movimento piccolo e circoscritto, un errore strategico dettato dalla paura di schierarsi a fianco di Milosevic e contro l'autodeterminazione dei popoli. Sarebbe ora di fare chiarezza, dicendo per esempio che a partire dal 1991 i movimenti nazionali nell'Est Europeo sono dettati da esigenze filo capitalistiche di frammentazione degli stati e di assorbimento di aree di mercato, niente hanno a che vedere con i principi di autodeterminazione. Se questi movimenti sono appoggiati da Germania, Vaticano e Usa non possono certo essere rivoluzionari, chi pensa il contrario é pregato di dimostrare la fondatezza delle proprie asserzioni con prove alla mano.
Se gli ideologismi trotskisti hanno preso più di un abbaglio esaltando perfino le rivolte dei clan mafiosi albanesi (il giornale Proposta diretto da Ferrando), Mantovani e Bertinotti ricorrono strumentalmente a Marcos e allo zapatismo per eludere la questione del potere, di una società alternativa al capitalismo e con un sistema economico incompatibile con il "libero" mercato, con la questione dello stato e dei processi di trasformazione al centro della proposta e della elaborazione teorica e politica.
In Italia, mentre si strilla contro le liste civetta dimenticando che tanto la devolution di destra quanto la proposta federalista dell'Ulivo elimineranno le ultime fondamenta della carta costituzionale e in particolare l'art 5 sulle competenze dello stato, solo dalla destra (Grauso, Ferrara, Sgarbi) e da alcune aree del movimento cattolico si é levata una protesta degna di questo nome contro gli embarghi imposti all'Iraq, delle restrizioni contro la Jugoslavia si é smesso ben presto di parlare, quindi dobbiamo concludere che la linea ufficiale del Prc e i settori intellettuali de Il Manifesto hanno trasformato l'iniziativa da un lato e teorico ideologica dall'altro in un mare di parole scisse dalla pratica politica e alla fine destinate a convivere con la società capitalistica. La rissa creatasi attorno all'ultimo libro di Revelli é indicativa di un dibattito che vede le posizioni di questo signore legittimate al rango di manifesto politico. A riguardo leggete l'intervista a Revelli e Bertinotti sul numero di Marzo del mensile Carta, dove Revelli asserisce di non avere avuto negli ultimi anni alcun ruolo politico quando invece si é dimesso da meno di un anno dal ruolo di Consigliere comunale del Prc a Torino.
Sempre Revelli criticando il Novecento afferma che le cose hanno divorato le idee, ripropone nei fatti una lettura parziale e non materialista dei processi sociali ed economici, una interpretazione presente quando il Prc parla di questioni internazionali senza individuare líoperato svolto dalle forze antimperialiste e dai paesi che per svariati motivi si oppongono alla Nato. Non pensiamo di innalzare la Corea o Cuba al rango di neo blocco socialista, ma ci sembra comunque riduttivo e ridicolo ipotizzare un fronte pacifista, nei fatti inconcludente e chiaccherone, che poi non riesce neppure a costruire opposizione contro gli embarghi e le basi militari Usa nellíoccidente industrializzato (a meno che non si pensi di limitare líantimperialismo ai comizi pre elettorali di Bertinotti davanti alla base toscana di Camp Derby).
Sotto silenzio é passato il Nuovo Modello, con cui si é militarizzata la società destinando agli ex militari quote riservate per Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza.
Nel biennio 1998-2000 le spese militari in rapporto al Pil sono leggermente diminuite, ma alcuni investimenti al militare provengono dal settore civile; le spese per il personale subiscono tagli pari a quattro o cinque punti in percentuale, crescono invece di oltre dieci punti quelle per gli equipaggiamenti.
Le spese per la difesa nei paesi europei hanno subito leggere flessioni ma questa tendenza sarà ben presto invertita, l'Italia poi dovrà incrementare gli investimenti privilegiando infrastrutture ed armamenti non limitandosi alla sola produzione di armi per venderle ai paesi del terzo mondo.
Il Centro militare di studi strategici e accreditati alti ufficiali delle Forze Armate hanno diffuso dati incontrovertibili, il bilancio della Difesa nel 2000 é cresciuto già di oltre 2000 miliardi rispetto all'anno precedente, lo stesso vale per Polizia e Carabinieri.
In estrema sintesi tre sono le opzioni dei prossimi mesi: ampliamento della Nato nell'Est Europa e costruzione dei nuovi modelli di difesa attraverso eserciti professionali e comandi unificati; ruolo europeo e suddivisione di aree di influenza regionale; sinergie tra militare e civile, potenziamento delle industrie e dell'alta tecnologia a fini non certo pacifici.

Molto é quindi il disordine sotto il cielo, ma la situazione é tutt'altro che eccellente

ASSOCIAZIONE COMUNISTA PIANETA FUTURO
Intervento letto all'assemblea del 4 aprile 2001, tenutasi alla casa del popolo di San Martino Ulmiano (San Giuliano Terme Pisa) , organizzata dal Prc a due anni dalla guerra dei Balcani)

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