LA SOLUZIONE FINALE DI SHARON
Dall'11 settembre molte cose sono cambiate... l'arroganza imperialista statunitense ha mostrato i muscoli imponendo al mondo la propria vendetta: utilizzando la NATO e avvalendosi di accordi diplomatici con la Russia e la Cina, ha scatenato una guerra contro il terrorismo diventata condizione permanente del capitalismo d'inizio secolo; così, anche le potenze imperialiste regionali stanno approfittando della situazione per risolvere le questioni aperte con lo strumento militare (vedi ad es. Pakistan e India).
Anche in Medioriente Israele approfitta della nuova guerra al terrorismo scatenata dagli USA per affondare l'attacco contro il popolo palestinese e distruggere la residua speranza di uno Stato palestinese affondando l'autorità di Arafat. Il criminale di guerra Sharon ha scatenato un'offensiva contro l'ANP ed il suo leader Arafat per liquidare definitivamente gli accordi di Oslo, peraltro assolutamente insufficienti rispetto alle richieste e alla dignità del popolo palestinese.
Arafat stesso, per non venire travolto, si è ripetutamente messo contro il suo popolo stesso, ordinando l'arresto di esponenti di Hamas e del FPLP per dimostrare agli Stati Uniti la sua volontà di combattere il terrorismo. Bush, nonostante l'assoluta incapacità dimostrata, non ha però potuto rompere definitivamente con Arafat, che mantiene legami stretti con l'Amministrazione americana e rappresenta il riferimento essenziale per la costituzione di uno Stato palestinese omologato al sistema capitalistico e contrapposto alle opzioni di matrice anticapitalista delle forze di ispirazione religiosa, ma soprattutto laica, democratica e marxista, come il Fronte Popolare.
Sharon ha ormai ordinato la soluzione finale contro il popolo palestinese, che è ormai attaccato militarmente anche nei propri territori. Lo scopo è limitare il più possibile il territorio palestinese, allo scopo di creare le condizioni per un eventuale Stato palestinese fantasma, debole e incapace di svilupparsi politicamente e diplomaticamente, oltre che economicamente e socialmente. Il sionismo ipernazionalista di Sharon, potente veicolo ideologico di sostegno all'espansione dei coloni nei territori palestinesi, rappresenta la risposta più rozza alla necessità dell'Occidente (e degli USA in primo luogo) di un affidabile alleato per il controllo della regione.
Assieme alla Turchia, che in fatto di diritti umani è più vicino ad un regime sudamericano che alle democrazie borghesi europee (ricordiamo la lotta dei detenuti nelle carceri turche per condizioni più umane, e il trattamento riservato al popolo kurdo, ancor più feroce di quello israeliano con i palestinesi) Israele rappresenta il fedele cane da guardia in un'area determinante dello scacchiere mondiale, e a sua volta sta sviluppando un imperialismo regionale che strumentalizza ideologicamente il sionismo come rivendicazione colonialista della terra.
IL TRIONFO DELL'IPOCRISIA
Ipocrisia della sinistra italiana e europea che fa astenere i propri
governi all'assemblea nazionale dell'Onu dell'Ottobre 2000. l'Italia
si astiene rifiutandosi di sottoscrivere un documento dove si parla delle
colonie ebraiche come "insediamenti illegali e di ostacolo alla pace",
definendo Israele come "potenza occupante".
Idem Germania e Inghilterra.
Ipocrisia della Lega Araba che alle condanne rituali non fa seguire
né la rottura con Isreale né sanzioni di carattere commerciali.
Questa subalternità viene ribattezzata dai mass media come "saggezza
araba".
Ipocrita chi definisce Israele un paese democratico, un paese che nega il
ritorno a tre milioni e mezzo di profughi e concede la cittadinanza per
diritto di sangue (matrilineare), ipocrita chi invoca l'ONU quando Israele
ha violato centinaia di risoluzioni per migliaia di volte, ipocriti chi
nel frattempo rafforza l'embargo criminale contro le popolazioni civili
irakene e coreane.
Ipocriti coloro che parlano di civiltà democratica in Israele dove
oltre un milione e 200 mila arabi vengono incarcerati, arrestati, torturati
e uccisi impunemente, con illimitati poteri all'esercito e alle forze di
polizia in fatto di arresti, detenzione, perquisizione.
Ipocriti coloro che tacciono sull'assenza dei diritti umani, sindacali e
politici per la popolazione araba e palestinese quando esistono milioni
di prove a documentare questi fatti.
Ipocriti coloro che hanno letto il messaggio di Sharon al popolo palestinese
del 12 Marzo 2001, pochi giorni dopo il suo insediamento, messaggio che
nessun giornale di sinistra italiano ha avuto il coraggio e l'intelligenza
di pubblicare:
<<.....A tutti i presenti, uomini , donne e bambini, nei territori
palestinesi , noi facciamo sapere che pagherete per il vostro peccato originale:
essere palestinesi e vivere qui....dovunque siate, voi sarete, in stato
di detenzione , a vostre spese, a casa vostra.......gli scolari e i liceali
devono restare a casa loro....le vostre istituzioni dovranno crollare da
sole e l'ignoranza la farà da padrona......è fatto divieto
a qualsiasi malato bisognoso di cure recarsi in ospedale e clinica. Dovrete
soffrire in silenzio, dovrete morire in silenzio...>>
Per Sharon ogni donna incinta palestinese deve partorire in casa, i commercianti
palestinesi rinunciare alla loro attività, si auspica la morte per
inedia del popolo delle pietre, assicura totale protezione "ai bravi
coloni", condanna i Palestinesi per non avere accettato la somma protezione
dello stato di Israele ossia l'annessione, la perdita di identità,
la rinuncia ad ogni autonomia con il totale abbandono di Gerusalemme.
Per Sharon i criminali sono i palestinesi, rei di non avere accettato la
"giusta pace", cioè la sottomissione politica a Israele.
Il criminale di guerra Sharon è un fedele servitore degli USA
(che rifiutano persino di mandare osservatori internazionali), perciò
è considerato democratico.
Solo il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese ad un proprio
Stato e al ritorno dei profughi potrà portare la pace. Qualcuno tra
gli israeliani inizia a comprenderlo, rifiutando l'occupazione militare.
Il popolo che ha subìto la Shoà non può perseverare
nell'oppressione di un altro popolo.
Apartheid in Palestina
<<Noi crediamo che negoziare un miglioramento dell'occupazione sia equivalente nel prolungarla, la pace può arrivare solo dopo che l'occupazione termini>>
E. W. Said--Scrittore e intellettuale palestinese, docente alla Columbia University di New York
È giunto il momento di chiamare con il proprio nome lo stato di
Israele, uno stato segregazionista, ala pari del Sud Africa prima della
presidenza Mandela, un regime di apartheid che si avvale di complicità
internazionali, dei silenzi Europei e del pieno sostegno militare, economico
e politico degli Usa. Mentre esponenti dell'OLP vengono accolti in pompa
magna e con grande ipocrisia dalle Amministrazioni locali di Centro sinistra,
gli stessi partii dell'Ulivo, in accordo con il Polo, deliberavano che la
posizione italiana all'ONU non andasse oltre l'astensione ogni qual volta
si doveva condannare l'operato di Israele. Ipocriti coloro che nelle sale
universitarie parlano di coesistenza pacifica tra due popoli senza guardare
alla politica di Israele, ai bombardamenti quotidiani con aerei e artiglieria
che colpiscono civili e campi profughi.
Non una parola sulle risoluzioni ONU in favore dei palestinesi mai riconosciute
e applicate, non una parola sulla sistematica violazione dei diritti umani,
sul fallimento degli Accordi di Oslo che all'opinione pubblica internazionale
furono presentati come inizio di un'epoca di pace. Israele non ha mai ritirato
l'esercito violando sempre gli accordi firmati, anzi attraverso le colonie
degli estremisti ebraici (ma quando si parla di estremismo vengono citati
solo gli Islamici secondo la logica delle crociate) hanno occupato sempre
più terra, instaurando un regime di apartheid attraverso l'interruzione
delle strade verso i campi profughi bloccando cosi' servizi medici, trasporti
di scolari e di operai, hanno interrotto l'acqua o razionandola o crivellando
di colpi i cassoni (uno o due metri cubi) che si trovano sopra ogni casa
o baracca palestinese.
Lo strato di Israele ha cacciato via i palestinesi dalle terre più
fertili, impugnata la legislazione dell' Impero Ottomano per appropriarsi
della terra degli esiliati, respinta ogni causa intentata dai palestinesi
per ritornarne in possesso, tanto è vero che organismi internazionali
negano la presenza in Israele dello stato di diritto e condannano violazioni
di diritti civili.
Per reprimere la seconda Intifada, organi di stampa e di propaganda Usa,
europei e Israeliani agitano lo spettro di Bin Laden i cui uomini si aggirerebbero
per i campi profughi. Vengono violati i diritti umani, la stessa
Convenzione di Ginevra del 1949, la sicurezza dei coloni Israeliani significa
nei fatti negare ogni diritto ai palestinesi, liquidare come terroristiche
le loro stesse rivendicazioni. Dagli anni settanta ad oggi, il Piano Alon,
il Piano Drobless, quelli di Oslo sono stati sempre concepiti per favorire
coloni israeliani e la cacciata dei palestinesi, i media occidentali hanno
omesso gran parte delle fonti, dei particolari, imponendoci informazioni
manipolate e largamente incomplete.
Per questi motivi gran parte dell'opinione pubblica crede che eliminando
l'integralismo Islamico possa tornare la pace in medio Oriente, sposando
la tesi Usa e Israeliana che giustifica occupazione militare e apartheid
in nome della suprema lotta al terrorismo.
Tanto i Laburisti quanto i Conservatori in Israele hanno sostenuto la politica
imperialista del sionismo, Barak e negli anni settanta M. Dayan hanno sostenuto
e praticato il diritto degli ebrei a insediarsi ovunque "nella terra
dei loro antenati", il Fondo Nazionale Ebraico ha gettato la sua veste
religiosa per raccogliere in ogni sinagoga fondi con i quali finanziare
immigrazione in Palestina, occupazione di terre, acquisto di armi per coloni
e di tutto il necessario per far crescere dal nulla, e in pochi anni, città
moderne.
Se il piano Allon, dopo la guerra del 1967, prevedeva la colonizzazione
intensiva della striscia di terra lungo il Fiume Giordano, arrivando ad
occupare oltre il 40% della Cisgiordania, gli anni novanta sposeranno invece
la strategia della colonizzazione selvaggia introducendo nella società
israeliana sempre maggiori elementi di autoritarismo e di stretta osservanza
dei precetti religioso, vissuti in chiave nazionalista e antipalestinese.
Negli anni ottanta, arriva una manodopera a basso costo , ebrei provenienti
dall'est europeo che costituiranno il nucleo portante dei coloni più
oltranzisti. La politica di Israele e degli Usa favorirà queste massicce
emigrazioni che risulteranno utili per le massicce colonizzazioni dei territori,
inclusi quelli che gli Accordi di Oslo avevano destinato ai palestinesi
(si veda a tal proposito come le aree destinate all'Autonomia Nazionale
Palestinese siano prive di qualunque continuità geografica, circondate,
spezzettate da colonie ebraiche alle quali va anche gran parte dei corsi
di acqua e le più moderne vie di comunicazione). Ma tra il Piano
Allon e Oslo c'è la politica fallimentare dei paesi arabi, il fronte
moderato capitanato dall'Egitto che nel 1978 a Camp David decise insieme
ad Usa e Israele di dare il via libera all'occupazione sionista e ebraica
di Giudea e Samaria, ottenendo aiuti Usa in funzione antisiriana e irakena
(allora alleate dell'URSS), rinunciando a priori al rimpatrio di oltre tre
milioni e mezzo di profughi palestinesi che vivono sparpagliati nei paesi
della Regione, spesso in campi profughi senza diritti, senza lavoro e istruzione.
Queste e non altre sono le cause della sconfitta non solo del popolo palestinese
ma di tutte le masse popolari arabe che nei loro paesi hanno subito le politiche
filo americane, la restrizione dei diritti sociali, politici e sindacali,
una vera e propria pacificazione travestita da modernità.
L'integralismo islamico ha così giocato il ruolo della forza alternativa
all'occidentalizzazione forzata, integralismo che dalla metà degli
anni sessanta ai primi anni ottanta è stato una emanazione Usa come
dimostrano i finanziamenti del Pentagono e degli sceicchi arabi ai fratelli
Musulmani. L'integralismo allora svolgeva una funzione di contenimento del
nazionalismo arabo di ispirazione socialista e terzomondista e avversava
la nascita dei movimenti di liberazione e della lotta armata contro Israele
che ha avuto numerose propaggini nei paesi confinanti. Nella lotta contro
l'URSS in Afghanistan lo stesso integralismo è stato utile alleato
poi la situazione è sfuggita di mano, la politica filo israeliana
e il modello ideologico statunitense andavano distruggendo le basi stesse
dell'islamismo, questo è il motivo per cui il fedele alleato diventa
un nemico dichiarato.
Contemporaneamente forte è stata la pressione per ridurre l'incidenza
dei settori radicali e socialisti nel mondo arabo e in Palestina, mettendoli
al bando come nemici del processo di pace (quello stesso che cacciava via
i palestinesi dalle loro terre incarcerandoli se protestavano), negando
la fondatezza delle loro accuse verso la leadership di Arafat che da anni
si sorregge su ormai note e diffuse corruzioni e affari con le Multinazionali
che si sono gettati sull'Autonomia Palestinese come autentici pescecani
(si veda a tal riguardo il sito dell'ANP). È verso queste aree socialiste
e radicali, come il Fplp e il Fdlp, verso tutto il movimento della seconda
Intifada che attraversa l'intera società palestinese, i palestinesi
con passaporto Israeliano, i campi profughi e le giovani generazioni, che
va non solo il nostro appoggio, ma una concreta solidarietà.
* FERMARE IL MASSACRO DEL POPOLO PALESTINESE
* RESTITUIRE I TERRITORI OCCUPATI DALL'ESERCITO ISRAELIANO E RICONOSCERE IL DIRITTO AL RITORNO DEI PROFUGHI
* COSTRUIRE UNO STATO PALESTINESE LAICO, DEMOCRATICO E POPOLARE, LIBERO DA TUTELE INTERNAZIONALI E SOTTOMISSIONI ECONOMICHE
* PER L'AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO PALESTINESE