CONTRO LA STRUMENTALIZZAZIONE DEI MOVIMENTI, LOTTA DI CLASSE E CONFLITTO SOCIALE

Il clima politico degli ultimi giorni, reso incandescente dall'assassinio di Marco Biagi, è ulteriormente surriscaldato dall'aggressività del Governo e della maggioranza.
La strumentalizzazione e lo sciacallaggio politico hanno raggiunto toni forsennati, fino ad indicare in chiunque si opponga al centrodestra (dal sindacalismo di base, alla CGIL, dal movimento antiliberista a quello dei "girotondi") un mandante morale degli assassini. Occorre respingere fermamente questo attacco.

1. Se la strategia delle sedicenti Brigate Rosse è quella di colpire la continuità del riformismo tra centrosinistra e centrodestra in uomini come D'Antona e Biagi, che rappresentano intellettuali organici della classe dominante, lo strumento scelto è orientato alla restrizione degli spazi di agibilità sociale, sindacale e politica dei movimenti di massa, per sottrarre alle aree radicali del movimento no global e del sindacalismo di base ogni forma di egemonia sul rinascente movimento dei lavoratori, per scelte antistoriche come quella della lotta armata.
Per contrastare il crescente movimento dei lavoratori e degli studenti in Italia, iniziò con la strage di Piazza Fontana del 1969 la stagione dello stragismo di Stato, alimentato e suggerito per più di un decennio da settori di Servizi italiani e stranieri, prevalentemente statunitensi, e a cui la lotta armata intese rispondere con una pratica politica che si è rivelata sbagliata dal punto di vista teorico-analitico e perdente da quello strategico, politico e sociale.
Di quell'esperienza sconfitta è rimasta un'estrema propaggine militarista, che si autocelebra con azioni sanguinose in cui la lotta di classe è infinitamente lontana, se non come simulacro macabro e strumentale.
Oggi, per quanto lo scontro politico e sociale sia asprissimo, non c'è una strategia terroristica e stragista che possa giustificare in qualche modo l'azione armata, tantomeno l'assassinio politico. Alla repressione sociale e politica, che per ora si è espressa in termini polizieschi di ordine pubblico, si deve rispondere con il rilancio del conflitto nei luoghi di lavoro e dell'antagonismo sociale nelle piazze.

2. Lo scontro politico-sociale si è inasprito per la volontà del Governo di andare ad una prova di forza con i Sindacati Confederali, soprattutto CGIL. Il motivo è che Cofferati viene visto un potenziale leader politico del centrosinistra in grado di riaggregare settori sociali popolari, allontanati dalle politiche dei governi del centrosinistra.
Non va tuttavia dimenticato che il centrosinistra è responsabile di aver aperto la strada alle politiche neoliberiste in Italia, con la CGIL in prima linea a rendere possibili flessibilizzazione e precarizzazione del lavoro, privatizzazione e aziendalizzazione dei servizi (sanità, scuola, trasporti), che hanno diffuso un clima di insicurezza sociale su cui le destre hanno costruito demagogicamente la propria proposta politica reazionaria, in contrasto con quella modernizzatrice, ma altrettanto conservatrice, del centrosinistra.
Centrodestra e centrosinistra, Ulivo e CDL, oggi condividono un riformismo di stampo liberista, teso alla dismissione di tutte le garanzie sociali che, attraverso le lotte operaie, dei lavoratori e degli studenti tra gli anni '60 e '70, hanno sostanziato il compromesso costituzionale nato dalla Resistenza del 1948 e contrastato il regime democristiano, per 50 anni in bilico tra stabilizzazione di sistema e tentativi di involuzione reazionaria.
Il riformismo di cui tutti oggi parlano, infatti, non ha niente del riformismo di sinistra invocato dal PCI o di stampo socialdemocratico, ma si inscrive interamente nel quadro del neoliberismo mondiale a partire dalla regolamentazione del mercato del lavoro a favore di flessibilità e precariato.
È questo che ha permesso ai cosiddetti tecnici di ricevere consenso tanto dalla Confindustria quanto dai Sindacati, a uomini come D'Antona o Biagi di essere indifferentemente consulenti del centrosinistra o del centrodestra, cioè la condivisione dei due schieramenti del paradigma neoliberista. Se il centrosinistra non riesce a riformulare neppure un credibile progetto socialdemocratico, ciò lo rende indistinguibile politicamente rispetto al centrodestra, come l'abbandono del proporzionale ha provocato continui restringimenti degli spazi di democrazia e di partecipazione collettiva.

3. La lotta di classe negli ultimi vent'anni, anziché venire meno, si è inasprita ferocemente, condotta con aggressività e senza concessioni dalla classe dominante, la borghesia capitalistica. Lo scenario politico che si è andato strutturando in Italia (come un riflesso di ciò che accade nel mondo) è quello di uno scontro per la rappresentanza politica del blocco sociale delle classi dominanti, attraverso la spartizione delle varie frazioni sociali e geografiche. Le classi popolari, dei lavoratori, della classe operaia, del proletariato diffuso (tradizionale e nuovo, composto di immigrati e disoccupati) sono stati abbandonati a loro stessi, con la sola eccezione del PRC, che dopo aver elaborato un programma minimalista per stringere accordi con il centrosinistra ed aver sostenuto il Governo Prodi, ha intrapreso una strada divergente rompendo con il centrosinistra in contrasto con le politiche liberiste e con la guerra, cercando di intercettare consensi nell'ambito del movimento antiliberista. (Ci auguriamo che questa scelta non venga oggi rimessa in discussione nelle prossime elezioni locali da accordi improponibili con gli stessi fautori del Libro Bianco di Maroni come la Margherita e l'area liberal dei DS.)
In questo contesto, la lotta di classe ha agito violentemente sul terreno sociale, determinando ristrutturazioni e tagli di centinaia di migliaia di posti di lavoro, sottoponendo i lavoratori al ricatto della mobilità e del precariato (soprattutto i giovani) e alla decurtazione dei salari, provocando centinaia di vittime tra i lavoratori per l'assenza di norme di sicurezza adeguate, in nome dei risparmi per rendere competitive le aziende sul mercato globale. L'attacco all'articolo 18 è solo l'ultimo di una lunga serie.
Questa è la vera violenza che agisce nella nostra epoca, quella che colpisce direttamente i lavoratori nel nostro paese e nel mondo, che si nutre dell'aggressione militare verso popolazioni civili inermi per il controllo delle fonti energetiche e lo sviluppo della penetrazione imperialistica sullo scacchiere mondiale.

4. A questa violenza sociale, espressione delle classi dominanti e soprattutto delle borghesie imperialistiche nazionali ed internazionali, l'unica risposta possibile è quella della mobilitazione sociale, dello sviluppo delle lotte, del rilancio del conflitto sociale e dell'abbandono di qualunque politica di concertazione e di consociativismo in nome dei valori comuni nazionali.
La violenza che le classi dominati alimentano continuamente nel corpo sociale non possono fermare lo sviluppo dell'opposizione sociale e politica alle politiche liberiste, che già sono state avviate dai governi di centrosinistra e che l'attuale governo di centrodestra ha ripreso ed estremizzato con un segno di classe più marcato concentrando la repressione sociale e politica contro le varie espressioni di dissenso, che si inserisce nel solco della repressione avviata dal centrosinistra italiano ed europeo.
I comunisti hanno il compito di innescare una riflessione critica sul sistema capitalistico attuale e sulle sue forme economico-sociali, politico-istituzionali, e militari, contribuendo così alla crescita di un movimento anticapitalista e antimperialista di massa in grado di trasformare la realtà.

IL PIANETA FUTURO
Associazione di politica e cultura comunista
http//www.mercatiesplosivi.com/pianeta/
e-mail: yarince.gifer@tin.it
gernika@tin.it

 

orna al menù di Pianeta Futuro

torna alla home page di Mercati Esplosivi