Le Forze dell'ordine viste da vicino
Ricordate Valle Giulia nel lontano 1968 e la condanna emessa da Pasolini
contro i giovani borghesi che contestavano e "aggredivano" le
forze dell'ordine in gran parte composte da immigrati meridionali, costretti
alla divisa da ignoranza, miseria e arretratezza? Le posizioni di Pasolini
ebbero successo nel Pci, a cui premeva controllare e neutralizzare un movimento
giovanile nato alla sua sinistra e capace di catalizzare consensi con mobilitazioni
di massa, negli anni successivi queste affermazioni populiste e politicamente
tanto arroganti quanto retoriche divennero un autentico tormentone, il solito
luogo comune con cui ridurre a schematismi una verità troppo complessa
da gestire. In ogni caso sono lontani i tempi nei quali militari democratici
davano vita a comitati per la democratizzazione delle Forze Armate, o chiedevano
la smilitarizzazione dei corpi di Polizia e Carabinieri dando vita nel primo
caso al sindacato SIULP. Oggi, nelle forze di polizia predominanti sono
le posizioni della destra, i sindacati di categoria sono schierati quasi
tutti a favore della tolleranza zero, si ergono a difesa di colleghi accusati
(sempre meno, nonostante gli episodi di violenza siano in costante aumento)
di avere commesso abusi, prevaricazioni nelle caserme e nei carceri.
In Italia poi la polizia risulta ancora un oggetto misterioso, scarse sono
le indagini e le ricerche, gli esponenti coinvolti in depistaggi e trame
nere in gran parte non sono stati trasferiti o sospesi dai loro incarichi
(lo stesso discorso vale per la P2 che è riuscita a piazzare un proprio
esponente alla Presidenza del Consiglio), fino agli anni settanta si poteva
incontrare in divisa repubblicana qualche repubblichino e torturatore di
partigiani, le svastiche e le croci celtiche sono icone permanenti tra i
militari dove il richiamo all'ordine e alla disciplina partorisce pratiche
ed ideologie reazionarie. Quando alla Giustizia sedeva il l'attuale segretario
dei Comunisti Italiani, le notizie relative alle torture nelle carceri sarde
vennero chiuse per mesi in un cassetto, sempre i governi di centrosinistra
hanno emarginato le poche figure democratiche in circolazione, per esempio
Margara.
Il potere, come insegna Focault, attraversa tutto il corpo sociale, forma
saperi, discorsi e si presenta come una vera rete produttiva che pervade
ogni ambiente, produce consenso e partecipazione attorno ai valori fondanti
il corpo sociale, legittima le istituzioni anche quelle coercitive.
Già nel secolo diciannovesimo, il padronato chiedeva un "imbrigliamento
del lavoro salariato", per reprimere quel proletariato primordiale
che iniziava a creare problemi di ordine pubblico.
La società moderna e post-industriale, per disciplinare e controllare
il conflitto sociale, inventò la moderna polizia che poco aveva da
spartire con quell'idea di costruzione della città e cittadinanza
suggerita dal significato etimologico della parola. Le repressioni poliziesche
e militari si accanirono con estrema durezza contro le manifestazioni proletarie
e prendevano a pretesto eccessi e comportamenti rissosi per colpire, con
la scusa dell'ordine pubblico, comportamenti individuali di soggetti appartenenti
a queste classi. La devianza sociale è sempre oggetto di repressione
anche se nel corso dei due secoli sono cambiati (almeno in parte) i soggetti
da colpire.
Se negli anni sessanta e settanta appartenere ad un gruppo della sinistra
estrema, essere hippy o fricchettoni comportava la certezza della richiesta
di documenti, oggi nella lista degli indesiderati troviamo al primo posto
gli immigrati, sui quali è possibile esercitare tutto il potere repressivo
e coercitivo intrinseco alle forze di polizia.
Le forze dell'ordine nascono quindi per una esigenza di classe, per salvaguardare
interessi sociali e politici particolari; l'esercito non era più
lo strumento adeguato al controllo perché all'intervento chirurgico
avrebbe sostituito una repentina amputazione, con escalation incontrollate
(terrorismo, rivoluzione).
La polizia è quindi garanzia della tranquillità dei cittadini,
suo compito è colpire e neutralizzare i soggetti e i fattori di disturbo;
al resto pensa l'ideologia dominante che dipinge all'occorrenza i soggetti
e i gruppi sociali da neutralizzare: giovani e meno giovani dei centri sociali,
popolo di Seattle, cobas e tutti coloro che minano la tranquillità
del paese (o se volete della cosiddetta gente) con gli scioperi, infine
gli immigrati rei del disordine imperante nelle società capitaliste,
di tutte le malattie possibili, specie quelle contagiose.
Precedentemente abbiamo parlato di tolleranza zero e di sicurezza sociale,
due termini ricorrenti nel dibattito politico e nell'immaginario collettivo.
Prendiamo ad esempio i Programmi dell'Ulivo e del Polo, troveremo concetti
analoghi miranti a rassicurare il cittadino, minacciato dalla criminalità
diffusa, micro e macro. Le società capitalistiche non hanno solo
accresciuto la miseria del terzo mondo, ma al loro interno, specie le aree
metropolitane dove si è abbattuta la cementificazione forzata, è
cresciuta a dismisura la paura, l'incertezza, il rischio, i timori verso
il presente e il futuro; l'insicurezza del lavoro, delle pensioni, della
sanità a prezzi accessibili, causati dai processi di accumulazione
capitalistica, spingono il cittadino medio ad invocare maggiore protezione
senza capire l'origine e la causa del suo profondo disagio e malessere.
Non c'è bisogno di troppe conoscenze sociologiche per capire come
la società post-moderna produca disgregazione, flessibilità
e insicurezza sociale, ad interpretare le quali l'ideologia di destra xenofoba
e razzista trova condizioni favorevoli e terreni su cui espandere consensi
e favori. In questi scenari la lotta contro la globalizzazione da momenti
episodici circoscritti ai militanti deve tradursi in terreni di massa, a
partire dalle materiali condizioni di vita e di lavoro, coniugando gli aspetti
strutturali con quelli aventi presa immediata ed efficacia maggiore; unificare
attorno alla difesa dei bisogni settori e luoghi che presentano maggiori
contraddizioni (e culture involutive) proprio perché disgregati,
repressi e privati delle loro identità.
A partire dalla fine degli anni settanta, la paga base di polizia e carabinieri
aumentò vistosamente, iniziarono campagne di stampa e di immagine
miranti ad accrescerne ruolo sociale e credibilità, la legislazione
di emergenza, le Leggi Reale e Cossiga restituirono quei poteri incontrastati
che hanno prodotto abusi di vario genere, ma soprattutto legittimarono i
corpi di PS e CC che da braccio armato dei padroni e della DC diventarono,
a pieno titolo, servitori di un nuovo modello sociale consociativo.
Non esiste solo la svolta dell'Eur e il Compromesso Storico, perché
questi due passaggi spianano la strada alla delegittimazione della Carta
costituzionale, alla trasformazione delle Leggi Finanziarie da provvedimenti
ragionieristici a strumenti di intervento e di taglio della spesa sociale.
L'insieme di questi provvedimenti (inclusa la legislazione emergenziale
e la carcerazione preventiva) sono i pilastri su cui si erge il nuovo modello
statale consociativo.
Ma la tolleranza zero viene legittimata dalla crescita del crimine?
Risposta negativa, infatti, statistiche alla mano, gli anni ottanta presentano
una secca diminuzione della delittuosità, eppure cresce la richiesta
di vigilanza, gli articoli sulla stampa guidano un movimento di opinione
trasversale al sistema politico (il cui sbocco naturale porta alla destra),
si chiede maggiore sicurezza dove recente è la ricchezza e la sua
stessa ostentazione, magari celata dietro la laboriosità e il lavoro
autonomo di seconda generazione. Se leggessimo la cronaca del centro Nord
capiremmo come proprio le società con minore tasso di disoccupazione,
migliori ed efficienti servizi, infrastrutture funzionanti sono quelle che
vivono la sindrome della cittadella assediata, sono questi ambienti dove
non si pensa ad integrare le minoranze e gli esclusi, anzi si preme per
la loro delegittimazione e colpevolizzazione.
Negli anni ottanta all'interno delle forze dell'Ordine si è fatta
strada una nuova figura culturalmente e scolasticamente evoluta, proveniente
da settori medio borghesi, per lo più destinata al ruolo di funzionariato
e alle mansioni investigative; accanto si sono rafforzate strutture repressive
di intervento rapido, ora collegate con i servizi segreti e addestrati con
le medesime tecniche (Dia, Nocs, Gis, Ros, squadre speciali ancora ignote),
ora designate, come la Celere, alla repressione delle piazze. Il serbatoio
di queste ultime unità sono i settori sociali, le curve da stadio,
gli ambienti di destra, le palestre, per quanto sia difficile stilare una
lista di casi non mancano esempi di ex picchiatori fascisti, istruttori
di arti marziali, ex ultras oggi in divisa e disposti ad applicare la tolleranza
zero spesso a discapito dei vecchi amici e compagni di strada. Il disordine
si fa ordine. Tra i dominati (lo stesso discorso vale per la criminalità
nelle ragioni meridionali) si attingono sempre gli uomini giusti per i lavori
"sporchi".
Se settori dei Carabinieri continuano a guardare con sospetto alla classe
politica (si vedano documenti a circolazione interna poi resi noti che accusano
i governi di non sapere gestire l'ordine pubblico e si schierano a favore
si soluzioni neo autoritarie di stampo presidenziale), dentro la Polizia
l'area democratica è sempre più isolata e minoritaria e lo
dimostrano i consensi verso i sindacati autonomi della categoria, la scissione
operata dalla Cgil uscita due anni or sono dal SIULP. Dietro alla richiesta
di maggiore efficienza e minore burocrazia nuove generazioni chiedono meccanismi
efficientisti e premianti per le carriere interne (pensiamo al Polo che
vorrebbe legare la carriera la numero di delinquenti catturati secondo una
cultura degna del peggiore massacratore di indiani nel Far West), disposti
ad obbedire ciecamente per guadagnarsi sul campo i galloni della promozione.
I sindacati di Cc (il Cocer) e Ps, a prescindere dalle maggiori simpatie
per la destra, negli ultimi anni hanno agito con il solito opportunismo
e l'uso sapiente della stampa ha fatto guadagnare ai Carabinieri, nel 1999,
aumenti superiori del 15% a quelli inizialmente previsti. Nei prossimi anni,
l'attuale struttura organizzativa della Polizia subirà comunque alcune
modifiche, il personale civile assunto negli anni settanta non presenta
competenze informatiche, sociologiche e criminali che si debbono attingere
dall'esterno. Per costruire unità autonome e ed efficienti saranno
necessarie nuove e oculate assunzioni (le donne in polizia e nelle Forze
armate hanno avuto un grande ritorno pubblicitario e di immagine) al posto
dei vecchi meccanismi clientelari (che sopravvivono comunque adeguandosi
alle attuali necessità), per attirare giovani servono stipendi ancora
più alti ed un riconoscimento sociale gratificante che restituisca
all'intero corpo, dalle sfere più alte alla volante, il riconoscimento
monetario, morale e sociale del lavoro svolto. Anche per questo esiste la
tolleranza zero.
Alcune proposte concrete
Dopo l'approvazione delle leggi Reale e Cossiga, un referendum abrogativo
riscosse scarsi consensi avversato come era da tutto l'arco parlamentare.
Recentemente, pochi giorni prima delle ultime elezioni politiche, sono state
inasprite le norme di carcerazione preventiva per i casi di terrorismo e
di lotta armata, un provvedimento trasversale ai due schieramenti e con
la sola opposizione di Rifondazione. Riportare il fermo di polizia, i poteri
di Ps e Carabinieri al centro dell'iniziativa politica vuol dire per esempio
organizzare campagne contro queste leggi, perché interessarsi ai
detenuti colombiani o Kurdi non vuol dire rinunciare a costruire analoghe
iniziative in casa nostra. Il nuovo codice di procedura penale ha raddoppiato
i già ampli poteri di polizia aggiungendone alcuni assenti perfino
nel codice Rocco in epoca fascista. La tolleranza zero si combatte solo
riportando l'intera questione al di fuori del problema sicurezza, un terreno
su cui viene delegittimata l'istanza reazionaria e la richiesta di maggiore
repressione. I dati del resto sono manipolati per accrescere timori e paure
nel corpo sociale, pensate che nel 1998 i reparti mobili, come si legge
dal sito Internet della PS, hanno impegnato oltre 650 mila unità,
180 mila per la prevenzione e il controllo del territorio, dati eloquenti
che smentiscono l'immagine di città abbandonate alle scorribande
criminali. Una polizia dotata di poteri straordinari, come in Italia, può
essere minaccia per la democrazia (da questi ambienti provengono progetti
politici e legislativi neo autoritari), la presenza repressiva scatenata
contro i soggetti sociali antagonisti agisce da deterrente rispetto al conflitto
e nega la riappropiazione di spazi di agibilità sociale, nonché
la riconquista di diritti negati alla collettività.
La domanda di sicurezza non si combatte con la tolleranza zero ma rimovendo
le radici economiche e culturali dell'ineguaglianza economica e sociale.
Un vecchio insegnamento marxiano del quale riappropiarsi con coerenza e
cognizione di causa, perché la tolleranza zero e il moderno razzismo
sono tratti identitari di un progetto politico e di comportamenti diffusi,
trasversali alle classi sociali, soprattutto laddove i processi di ristrutturazione
hanno colpito con maggiore violenza.