IL
PIANETA FUTURO - Associazione di politica e cultura comunista
ORGANIZZA
IL DIBATTITO PUBBLICO:
Guerra
e lotte sociali all’ombra dell’Ulivo:
I
COMUNISTI E L’ACCORDO IMPOSSIBILE
SALA
CONVEGNI – EX STAZIONE LEOPOLDA
Via
Francesco da Buti (nei pressi di P.za Guerrazzi), Pisa
Interverranno:
Fulvio
GRIMALDI (CPF Roma PRC - rivista L’Ernesto )
Bruno
MANGANARO (AMR/Progetto Comunista - sinistra PRC)
SPETTRI SI AGGIRANO
PER
L’EUROPA
morti
viventi
“Penso
che non solo Lenin, ma tutti i grandi leader del movimento operaio del ‘900,
siano morti e non solo fisicamente”… “Vorrei vederlo in faccia uno che
oggi dica: voglio fare un partito marxista o leninista e che voglia mettere
questa definizione nel suo statuto”, (Bertinotti-pensiero nell’intervista a
“il manifesto” del 21 Gennaio 2004).
Il dibattito sulla stampa di queste settimane con cui si è arrivati a dichiarare morto ogni aspetto del comunismo del ‘900 rappresenta, al di là dell’operazione politica di legittimazione del PRC quale interlocutore del centrosinistra (ancora una volta guerrafondaio, con l’astensione sul rifinanziamento della spedizione imperialista in Iraq), una vera e propria rottura epistemologica con il marxismo scientifico, e con gli sviluppi di analisi e di prassi politica che le grandi figure del comunismo novecentesco hanno prodotto.
Errori,
distorsioni, arretramenti, sconfitte e fallimenti non possiamo e non vogliamo
negarli né rimuoverli, tuttavia il ‘900 nasce sotto la cifra della prima
grande rivoluzione socialista, che ha segnato il secolo scorso e dato speranza a
milioni e milioni di donne e uomini, a mille popoli oppressi dallo sfruttamento
capitalista e dall’aggressione colonialista e imperialista.
La
storia del comunismo nel ‘900 non è un cumulo di macerie: i
protagonisti del comunismo novecentesco vivono nelle nostre lotte!
VIOLENZA,
NONVIOLENZA, RIVOLUZIONE:
I
COMUNISTI E IL POTERE
L’operazione
politica che in questi mesi è maturata nel PRC non può lasciare indifferenti i
comunisti, comunque siano collocati: alle questioni puramente politiche,
infatti, che riguardano gli aderenti a quel partito che nel confronto interno
(se gli sarà permesso) esprimeranno le proprie opinioni rispetto alla
definizione di un’alleanza programmatica e organica con il centrosinistra, si
è andata aggiungendo a colpi di articoli sulla stampa - coinvolgendo anche
giornali (la Repubblica, Corriere della sera) che con il dibattito
teorico dei comunisti nulla hanno a che vedere se non per denigrarlo e
criminalizzarlo - una discussione
sui mezzi e i metodi con cui si devono condurre le lotte, che ha in realtà
portato in breve a discutere in sostanza dei fini delle lotte stesse.
Soprattutto, in discussione è la questione sostanziale per i comunisti, cioè
la questione del potere nella prospettiva del fine principale, cioè la
rivoluzione socialista per l’abbattimento del sistema capitalista e
l’instaurazione della società senza classi né sfruttamento dell’uomo
sull’uomo, cioè il comunismo.
La
questione del potere è dirimente: nella società capitalistica, anche nella
fase attuale di imperialismo globalizzato, le leve del potere economico,
politico, culturale sono nelle mani della borghesia, di quella classe cioè che
vive in funzione del profitto estorto al lavoro attraverso forme di sfruttamento
del lavoro - del lavoro operaio in particolare, ma ormai anche sempre più
intellettuale - in continua trasformazione.
Il
rovesciamento della minoranza sfruttatrice da parte della maggioranza sfruttata
è la rivoluzione: laddove il potere è nella mani della classe dei produttori,
laddove il potere economico e politico si fonda sulla classe del lavoro e la
contraddizione si rovescia, là si instaura il socialismo, prima tappa verso la
società senza classi.
La
violenza, oggi attribuita primariamente ai comunisti dai sedicenti epigoni del
PRC, è immanente alla storia dell’umanità, non una malefica invenzione dei
comunisti.
Abbracciare
la nonviolenza per non legittimare azioni terroristiche, anziché rendere più
chiare le posizioni dei comunisti, impedisce di definire proprio le differenze
tra azioni di difesa e resistenza popolare controoccupazione e repressione
militare, e la violenza del sistema capitalista e dell’aggressione
imperialista e colonialista. Chi afferma che la guerra si fermerà con la
nonviolenza, condanna il comunismo ad un approdo idealistico ed utopistico,
mescolato ad inclinazioni mistiche, a cui, in odore di beatificazione
(ministeriale), aspira Bertinotti. (febbraio 2004)
Non
ti curar di loro ma guarda e passa...
alla negazione del comunismo
Non
siamo nostalgici stalinisti o icone farsesche di una idea e pratica comunista
tanto retorica quanto inconcludente, perché incapace di trasformare la società:
siamo comunisti che a partire dalla contraddizione capitale/lavoro conducono
battaglie sul terreno politico, sindacale, economico-sociale e culturale (anche
contro i trasformismi dei “sinistri” dirigenti politico-sindacali e
l’opportunismo degli intellettuali al servizio dei governi di turno),
comunisti che lottano contro la guerra e l’imperialismo nelle sue molteplici
espressioni - economiche, politiche e
culturali - comunisti che ritengono improponibile una idea di trasformazione
sociale all’interno del modo di produzione capitalistico e subalterna alla
logica del profitto.
Da
alcuni mesi si è scatenata una autentica bagarre dalle pagine di molte testate,
da Liberazione a il manifesto fino alla rivista Alternative,
che ha un obiettivo ben preciso: liquidare il comunismo novecentesco e con esso
il leninismo, l’idea stessa della rivoluzione e di un cambiamento radicale del
modo di produzione capitalistico. L’abiura comprende le stesse categorie
interpretative della realtà, ossia il marxismo che per noi, ricordiamolo, non
è un dogma né una fede, ma un metodo di analisi scientifica della realtà.
Una
delle “idee” di fondo di questi sperimentatori-azzeccacarbugli è quella di
una “Europa politica di non potenza”, descritta dal filosofo Balibar, da
contrapporre al dominio “imperiale” (hanno abolito il riferimento
all’imperialismo per poter contrapporre l’idea di una Europa dei buoni
sentimenti da opporre all’Impero). Dietro questa idea c’è non solo la
rinuncia ad una battaglia contro l’Europa del capitale e dei banchieri, ma una
lunga sequela di voltafaccia: per tutti valga la promessa di un referendum in
Italia contro l’adesione ai parametri di Maastricht, proposta avanzata dal
segretario del PRC Bertinotti e lasciata cadere nel vuoto. Si ripropone così la
dicotomia ottocentesca tra Europa dei popoli contro Europa delle nazioni, e si
preconizza un diverso ordine sociale, nella compatibilità interna al sistema
capitalistico, spacciando un’idea astratta e falsa di Europa (non a caso non
si parla dell’intervento Europeo gestito dal centrosinistra in Kosovo e dal
Nuovo statuto della Nato che assegna agli Usa e ai suoi alleati il ruolo di
potenze autorizzate ad intervenire
ovunque siano messi a repentaglio interessi nevralgici).
Non
una parola viene spesa per un bilancio critico delle lotte pacifiste di questi
anni, per valorizzarne le enormi potenzialità, ma anche per individuarne i
forti limiti; un caso per tutti, milioni di persone in piazza contro la guerra,
silenzio assoluto sulla permanenza delle basi di morte Usa e Nato in territorio
italiano ed europeo, silenzio, complice e imbarazzato, sul sostegno del
centrosinistra europeo alle missioni in Afghanistan e Iraq.
Bertinotti,
che da sindacalista ha firmato pessimi accordi e da politico sta traghettando il
PRC nell’alleanza senza sbocchi (almeno per gli interessi che dice di
rappresentare) con l’Ulivo, parla di una
forza europea che lotti per una alternativa di società. Belle parole alle quali
seguono fatti diametralmente opposti, perché l’alleanza elettorale (dalla
quale dipende la sopravvivenza di un ceto politico attraverso giunte,
assessorati e nomine in parlamento) avviene con forze di centrosinistra che
neppure lontanamente ricordano quella socialdemocrazia europea capace almeno di
raggiungere conquiste importanti in campo sociale come il Welfare State
(a cui D’Alema sostituirebbe con Prodi il Profit State), una alleanza
che avverrà sulla pelle delle istanze sociali e sindacali espresse in questi
mesi dai metalmeccanici, dagli autoferrotranvieri, dai tanti che scendono in
piazza per respingere le contro-riforme Moratti dell’intero sistema formativo
(dall’asilo all’Università).
È
bene dunque che si sappia che la coalizione di centrosinistra non ha alcuna
intenzione di eliminare la legge 30 e le norme che precarizzano il mercato del
lavoro, né di cancellare interamente la legge Moratti, né tutte le norme che a
partire dagli anni passati hanno stravolto la scuola pubblica a vantaggio di
quella privata e confessionale.
Dulcis
in fundo, la non violenza che Bertinotti giudica
capace di quella radicalità nei processi di trasformazione che un tempo si
definiva comunismo. Non siamo apologeti della lotta violenta, tuttavia la storia
insegna che da sempre, da quando esiste il mondo, i processi di trasformazione
non avvengono in modo indolore e le classi sociali dominanti non cedono i loro
privilegi se non costrette. La non violenza di cui gran parte di RC si fa
paladina non ha alcuna base storica e politica: i rivoluzionari sono costretti
all’uso della forza come ultimo mezzo (necessario) per resistere alla tirannia
e alla violenza del Capitale.
I
comunisti in Italia e in tutto il mondo hanno condotto le loro battaglie anche
attraverso la partecipazione attiva nel
cosiddetto movimento no-global, denunciandone contemporaneamente limiti,
ingenuità ed errori, sui quali però il movimento continua a non aprire una
seria discussione. Limiti, ingenuità ed errori che spesso impongono alle forze
rivoluzionarie di organizzarsi autonomamente, come è avvenuto in India con il Mumbay
Resistence.
Diciamoci
la verità e non raccontiamocidelle storie: per dirla alla Althusser, dietro
alla svolta di Bertinotti e “compagni” non c’è una ricerca di
alternativa, ma una omologazione al capitalismo e il baratto dell’idea di
trasformazione socialista con una coesistenza pacifica e compatibile con il
capitalismo e i blocchi economico-politici dell’imperialismo europeo.
IL
PIANETA FUTURO - Associazione di politica e cultura comunista