Come previsto, la coalizione di destra e centrodestra ha vinto
le elezioni politiche conquistando una maggioranza schiacciante alla Camera
e al Senato. Da una parte escono ridimensionati la Lega (dal 1994 ad oggi
ha perso oltre il 60% dei voti) e Alleanza Nazionale (rispettivamente avranno
tra 47 e 142 tra senatori e deputati guadagnati soprattutto con il maggioritario),
dall'altra i DS sono al minimo storico e vedono ridotto il margine che li
separa dalla Margherita
La personalizzazione della politica in sintonia con la società dello
spettacolo è con i salotti televisivi divenuti il solo ambito di
confronto politico e istituzionale. Che poi una parte consistente della
stampa sia organicamente schierata con l'Ulivo è ormai a tutti noto,
come anche il sostegno accordato al centrosinistra dal vecchio capitalismo
che prima ha voluto la concertazione per favorire l'ingresso in Europa ed
oggi guarda al centrodestra sperando nella contrazione dei salari e nella
contrazione delle pensioni.
Il Vaticano, nonostante la genuflessione giubilare di Rutelli e di Amato,
simpatizza per Berlusconi e rincara la dose attorno alle polemiche dei mesi
scorsi su eutanasia, aborto, diritti agli omosessuali e alle minoranze in
generale, clonazione e la cosiddetta parità scolastica, dai preti
intesa come stravolgimento della scuola pubblica a favore di quella privata.
La società italiana e più in generale quella europea stanno
subendo i contraccolpi di quella americanizzazione, dove la Chiesa spinge
per ridurre i diritti individuali e collettivi facendo leva su un rinnovato
fondamentalismo religioso.
La ripartizione tra le tre sfere, economia, politica, ideologia-cultura,
che costituiscono la società capitalistica deve considerare sempre
il punto di partenza e di arrivo dell'analisi marxiana, ossia il modo di
produzione capitalistico, altrimenti ci limiteremo solo agli aspetti parziali
volendo per di più elevarli ad interpretazione della realtà.
Se guardiamo all'Italia e all'Inghilterra le due coalizioni elettorali fanno
a gara per interpretare meglio i dettami capitalistici, mossi come sono
dalla tutela di interessi particolari propri dei ceti dominanti che la sinistra
e il centrosinistra non contrastano ormai da decenni (anzi li tutelano)
Negli ultimi anni si è confuso lo Stato con il Governo, la Costituzione
è stata piegata alle esigenze di governabilità e stravolta
nelle sue linee essenziali, un processo profondo di revisione istituzionale
è in corso in tutta Europa. L'anomalia italiana costituita da Berlusconi
presenta alcune caratteristiche proprie legate alla sopravvivenza di vecchi
ceti politici e istituzionali, ma la presenza di Forza Italia nell'Internazionale
popolare dovrebbe far riflettere sugli allarmismi interessati provenienti
da alcuni settori intellettuali e politici, anche se rimane inquietante
la presenza di ideologie xenofobe e razziste che rimangono patrimonio genetico
di quelle culture (la sinistra invece non ha più nulla da difendere
se non i propri posti di potere).
Chi sono i dominanti e chi sono i dominati?
Quali sono le strategie economiche e politiche dei dominanti?
Senza rispondere a queste domande saremo subalterni al centro sinistra e
non daremo alcun contributo all'antagonismo sociale e politico. Innanzitutto
il dominio degli Usa è un dominio imperialistico e non imperiale,
secondo la definizione propriamente leninista, caratterizzato dal legame
stretto tra la sfera economica e quella militare, l'allargamento degli spazi
mercantili con rinnovata competizione tra i principali oligopoli, l'intrecciarsi
di strategie imprenditoriali con politiche aggressive verso l'esterno, al
fine di rafforzare il controllo Usa.
L'UE nonostante le prospettive di esercito unificato e nonostante una intraprendenza
tecnico industriale in campo militare e tecnologico deve ancora recuperare
un ritardo considerevole all'interno di una competizione intercapitalistica
dove il Giappone si è indebolito in favore della Cina, con la Russia
ridotta al rango di un paese in crisi con situazioni debitorie al limite
del collasso.
Sullo sfondo di questi scenari, vanno modificandosi gli assetti interni
ad alcuni paesi capitalistici. In Italia il sostegno alla coalizione di
destra-centrodestra si spiega anche con la richiesta di una maggiore libertà
di licenziamento e di sfruttamento intensivo della forza lavoro, con il
centrosinistra che negli ultimi anni ha rappresentato da una parte gli interessi
di Maastricht, dall'altra ha cercato di legittimarsi in area moderata (esaltando
all'occorrenza il lavoro autonomo, le forze di polizia, i precari della
new economy), imbarcando residuati del pentapartito e schierandosi sempre
in termini subalterni agli USA (Balcani, Africa, Medioriente) o al grande
capitale nazionale (rottamazione e sgravi fiscali alle imprese Fiat, processi
di privatizzazione che per numero e dimensioni vedono l'Italia tra i paesi
più attivi, ristrutturazione di importanti settori come quello dei
trasporti e delle telecomunicazioni, solo per citare gli esempi più
importanti).
Se il linguaggio e le politiche del centrosinistra miravano solo a guadagnare
favori in ambito moderato, il tradizionale consenso veniva eroso da una
costante perdita di voti. Pensate ai Ds che in quattro anni hanno perso
un milione e settecentocinquantamila voti, ai verdi che vedono dimezzato
l'elettorato fino ai due partiti comunisti con il Pdci che conserva gli
stessi consensi del 1999 e RC che ne guadagna invece oltre 500 mila, dopo
una perdita secca rispetto al 1996, quando i due partiti insieme avevano
3 milioni e duecentomila consensi, ossia oltre 700 mila in più di
quelli conquistati oggi. Se Rc guadagna al proporzionale perde alle Amministrative,
sia che corra da sola sia che unitamente all'Ulivo. Globalmente le forze
di provenienza socialdemocratica e riformista perdono voti e consensi, mentre
Forza Italia ne acquista dal 1996 al 2001 circa tre milioni, AN ne perde
un milione e 400 mila, la Lega Nord oltre 2 milioni e 30 mila.
I comunisti non hanno avuto un progetto di cambiamento della realtà,
non sono riusciti a costruire una opposizione sociale al neoliberismo e
alla deriva corporativa e consociativa del sindacato confederale con la
Cgil divenuto a tutti gli effetti sindacato governativo che conclude accordi
di categoria al di sotto della inflazione reale. I comunisti debbono impegnarsi
nel lavoro di massa che richiede scelte coraggiose in campo sindacale e
politico, lavorando innanzitutto per ricostruire un blocco sociale formato
da immigrati, disoccupati, lavoratori, precari e figure colpite dai processi
di ristrutturazione.
La coalizione di centrosinistra ha diffuso atteggiamenti e culture che di
fatto hanno spianato la strada alla vittoria elettorale e politica delle
destre, oggi occorre ridefinire una strategia dove le posizioni nazionali
e locali non siano dettate da tatticismi e da opportunismi di varia natura,
consapevoli che il richiamo alla sinistra è non solo un tema obsoleto
ma anche improduttivo sotto l'aspetto prettamente elettorale visto che quella
sinistra di cui molti straparlano oggi non esiste più, né
come blocco sociale né come zoccolo duro elettorale (aree un tempo
"rosse" votano a destra).
Noi crediamo che perseverare in alleanze con l'Ulivo sia improduttivo anche
sotto l'aspetto elettorale, perché regaliamo metropoli e città
ad una gestione amministrativa moderata dove si stravolgono i piani regolatori
e i quartieri popolari, dove la cementificazione e la svendita dei patrimoni
pubblici rispondono ai dettami di Maastricht (i risultati della presenza
a Roma nella Giunta Rutelli rimangono negativi perché da lì
è nato il processo di svendita del patrimonio pubblico, dalle società
comunali alle case popolari, in quella Amministrazione abbiamo sperimentato
quella cultura neopapalina che ha fatto ritirare il patrocinio al Gay pride
e a molte iniziative culturali e sociali nelle aree popolari).
Quali sono le strategie per riconquistare consensi in settori popolari dove
la spettacolarizzazione della politica favorisce il bonapartismo delle destre
oggi come di Prodi ieri?
Infine, come costruiamo una organizzazione politica in grado di superare
il deficit democratico proprio dei partiti comunisti, senza cadere in astratti
movimentismi che favoriscono la visibilità mass-mediologia a discapito
del radicamento sociale e di una prospettiva di cambiamento reale della
società?
I programmi di Polo, Confindustria ed Ulivo. Alcuni scenari possibili
L'Assise generale di Confindustria, riunitasi a Parma il 24 Maggio 2001, ha gettato via la maschera presentando al nuovo governo Berlusconi la lista degli interventi prioritari. Vediamo i contenuti e le possibili convergenze con il programma del centro destra
Mercato del lavoro : revisione dello statuto dei Lavoratori eliminato l'obbligo di reintegro per i licenziamenti individuali con la cancellazione della giusta causa. Stravolgimento delle attuali normative vigenti a favore del contratto a termine e più in generale del precariato.
Pensioni estensione del calcolo contributivo con soglia minima dell'età pensionabile a 40 anni, forti penalizzazioni per chi va in pensione prima del tempo, nessun accenno a lavori usuranti, riduzione dei contributi obbligatori per i neoassunti. Infine fondi pensione con uso del Tfr.
Su questi punti il programma della CdL presenta posizioni convergenti,
per esempio la Legge Tremonti (che verrà rafforzata ed estesa) prevede
detassazione degli utili reinvestiti (come e quando non si sa), si elimineranno
tutte le leggi che vincolano il padronato al rispetto di alcune norme essenziali
(già l'UE sta rimovendo certi vincoli ambientali), con l'obiettivo
di guadagnare consenso verso la piccola e media impresa.
Il centro destra vuole eliminare ogni controllo del capitale finanziario,
favorirne la circolazione e il reinvestimento speculativo, mira insomma
ad una ritirata strategica dello Stato relegandolo ad una zona d'ombra dove
non può avanzare alcuna pretesa e alcuna riscossione di imposta.
Contemporaneamente si abbozza una riforma del Codice fiscale unico, eliminando
il Falso in bilancio di cui rispondere non più alla legge italiana
ma solo agli azionisti di maggioranza della società dove è
avvenuta l'irregolarità, si ipotizzano riforme della Pubblica Amministrazione
e del Mercato Lavorativo, lasciando solo intendere quali saranno i primi
interventi in materia.
Se il Programma del centro destra scimmiotta alcune parti di quello della
Confindustria, è innegabile che in altri punti cerca di rassicurare
la piccola e media imprenditoria (promettendo di far pagare poche e indispensabili
tasse, magari con qualche finanziamento statale compensativo), viene rabbonito
lo stesso italiano medio a cui promette piena libertà nel campo delle
ristrutturazioni edilizie (vale soprattutto per gli imprenditori nelle loro
aziende), senza autorizzazioni e vincoli da parte delle commissioni edilizie
(alle quali rimane il controllo solo degli esterni, anche se i Piani urbanistici
e regolatori saranno a loro volta oggetto di restrizioni e limitazioni,
come annunciato da alcuni candidati a sindaco del Polo).
La Confindustria nell'ultimo anno, con l'elezione di D'Amato, ha fatto scelte
inequivocabili dovendo accontentare settori crescenti ai quali la concertazione
non aveva portato troppo benefici. Trattasi di piccola e media impresa,
generalmente con pochi dipendenti e basso tasso di sindacalizzazione all'interno
delle loro aziende, concorde con lo stesso gran capitale che, una volta
ridotto ai minimi storici il conflitto sociale, torna ad invocare interventi
unilaterali e non più codeterminati con le parti sociali. La Fiat
un anno fa è uscita sconfitta nel ballottaggio per la presidenza
di Confindustria con il suo candidato, ma negli ultimi mesi il protagonismo
degli Agnelli ha iniziato a produrre strategie di avvicinamento al centrodestra,
come dimostra non solo l'incontro a tre, all'indomani delle elezioni, tra
Berlusconi, l'Avvocato e Ruggero, ma anche i licenziamenti dei giovani precari
agli stabilimenti Fiat e una proposta di aumenti irrisori per il nuovo contratto
metalmeccanico.
Vediamo in dettaglio alcune posizioni del padronato italiano1.
. Vincolare il costo del lavoro alla produttività e non all'inflazione reale, eliminare oneri per le imprese
. Apertura immediata del cantiere Italia per nuove infrastrutture senza vincoli ambientali, potenziamento di strade, ferrovie ed autostrade; non si dice quali siano le priorità e le finalità di queste grandi opere, né tanto meno da dove attingere gli ingenti capitali necessari alla loro attuazione
. Pubblica Amministrazione: Ridurre personale, nessuna assunzione a tempo indeterminato, aziendalizzazione a gestione manageriale con segretario generale e decentramento. I risultati ottenuti dai governi di centro sinistra in materia di riorganizzazione efficientista e manageriale non sono minimamente esaminati, quindi nessuna correzione di rotta perché si continuerà con quelle politiche fallimentari fino ad oggi sperimentate
. Totale privatizzazione di Eni, Poste, Rai, Fs, aziende municipalizzate, riforma privatistica delle scuole e dell'Università.
Soffermiamoci ora su alcune proposte del centro sinistra [1]:
"dare lavoro, per le imprese, deve diventare conveniente [... ] le nostre proposte consistono in aiuti diretti alle imprese e alle aziende artigiane e commerciali- credito d'imposta, detassazione degli investimenti, detassazione del lavoro attraverso la riduzione del cuneo fiscale. La mobilità va favorita attraverso la delocalizzazione degli impianti nelle regioni meridionali, dove più elevata è la disoccupazione [...]"[2].
Tra i due programmi esistono in certi campi differenze marcate, ma è innegabile che entrambi mirino a tutelare interessi economici e politici convergenti con quelli confindustriali e aziendali. Se esaminassimo ogni pagina del programma elettorale dell'Ulivo avremmo pochi dubbi nel bollare come moderato ed insufficiente il progetto politico, destinato alla sconfitta nella competizione con proposte più dirette nella conquista di deregulation, favori e favoritismi al capitalismo italiano. Tutti coloro che oggi strillano contro Rifondazione e il mancato sostegno a Rutelli dovrebbero innanzitutto leggere i documenti che sottoscrivono, giustificarne le posizioni senza ripetere le solite litanie su destra e sinistra, infine domandarsi quale creatura stanno creando con il centro sinistra e soprattutto cosa rimanga della loro cultura alternativa, ridotti come sono tra nani, ballerine e saltimbanchi ai convitti dell'Europa di Maastricht.
I NUOVI ASSETTI DEL CAPITALISMO ITALIANO ED INTERNAZIONALE
Le recenti elezioni in Italia hanno suggellato la vittoria del centrodestra
e la sconfitta del centrosinistra, cioè uno spostamento dei rapporti
di forza all'interno dello schieramento capitalistico dominante a favore
di quei settori più aggressivi legati ideologicamente all'iperliberismo
ultraconservatore, geopoliticamente organici con l'imperialismo atlantico
NATO targato USA, e intenzionati a imprimere una ulteriore svolta nello
smantellamento di ogni vincolo al Mercato e di qualsiasi elemento di regolamentazione
per le imprese. La Confindustria di D'Amato, grande elettore di Berlusconi,
ha infatti già presentato i punti di programma al Presidente (neanche
incaricato)del nuovo Governo, il quale ha risposto come il perfetto agente
della borghesia, essendo lui stesso la classe e non solo il rappresentante
politico.
Osserviamo più in dettaglio i risultati politici: possiamo notare
un rafforzamento del centro aziendalista di FI, mentre in difficoltà
sembrano le istanze catto-xenofobe e secessioniste della Lega, come ridimensionate
appaiono le prospettive della destra istituzional-fascista di AN; nell'altro
schieramento, cresce il centro della Margherita (pur senza essere ancora
sedimentato), mentre è in affanno la gamba liberal-riformista dell'Ulivo,
i DS. La lezione che se ne trae è la seguente: il centrosinistra
ha sostanzialmente fatto il lavoro sporco in questo decennio (e chi si è
maggiormente esposto, pagando elettoralmente, sono i DS, che hanno ormai
una base interclassista, ma ancora con legami significativi al mondo del
lavoro), eliminando le incrostazioni strutturali del cosiddetto Stato sociale
e i vincoli politici, costituzionali ed ideologici non adatti a fornire
un quadro politico-istituzionale adeguato alla nuova fase di "globalizzazione"
imperialistica del capitale, adesso tocca al centrodestra immettere nel
sistema italiano quegli elementi di totale deregulation nel marcato
del lavoro a vantaggio delle imprese e del profitto, obiettivo strategico
per i settori più aggressivi della borghesia italiana ed internazionale
nello sfruttamento intensivo delle classi lavoratrici.
Il capitalismo italiano, assieme ai settori internazionali, ha imposto negli
anni '90 un riforma regressiva dello Stato, dopo aver condotto negli anni
'80 una lotta di classe feroce per ridimensionare la classe operaia e ristrutturare
l'intero apparato produttivo nazionale. In campo internazionale, il centrosinistra
è risultato legato al progetto di costruzione del polo imperialistico
europeo, nonostante le apparenti eccezioni di D'Alema, che ha voluto dimostrare
tutta la sua fedeltà atlantica nella guerra contro la Jugoslavia,
o come l'ectoplasma Veltroni, sostenitore del Partito democratico all'americana,
che si è però eclissato nei recenti appuntamenti politici
determinanti, le elezioni.
Il centrosinistra è stato (ed è) il polo legato al progetto
imperialistico dell'Unione Europea: non dimentichiamo che Prodi è
a capo della Commissione Europea, che ha sempre mostrato la volontà
di proseguire nell'integrazione politico-militare dell'UE. Il centrosinistra
resta comunque il miglior referente politico per i settori di borghesia
nazionale ed internazionale europea che intende costruire nuovi rapporti
di forza senza aprire il conflitto sociale, o emrginandone i settori più
antagonisti. Il centrosinistra, infatti, meglio interpreta quelle istanze
tecnocratiche del neocapitalismo continentale, in cui il rapporto tra collocazione
nazionale e proiezione globale è meglio garantito dalle alleanze
tra settori privati e settori pubblici in via di privatizzazione.
Eppure, la storia non si misura con i progetti a tavolino, ma si nutre di
reali rapporti di forza. Il progetto di polo imperialistico europeo e i
suoi referenti nazionali e internazionali sono in difficoltà anche
perché gli USA hanno dispiegato una tale violenza politico-militare
nell'ultimo decennio che i settori legati all'iperliberismo americano e
al progetto di egemonia globale della NATO sono avanzati perfino sul piano
elettorale. Non in modo travolgente: anche Bush jr. ha vinto per una manciata
di voti, ma in modo sufficiente per determinare i futuri assetti mondiali.
La fase che si apre è dunque improntata alla ridefinizione degli
assetti interimperialistici tra Stati Uniti, Unione Europea, Cina, Asia:
dal punto di vista politico-militare, egemoni e dominanti sono sempre gli
USA, economicamente si aprono nuovi scenari di scontro per il controllo
dei mercati mondiali.
I comunisti si trovano a dover fare i conti con una situazione di forte
regressione politica e sociale, ma devono far leva sulle contraddizioni
che si vanno aprendo nel fronte avversario. In Italia assisteremo al ricompattamento
iniziale del centrosinistra, ma già nei prossimi mesi si potrebbe
approfondire lo scontro all'interno dell'Ulivo, tra DS e Margherita. Il
progetto di costruzione di una forza riformista legata al Partito Socialista
Europeo potrebbe creare scompensi nel centrosinistra, ma ciò che
importa ai comunisti deve essere la capacità di scompaginare, oltre
ai progetti neocentristi, anche i tentativi di ricostruire una sinistra
borghese che si richiami falsamente alla sinistra di classe o al socialismo.
Il compito dei comunisti è quello di smascherare ogni progetto della
borghesia che tenti di mistificare il ruolo e gli interessi dei lavoratori,
per poter rilanciare una sinistra di classe genuina, in cui far maturare
e rendere egemoni la teoria e la prassi comuniste.
Il PRC, che ha maturato una importante vittoria elettorale per la sua sopravvivenza
nelle istituzioni, resta un importante punto di riferimento per la classe.
La questione che rimane aperta è la natura ambigua o contraddittoria
del PRC, che presenta in sé istanze antagoniste e movimentiste accanto
a (o fuse con) tattiche iperistituzionali, settori che si richiamano al
marxismo leninismo, ma che lavorano per avvicinarsi al centrosinistra. Anche
in Rifondazione si aprirà adesso una fase di dibattito sullo strumento
partito tra chi vorrebbe allargare l'area di influenza con una sorta di
suicidio, allentando cioè le strutture organizzative per sciogliersi
nei movimenti, e chi preme per un rafforzamento del partito, con istanze
organizzative, ma anche politiche.
Naturalmente, per sostenere adeguatamente il livello dello scontro di classe
in atto occorre rafforzare la struttura organizzativa. Dobbiamo fare attenzione
a non confondere il livello frontista di massa con quello politico: non
sono possibili alleanze con la sinistra moderata se persistono gli orientamenti
antipopolari e la difesa dei poteri forti. La sinistra di classe, con cui
si potrebbero alleare i comunisti, al momento non esiste in Italia. Il peso
dell'opposizione di classe nelle istituzioni, se vorrà sostenerlo,
peserà sulle spalle del PRC, mentre nella società su tutti
i comunisti variamente organizzati e/o collocati.
L'opposizione al centrodestra dovrà essere inflessibile, poiché
esso incarna il nemico di classe nella sua espressione più estrema
e ideologicamente inconciliabile, ma questo non dovrà permettere
sconti politici ai partiti, alle organizzazioni sindacali e di massa del
centrosinistra.
Giugno 2001