LA SOLUZIONE FINALE DI SHARON

Febbraio 2002

Dall'11 settembre molte cose sono cambiate... l'arroganza imperialista statunitense ha mostrato i muscoli imponendo al mondo la propria vendetta: utilizzando la NATO e avvalendosi di accordi diplomatici con la Russia e la Cina, ha scatenato una guerra contro il terrorismo diventata condizione permanente del capitalismo d'inizio secolo; così, anche le potenze imperialiste regionali stanno approfittando della situazione per risolvere le questioni aperte con lo strumento militare (vedi ad es. Pakistan e India).

Anche in Medioriente Israele approfitta della nuova guerra al terrorismo scatenata dagli USA per affondare l'attacco contro il popolo palestinese e distruggere la residua speranza di uno Stato palestinese affondando l'autorità di Arafat. Il criminale di guerra Sharon ha scatenato un'offensiva contro l'ANP ed il suo leader Arafat per liquidare definitivamente gli accordi di Oslo, peraltro assolutamente insufficienti rispetto alle richieste e alla dignità del popolo palestinese.

Arafat stesso, per non venire travolto, si è ripetutamente messo contro il suo popolo stesso, ordinando l'arresto di esponenti di Hamas e del FPLP per dimostrare agli Stati Uniti la sua volontà di combattere il terrorismo. Bush, nonostante l'assoluta incapacità dimostrata, non ha però potuto rompere definitivamente con Arafat, che mantiene legami stretti con l'Amministrazione americana e rappresenta il riferimento essenziale per la costituzione di uno Stato palestinese omologato al sistema capitalistico e contrapposto alle opzioni di matrice anticapitalista delle forze di ispirazione religiosa, ma soprattutto laica, democratica e marxista, come il Fronte Popolare.

Sharon ha ormai ordinato la soluzione finale contro il popolo palestinese, che è ormai attaccato militarmente anche nei propri territori. Lo scopo è limitare il più possibile il territorio palestinese, allo scopo di creare le condizioni per un eventuale Stato palestinese fantasma, debole e incapace di svilupparsi politicamente e diplomaticamente, oltre che economicamente e socialmente. Il sionismo ipernazionalista di Sharon, potente veicolo ideologico di sostegno all'espansione dei coloni nei territori palestinesi, rappresenta la risposta più rozza alla necessità dell'Occidente (e degli USA in primo luogo) di un affidabile alleato per il controllo della regione.

Assieme alla Turchia, che in fatto di diritti umani è più vicino ad un regime sudamericano che alle democrazie borghesi europee (ricordiamo la lotta dei detenuti nelle carceri turche per condizioni più umane, e il trattamento riservato al popolo kurdo, ancor più feroce di quello israeliano con i palestinesi) Israele rappresenta il fedele cane da guardia in un'area determinante dello scacchiere mondiale, e a sua volta sta sviluppando un imperialismo regionale che strumentalizza ideologicamente il sionismo come rivendicazione colonialista della terra.

IL TRIONFO DELL'IPOCRISIA

Ipocrisia della sinistra italiana e europea che fa astenere i propri governi all'assemblea nazionale dell'Onu  dell'Ottobre 2000. l'Italia si astiene rifiutandosi di sottoscrivere un documento dove si parla delle colonie ebraiche come "insediamenti illegali e di ostacolo alla pace", definendo Israele come "potenza occupante".
Idem Germania e Inghilterra.
Ipocrisia della Lega Araba  che alle condanne rituali non fa seguire né la rottura con Isreale né sanzioni di carattere commerciali. Questa subalternità viene ribattezzata dai mass media come "saggezza araba".
Ipocrita chi definisce Israele un paese democratico, un paese che nega il ritorno a tre milioni e mezzo di profughi e concede la cittadinanza per diritto di sangue (matrilineare), ipocrita chi invoca l'ONU quando Israele ha violato centinaia di risoluzioni per migliaia di volte, ipocriti chi nel frattempo rafforza l'embargo criminale contro le popolazioni civili irakene e coreane.
Ipocriti coloro che parlano di civiltà democratica in Israele dove oltre un milione e 200 mila arabi vengono incarcerati, arrestati, torturati e uccisi impunemente, con illimitati poteri all'esercito e alle forze di polizia in fatto di arresti, detenzione, perquisizione.
Ipocriti coloro che tacciono sull'assenza dei diritti umani, sindacali e politici per la popolazione araba e palestinese quando esistono milioni di prove a documentare questi fatti.
Ipocriti coloro che hanno letto il messaggio di Sharon al popolo palestinese del 12 Marzo 2001, pochi giorni dopo il suo insediamento, messaggio che nessun giornale di sinistra italiano ha avuto il coraggio e l'intelligenza di pubblicare:
<<.....A tutti i presenti, uomini , donne e bambini, nei territori palestinesi , noi facciamo sapere che pagherete per il vostro peccato originale: essere palestinesi e vivere qui....dovunque siate, voi sarete, in stato di detenzione , a vostre spese, a casa vostra.......gli scolari e i liceali devono restare a casa loro....le vostre istituzioni dovranno crollare da sole e l'ignoranza la farà da padrona......è fatto divieto a qualsiasi malato bisognoso di cure recarsi in ospedale e clinica. Dovrete soffrire in silenzio, dovrete morire in silenzio...>>
Per Sharon ogni donna incinta palestinese deve partorire in casa, i commercianti palestinesi rinunciare alla loro attività, si auspica la morte per inedia del popolo delle pietre, assicura totale protezione "ai bravi coloni", condanna i Palestinesi per non avere accettato la somma protezione dello stato di Israele ossia l'annessione, la perdita di identità, la rinuncia ad ogni autonomia con il totale abbandono di Gerusalemme.
Per Sharon i criminali sono i palestinesi, rei di non avere accettato la "giusta pace", cioè la sottomissione politica a Israele. Il criminale di guerra Sharon è un fedele servitore degli USA (che rifiutano persino di mandare osservatori internazionali), perciò è considerato democratico.
Solo il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese ad un proprio Stato e al ritorno dei profughi potrà portare la pace. Qualcuno tra gli israeliani inizia a comprenderlo, rifiutando l'occupazione militare.
Il popolo che ha subìto la Shoà non può perseverare nell'oppressione di un altro popolo.

Apartheid in Palestina

<<Noi crediamo che negoziare un miglioramento dell'occupazione sia equivalente nel prolungarla, la pace può arrivare solo dopo che l'occupazione termini>>
E. W. Said--Scrittore e intellettuale palestinese, docente alla Columbia University di New York

È giunto il momento di chiamare con il proprio nome lo stato di Israele, uno stato segregazionista, ala pari del Sud Africa prima della presidenza Mandela, un regime di apartheid che si avvale di complicità internazionali, dei silenzi Europei e del pieno sostegno militare, economico e politico degli Usa. Mentre esponenti dell'OLP vengono accolti in pompa magna e con grande ipocrisia dalle Amministrazioni locali di Centro sinistra, gli stessi partii dell'Ulivo, in accordo con il Polo, deliberavano che la posizione italiana all'ONU non andasse oltre l'astensione ogni qual volta si doveva condannare l'operato di Israele. Ipocriti coloro che nelle sale universitarie parlano di coesistenza pacifica tra due popoli senza guardare alla politica di Israele, ai bombardamenti quotidiani con aerei e artiglieria che colpiscono civili e campi profughi.
Non una parola sulle risoluzioni ONU in favore dei palestinesi mai riconosciute e applicate, non una parola sulla sistematica violazione dei diritti umani, sul fallimento degli Accordi di Oslo che all'opinione pubblica internazionale furono presentati come inizio di un'epoca di pace. Israele non ha mai ritirato l'esercito violando sempre gli accordi firmati, anzi attraverso le colonie degli estremisti ebraici (ma quando si parla di estremismo vengono citati solo gli Islamici secondo la logica delle crociate) hanno occupato sempre più terra, instaurando un regime di apartheid attraverso l'interruzione delle strade verso i campi profughi bloccando cosi' servizi medici, trasporti di scolari e di operai, hanno interrotto l'acqua o razionandola o crivellando di colpi i cassoni (uno o due metri cubi) che si trovano sopra ogni casa o baracca palestinese.
Lo strato di Israele ha cacciato via i palestinesi dalle terre più fertili, impugnata la legislazione dell' Impero Ottomano per appropriarsi della terra degli esiliati, respinta ogni causa intentata dai palestinesi per ritornarne in possesso, tanto è vero che organismi internazionali negano la presenza in Israele dello stato di diritto e condannano violazioni di diritti civili.
Per reprimere la seconda Intifada, organi di stampa e di propaganda Usa, europei e Israeliani agitano lo spettro di Bin Laden i cui uomini si aggirerebbero per i campi profughi. Vengono violati i diritti umani, la stessa Convenzione di Ginevra del 1949, la sicurezza dei coloni Israeliani significa nei fatti negare ogni diritto ai palestinesi, liquidare come terroristiche le loro stesse rivendicazioni. Dagli anni settanta ad oggi, il Piano Alon, il Piano Drobless, quelli di Oslo sono stati sempre concepiti per favorire coloni israeliani e la cacciata dei palestinesi, i media occidentali hanno omesso gran parte delle fonti, dei particolari, imponendoci informazioni manipolate e largamente incomplete.
Per questi motivi gran parte dell'opinione pubblica crede che eliminando l'integralismo Islamico possa tornare la pace in medio Oriente, sposando la tesi Usa e Israeliana che giustifica occupazione militare e apartheid in nome della suprema lotta al terrorismo.
Tanto i Laburisti quanto i Conservatori in Israele hanno sostenuto la politica imperialista del sionismo, Barak e negli anni settanta M. Dayan hanno sostenuto e praticato il diritto degli ebrei a insediarsi ovunque "nella terra dei loro antenati", il Fondo Nazionale Ebraico ha gettato la sua veste religiosa per raccogliere in ogni sinagoga fondi con i quali finanziare immigrazione in Palestina, occupazione di terre, acquisto di armi per coloni e di tutto il necessario per far crescere dal nulla, e in pochi anni, città moderne.
Se il piano Allon, dopo la guerra del 1967, prevedeva la colonizzazione intensiva della striscia di terra lungo il Fiume Giordano, arrivando ad occupare oltre il 40% della Cisgiordania, gli anni novanta sposeranno invece la strategia della colonizzazione selvaggia introducendo nella società israeliana sempre maggiori elementi di autoritarismo e di stretta osservanza dei precetti religioso, vissuti in chiave nazionalista e antipalestinese. Negli anni ottanta, arriva una manodopera a basso costo , ebrei provenienti dall'est europeo che costituiranno il nucleo portante dei coloni più oltranzisti. La politica di Israele e degli Usa favorirà queste massicce emigrazioni che risulteranno utili per le massicce colonizzazioni dei territori, inclusi quelli che gli Accordi di Oslo avevano destinato ai palestinesi (si veda a tal proposito come le aree destinate all'Autonomia Nazionale Palestinese siano prive di qualunque continuità geografica, circondate, spezzettate da colonie ebraiche alle quali va anche gran parte dei corsi di acqua e le più moderne vie di comunicazione). Ma tra il Piano Allon e Oslo c'è la politica fallimentare dei paesi arabi, il fronte moderato capitanato dall'Egitto che nel 1978 a Camp David decise insieme ad Usa e Israele di dare il via libera all'occupazione sionista e ebraica di Giudea e Samaria, ottenendo aiuti Usa in funzione antisiriana e irakena (allora alleate dell'URSS), rinunciando a priori al rimpatrio di oltre tre milioni e mezzo di profughi palestinesi che vivono sparpagliati nei paesi della Regione, spesso in campi profughi senza diritti, senza lavoro e istruzione.
Queste e non altre sono le cause della sconfitta non solo del popolo palestinese ma di tutte le masse popolari arabe che nei loro paesi hanno subito le politiche filo americane, la restrizione dei diritti sociali, politici e sindacali, una vera e propria pacificazione travestita da modernità.
L'integralismo islamico ha così giocato il ruolo della forza alternativa all'occidentalizzazione forzata, integralismo che dalla metà degli anni sessanta ai primi anni ottanta è stato una emanazione Usa come dimostrano i finanziamenti del Pentagono e degli sceicchi arabi ai fratelli Musulmani. L'integralismo allora svolgeva una funzione di contenimento del nazionalismo arabo di ispirazione socialista e terzomondista e avversava la nascita dei movimenti di liberazione e della lotta armata contro Israele che ha avuto numerose propaggini nei paesi confinanti. Nella lotta contro l'URSS in Afghanistan lo stesso integralismo è stato utile alleato poi la situazione è sfuggita di mano, la politica filo israeliana e il modello ideologico statunitense andavano distruggendo le basi stesse dell'islamismo, questo è il motivo per cui il fedele alleato diventa un nemico dichiarato.
Contemporaneamente forte è stata la pressione per ridurre l'incidenza dei settori radicali e socialisti nel mondo arabo e in Palestina, mettendoli al bando come nemici del processo di pace (quello stesso che cacciava via i palestinesi dalle loro terre incarcerandoli se protestavano), negando la fondatezza delle loro accuse verso la leadership di Arafat che da anni si sorregge su ormai note e diffuse corruzioni e affari con le Multinazionali che si sono gettati sull'Autonomia Palestinese come autentici pescecani (si veda a tal riguardo il sito dell'ANP). È verso queste aree socialiste e radicali, come il Fplp e il Fdlp, verso tutto il movimento della seconda Intifada che attraversa l'intera società palestinese, i palestinesi con passaporto Israeliano, i campi profughi e le giovani generazioni, che va non solo il nostro appoggio, ma una concreta solidarietà.

* FERMARE IL MASSACRO DEL POPOLO PALESTINESE

* RESTITUIRE I TERRITORI OCCUPATI DALL'ESERCITO ISRAELIANO E RICONOSCERE IL DIRITTO AL RITORNO DEI PROFUGHI

* COSTRUIRE UNO STATO PALESTINESE LAICO, DEMOCRATICO E POPOLARE, LIBERO DA TUTELE INTERNAZIONALI E SOTTOMISSIONI ECONOMICHE

* PER L'AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO PALESTINESE