FERMIAMO L'OLOCAUSTO DEL POPOLO PALESTINESE,
SOSTENIAMO LA SECONDA INTIFADA

Siamo sconcertati dagli avvenimenti in Palestina, dall'escalation di violenza con la quale l'esercito di Israele distrugge, uccide, arresta non solo i militanti dell'Intifada ma semplici cittadini ai quali è negato il diritto al lavoro, allo studio, alla libera circolazione. Ma la tracotanza imperialista (non ci sono altri termini per definirla) di Israele si manifesta non solo contro i Palestinesi; lo dimostrano le violazioni del territorio libanese, l'occupazione delle terre alle pendici del monte Hermon, del Golan, il bombardamento di villaggi di confine. Ma anche contro le minoranze etniche il sionismo non scherza, incarcera i Drusi (sono 70 mila in Israele) obiettori di coscienza, squadre armate di coloni, legate alla destra, agiscono sempre più come squadroni della morte, fanno irruzione in villaggi per colpire, rapire, ferire, umiliare ed uccidere gli esponenti di punta della Nuova Intifada. I nomi, gli indirizzi sono forniti dall'esercito e dalla Polizia che delega a terzi alcuni dei lavoretti più sporchi, come già fece l'attuale premier Sharon, nel 1982, quando autorizzo' e coprì agli occhi dell'opinione pubblica i massacri dei campi profughi, quando l'esercito di liberazione del Libano, una milizia fantoccio, addestrata per controllare l'area di confine tra Israele e Libano, uccise centinaia di donne e bambini facendo credere ad una iniziativa antiterroristica. Israele, il governo di unità nazionale costruito da LIKUD e Laburisti ( entrambi responsabili del genocidio palestinese, anche se esponenti della sinistra israeliana per anni sono stati definiti dagli ambienti progressisti occidentali come pacifisti e fautori del dialogo, hanno goduto perciò di credenziali da spendere nelle feste de L'Unità e sulla stampa di sinistra) ha creato un moderno apartheid in versione mediorientale.
Questo apartheid ha colpito indistintamente gli ebrei neri di origine etiope, relegandoli in baraccopoli ai margini delle città, senza luce e acqua, cittadini di quarta serie, utili solo per operazioni internazionali (il trasferimento dall'Etiopia alle prese con la carestia e la guerra) funzionali all'esaltazione di Israele, per dirottare altrove l'attenzione dei media, lontano dalla Palestina, rinverdendo il mito di una nazione che non dimentica i propri figli, pronta a difenderli ovunque (quante analogie con il mito Usa). Israele deve la propria fortuna economica e militare al sostegno incondizionato che gli Usa hanno saputo sempre e comunque accordato, alla intraprendenza sionista che ha portato aerei Israeliani a bombardare paesi arabi ogni volta che al loro interno si rafforzava la coalizione antiamericana.
Israele non solo nega i diritti umani, ma li viola sistematicamente come solo il razzista stato del Sud Africa ha saputo fare negli ultimi cinquanta anni, è giusto e doveroso ricordare come la persecuzione ai danni dei palestinesi e degli arabi presenti caratteristiche sempre più simili a quelle della persecuzione nazista contro zingari, ebrei e comunisti. Sono parole pesanti le nostre, ma è giunto il momento di rompere il tabù culturale e storico in virtù del quale è consentito ad Israele di perpetrare crimini ai danni dell'umanità, senza alcun intervento della comunità internazionale. Occorre rompere, ora o mai più, il luogo comune della unicità dell'Olocausto contro gli Ebrei, questo pensiero unico presente sui libri e sui giornali occidentali. Facendo ciò, non potremo essere confusi o accomunati ai negazionisti nazi fascisti, vuoi perché li abbiamo combattuti sempre e senza tregua, vuoi perché i nostri riferimenti non sono il mito della razza, della purezza, dell'ordine e della disciplina. Non siamo stati noi i primi a parlare di apartheid in Israele, ma alcuni pacifisti e studiosi Israeliani, una recente inchiesta dell' Università Ben Gurion a proposito delle discriminazioni antibeduini. Un popolo di oltre 120 mila unità vive in città fantasma, non riconosciute, senza infrastrutture elementari come strade, acqua e luce. Sono il 2% della popolazione di Israele ma con un tasso di mortalità tipico dell' Africa nera, relegati in riserve per una estensione pari a meno di 60.000 acri, quando, solo pochi anni or sono, potevano contare su un terreno non inferiore a 3 milioni, 15 di acri. Eppure molti beduini hanno servito l'esercito Israeliano, in una condizione di serie B, comunque distinta da quella degli arabi e dei Palestinesi.
Che cosa sta accadendo da almeno venti anni nella società Israeliana? Pensavamo di conoscerla attraverso gli editorialisti del Corriere o di Repubblica, dai libri di Yehosha, ma l'immagine che ci hanno offerto è falsa e ipocrita, ancora una volta ci fanno credere quello che vogliono, o meglio ciò che è più utile alla causa dell'imperialismo e delle multinazionali.
Parlavamo prima degli Organismi Internazionali; molti esponenti del movimento antiglobalizzazione vivono nella stupida illusione di modificarli in senso democratico. Eppure la guerra contro l'Iraq del 1991, gli embarghi criminali che hanno ucciso in Corea del Nord e in Iraq milioni di civili innocenti, dimostrano al vera faccia delle Nazioni Unite, la sua subalternità ai dettami Usa (debitori all'oNU di 2330 milioni di dollari). Anche in questo caso i gendarmi del mondo fanno il bello e cattivo tempo impongono tagli ai contributi a proprio piacimento, promuovono le missioni peace Keeping, che poi fanno pagare alla comunità internazionale, ai paesi più poveri sui quali si abbatte già la mannaia dei prestiti ad usura accordati da Banca Mondiale e Fondo Monetario, a capo dei quali, guarda caso, troviamo gli Americani, gli uomini delle loro multinazionali. Washington reclama per altri il rispetto della comunità internazionale, il pagamento del debito, ma poi si autoriduce del 30% (dati ONU) le quote spettanti per gli organismi sopranazionali. Usa e Israele hanno boicottato la Conferenza Onu a Durban "per combattere discriminazione razziale, xenofobia e relative intolleranze", adducendo una serie sconcertante di motivazioni per le quali ogni aggettivo è riduttivo. Gli Usa alla diffusione dell'Aids rispondono che non sosterranno alcun consultorio dove si possano, anche per scopi medici, praticare aborti e così negano il loro assenso alla Conferenza del prossimo 19 Settembre. Come se non bastasse,a Durban, ogni riferimento critico ad Israele e al "sionismo come forma di razzismo", ogni traccia "degli Olocausti in Palestina, Bosnia" doveva essere cancellata, negando alla comunità internazionale l' aggiornamento dello stesso concetto di razzismo, identificandone le moderne forme e culture. Per questo motivo, tanto gli Usa quanto Israele hanno avversato e boicottato la stessa conferenza Onu, una sintonia politica e culturale estendibile agli scenari militari, se è vero che ai progetti dello scudo spaziale in qualche forma partecipa l'industria militare Israeliana al cui attivo c'è la recente attivazione di sofisticati sistemi missilistici in grado di colpire gran parte di paesi arabi.
L'Imperialismo, per dirla alla Chomsky, diventa sempre più Impero, solo i servi e i lacchè del centrosinistra continuano a credere alla democraticità di questi signori.
Anche nel caso Palestinese le decisioni Usa in sede Onu sono state vincolanti, respinta la richiesta di intervento internazionale su richiesta palestinese ed araba. Nel frattempo continuano i silenzi, le complicità i vassallaggi degli Stati Arabi e delle loro borghesie appoggiano la politica estera imperiale nel timore che l'Intifada si estenda dentro i loro confini, consci di una credibilità ridotta ai minimi termini. Nelle città arabe ogni giorno decine di manifestazioni di solidarietà con l'Intifada si concludono con scontri, protagonisti gli studenti, i giovani, le minoranze politiche antimperialiste (ed antioccidentali perchè il ritorno all'Islam diventa una risposta politica e culturale alla omologazione rispetto agli Usa). Mentre Israele occupava nell'Agosto scorso l'Orient House e altri edifici, mentre i territori dell'autonomia palestinese vengono sistematicamente bombardati ed occupati, privati di acqua e luce, il presidente egiziano Mubarak rilasciava dichiarazioni contro Arafat e l'Intifada attribuendo loro ogni responsabilità dell'escalation di violenza. Come ai tempi di Sadat, ancora una volta il ruolo internazionale dell'Egitto è quello di arginare non solo i nazionalismi arabi di stampo nasseriano, ma ogni estensione della lotta antimperialista, contro Usa, Israele e le "Sette Sorelle" che controllano e gestiscono estrazione e vendita del greggio.
Se le parole di Mubarak sono inequivocabili (uguali a quelle di Sharon e dei Falchi Usa), ancora una volta inutili appaiono le dichiarazioni dei falsi pacifisti alla Romano Prodi che da Bruxelles continua a difendere le non meglio precisate ragioni del dialogo (quale??). Ma di quale dialogo stiamo parlando? In meno di un anno registriamo oltre 650 morti, la stragrande maggioranza dei quali manifestanti sotto i trenta anni, "armati" di pietre, migliaia sono gli arrestati per molti dei quali ignoto è il carcere di detenzione e le condizioni di salute, visto e considerato che in Israele si fa uso sistematico della tortura. Il governo Sharon rivendica tutte le azioni, ivi inclusa l'uccisione del leader del Fronte Popolare Abu Ali Mustafa, colpito dopo un lavoro di intelligence che ha coinvolto non solo i Servizi segreti di Israele ma anche americani ed Europei (la condanna formale degli Usa serve solo a tacitare i soliti e inutili mugugni della Lega Araba ). Abu Ali Mustafa non era un terrorista(ma il terrorismo ormai è la sola arma con la quale i poveri e gli oppressi rispondono allo strapotere militare ed economico) ma il responsabile politico e organizzativo di una organizzazion marxista leninista forte e radicata nei Territori, alla quale non si possono imputare scelte suicide e avventuristiche. Senza il Fplp, Arafat e l'Olp non avrebbero potuto raggiunge alcuna coesione popolare attorno all'Autonomia, la vittoria di Sharon, le condizioni di vita dei palestinesi, la costante violazione di tutti gli accordi conclusi nell'ultimo decennio sono alla base di questa seconda Intifada e di una presenza costante nella rivolta di gruppi come Hamas e il FPLP. Nessuno ha voluto fare un bilancio dell'esperienza di questa ANP (autonomia palestinese) , eppure gli stessi esponenti moderati che avevano caldeggiato accordi come quelli di Oslo, via via hanno preso le distanze dalla gestione del potere, dall'assenza di democrazia interna, dalla subalternità verso alcune Ong che, con la scusa di aiutare il popolo, concludono accordi favorevoli sotto la supervisione delle multinazionali occidentali. I territori autonomi sono senza strade, luce e acqua, mancano le materie prime per irrigare i campi, per lavarsi, per trasportare ai mercati i prodotti agricoli e artigianali, i posti di blocco rendono tortuose e insostenibili semplici viaggi di pochi chilometri per coprire i quali non bastano 4 o 5 ore. La popolazione palestinese vive in campi di prigionia sovraffollati, la percentuale di studenti e di lavoratori in meno di 10 anni è calata di un terzo.

Considerazioni alla luce dei fatti attuali

Queste e non altre sono le ragioni dell'Intifada, del popolo palestinese al quale si negano anche le erogazioni di acqua ed elettricità facendolo vivere, nei campi, in condizioni di vita arcaiche. L'attentato Kamikaze su New York e il Pentagono, a prescindere dalla ridda di voci sul numero di morti e feriti, stravolge lo scenario geo politico e rischia di nuocere ai movimenti di liberazione ed anticapitalisti che subiranno non solo la repressione spietata da parte Usa, ma anche la delegittimazione dei mass media. Non sosteniamo la tesi che innalzare il livello dello scontro è sbagliato, tuttavia bisogna chiedersi, ammesso che siano proprio integralisti islamici gli autori degli attentati, che cosa abbiamo in comune con costoro. I comunisti non hanno mai ucciso deliberatamente civili, sull'uso del terrorismo poi esiste una letteratura teorica ed ideologica vastissima che non stiamo qui ad elencare. Colpire obiettivi militari non è la stessa cosa che lanciare bombe in un supermercato o contro palazzi, le pratiche di Hamas o degli Hezbollah non sono uguali a quelle dei marxisti palestinesi, il Fplp e il Fdlp, che pure negli anni settanta ed ottanta hanno attuato sabotaggi e dirottamenti ma solo per chiedere il rilascio di prigionieri politici e richiamare l'attenzione generale sul dramma del loro popolo.
Gli scenari apocalittici mostrano in diretta la fine del secolo americano e della inviolabilità dei territori di oltre oceano, la paura della potenza imperialista alle prese con la crisi finanziaria, il tracollo dei titoli azionari di società costrette a licenziare migliaia di addetti. Ora gli Usa scoprono di essere vulnerabili, i loro servizi segreti colti di sorpresa, l'intelligence beffato, la riproposizione della società civile e libera (quella capitalista ) contrapposta alla società dell'odio, della violenza, del disonore, dell'Islam. E' probabile che la repressione si accanisca con inaudita ferocia contro Bin Laden e alcuni paesi ritenuti responsabili o alleati degli attentatori. Si tratta ora di capire cosa sta succedendo ma nello stesso tempo non lasciarsi vincere dalle emozioni del momento, rafforzare quella parte del movimento popolare laica e marxista, sostenerla nello scontro di classe e di liberazione che continuerà in ogni paese, contro l'imperialismo americano e il G8. Abbiamo davanti agli occhi altre immagini apocalittiche come quelle delle stragi americane in Vietnam, Indovina, Medio Oriente, tutti conoscono le conseguenze degli embarghi contro Iraq, Corea e Jugoslavia. Ci sono motivi più che sufficienti a capire e a giustificare l'esultanza di alcuni popoli all'indomani degli attentati in terra americana. In alcuni paesi, forse l'accaduto rafforzerà le aree islamiche a discapito di quelle popolari progressiste e marxiste rivoluzionarie, quest'ultime non appariranno a popoli sempre più oppressi sufficientemente radicali, rivoluzionari e antimperialisti.
Ma il cambiamento per cui lottiamo non è lo stesso dei talebani e degli integralisti che si prefiggono obiettivi antitetici ai nostri in tema di libertà, democrazia e sviluppo. Altro non possiamo e non vogliamo aggiungere, siamo consapevoli che in Medio Oriente si rafforzeranno i nemici del popolo palestinese e in seno al mondo arabo i servi e gli alleati dell'imperialismo Usa. Un tempo dicevamo che un'altra via è possibile, spetta a noi dimostrarlo e costruirla nella pratica quotidiana, nella analisi e nell'azione politica.

Federico Giusti