CAPITALISMO 2001

CRISI DI SOVRAPPRODUZIONE, LIBERISMO
E RILANCIO DELL'ECONOMIA DI GUERRA

DOSSIER a cura de IL PIANETA FUTURO, Associazione di politica e cultura comunista

Produzione bellica
e globalizzazione imperialista

L'11 settembre ha cambiato radicalmente il nostro approccio alla realtà, introducendo nella nostra quotidianità l'assuefazione alla guerra come stato permanente dell'attuale epoca storica. Questo mutamento nella coscienza e nell'immaginario collettivo non è però esclusivamente un prodotto sovrastrutturale, ma affonda le radici nella stessa struttura economico-sociale del sistema capitalistico nella sua fase imperialistico-globalizzata.
Ciò che ci abbiamo tentato di ricostruire in queste pagine è lo stato del capitalismo nella fase attuale, cercando le radici della situazione nell'ormai trentennale crisi di sovrapproduzione e nell'illusione determinata dalla cosiddetta new economy che ha provocato enormi bolle speculative, un'eccessiva fiducia negli investimenti e nelle speculazioni finanziarie a discapito degli investimenti produttivi. Ma la conseguenza più vistosa consiste nella cosiddetta globalizzazione economica, che avvalendosi delle innovazioni tecnologiche ed informatiche, ha permesso la delocalizzazione della produzione (con le conseguenze di aumento della disoccupazione e della precarizzazione del lavoro nelle cittadelle imperialistiche, e l'ipersfruttamento del lavoro anche minorile, fino a situazioni di vero e proprio schiavismo nei Paesi del cosiddetto Sud del mondo), e accelerato la concentrazione economico-finanziaria dei capitali, determinando una nuova divisione internazionale del lavoro e soprattutto un'accentuazione del divario della ricchezza relativa ed assoluta tra i più ricchi (poche migliaia) e i più poveri (molti milioni) del pianeta.
Le risposte che il capitalismo sta dando alla sua crisi dopo l'11 settembre è quella classica dell'imperialismo: riarmo, stretta finanziaria sulle spese, cioè sui diritti e sui servizi sociali, investimenti delle risorse collettive nell'economia di guerra (esercito, intelligence, armi) a discapito degli investimenti nella sanità, nella scuola, nella previdenza.

&laqno;Colpire i terroristi anche con le cattive, se necessario, come è necessario» F. Rutelli
&laqno;Inconcepibile lasciare l'America sola davanti al terrorismo» S. Berlusconi
&laqno;Vi sono momenti in cui è inevitabile l'uso della forza e in Kosovo abbiamo dimostrato di saper prendere le nostre responsabilità» M. D' Alema

L'attacco terroristico agli Usa è avvenuto in un momento delicato per l'economia del paese con la produzione industriale da 11 mesi in caduta libera. E' in crisi la New Economy, una situazione che a molti osservatori ha ricordato il 1929 con aziende come la principale produttrice dei sistemi a fibre ottiche, la Cisco, che in un anno ha perso due terzi del suo valore pari a circa 600mila miliardi di dollari. La ricchezza finanziaria, che sembrava avere soppiantato la produzione industriale, ha interrotto il ciclo di rapida accumulazione. La guerra ha decretato una perdita dei titoli azionari e la crisi degli scambi borsistici, come già accaduto nei momenti salienti della storia novecentesca (1929, immediato dopoguerra, crisi della Baia dei Porci, shock petrolifero, Guerra del Golfo) ma ha ripreso a salire beneficiando delle commesse di guerra e dell'effetto trainante che questo ha avuto rispetto alla produzione industriale. L'economia Usa si è sorretta su una straordinaria massa di acquirenti e di merci che a poco a poco hanno saturato alcuni segmenti di mercato, mentre la bolla speculativa giapponese del 1990 ha decretato la crisi del colosso nipponico, alle prese tra l'altro con alcuni vicini altamente competitivi come la Cina. L'anno 2000 ha portato alla ribalta la Old Economy e se nel 1990 Microsoft, Intel e Cisco erano le società più quotate in Borsa , pochi mesi dopo al loro posto troviamo General electric, Exxon Mobil, Pfizer. Il portale Yahoo (che ha curato i siti aziendali di alcune delle più grandi multinazionali) nel Gennaio 2000 valeva più di General Motors e Ford, un anno dopo aveva perso il 75% del suo valore.
La stessa Akamai fornitrice di tecnologie per Internet se nel 1999 valeva più della petrolifera Texano, un anno e mezzo dopo era alla bancarotta, non mancano altri esempi esplicativi e non sempre la pluralità del mercato risulta essere affidabile visto e considerato che il Gsm europeo nelle comunicazioni cellulari risulta assai più affidabile della pluralità americana che non garantisce la funzionalità dell'apparecchio in tutti gli stati. La New Economy ha gettato nel baratro molte famiglie americane impossibilitate a pagarsi l'assicurazione sanitaria, l'affitto della casa o le spese scolastiche per i figli; una massa di nuovi poveri, precari e flessibili, incerti tanto del loro presente quanto del futuro, composta non da operai generici ma da tecnici e professionisti specializzati per la riqualificazione dei quali le industrie non intendono investire un centesimo. Internet si è rivelata una bufala per molti, lo dimostra la crisi delle testate giornalistiche con un potente servizio on line, un giro di affari in continua crescita ma non abbastanza per guadagnare e vendere tanta pubblicità da coprire le spese. Una nuova figura di licenziato si affaccia attraverso le maglie bucate della rete, con alto profilo professionale, proveniente dalla media e alta borghesia, alle spalle una solida cultura imprenditrice e una fiducia sconfinata nella pubblicità che invece sembra avere voltato le spalle ai suoi fedeli, ma nonostante l'esito in buona parte negativo non esiste testata che possa fare a meno di Internet e dei suoi servizi. E la cosiddetta era di Internet, badate bene, non allarga la democrazia e le conoscenze individuali, pensate alla Firestone, fabbrica produttrice di pneumatici che ha dovuto affrontare 300 processi per l'esplosione delle gomme senza che la notizia sia uscita fuori dalla ristretta cerchia delle vittime e dei dirigenti di fabbrica. E' proprio il caso di dire che il silenzio è d'oro.
Gli Usa dopo l'ubriacatura speculativa della New Economy hanno scoperto, già da un paio di anni, che alcune aree del mondo lavorativo non intendono più subire i processi di globalizzazione e di delocalizzazione delle imprese, il deficit del settore privato è il più alto dal dopoguerra segno che si spende più di quello che si riesca a produrre, gli stessi impianti presentano un minore tasso di utilizzo. Gli attentati Kamikaze arrivano quindi in un momento singolare perché una oculata gestione delle imprese belliche potrebbe garantire il rilancio dell'economia Usa e rafforzare il suo predominio nella produzione di tecnologia ad uso militare e civile. La fervente ondata di nazionalismo (in un solo giorno una catena di supermercati ha venduto quasi 90mila bandiere a stelle e strisce), le preghiere in cattedrale degli ultimi tre presidenti con una pressoché totale unità patriottica tra repubblicani e democratici, il diffondersi di un pensiero unico nazional-imperialista alla base del quale c'è sempre il mito dell'America paladina del Bene (non a caso Bush dice "risponderemo per cancellare il Male dal mondo") e della Civiltà, questi sono i segnali inequivocabili della superpotenza imperialista pronta a scatenare nel globo la sua atroce vendetta, vendetta dalla quale dipenderanno gli scenari geopolitica del nuovo secolo.
Come ha detto A.Negri, su "Il Sole 24 Ore", questo mondo non scopre ora la guerra perché la vive da almeno venti anni con milioni di vittime e di profughi, con bombe intelligenti e bombardamenti chirurgici, una atroce e cinica mutazione del vocabolario che rende accettabili la barbarie, la violenza e le distruzioni.
La Guerra Permanente consente progetti di riarmo, la revoca (fin dal 1976) della licenza di uccidere agli 007 americani, una revisione strategica della Nato con l'attuazione di quei progetti di intervento rapido per i quali il nuovo statuto dell'Alleanza è stato licenziato in piena crisi balcanica, senza consultare il Parlamento Italiano e con il sostegno di Polo e Ulivo. Abbiamo parlato di nuovi progetti d'arma dei quali lo scudo spaziale è solo il più noto. La Lockeed ha già individuato 13 aziende per il nuovo aereo JSF destinato innanzitutto agli eserciti di Usa e Gb. Ma il JSF entrerà in funzione solo tra 15 ­20 anni, nel frattempo si sta ultimando il nuovo caccia europeo, l'Eurofighter typhoon, con effetti a catena sia nella produzione di componenti sia nel campo civile dove la tecnologia militare trova subito rapida e diversificata applicazione. Il JSF sarà in un primo tempo prodotto in 3000 esemplari e Alenia, Finmeccanica sono in pool position nel consorzio produttivo il cui giro di affari superiore a 500 miliardi di dollari. Questa notizia "fa bene" all'expo militare italiano che dopo gli anni "gloriosi" di Craxi e Spadolini ha vissuto anni di magra recedendo al settimo posto nella graduatoria di vendite dei materiali militari, con una perdita pari al 32% solo rispetto a tre anni fa. Il nuovo modello di difesa e l'esercito europeo stanno promovendo consorzi e sinergie in campo militare, l'italiana Virescit si è guadagnata la manutenzione dei radar aeroportuali e degli stessi sistemi elettronici e avionici della Lockeed con un bagaglio tecnico industriale altamente specializzato. Per dare impulso a questi progetti la guerra, i progetti di riarmo, forme di colonialismo mascherato da operazioni di pace rappresentano occasioni di investimento straordinarie, ecco per quale ragione nessuno si sottrae alla folle corsa bellica e non solo per ragioni di vassallaggio culturale e politico verso gli Usa ma per rispondere alle richieste del capitalismo locale.

Annullati i diritti civili negli Usa

Con l'approvazione della Usa Patriot Act, la libertà individuale e collettiva subisce ulteriori drastiche riduzioni che dimostrano come non esista più lo stato di diritto negli Stati Uniti. Non solo si condannano a morte individui contro i quali non esistono prove fondate (respingendo anche i riesami dei casi) ma si ripristinano modelli repressivi già adottati contro la popolazione di colore e nella seconda guerra mondiale asiatica (ricordate i campi di detenzione?)Qualsiasi manifestante potrà essere trattenuto come terrorista su discrezione di Polizia e FBI, sciolte di ufficio movimenti di opinione e gruppi di opposizione scomodi(specie se si occupano dei diritti delle minoranze), ricorso al Tribunale militare per sospetti terroristi. Gli immigrati, anche in possesso di regolare permesso di soggiorno, potranno essere imprigionati (carcerazione preventiva senza limiti) , lista nera per proibire il ritorno negli Usa di stranieri "socialmente e ideologicamente pericolosi". Basterà avere partecipato ad uno sciopero, ad un corteo, ad una riunione per vedersi rifiutato il visto di ingresso. Libertà di perquisizione, fermo e arresto anche senza mandato della Magistratura, libertà assoluta della Polizia di mettere sotto controllo telefoni, posta e individui. Questa legislazione di emergenza è figlia della tolleranza zero e spianerà la strada ad una repressione sociale e politica ancora più forte .

Lo scontro tra capitale produttivo e finanziario

Nelle recenti vicende italiane possiamo tentare di rintracciare un filo conduttore per la comprensione dello scontro interno alla borghesia. La vicenda dell'Airbus A400M è sintomatica di ciò che sta avvenendo su scala nazionale ed internazionale, poiché non si può considerare la vicenda come una questione esclusivamente interna al Governo e alla borghesia italiani. Basti pensare a Ruggiero, attuale Ministro degli Esteri, ex Presidente del WTO, uomo di fiducia della famiglia Agnelli e del Presidente Ciampi, una sorta di garante/tutor per il Cavaliere e il suo "cancellierato".
Martedì 23 ottobre, sul Corsera, appare un articolo titolato: "Finmeccanica-Airbus, alleanza in bilico". Sergio rizzo ci informa che " la maggioranza di centrosinistra aveva favorito, negli scorsi anni, il processo di sempre maggiore integrazione della Finmeccanica nell'industria ad alta tecnologia e aereonautica europea, militare e non". Una novità rispetto alle politiche del gruppo Alenia-Finmeccanica, "tradizionale fornitore della statunitense McDonnel"; per inserirsi nell'affare degli aerei civili, però, occorreva aderire "al programma del veivolo da trasporto militare A400M", di cui l'aeronautica militare ne avrebbe dovuti acquistare 16 su 200 prodotti, in sostituzione dei C130 della Lockheed. La Finmeccanica avrebbe partecipato costruendo parte della fusoliera (l'8% del progetto) e stringendo con l'Edas (azionista di maggioranza franco-tedesco-spagnolo dell'Airbus) "un accordo che garantisce alla società controllata dal tesoro italiano un'opzione sul 5% del gruppo europeo".
Sullo stesso numero, Salvatore Bragantini sostiene che il Ministro della Difesa Martino, "noto euroscettico", ha sfruttato le perplessità dell'aeronautica militare per far saltare l'accordo, permettendo agli americani di realizzare il proprio obiettivo, "tirarci dalla loro parte per neutralizzare il progetto europeo di difesa comune".
Ruggiero ha reagito praticamente minacciando le dimissioni, comunque risentito per l'atteggiamento di Martino, appoggiato da Berlusconi, e del Governo sulle scelte in merito.
Su la Repubblica di giovedì, Franco Pappitto riporta le perplessità del Ministro delle attività produttive, "che avrebbe dovuto far fronte al finanziamento dei sedici A400M destinati all'aviazione italiana con il bilancio del suo dicastero". Il fronte anti-Airbus, dunque, si allarga.
Ma il fronte americano, capeggiato da Martino, non porta comunque vantaggi all'industria italiana, dato che "gli USA non compreranno dalla Finmeccanica i 60 blindati Centauro che avrebbero dovuto essere impiegati in Afghanistan" (Sergio Rizzo, Corsera, venerdì 26 ottobre 2001). Tuttavia, è lo stesso giornalista sul quotidiano della borghesia italiana per eccellenza a rilevare lo scontro interno al Governo: Luigi Ramponi, presidente della Commissione Difesa della Camera, interviene dichiarando la sua non condivisione della scelta di Martino, che dà voce anche al Ministro per l'Economia Tremonti, dissenziente silenzioso (ma toccato negli interessi, essendo azionista di Finmeccanica lui stesso).
Intanto, viene rilevata una "flessione del 30% degli ordini per gli aerei civili prodotti dall'Airbus", a dimostrazione che in gioco non ci sono solamente gli equilibri politico-militari, ma interessi economico-produttivi determinanti.
Lo scontro interno, peraltro, va avanti: il vicepremier Fini si schiera apertamente con Ruggiero a favore del progetto Airbus, che va visto come "l'unico progetto comune di difesa europeo".
Dal punto di vista degli interessi economici nazionali in gioco, lo scontro appare al momento tra l'apparato industriale e l'Aereonautica militare, mentre sul piano internazionale è tra le commesse europee e quelle americane. Naturalmente, le cose sono ancora più complesse, vista la pluralità di interessi della Fiat stessa, legata agli Stati Uniti come dimostra l'accordo con la General Motors, ma al contempo interessata a progetti europei da parte della FiatAvio: Francesco Paternò, su il manifesto di sabato 27 ottobre, fornisce alcuni dati della partecipazione italiana (FiatAvio) alle produzioni europee del cacciabombardiere Tornado (20%) e del nuovo caccia Eurofighter (21%), che farebbero pensare ad un intreccio di interessi tra Fiat e Finmeccanica nel campo dell'industria aeronautica europea; al contrario, c'è chi sostiene che il Governo Berlusconi cercherebbe di svuotare Finmeccanica (che ha consistenti partecipazioni di capitale pubblico) per renderla meno concorrenziale con i gruppi privati (FiatAvio, FiatFerroviaria) che si contenderebbero fette di mercato negli stessi settori (Gemma Contin su Liberazione di domenica 28 ottobre 2001).
Quest'ultima interpretazione sembra però priva di fondamenti, poiché sarebbe un po' come la barzelletta del marito che, per far dispetto alla moglie, si taglia le palle: per distruggere la concorrenza di Finmeccanica, e far così piacere ai privati (Fiat in primo luogo), il Governo adotterebbe un provvedimento che svantaggia anche FiatAvio oltre che Alenia-Finmeccanica, e lo farebbe in contrasto palese con l'uomo di fiducia di quei settori privati che dovrebbe favorire (cioè Ruggiero, l'uomo voluto nell'esecutivo da Agnelli).
Allo stato attuale e prima della discussione dirimente in Consiglio dei Ministri prevista per l'8 novembre, ci pare di poter affermare che si è verificato uno scontro concorrenziale all'interno del settore della borghesia legata al capitale produttivo dell'apparato industrial-militare, settore strategico per ciò che sta avvenendo in queste settimane di guerra. Lo scontro non attiene né alle pure borghesie nazionali in contrasto tra loro, né alle multinazionali della globalizzazione: è uno scontro classicamente interimperialistico, poiché vede la costruzione di alleanze tra capitale finanziario e produttivo, pubblico e privato, in vista dell'accaparramento di settori di mercato.
I settori coinvolti sono prevalentemente legati al capitale produttivo, all'apparato industriale militare e civile, mentre la dimensione finanziaria aveva permesso di rastrellare capitali da investire nell'operazione e nel progetto Airbus, sia sul piano militare che civile.
Non dunque un puro scontro di carattere politico (americanisti vs. europeisti, oppure, antieuropeisti vs. antiamericanisti), né di semplice carattere economico: lo scontro prefigura una dimensione complessa di intreccio tra capitale finanziario e produttivo, tra apparato industriale bellico e civile, tra capitale pubblico e privato, in cui gli interessi si sovrappongono e si scontrano trasversalmente.

(lunedì 5 novembre 2001)

P.S.: sul Corsera di mercoledì 14 novembre è apparso un trafiletto in cui si riporta una dichiarazione proveniente dal Pentagono per un accordo con l'Italia per il supercaccia di nuova generazione JSF. Ciò creerebbe un asse di ferro tra l'industria italiana e la Lockheed Martin, scelta che contrasterebbe con i piani per il futuro cargo europeo Airbus A400M. Successivamente, su la Repubblica di giovedì 15 novembre, Marco Patucchi ci informa che in un documento riservato inviato da Alenia-Finmeccanica al Governo si scrive che il programma dell'Airbus A400M in realtà &laqno;non riveste una elevata valenza strategica». Inoltre, si insiste, la partecipazione a questo progetto &laqno;non deve avvenire a detrimento di altri piani di maggiore valenza per l'industria nazionale». La questione è di carattere prevalentemente economico: nella relazione si sostiene che per la partecipazione al progetto di aereo da trasporto C-27J, costruito in collaborazione con l'americana Lookheed Martin, l'Alenia prevede di incassare tra il 2001 e il 2008 circa 1102 mld di lire, con un investimento di 550mld (fondi legge 808) ed una ricaduta occupazionale di 1863 addetti, mentre non si indicano le stime sui ricavi né gli effetti occupazionali per il progetto europeo dell'Airbus, ma solamente il costo, stimato intorno ai 2650 miliardi di lire.
Le ragioni strategiche di partecipazione ai progetti europei di difesa comune si intrecciano e si scontrano con gli interessi degli attori in campo, delineando con sempre maggiore nettezza uno scontro interno alle frazioni della borghesia nazionale ed internazionale.


SCHEDA AIRBUS - L'Italia prevedeva l'acquisto di 16 esemplari di questo aereo militare, il primo costruito dal consorzio europeo Airbus. Il 16 Novembre sarà ratificato l'accordo finale che prevede la costruzione di 73 aerei per la Germania, 50 per la Francia, 27 per la Spagna, 25 per la Gran Bretagna, 10 per la Turchia, 7 per il Belgio, 3 per il Portogallo, 1 per "l'imbelle Lussemburgo"(G. Fini). Il conflitto tra Il ministro degli esteri Ruggero e il presidente del Consiglio Berlusconi avviene sullo sfondo di scelte strategiche della massima importanza. Non sono i 2800 miliardi di spesa a preoccupare l'Italia, lo stesso Financial Times si interessa in più occasioni ai contrasti interni al governo Italiano. L'esclusione dell'Italia dai vertici europei è motivo di critica durissima da parte dell'Ulivo che aveva legato la propria politica estera ad un europeismo che nei consorzi industrial militari individuava le basi del processo fondativo. L'Inghilterra è alleata privilegiata Usa fin dalla guerra nel Golfo, il paese europeo più esposto nelle operazioni militari a fianco degli Usa, eppure, nonostante liti e contrasti con Germania e Francia nel comune progetto di difesa europea, partecipa al consorzio Airbus A400M.
La scelta di guadagnare credibilità oltre Oceano ha costi ben precisi, favorire il colossale giro di affari e di commesse militari attivate dalla Lockeed con i supercaccia JSF , dalla Boeing con il Soni Cruiser.
Il bilancio difesa Italiano crescerà in termini esponenziali nei prossimi anni, la stessa Legge Finanziaria prevede finanziamenti all'Intelligence e agli apparati industrial militari, il sodalizio Usa Israele e in subordine turchia spinge l'Europa a ri-nazionalizzare le politiche estere e di difesa. E' possibile che il Governo Berlusconi, alle prese con comitati di affari e miopie neoliberiste non sappia cogliere l'importanza strategica dell'Airbus come non seppe individuare qualche precedente governo la rilevanza dell'Eurocorpo, anche se alla base delle decisioni fino ad ora assunte c'è un interesse ben preciso, ossia la selezione di Alenia e Finmeccanica e di altre aziende italiane da parte Usa per la costruzione del nuovo supercaccia JSF. La pensa diversamente un'altra fazione del capitalismo italiano, la Fiat Avio che per bocca del suo amministratore delegato, Saverio Strati, critica la mancata partecipazione ricordando l'accordo di quattro mesi fa per costruire il motore dell'Aero Propulsion Aliante firmato con altre aziende europee. Fiat Avio parla di 1000 miliardi di lire sfumati tra il 2007 e il 2015 e ricorda che altri consorzi europei come quelli per la produzione di Tornado e Eurofighter hanno garantito introiti colossali capaci di coprire il 75% del fatturato
complessivo.

LO SPETTRO DELLA RECESSIONE

Il Fondo Monetario Internazionale ha diffuso giovedì 15 novembre una previsione della congiuntura economica internazionale, che indicano una correzione al ribasso delle stime di crescita previste. Per il 2001, infatti la stima scende dal 2,6% al 2,4%, mentre per il 2002 si prevede una riduzione della stima dal 3,5 al 2,4%.
I dati diffusi parlano di un lieve calo degli USA dall'1,3 all'1,1% per quest'anno, mentre di un brusco arresto dal 2,2 allo 0,7%, per il 2002.
Per l'UE i pronostici sembrano meno drastici: dall'1,8 all'1,7% questo anno, mentre dal 2,2 all'1,4% nel 2002. Per l'Italia, l'ISTAT indica una flessione della produzione industriale del -4,3% a settembre.
L'anello debole della catena nel sistema capitalistico mondiale è comunque rappresentato dal Giappone, per cui su prevedono cali nelle stime già negative di crescita dal -0,5 al -0,9% nel 2001, e un tonfo dal +0,2% al -1,3% nel 2002.
I dati provenienti dall'economia produttiva sono dunque assolutamente allarmanti per la borghesia internazionale, che tenta di recuperare gonfiando a dismisura le bolle speculative e il mercato finanziario e dirottando gli investimenti sulle produzioni belliche. Infatti, come sostiene anche Joseph Halevi su il manifesto di sabato 10 novembre, la crisi generale che interessa il mondo produttivo, aggravatasi dopo l'11 settembre, mostra segni di controbilanciamento con gli investimenti in armamenti che danno boccate di ossigeno alle industri belliche come la Lockheed Martin, che si è vista assegnare un contratto di 200 miliardi di dollari (circa 430mila miliardi di lire) per 3000 aerei da guerra nei prossimi vent'anni, poiché "nell'industria aeronautica USA i profitti principali provengono dalle commesse militari e con la crisi dell'aviazione civile queste diventano vitali". Ma se Lockheed ride, Boeing piange, e questo determina che "nel migliore dei casi i risultati in termini occupazionali si annullano". Dunque, l'incremento della produzione a fini bellici non è al momento trainante, non produce cioè quell'effetto positivo "voluto dal keynesismo militare".
Sempre sul piano produttivo, il secondo gruppo siderurgico statunitense (Bethlehem Steel) si sta preparando a massicci licenziamenti invocando una legge sui fallimenti che protegge dai creditori mentre avviene la ristrutturazione. L'effetto che ne deriverebbe coinvolgerebbe anche il mercato finanziario, poiché entrerebbe in crsi il sistema pensionistico basato sui fondi privati finanziati dai contributi dei salariati e delle aziende. Halevi sostiene che "la sostenibilità dei fondi pensione è finita per dipendere dai mercati di capitale speculativo", la cui crisi squilibra il sistema e pesa sulle società con ulteriori aggravi finanziari.
La conclusione di Halevi è che attualmente vi è un eccessivo squilibrio a favore del capitale finanziario speculativo, e il risultato e che "le imprese ne soffrono in termini di investimenti reali nonché nella loro capacità di sostenere i fondi pensione".
Il rilancio dell'economia attraverso il riarmo ed investimenti militari, dunque, potrebbe non essere sufficiente per salvaguardare il capitalismo dalla crisi recessiva. Lo scontro interno alle frazioni del capitale, nel perverso intreccio tra economia produttiva e finanziaria (speculativa) può provocare una rottura più profonda nel sistema. Qui di seguito presentiamo alcune schede per documentare il fenomeno.

APPUNTI DI UNA CRISI GLOBALE

Cresce la speculazione finanziaria
Dopo l'11 settembre si aprono nuovi scenari per le speculazioni finanziarie, per i possessori di portafogli con warrant call , un prodotto offerto pochi anni or sono dalle banche a clienti in grado di investire quote significative su un titolo azionario o su indici di mercato, conoscendo in partenza le oscillazioni tra la massima perdita e il tetto più alto di rialzo. I cowered warrants (che possono garantire guadagni stratosferici come anche colossali perdite) quotati sono passati da 10mila milioni di euro scambiati in un giorno ai quasi 30mila di media dell'anno 2001, con una quotazione cresciuta nell'ultimo biennio di otto volte.

Guerre senza morti?
Ricordate quando Adriano Sofri nel sostegno incondizionato alle operazioni militari nei Balcani sostenne che i bombardamenti contro la Jugoslavia avevano provocato pochissimi morti? Non sappiamo ancora il numero esatto dei morti durante la guerra nel Golfo, di certo le Nazioni Unite parlano di circa 1 milione e mezzo solo a seguito dell'embargo, spesso per malattie curabili con semplici medicinali. In ogni caso negli ultimi trenta anni, la tendenza Usa a condurre guerre con alto numero di morti tra i civili e militari nemici, si accompagna alla limitazione di perdite e feriti in casa propria. Incuranza verso le conseguenze ambientali e sociali, progetti di intervento e di bonifica post-guerra per garantire alle proprie multinazionali la torta della ricostruzione, la guerra è ormai un elemento strutturale dell'imperialismo Usa, una elemento costituente del quale l'economia e gli equilibri geopolitica non possono fare a meno. Già 35 anni fa, nel "Rapporto segreto da Iron Mountain sulla possibilità e desiderabilità della pace" si definiva la pace e la stabilità una seria minaccia ai profitti capitalistici indicando "livelli minimi di distruzione di vite umane per conservare credibilità alla minaccia di guerra in situazioni politiche diverse" .Nell'era poi del Grande fratello, i media scompaiono dagli eventi in corso, se nel Golfo la televisione era sempre presente ai margini di ogni evento, a partire dal Kosovo le operazioni sono state condotte nel più assoluto anonimato e agli occhi della opinione pubblica internazionale appaiono solo immagine di origini controllate per evitare ogni sindrome da Vietnam e critiche alla crociata del bene contro il male.

Militari Usa morti in missione
Corea 1950-53 50.000
Vietnam 1960-75 56.000 morti
Libano 1982-84 241 morti
Panama 1989-90 4 (!!)
Golfo 1990-91 310 morti
Bosnia 1993-95 zero morti !!!!!
Kosovo 1999 2 morti

Industria difesa Usa in ascesa, dopo tre anni la United Defense si quota in borsa annunciando nuovi patners, le produzioni civili non collegati al militare segnano il passo, come per esempio la B|E Aerospace che licenzierà entro Natale oltre il 20% della propria forza lavoro chiudendo cinque fabbriche

La guerra fa crescere nel mondo il numero dei morti per fame e malattie. Secondo i dati della Fao, ci sono 815 milioni persone denutrite, 777 milioni nei paesi in via di sviluppo, 27 nell'est Europeo, 11 milioni nei paesi a capitalismo avanzato. La povertà e la miseria avanzano inesorabilmente "alimentate" dal nuovo Ordine mondiale.

Modello Usa
Commentate da voi questi dati:
Poveri - 1970: 25,4 milioni; 1997: 35,6 milioni; 1999: oltre 36 mil.
Detenuti - 1930: 129mila; 1970: 196mila; 1980: 315mila; 1990: 739mila; 1997: un milione e 200mila. Previsioni 2001: oltre 1 milione

Il Terzo Libro Bianco delle Forze Armate:
dalla Tolleranza Zero alla Guerra Permanente

Recentemente è stato pubblicato per la terza volta il Libro Bianco delle Forze Armate. La prima fu nel 1977, poco dopo l'accettazione della Nato da parte del PCI che aveva già concluso il compromesso storico e la svolta sindacale, in Cgil, dell'Eur che sancirono rispettivamente la morte dell'opposizione politica e dell'antagonismo sociale e sindacale, liquidando le esperienze di base nelle fabbriche gettando le prime basi della concertazione. E' alla metà degli anni settanta che sul terreno politico e internazionale, su quello sociale e sindacale maturano scelte e compromessi che condannano alla sconfitta e alla subalternità i lavoratori, il pacifismo, l'antimperialismo. Nel 1977 il Libro sanciva la nascita di forze armate integrate nel sistema offensivo della Nato con il consenso di maggioranza ed opposizione. Ovviamente si copriva il ruolo delle Forze armate e dei servizi segreti nella Strategia della tensione(pochi anni dopo con i depistagli di Ustica avremo un'ulteriore prova), nelle reti di Gladio; nascono allora molti dei reparti speciali di CC, PS e Guardia di Finanzia e Polizia Penitenziaria che conosceremo bene negli anni successivi, dalla repressione contro la sinistra rivoluzionaria (campagna antiterrorismo e leggi speciali che violando la Costituzione daranno poteri speciali e illimitati alle forze di polizia, poteri che non saranno solo temporanei, ma duraturi e permanenti, tuttorain vigore, come insegnano le giornate di Genova).

Il secondo libro è del 1985, con il ministro Spadolini che un padre Comboniano (Alex Zanotelli) definì piazzista d'armi e per questo dal Vaticano fu cacciato via dall'Italia, prima nella Terra del Fuoco poi in Africa in villaggi dove il 75% della popolazione muore di Aids. Sono questi gli anni del boom di produzione e vendite di armi made in Italy, sono gli anni delle tangenti Africane e del sostegno accordato dall'asse PSI- Partito Repubblicano alle dittature africane.

Il terzo libro, anno 2001, arriva dopo la nascita del Nuovo modello di difesa, la liquidazione dell'esercito di leva a favore di quello professionale più adatto alla Nato e alle forze di pronto intervento costruite per le strategie offensive in ogni area del globo. Il Parlamento italiano non ha votato il Nuovo statuto della Nato, incluso l'art.5, oggi i DS criticano Berlusconi perché rispetto alla attuale coalizione di destra, il governo di centrosinistra si dimostrò nel Kosovo più pronto ed affidabile ad intervenire in guerra accanto agli Usa (modello Blair). Il partito unico dell'imperialismo neo atlantista fa scrivere sul Libro bianco delle F.A che "gli ultimi dieci anni della Nato e dell'UE hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo delle condizioni di libertà e di progresso, ala sicurezza di tutti gli Stati". Eppure mai come negli ultimi dieci anni il ricorso alla guerra è stato sistematico, diremmo costituente di un equilibrio basato sul terrore, sul militarismo, sulla repressione sociale di movimenti nazionali (le guerre di liberazione bollate come terroriste dal Dipartimento di Stato Usa) e sociali. I generali e i politici ci dicono che la "Riforma dei Vertici ha semplificato la Gerarchia", ossia a comandare devono essere sempre di meno e tutti gli altri ad obbedire ciecamente nella lotta del bene contro il male. Infine, l'intelligence (alla quale il Libro dedica un intero capitolo, il quarto). Dai giornali apprendiamo che Israele e il Mossad sono considerati maestri ed esempi da emulare (esperti sono in Usa per addestrare reparti speciali americani e Nato), con i loro cecchini che uccidono inermi manifestanti "armati" di pietre, con una pratica terrorista consolidata in 50 anni di barbarie contro il popolo palestinese. Licenza di uccidere agli 007, utilizzo di ogni mezzo, potenziamento dell'intelligence "uno strumento non convenzionale impiegato nelle relazioni internazionali per proteggere e promuovere l'interesse nazionale". Non c'è che dire, se vuoi la pace prepara la guerra con ogni mezzo possibile, terrorismo incluso, tanto nessuno si sognerà di accomunare i crociati del bene e della pax Usa ai Kamikaze di qualche setta.