Se dobbiamo mantenere la lucidità dopo ciò che è
accaduto a New York, le emozioni non devono avere la meglio sull'analisi
dei fatti, la conoscenza delle cause e la riflessione su quali potranno
essere le conseguenze.
L'attacco al cuore degli Stati Uniti, che ha provocato migliaia di
vittime, è un atto assurdo, da condannare per la sua enormità
e per la folle determinazione che vi sta dietro. Il terrorismo non appartiene
alla storia dei comunisti.
Se in questi anni abbiamo sempre tentato di comprendere le ragioni
sociali e politiche della disperazione che muove certe azioni, in questo
caso si tratta di un atto che non ha niente a che vedere, per esempio, con
la scelta disperata dei kamikaze palestinesi contro l'occupazione israeliana,
anche se vorrebbe trovarvi una giustificazione.
Di fronte ad un atto simile non possiamo che essere in lutto per
i civili colpiti, ma dobbiamo ragionare sulle finalità per non farsi
trascinare verso il baratro: la solidarietà al popolo nordamericano
per il dolore e la devastazione provocata non si deve confondere con l'accettazione
di politiche miltariste e aggressive del governo statunitense, così
come la disperazione dei popoli non può farci approvare atti senza
alcuna prospettiva di liberazione e alimentati da irrazionalismo oscurantista.
Niente hanno da spartire i comunisti con i Kamikaze e il fanatismo
religioso, qualunque esso sia. Tuttavia, la storia insegna a non puntare
il dito contro i musulmani, a non avviare crociate contro gli infedeli,
poiché le minoranze religiose perseguitate e represse appartengono
alla stessa storia dell'Occidente. Per questa ragione rifiutiamo la logica
aberrante di separare il mondo tra popoli civili e popoli incivili, i primi
identificati con l'Occidente, i secondi con quelle aree del pianeta che
subiscono gli effetti disastrosi della globalizzazione capitalistica (forma
esteriore dell'attuale fase imperialistica), per cui fame, miseria, violenze
alimentano l'odio e il disprezzo per le potenze economiche e finanziarie.
Non può esserci convivenza con chi uccide civili e innocenti,
ma nello stesso tempo le nostre parole non scivoleranno nella retorica,
nei luoghi comuni del pensiero unico capitalista. Non si comprendono le
cause di ciò che è accaduto a New York senza capire la storia
degli ultimi dodici anni, dalla fine del vecchio blocco sovietico, quando
invece di iniziare quell'era di pace e di prosperità, come scrivevano
i giornali più importanti d'Europa, sono aumentate le ingiustizie,
le miserie attraverso un sistematico ricorso alla guerra.
Questa volta, il terrore che gli USA e i suoi alleati hanno inflitto
ad altri popoli si è ritorto contro loro stessi, e la follia devastatrice
del terrorismo scientificamente e militarmente pianificato ha colpito il
centro dell'America nei simboli del potere economico-finanziario e politico-militare.
Tuttavia, non si tratta di un atto dettato dalla disperazione, ma di un'azione
lucidamente preparata che intende strumentalizzare le masse mediorientali
e, più in generale, i popoli del cosiddetto Sud del mondo. Un'azione
di questo tipo non appartiene alla pratica di chi vuole trasformare il mondo
per abbattere le ineguaglianze e instaurare una società più
giusta ed un mondo migliore, avviando la costruzione di una nuova società
comunista, ma è la logica di chi vuole imporre un potere oppressivo
e antidemocratico, in qualche modo speculare alla violenza del cosiddetto
Occidente Civile capitalistico.
Noi non ci stiamo: chi ha pianificato un tale piano è
un nemico della Civiltà Umana, non solo Occidentale, al pari di chiunque
abbia utilizzato forme di terrorismo, più o meno giustificate dagli
organi internazionali, contro inermi popolazioni civili.
Per questo è necessario mantenere la critica e l'opposizione alle
politiche iperliberiste e militariste degli Stati Uniti: l'imperialismo
americano, attraverso l'ONU prima e la NATO poi, ha inferto durissimi colpi
a coloro che non si sono voluti piegare alle imposizioni del capitale internazionale.
Che gli USA si siano macchiati di gravi reati di guerra e contro l'umanità,
da Hiroshima e Nagasaki alla guerra in Vietnam, fino ai bombardamenti "umanitari"
sulle popolazioni civili di Bagdad e Belgrado, è una verità
che non cesseremo di proclamare.
Nonostante tutto quel che è accaduto, la principale preoccupazione
in Usa è legata ai mercati finanziari già duramente provati
dal crollo azionario dei titoli della new economy, con una speculazione
che costringe fasce sempre maggiori di popolazione a vivere nell'indigenza,
senza casa, senza la pensione e la sanità.
Contemporaneamente gli Usa hanno accumulato un enorme debito verso
l'Onu, paralizzandone le attività internazionali. Non dimentichiamo
la strage in Iraq, l'embargo di medicine e di generi di prima necessità
imposto da Bush padre e accettato dai paesi europei, Italia inclusa. Una
violenza che ha portato alla morte almeno tre milioni di civili. L'ONU,
sostenendo quella guerra, ha messo in discussione la sua stessa funzione
super partes, legittimando gli interessi economici e politici dei
paesi del G8. Quando non è servito più, l'ONU è
stato sostituito dalla NATO, l'alleanza militare che negli anni novanta
ha partorito altre guerre, altri nazionalismi, altri odi, ora per accaparrarsi
il controllo dei corridoi energetici, ora per ridimensionare alcuni paesi
giudicati troppo autonomi.
Questa logica ha prodotto sempre più ingiustizie e prevaricazioni,
il sistematico ricorso alla guerra, la copertura del genocidio del popolo
palestinese da parte Israeliana, alimentando la spirale di violenza sfruttata
dai terroristi per ottenere consenso ai loro attentati.
A questo punto, suonano minacciosi i silenzi dell'ONU e le parole
della NATO che chiede l'applicazione dell'art.5 del Trattato, dove si considera
l'attentato contro gli Usa un atto di guerra contro tutti i paesi aderenti
chiamati, insieme, a reagire militarmente.
Non è questa la risposta che porterà all'isolamento
delle forme estreme dei fondamentalismi, anzi si finirà con il legittimare
ulteriormente la loro azione politica presso tutte le masse subalterne.
La tragedia del popolo palestinese, che in queste ore è sottoposto
ad un attacco pesantissimo dalle forze armate israeliane che approfittano
della distrazione del mondo e di un sensazione di impunità conseguente
alla tragedia di New York, è solo la più evidente conseguenza
della politica imperialista che in ogni regione trova i suoi esecutori.
Ricordiamo che nella stessa area un altro popolo, quello kurdo, è
sottoposto ad una repressione forse ancor più feroce da parte della
Turchia, fedele alleato NATO.
Dobbiamo dire no alla guerra NATO che si sta preparando, così come dobbiamo denunciare le violazioni dello Stato di Israele contro il popolo palestinese. Ribadiamo la solidarietà alla lotta dei palestinesi, attuata nelle forme di resistenza agli attacchi militari e di guerriglia contro obiettivi militari e non civili. Un'altra via è possibile, quella che porta alla risoluzione del problema mediorientale dando confini sicuri e stabilità economica alla regione, ponendo fine alla colonizzazione e ai campi profughi dove si vive senza acqua ed energia elettrica.
Occorre una profonda trasformazione dell'ONU, da cinquant'anni sottoposto ai veti incrociati delle grandi potenze, in organismo che tuteli le reali esigenze di liberazione e di pace di tutti i popoli; ènecessaria una radicale democratizzazione degli organismi internazionali, che impediscano ai veri G8 e FMI di proseguire nella militarizzazione mondiale e nella sopraffazione economica dei paesi sfruttati.
I comunisti si opporranno alla folle corsa al riarmo, alla vendetta che provocherà morti, violenze e rappresaglie contro civili e innocenti.
Non si combattono le stragi con altre stragi: un altro mondo è possibile solo se rimuovono alla radice le ingiustizie e le ineguaglianze che attraversano il pianeta, continuamente alimentate dagli USA e dallo scontro tra imperialismi. (settembre 2001)
Se un pregio hanno le parole di Bush è quello della chiarezza.
Dopo un decennio di "polizia internazionale" e di "bombardamenti
umanitari" finalmente anche le potenze occidentali, e la superpotenza
per eccellenza, gli USA, chiamano le cose con il loro nome: guerra.
Nonostante la propaganda dei media voglia far credere che la guerra dichiarata
contro il terrorismo internazionale sia atipica, siamo invece di fronte
ad una guerra in piena regola, in cui esiste un casus belli, una
potenza dichiarante, gli USA, degli Stati nemici, l'Afghanistan e l'Iraq
in testa, alleati sostenitori (la NATO), potenze non allineate indisponibili
a permettere avventure militari statunitensi, interessi strategici di carattere
militare, geo-politico, economico.
Approfittando dell'indignazione mondiale per l'attentato di New York, gli
Stati Uniti hanno trovato l'occasione (fin troppo ghiotta per non suscitare
dubbi sulle responsabilità interne) per andare ad occupare militarmente
un'area strategica e controllare le risorse energetiche (gas e petrolio)
e i corridoi energetici, in contrasto con i medesimi progetti di Russia,
India e Cina.
La guerra dunque ci sarà, sarà lunga e sanguinosa, sarà
una classica guerra imperialista in cui l'intervento militare rappresenta
il proseguimento della politica di espansione economica e speculativa dei
paesi capitalistici, a detrimento delle nazioni sopraffatte e depredate,
ma soprattutto sarà devastante e distruttiva per i popoli dell'area
interessata, per tutti i lavoratori del mondo che vedranno restringersi
diritti e salari. Sarà una guerra in cui, come al solito, trionferanno
gli interessi della borghesia e della speculazione finanziaria, mentre verranno
attaccati quelli del proletariato internazionale. Le guerre imperialiste,
come le azioni terroristiche, appartengono alla logica dell'oppressione
e della strumentalizzazione della disperazione, non all'azione rivoluzionaria
che invece persegue la liberazione dei popoli.
Siamo dunque assolutamente contrari alla guerra, che sia condotta dagli USA o dalla NATO, anche se legittimata da una eventuale risoluzione dell'ONU.
Riteniamo dannosa per i lavoratori e per il popolo italiano un coinvolgimento dell'Italia in qualsiasi intervento militare, ma anche la disponibilità all'utilizzo delle basi militari sul nostro territorio per le operazioni di guerra.
Rilanciamo come essenziale oggi più di ieri la richiesta di uscita dell'Italia dalla NATO (che ha disclocato il maggior numero di basi nel nostro paese) e dello scioglimento della NATO stessa, esplicito strumento di aggressione.
Con queste parole d'ordine e con queste indicazioni intendiamo lavorare
nel movimento antiglobalizzazione e nei Social Forum, perché questi
contenuti divengano elementi essenziali di un dibattito consapevole e patrimonio
di coscienza comune.
Critichiamo l'idea che la globalizzazione sia un superamento dello scontro
interimperialistico e abbia un segno negativo solo perché gli Stati
Uniti impongono politiche iperliberiste ai loro alleati occidentali attraverso
la propria supremazia militare, mentre si potrebbe avere una globalizzazione
dei diritti semplicemente incidendo sulla redistribuzione dei profitti attraverso
tasse più o meno mirate: dobbiamo lanciare una campagna politica
nei Social Forum per lo sviluppo di un'analisi dell'imperialismo, e per
nuove prospettive del movimento pacifista e antiglobal, quella anticapitalista
e antimperialista.
Come comunisti vogliamo contribuire alla crescita di quelle forze che all'interno
dei Social Forum mantengono un'analisi antagonista e marxista della contraddizione
capitale-lavoro e dell'imperialismo come elementi essenziali della cosiddetta
globalizzazione.
Il nostro impegno è per rilanciare in ogni occasione la nostra guerra
alla guerra imperialista.
<<Colpire i terroristi anche con le cattive, se necessario, come è necessario>>
F. Rutelli<<Inconcepibile lasciare l'America sola davanti al terrorismo>>
S. Berlusconi<<Vi sono momenti in cui è inevitabile l'uso della forza e in Kosovo abbiamo dimostrato di saper prendere le nostre responsabilità>>
M. D' Alema
L'attacco terroristico agli Usa è avvenuto in un momento delicato
per l'economia del paese con la produzione industriale da 11 mesi in caduta
libera. E' in crisi la new economy, una situazione che a molti osservatori
ha ricordato il 1929 con aziende come la principale produttrice dei sistemi
a fibre ottiche, la Cisco, che in un anno ha perso due terzi del suo valore
pari a circa 600 mila miliardi di dollari. La ricchezza finanziaria, che
sembrava avere soppiantato la produzione industriale ha interrotto il ciclo
di rapida accumulazione. La imminente guerra, se decreterà una perdita
dei titoli azionari e la crisi degli scambi borsistici, come già
accaduto nei momenti salienti della storia novecentesca (1929, immediato
dopoguerra, crisi della Baia dei Porci, shock petrolifero, Guerra del Golfo)
riprenderà ben presto a salire beneficiando della nuova spinta al
riarmo e dell'effetto trainante che questa avrà rispetto alla produzione
industriale. L'economia Usa si è sorretta su una straordinaria
massa di acquirenti e di merci che a poco a poco hanno saturato alcuni segmenti
di mercato, mentre la bolla speculativa giapponese del 1990 ha decretato
la crisi del colosso nipponico, alle prese tra l'altro con alcuni vicini
altamente competitivi come la Cina. L'anno 2000 ha portato alla ribalta
la old economy e se nel 1990 Microsoft, Intel e Cisco erano le società
più quotate in Borsa , pochi mesi dopo al loro posto troviamo General
electric, Exxon Mobil, Pfizer. Il portale Yahoo (che ha curato i siti aziendali
di alcune delle più grandi multinazionali) nel Gennaio 2000 valeva
più di General Motors e Ford, un anno dopo aveva perso il 75% del
suo valore.
La stessa Akamai fornitrice di tecnologie per Internet se nel 1999 valeva
più della petrolifera Texaco, un anno e mezzo dopo era alla bancarotta;
non mancano altri esempi esplicativi e non sempre la concorrenza risulta
essere affidabile visto e considerato che il Gsm europeo nelle comunicazioni
cellulari è assai più conveniente della pluralità americana
incapace di garantire la funzionalità dell'apparecchio in tutti gli
Stati. La new economy ha gettato nel baratro molte famiglie americane
impossibilitate a pagarsi l'assicurazione sanitaria, l'affitto della casa
o le spese scolastiche per i figli; una massa di nuovi poveri, precari e
flessibili, incerti tanto del loro presente quanto del futuro, composta
non da operai generici ma da tecnici e professionisti specializzati per
la riqualificazione dei quali le industrie non intendono investire un centesimo.
Internet si è rivelata una bufala per molti, lo dimostra la crisi
delle testate giornalistiche con un potente servizio on line, un giro di
affari in continua crescita ma non abbastanza per guadagnare e vendere tanta
pubblicità da coprire le spese. Una nuova figura
di licenziato si affaccia attraverso le maglie bucate della rete, con alto
profilo professionale, proveniente dalla media borghesia, alle spalle una
solida cultura imprenditoriale e una fiducia sconfinata nella potenza della
pubblicità e del marketing. La cosiddetta era di Internet non allarga
la democrazia e le conoscenze individuali, si pensi alla Firestone, fabbrica
produttrice di pneumatici che ha dovuto affrontare 300 processi per l'esplosione
delle gomme senza che la notizia sia uscita fuori dalla ristretta cerchia
delle vittime e dei dirigenti di fabbrica. E' proprio il caso di dire che
il silenzio è d'oro.
Gli Usa dopo l'ubriacatura speculativa della new economy hanno scoperto,
già da un paio di anni, che alcune aree del mondo lavorativo non
intendono più subire i processi di globalizzazione e di delocalizzazione
delle imprese, il deficit del settore privato è il più alto
dal dopoguerra segno che si spende più di quanto si riesca a produrre,
gli stessi impianti produttivi presentano un minore tasso di utilizzo. Gli
attentati Kamikaze arrivano quindi in un momento singolare perché
una oculata gestione delle imprese belliche potrebbe garantire il rilancio
dell'economia Usa e rafforzare il suo predominio nella produzione di tecnologia
ad uso militare e civile. La fervente ondata di nazionalismo (in un solo
giorno una catena di supermercati ha venduto quasi 90 mila bandiere a stelle
e strisce), le preghiere in cattedrale degli ultimi tre presidenti con una
pressochè totale unità patriottica tra repubblicani e democratici,
il diffondersi di un pensiero unico nazionall-imperialista alla base del
quale c'è sempre il mito dell'America paladina del Bene e della civiltà
(non a caso Bush dice "risponderemo per cancellare il Male dal mondo),
questi sono i segnali inequivocabili della superpotenza imperialista pronta
a scatenare nel globo la sua atroce vendetta, vendetta dalla quale dipenderanno
gli scenari geopolitici del nuovo secolo.
Come ha detto Alberto Negri su "Il Sole 24 Ore", il mondo non
scopre ora la guerra perché la vive da almeno venti anni con milioni
di vittime e di profughi, con bombe intelligenti e bombardamenti chirurgici,
una atroce e cinica mutazione del vocabolario che rende accettabili la barbarie,
la violenza e le distruzioni.
L'attacco terroristico consentirà nuovi progetti di riarmo, la
reintroduzione della licenza di uccidere agli 007 americani (revocata dal
1976), una revisione strategica della Nato con l'attuazione di quei progetti
di intervento rapido per i quali il nuovo statuto dell'Alleanza è
stato licenziato in piena crisi balcanica, senza consultare i Parlamenti
degli Stati membri, incluso quello italiano, con il sostegno di Polo e Ulivo.
Dei nuovi progetti d'arma, lo scudo spaziale è solo il più
noto. La Lockeed ha già individuato 13 aziende per il nuovo aereo
JSF destinato innanzitutto agli eserciti di Usa e Gb. Ma il JSF entrerà
in funzione solo tra 15 -20 anni, nel frattempo si sta ultimando il nuovo
caccia europeo, l'Eurofighter Typhoon, con effetti a catena sia nella produzione
di componenti sia nel campo civile dove la tecnologia militare trova subito
rapida e diversificata applicazione. Il JSF sarà in un primo tempo
prodotto in 3000 esemplari e Alenia, Finmeccanica sono in pool position
nel consorzio produttivo il cui giro di affari è superiore a 500
miliardi di dollari. Questa notizia "fa bene" all'expo militare
italiano che dopo gli anni "gloriosi" di Craxi e Spadolini ha
vissuto periodi di magra recedendo al settimo posto nella graduatoria di
vendite dei materiali militari, con una perdita pari al 32% solo rispetto
a tre anni fa. Il Nuovo Modello di Difesa e l'Esercito Europeo stanno promovendo
consorzi e sinergie in campo militare, l'italiana Virescit si è guadagnata
la manutenzione dei radar aeroportuali e degli stessi sistemi elettronici
e avionici della Lockeed con un bagaglio tecnico industriale altamente specializzato.
Per dare impulso a questi progetti la guerra, il riarmo e le forme di colonialismo
mascherato da operazioni di pace rappresentano occasioni di investimento
straordinarie. Ecco per quale ragione nessun governo si sottrae alla folle
corsa bellica: non solo per ragioni di vassallaggio culturale e politico
verso gli Usa, ma per rispondere alle richieste del capitalismo locale.
Militarismo in pillole
Abbiamo raccolto alcuni elementi utili all'analisi della situazione; le nostre fonti sono "Il Sole 24 ore" e la rivista "Analisi Difesa" (annate 2000 e 2001).
Fin dal suo insediamento il presidente Usa Bush ha chiesto al Pentagono di predisporre piani articolati di azione militare contro l'Iraq giudicando le incursioni aeree anglo americane insufficienti a piegare la resistenza di Saddam Hussein. Finanziamenti più o meno occulti all'intelligence all'opposizione irakena per colpi di stato e rivolte che non hanno mai raggiunto i risultati auspicati. Gli Usa giudicano il sostegno tecnologico cinese all'Iraq la principale causa della rinnovata pericolosità di un paese ridotto al collasso, alla fame da un embargo che ha provocato la morte di quasi tre milioni di civili.
I programmi militari Usa partono dalla gestione Clinton con sovvenzioni all'intelligence (solo nel 1998 3 miliardi di dollari ) e sostanziali programmi a favore delle Forze armate e dell'industria bellica, programmi poi potenziati con la vittoria repubblicana. Non solo lo scudo spaziale, ma un progetto di riorganizzazione dei caccia con il Raptor F22, il JSF, l'FA 18 E/F destinati a prendere il posto dell'F.15. IL dinamismo Usa (la vendita di armi americana corrisponde alla metà del fatturato mondiale e supera del 150% quella russa) si spiega anche con gli accordi benedetti da Washington e conclusi dalla Lockheed con la Turchia che potrà vendere a terzi tecnologia e fornire jet da combattimento ad Ungheria, Polonia, Austria. Gli aerei Lockheed sono già prodotti in Usa ma assemblati in Turchia nei moderni stabilimenti della Turkish Aerospace Industry.
Contemporaneamente la Turchia può vendere armi e aerei di precedente generazione ai paesi confinanti e vicini dell'ex blocco sovietico, dove già ha molteplici interessi in funzione antirussa e nel pieno rispetto degli interessi strategici Usa. In questi paesi gli Usa, con intelligence e corpi speciali turchi ed israeliani, ha per anni organizzato rivolte e gruppi islamici con l'obiettivo di destabilizzare la vicina Russia e per consentire agli Anglo americani una stabile presenza militare nell'area a salvaguardia di oleodotti, corridoi e interessi strategici.
Il dinamismo politico della Turchia, mentre reprime nel sangue l'opposizione sociale e Kurda, rafforza l'asse con Israele ha concluso autonomamente accordi con altri paesi dell'Est, per esempio la Georgia per conto della quale sta ammodernando i jet Sukhoi 25 ex sovietici.
Turchia ed Israele oltre a salvaguardare gli interessi americani nell'area hanno praticato con successo le cosiddette strategie antiterroristiche, le quali consistono in realtà nel praticare direttamente atti di sabotaggio, terrorismo, eliminazione sistematica degli oppositori politici palestinesi e kurdi, con intelligence e reti spionistiche costruite con l'immancabile supporto tecnologico militare statunitense. Se l'esercito israeliano si ristruttura con corpi speciali per la controguerriglia, non disdegna la costruzione di nuove e sofisticate armi, leggere e missilistiche come la nuova versione dell'Arrow2. La lotta contro il terrorismo diventa così la missione utile a scatenare guerre locali e globali, riprendendosi nell'arco di poche settimane il controllo delle fasce meridionali libanesi abbandonate dall'ex premier Barak attraverso una operazione spettacolare finalizzata solo a rassicurare l'opinione pubblica internazionale sui propositi di pace israeliani. Se la Turchia si inserisce nella crisi del Mar Caspio con autorità e decisione ammonendo l'Iran e in difesa dell'Azerbaijan, sfruttando l'islamismo per raggiungere accordi economici favorevoli nonché controllo dell'acqua, dei corridoi di gas e petrolio, Israele non si limita alla repressione dell'Intifada ed agisce da anni con il proprio intelligence nelle imprese-guerre anglo americane.
La guerra è imminente e non saranno sufficienti le basi presenti in Tuschia, Arabia Saudita, Cipro, Emirati Arabi, Oman e Kuwait, la Nato cerca di colonizzare , con la minaccia di guerra totale contro chiunque non accetti il diktat del sovrano Bush, tutti gli altri paesi dell'area, ritira l'embargo al Pakistan dopo avere ottenuto dai generali di questo paese il sostegno richiesto, si prepara a sbarcare negli staterelli dell'ex Urss sfruttando la strada spianatale dall'asse Turco Israeliano.
La guerra si prepara negli anni, il terrorismo è quello degli Usa che hanno utilizzato strumentalmente il fondamentalismo islamico per dominare alcune aree del globo. Per questo motivo il pacifismo non basta senza la lotta contro la Nato e la sua politica di aggressione alla coesistenza pacifica tra i popoli.