Neofascismo in Italia
Il movimento neofascista incominciò a prendere spunto nei primi
mesi dopo la liberazione dalle frange di estremisti repubblichini del Nord,
spesso i più giovani e i più focosi. Vennero fondati movimentini
in ogni luogo. Nel 1946 molti gruppuscoli cercano di riunirsi, per essere
più forti di fronte allo stato (che li perseguita o almeno dovrebbe
farlo) e formano i FAR (Fasci Armati Rivoluzionari) e, il 12 dicembre 1946,
il MSI (Movimento Sociale Italiano). Il primo segretario è Almirante,
capo della corrente di sinistra, socializzatrice e tendenzialmente antiamericana.
Nel '50 Almirante viene spodestato dalla destra del partito, che nel frattempo
ha dimostrato di avere molto più seguito nel paese (in particolare
nel sud d'Italia), miscelando clientelismo, qualunquismo e squadrismo. Prima
De Marsanich e quindi Michelini guidano il MSI fino al 1969 (anno della
morte di Michelini).
Nel frattempo, nel '56 si consuma la rottura nel MSI: il gruppo guidato
da Pino Rauti e che si ispira alle idee iperconservatrici del filosofo Julius
Evola esce dal partito per fondare la formazione extraparlamentare Ordine
Nuovo. Nel '59 un'ulteriore scissione produrrà il secondo importante
gruppo della destra radicale degli anni '60: Avanguardia Nazionale, con
a capo Stefano Delle Chiaie. ON e AN, pur mantenendo rapporti col vertice
e con singoli dirigenti del MSI, conducono una politica autonoma dal partito
di riferimento, fino al '60 impegnato a sostenere governi democristiani
e dopo a cercare di contrastare il centro-sinistra. Da un lato ON e AN indottrinano
giovani, spronandoli alla rivoluzione nazionalsocialista, quindi aizzandoli
alle risse, ai pestaggi, alle rapine. Dall'altro Rauti, Delle Chiaie e altri
dirigenti dei due movimenti si inseriscono nelle alte gerarchie militari,
negli ambienti dei servizi segreti e della rete CIA-Stay Behind-Gladio.
E fanno questo molto più direttamente e sfacciatamente rispetto ai
cugini del MSI.
Nel '65 si tiene un convegno all'istituto Pollio di Roma, organizzato da
militari, politici della destra istituzionale e della destra extraparlamentare
(sono presenti tra gli altri Rauti, Delle Chiaie, Giannettini, ecc.). In
questo convegno si preparano le strategie della battaglia anticomunista
che deve venire.
Logica conseguenza sarà la strategia della tensione, iniziata
proprio nella seconda metà degli anni '60, fatta di bombe, infiltrazioni
nei partiti di sinistra, golpe minacciati, costruzioni di falsi indizi,
schedature di uomini politici, ecc.
Tutto ciò non era certo una novità, visto che già nel
'64 l'Italia aveva corso il rischio di un colpo di stato attuato dai carabinieri
del generale De Lorenzo (Piano Solo), col consenso del capo di stato, Antonio
Segni. Ma la strategia della tensione fu qualcosa di molto più lungo,
sottile e mostruoso: 19 stragi impunite, centinaia di morti e feriti innocenti,
un ventennio di notte della repubblica.
Il vero momento di inizio della strategia della tensione è sicuramente
la strage di piazza Fontana, il 12 dicembre 1969, organizzata col chiaro
fine di attribuirne la colpa agli anarchici, e quindi di creare un clima
di tensione, appunto, e di desiderio di ordine, di pulizia, di destra, di
militari, ecc.
Così è stato per il golpe dell'8 dicembre '70, per la strage
di Peteano del '72, per la strage alla questura di Milano del '73, per le
bombe del '74, per la strage di Bologna (e quella di Ustica) dell'80, per
la strage di Natale dell'84. Sicuramente inoltre anche le bombe del '93
contro monumenti e passanti rientrano in un'analoga strategia delle stragi.
Intanto nel '69 ON rientrò nel MSI (tranne una minoranza agguerrita)
e AN si sciolse. Negli anni '70 le formazioni di estrema destra quindi divengono
esplicitamente terroristiche e clandestine: Ordine Nero, una nuova Avanguardia
Nazionale, quindi i NAR, Terza Posizione e Costruiamo l'azione.
I NAR, in particolare, costituiti da militanti del FUAN (organizzazione
giovanile del MSI) romano nel '77-'78 e guidati dallo spietato e giovanissimo
Giuseppe Valerio Fioravanti, si proclamarono paladini della violenza a tutti
i costi, in nome di valori quali la vendetta e l'onore.
Con gli anni '80 e la fine del terrorismo finiscono anche le azioni violente
della destra estrema, e il MSI diviene sempre più accettato nell'entourage
politico: Almirante lo guiderà con passione fino alla morte, nell'87.
Il successore designato è Gianfranco Fini, che però in pochi
anni riduce la brillantezza e la consistenza elettorale del MSI ai minimi
storici, tanto che nel '90 gli viene preferito Rauti, che per un anno regge
il partito. Ma nel '91 Fini viene richiamato alla guida del MSI, dopo una
cocente sconfitta alle elezioni regionali.
Durante il periodo rautiano si sono formate però, soprattutto nella
destra giovanile, pulsioni e ideali politici non conciliabili con il "moderato"
Fini. Sono gli anni in cui dilagano nel mondo giovanile (in particolare
fra i giovani skinhead italiani) movimenti di estrema destra, particolarmente
radicati nelle borgate romane ed in alcune aree del Veneto, come il Movimento
Politico, fondato da Maurizio Boccacci, Base Autonoma, Meridiano Zero.
Nel '93, dopo un biennio che qualcuno ha definito un '68 nero a livello
europeo, contraddistinto da pestaggi di extracomunitari, provocazioni antisemite
e agguati a giovani di sinistra, il governo emana il cosiddetto Decreto
Mancino, che mette fuorilegge per razzismo Movimento Politico, Base Autonoma,
Azione Skinhead, L'Uomo Libero, Meridiano Zero e altri gruppuscoli.
Nel '95 il MSI decide di sciogliersi per formare il nuovo partito della
destra, guidato sempre da Gianfranzo Fini, e denominato Alleanza Nazionale.
La corrente rautiana esce dal partito, fondando il Movimento Sociale Fiamma
Tricolore, che raccoglierà negli ultimi anni spezzoni di estremismo
di destra del passato e del presente.
Alla destra del MS-FT si sono inoltre formati negli ultimi mesi altri gruppi:
il Fronte Nazionale, lepenista, guidato da due fuoriusciti: Tilgher (già
leader di Avanguardia Nazionale) e Staiti di Cuddia; l'organizzazione emergente
Forza Nuova, guidata da ex-latitanti di Terza Posizione come Massimo Morsello,
che da Londra organizzava gruppi politici, concerti e turismo, oggi ramificati
in molte regioni d'Italia. Un altro militante di vecchia data del MSI aveva
invece fondato già prima dello scioglimento del MSI, il movimento
Fascismo e Libertà: era Giorgio Pisanò, morto alcuni anni
fa.
Nel maggio del 1998 la Digos conduce la seconda parte della cosiddetta Operazione
Thor, che va a colpire l'organizzazione degli Hammerskins, secondo gli inquirenti
gestita dall'allora latitante Roberto Fiore, cofondatore di Forza Nuova
nel settembre del '97, e finanziatore dei picchiatori che si sono resi responsabili
di pestaggi, profanazioni e manifestazioni razziste. In base quindi alla
Legge Mancino, la Digos ha chiesto l'arresto di 8 persone e ne ha denunciate
170.
Emergono legami sempre più stretti tra l'estremismo di destra e settori
oscurantisti cattolici che organizzano insieme campagne e manifestazioni
contro aborto, divorzio e diritti delle minoranze in nome dell'identità
nazionale. Vengono rimossi cartelli di vie intestate a partigiani per sostituirle
con scritte inneggianti a criminali di guerra nazisti, si esalta il colonialismo
italiano negando i documenti storici che attestano l'uso di gas e torture
contro i civili africani. Nel corso dell'anno 2000 Forza Nuova coordina
manifestazioni contro omosessuali e personaggi vicini a questa organizzazione
partecipano ad assalti contro circoli giovanili e centri sociali, nonché
a episodi ancora da chiarire come alcune rapine.
DOSSIER SU PIAZZA FONTANA
La fine del '69 era stata caratterizzata dall'autunno caldo, e le piazze erano ancora fresche di manifestazioni e slogan di tute blu e studenti, quando il 12 dicembre avviene la strage. Da allora l'Italia sarà scossa da 9 stragi, 3 tentativi di golpe (scoperti), una gravissima cospirazione politica (quella della P2), quindici anni di omicidi politici, l'abbattimento a Ustica di un aereo di linea (il DC9 Itavia nel 1980) e un'escalation vertiginosa di delitti mafiosi.
1. I primi giorni: anarchici mostri e suicidi
Il 12 dicembre 1969 scoppiano tre bombe: due a Roma, una a Milano. Quelle di Roma feriscono varie persone, ma non uccidono, quella di Piazza Fontana a Milano farà 16 vittime. Dopo due ore comincia la prima pista. La polizia ha trovato i colpevoli: gli anarchici, quelli del circolo 22 marzo, e in particolare il giovane ballerino Valpreda e il ferroviere Pinelli. Quest'ultimo viene tartassato, probabilmente picchiato, lasciato senza poter dormire per varie notti, interrogato continuamente, tenuto a digiuno, finché non muore la notte fra 15 e 16 dicembre, precipitando dalla finestra del quarto piano della questura di Milano. Vasti settori dell'opinione pubblica accuseranno Calabresi di omicidio. Calabresi sarà ucciso a sua volta nel '72. Nel '97 sono stati definitivamente condannati per l'omicidio Calabresi i leader di Lotta Continua dell'epoca, che si professano innocenti. Per l'omicidio di Pinelli nessun colpevole.
2. Primo punto: le altre bombe esplose nel '69, chi le ha messe?
Sulla strage, che sarà solo la prima di una lunga e terribile serie, le indagini si sono succedute negli anni, da parte non solo della magistratura (che ha dato vita essa stessa a numerosi tronconi), ma anche da parte di giornalisti e gruppi politici. Nessuna delle piste che si possono seguire prescinde da una serie di fatti precedenti gli attentati del 12 dicembre, e in particolare le bombe scoppiate durante il 1969: il 25 aprile allo stand della Fiat alla Fiera di Milano e in altre città d'Italia (subito attribuite agli anarchici) e l'8-9 agosto su otto treni (12 feriti). Inoltre il 18 aprile il gruppo padovano nero capeggiato da Franco Freda aveva organizzato una riunione a Padova con "un personaggio venuto da Roma" . In questa riunione, lo ha scoperto la magistratura, si sono preparati gli attentati alla Fiera di Milano e ai treni. Lo stesso gruppo Freda aveva organizzato nel gennaio del '69 gli attentati al rettore padovano Opocher e al questore Bonanno. Dei fatti del 25 aprile e dell'agosto sono stati accusati invece gli anarchici, e in particolare gli stessi Valpreda e Pinelli sono più volte stati sentiti dalla questura di Milano per la loro attività politica.
3. Secondo punto: qualcuno già sapeva
Panorama nel luglio '69 aveva parlato di colpi di stato fascisti in preparazione.
Nell'autunno '69 il giornale "The observer" entra in possesso
di un rapporto dei servizi segreti greci in Italia al primo ministro greco,
Giorgio Papadopulos, in cui si parla delle attività di un informatore
del servizio, un italiano, indicato come signor P.. Questo agente senza
nome starebbe cercando di convincere settori "dell'esercito e della
Gendarmeria" italiani a un'"azione" proposta da Papadopulos.
Si dice chiaramente che "le azioni la cui realizzazione era prevista
per epoca anteriore non hanno potuto essere realizzate prima del 20 aprile.
La modifica dei nostri piani è stata necessaria per il fatto che
un contrattempo ha reso difficile l'accesso al padiglione FIAT. Le due azioni
hanno avuto un notevole effetto". Inoltre vengono nominati "il
signor Turchi" ("uno dei nostri amici", è un dirigente
del MSI dell'epoca) e i giornali Il Tempo e Il Giornale d'Italia. L'Observer
il 7 dicembre pubblicò il rapporto.
Vittorio Ambrosini, avvocato milanese amico di Almirante, scrisse il 14
dicembre al ministro dell'interno Franco Restivo e al deputato comunista
Achille Stuani dicendo di essere a conoscenza dei retroscena della strage
di piazza Fontana: fece il nome di Ordine Nuovo e disse che gli attentatori
andavano cercati nel gruppo di dissidenti usciti dal MSI che andarono in
licenza premio in Grecia. Nel luglio '70 Ambrosini davanti ai magistrati
ritratta tutto. Nel '71, incontrandosi con Stuani, conferma le sue conoscenze.
Nel settembre '71 viene ricoverato in ospedale per un sospetto infarto.
Il 21 ottobre si lancia dal settimo piano della clinica e muore.
L'unica testimonianza contro Valpreda (il mostro, secondo la stampa di ogni
colore) è quella di Cornelio Rolandi, tassista, che lo riconosce
in foto. Nel giugno '70 Rolandi viene ricoverato. Un anno dopo morirà
nella sua vasca.
Lunga e tortuosa sarà la trafila processuale senza individuare i
veri mandanti e i responsabili materiali, anche se è appurata la
complicità tra servizi segreti deviati, estremismo di destra ed esponenti
delle forze dell'ordine.
BREVE CRONOLOGIA DELLA STAGIONE DELLE STRAGI
1968
Squadracce fasciste dirette da esponenti del Movimento Sociale inaugurano
la stagione di aggressione fisica ai danni del movimento studentesco nei
principali atenei italiani e nelle scuole medie superiori.
1969
9 agosto. BOMBE SUI TRENI. A ore diverse e su 9 treni diversi,
diretti dal Centro verso il Nord dell'Italia, vengono collocate bombe a
orologeria. Esplodono su 7 treni, senza provocare vittime. Gli altri due
ordigni vengono trovati intatti in quanto i meccanismi a orologeria non
hanno funzionato. Vengono incolpati gli anarchici: è la prova generale
della strage di dicembre.
7 dicembre. LONDRA. Alla vigilia della strage di piazza Fontana, i quotidiani "The Guardian" e "The Observer" pubblicano il famoso "rapporto greco" e la notizia che in Italia un gruppo di elementi di destra e di ufficiali sta preparando un colpo di stato militare con l'appoggio del governo greco. Dal rapporto risulta che gli attentati del 25 aprile all'ufficio cambi della stazione Centrale e alla Fiera Campionaria di Milano sono stati compiuti dai greci e dai fascisti italiani.
9 dicembre. ROMA. L'anarchico Pietro Valpreda è convocato a Milano dal giudice Amati per l'istruttoria del processo per le bombe del 25 aprile. L'11 dicembre parte per Milano.
12 dicembre. MILANO. Strage di Piazza Fontana. Muoiono 16 persone, 90 i feriti. Quel giorno gli ordigni sono quattro: a Roma all'Altare della Patria e alla Banca Nazionale del Lavoro, a Milano alla Banca dell'Agricoltura in piazza Fontana e alla Banca Commerciale di piazza della Scala. L'ordigno della Commerciale viene fatto brillare e distrutto. Le indagini si indirizzano subito verso gli anarchici. Viene invitato in Questura dal commissario Calabresi e trattenuto in stato di fermo il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli.
15 dicembre. MILANO. Funerali delle vittime di piazza Fontana. Arresto di Pietro Valpreda. Resterà in carcere fino al 30 dicembre 1972. Verrà definitivamente assolto nel 1979. Verso mezzanotte Giuseppe Pinelli precipita dalla finestra dell'ufficio del Commissario Calabresi, al quarto piano della Questura. Muore poco dopo all'Ospedale Fatebenefratelli. Nella notte il questore Allitto Bonanno afferma che Pinelli, vistosi smascherato, si era suicidato e aggiunge: "Vi giuro, non lo abbiamo ucciso noi". Ben presto Pinelli verrà riabilitato e unanimemente riconosciuto innocente. Nel 1975 il giudice D'Ambrosio archivia l'inchiesta formulando l'ipotesi di una caduta accidentale per "malore attivo".
1970
24 maggio. Milano, comizio del segretario del Msi Giorgio Almirante:
al termine gruppi di fascisti assaltano la sede dell'Anpi, una libreria
Feltrinelli e la redazione de Il Giorno.
7 settembre. Reggio Calabria, seconda fase della protesta per il capoluogo, ora egemonizzata da Ciccio Franco e dai suoi fascisti del gruppo "Boia chi molla". Quattro attentati dinamitardi. Altre bombe sui treni il 9; incendiata la sede del Psi e l'esattoria comunale il 15; scontri tra fascisti e polizia il 17: Ciccio Franco arrestato.
7 dicembre. Tentativo di colpo di stato capeggiato dal fascista Junio Valerio Borghese, ex repubblichino comandante della X Mas.
12 dicembre. Milano, muore lo studente Saverio Saltarelli colpito al petto da un candelotto lacrimogeno sparato dai carabinieri durante le cariche contro un presidio antifascista del Movimento Studentesco.
1971
29 gennaio. Milano, assalto fascista alla Camera del lavoro;
arrestati nove squadristi.
4 febbraio. Catanzaro, corteo antifascista: gli squadristi del "Boia chi molla" lanciano una bomba; uccidono l'operaio socialista Giuseppe Malacaria e feriscono altre sette persone.
26 agosto. Per la morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, la Procura di Milano invia avvisi di reato ad Antonino Allegra, capo dell'ufficio politico della questura di Milano, e a Luigi Calabresi, commissario di polizia.
24 dicembre. Giovanni Leone è eletto presidente della Repubblica con i voti determinanti del Msi.
1972
3 marzo. Pino Rauti, fondatore del gruppo neonazista "Ordine
Nuovo", è arrestato con l'accusa di ricostituzione del disciolto
partito fascista e di corresponsabilità negli attentati del 1969.
Indiziato il 22 anche per la strage di Piazza Fontana, sarà scarcerato
il 24.
5 maggio. Pisa, manifestazione di protesta contro il comizio del missino Giuseppe Niccolai: la polizia carica duramente gli antifascisti. Il 7, per le ferite riportate, morirà in carcere l'anarchico Giuseppe Serantini.
17 maggio. Milano, Luigi Calabresi, il commissario di polizia coinvolto nella morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, è assassinato sotto la propria abitazione.
31 maggio. Peteano (Go), cinque carabinieri muoiono in un'imboscata dilaniati da una'auto-bomba. Uno degli autori della strage, il fascista reoconfesso Vincenzo Vinciguerra, rivelerà poi che l'attentato era stato preparato da una struttura segreta composta da fascisti, servizi segreti italiani e dei Paesi della Nato.
27 agosto. I neonazisti Franco Freda e Giovanni Ventura sono incriminati dal giudice Franco D'Ambrosio per la strage di Piazza Fontana.
21 ottobre. Attentati dinamitardi ai treni che portano i metalmeccanici a Catanzaro per la conferenza Cgil Cisl Uil sul Mezzogiorno: sei feriti.
1973
3 febbraio. Brescia, una bomba devasta la sede provinciale del
Psi; arrestati sei fascisti di "Avanguardia Nazionale".
10 marzo. Milano, un commando fascista sequestra e violenta l'attrice Franca Rame. Risulterà poi che alcuni ufficiali dei carabinieri di Milano erano complici degli stupratori.
12 aprile. Milano, la questura vieta un comizio del Msi con Ciccio Franco, capo del gruppo fascista di Reggio Calabria "Boia chi molla"; gli squadristi cercano ugualmente d'inscenare una manifestazione: nel corso degli scontri con le forze dell'ordine una bomba a mano uccide l'agente di polizia Antonio Marino. Per la sua morte verranno arrestati alcuni fascisti. L'inchiesta coinvolgerà anche dirigenti e militanti del Msi.
15 maggio. I giornalisti di destra Guido Giannettini e Guido Paglia ricevono avvisi di reato per la strage di Piazza Fontana; Giannettini risulterà essere un agente del Sid (Servizio Informazioni Difesa).
17 maggio. Milano, davanti alla questura Gianfranco Bertoli lancia una bomba a mano con l'intento di uccidere Mariano Rumor, ministro degli Interni: quattro morti e 45 feriti. Si scoprirà poi che Bertoli era un fascista legato ai servizi segreti e per la strage, oltre a lui, saranno condannati il generale Gian Adelio Maletti, capo del Sid, il colonnello Amos Spiazzi, il capo di "Ordine Nuovo" nel Triveneto Carlo Maria Maggi e i neofascisti Giorgio Boffelli, Francesco Neami e Gilberto Cavallini.
24 maggio. Per il segretario del Msi, Giorgio Almirante, la Camera dei deputati concede l'autorizzazione a procedere per il reato di ricostituzione del disciolto partito fascista.
9 novembre. A La Spezia e a Padova (il 12), in seguito ad alcuni arresti, il gruppo terrorista di destra "Rosa dei venti" è scoperto dalla magistratura. Si scoprirà che la "Rosa dei venti" era legata ai servizi segreti italiani e a Paesi della Nato.
22 novembre. "Ordine Nuovo", l'organizzazione neonazista fondata da Pino Rauti, è sciolto dal ministero degli Interni in seguito alla condanna di 30 suoi aderenti per ricostituzione del disciolto partito fascista.
1974
13 gennaio. Padova, il colonnello Amos Spiazzi, uno dei capi
del gruppo terrorista di destra "Rosa dei Venti", è arrestato.
9 febbraio. Torino, una bomba rivendicata dalle Sam (Squadre d'azione Mussolini) distrugge la sede dell'Anpi devastando un intero palazzo
28 maggio. Brescia, una bomba fascista esplode in piazza della Loggia durante una manifestazione di Cgil Cisl Uil: otto morti e un centinaio di feriti.
30 maggio. Pian del Rascino (Ri), i carabinieri scoprono l'ennesimo campo d'addestramento dei fascisti.
4 agosto. San Benedetto Val di Sambro (Bo), strage del treno Italicus. Una bomba fascista esplode sull'espresso Roma-Monaco: dodici morti e 48 feriti.
14 agosto. Mandato di cattura per l'agente del Sid Guido Giannettini per la strage di Piazza Fontana.
31 ottobre. Il generale Vito Miceli, capo del Sid, è arrestato per cospirazione contro lo Stato (golpe Borghese del 7/12/70); un mandato di cattura per lo stesso reato anche al deputato del Msi Sandro Saccucci.
1975
24 gennaio. Empoli (Fi), il fascista Mario Tuti uccide due carabinieri
che stavano eseguendo un ordine di cattura nei suoi confronti. Il 27/5 sarà
condannato all'ergastolo.
1976
28 febbraio. Il generale Gian Adelio Maletti, capo del SID, e
il capitano Antonio La Bruna sono arrestati nel quadro delle indagini per
la strage di Piazza Fontana.
28 maggio. Sezze Romano (Lt) un gruppo di fascisti, capeggiato dal deputato del Msi Sandro Saccucci, spara contro una manifestazione antifascista e uccide Luigi De Rosa della Fgci.
10 luglio. Roma, terroristi fascisti uccidono in un agguato Vittorio Occorsio, sostituto procuratore della Repubblica. Aveva indagato sulle deviazioni del Sifar, sulla strage di Piazza Fontana e su "Ordine nuovo".
VIVARELLI NORMALISTA NEOREVISIONISTA NELLA SCUOLA DEL CENTROSINISTRA
Pietro Calamandrei, a metà degli anni '50, pronunciò discorsi
per condannare il soffocamento della resistenza operato dalle forze conservatrici
che continuavano a detenere il potere politico ed economico. Infatti, dopo
il '48 furono riammessi militari, funzionari, burocrati che avevano favorito
e servito il fascismo fino allo sbarco alleato, per non parlare dei proprietari
agrari e industriali sovvenzionatori di Mussolini prima, della DC in seguito.
Dopo la guerra furono riammessi nelle fila di esercito, polizia e pubblica
amministrazione i membri della Repubblica Sociale Italiana che utilizzò
le proprie forze militari soprattutto per reprimere la lotta partigiana.
Nella RSI si ritrovano la X Mas di Borghese, protagonista poi di tentativi
golpisti negli anni '70, la Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale che aveva
assorbito lo squadrismo degli anni '20 rimasto impunito nonostante si sia
macchiato di eccidi, stupri e violenze.
La memoria popolare ha ancora vivo il ricordo delle bande repubblichine
che indicavano alle SS le persone da deportare in Germania o da uccidere
in esecuzioni sommarie perché ritenute sovversive.
Di ben altro avviso è invece lo storico R. Vivarelli, che ha scritto
una sua memoria (La fine di una stagione, Il Mulino 2000) tesa all'esaltazione
del fascismo e dei repubblichini, senza alcun giudizio analitico sui fatti.
Il fascismo, per Vivarelli, fu "desiderio di tenere fede alla memoria
paterna, ... patria e fascismo erano una cosa sola, ... Mussolini, più
che un capo, era per noi un simbolo ...".
La ricostruzione dell'esercito fascista dopo l'8 settembre 1943, in contemporanea
alla nascita della Resistenza nelle montagne e in città, per Vivarelli
è un moto d'animo giovanile di idealisti che senza alcun dubbio aderivano
alla Germania nazista optando per barbarie, razzismo e soppressione di minoranze.
Le passioni giovanili sono il pretesto con cui Vivarelli ammette, approva
ed esalta l'adesione alla Repubblica Sociale Italiana, riscoprendo un'identità
fascista soltanto celata in cinquant'anni di democrazia. "Dovevamo
nascondere la nostra identità, ed anche più tardi, quando
le acque si calmarono e la vita tornò gradualmente alla normalità,
dovemmo ugualmente nascondere il nostro passato e negare una parte importante
della nostra storia e della nostra vita. E questa specie di esilio è
durato a lungo, in un certo senso è durato sino ad ora.2
Questi passi estrapolati dalle memorie di Vivarelli confermano che i
revisionisti e gli assertori della bontà del fascismo non sono solo
coloro che negano l'esistenza dei campi di sterminio, esistono ben altri
individui che possono parlare nelle aule universitarie, scrivere sulla stampa
e guadagnare spazi televisivi. Riabilitano il fascismo i figli del pensiero
unico liberista che cercano di riscrivere il passato per rendere più
accettabile un presente ed un futuro fatti di barbarie, sfruttamento economico,
razzismo, soppressione dei diritti di minoranze e dei lavoratori.
In questo stretto legame tra i fascisti di ieri, i razzisti e i benpensanti
di oggi si cela una confusione ideologica e culturale che va respinta con
una nuova e coerente battaglia delle idee, che solo i comunisti possono
sostenere.
RIFLESSIONI SUL LIBRO-INTERVISTA DI GIOVANNI PELLEGRINO "SEGRETO DI STATO"
Leggendo il libro-intervista a Giovanni Pellegrino, Presidente della
Commissione Stragi, si ha l'impressione che la sostanza del libro sia politica,
e travalichi anche l'interesse storico-giuridico delle ricostruzioni e delle
interpretazioni. Desta perplessità la riscrittura della storia attraverso
le sole fonti giudiziarie, siano esse atti processuali o verbali di commissioni.
Questo filone storiografico introdotto con Tangentopoli occulta documenti
e valutazioni importanti come insegna la storia degli insabbiamenti e le
verità precostituite al fine di addomesticare l'opinione pubblica.
Si comprende così il perché sia uscito nella forma di intervista
che, oltre ad una maggiore libertà espressiva e comunicativa, permette
di esprimere opinioni e convinzioni altrimenti sacrificate.
La posizione politica che affiora e sostanzia il libro si avvale di una
ricostruzione complessa, in cui lo scontro interno tra settori eversivi
che utilizzano il terrorismo e lo stragismo da una parte e le forze "democratiche"
che hanno utilizzato gli stragisti dall'altra è comprensibile solo
alla luce degli scenari internazionali e dello scontro Est-Ovest della guerra
fredda; ma non è l'unico scenario internazionale, avverte Pellegrino,
esso si intreccia e si confonde con l'asse Nord-Sud e con gli scontri tra
le politiche strettamente filoatlantiche e quelle filoarabe che si tessono
nella Democrazia Cristiana, con la partecipazione straordinaria del Mossad
libero di intervenire senza limiti nel territorio italiano.
Questa ricostruzione avvalora due aspetti:
1. le responsabilità straniere nella stagione dello stragismo sono
ormai accertate, soprattutto quelle statunitensi nelle stragi nere;
2. che non vi fu solamente una strategia anticomunista ad accomunare stragi
nere e lotta armata rossa, ma uno scontro ampio e articolato che vide l'Italia
scossa dalle bombe stabilizzanti dei fascisti guidati dagli USA e
la risposta di alcune frange della sinistra rivoluzionaria che accettarono
lo scontro sul piano militare con l'appoggio di ampi settori popolari ed
intellettuali, intrecciando la propria lotta con le tensioni internazionali
allora aperte.
In questa ricostruzione risulta comunque sottovalutato lo scenario nazionale.
Se anche possiamo riconoscere la validità dello scontro Est-Ovest
come sfondo per comprendere la costituzione della struttura Stay-Behind
(Gladio), non possiamo comunque accettare le conclusioni di Pellegrino,
che vorrebbe sostanzialmente assolvere e giustificare tale scelta, fino
addirittura a sostenere che alcuni personaggi come Taviani sarebbero patrioti
proprio perché avrebbero dato "prova di fedeltà atlantica
anche attraverso la dimostrazione della propria disponibilità a non
osservare la legge della Repubblica italiana".
L'opinione storico-politica di Pellegrino è quella che in Italia
si sia combattuta una guerra civile a bassa intensità sul complesso
sfondo internazionale prima citato. Su questa idea, rispettabilissima e
per certi aspetti condivisibile, si costruisce una posizione politica che
invece non convince ed anzi ci pare assai pericolosa, poiché trasforma
una indagine giuridico-parlamentare per l'accertamento di fatti, collegamenti
e responsabilità giuridiche oltre che politiche, in un proclama politico
dai lineamenti incerti ed ambigui.
La guerra civile a bassa intensità, se da un lato riconosce i motivi
politici e sociali che hanno provocato tante tragedie tra gli anni '60 e
'80, determina però una equiparazione ed una simmetria tra i contendenti
che non è accettabile. Intanto, per quanto ci si sforzi di dimostrare
che il PCI fosse il terminale di una potenza nemica, questo è insostenibile
in chiave politico-militare, poiché gli accordi di Yalta prevedevano
che l'Italia fosse nella sfera di influenza occidentale e questo determinò
semmai un abbandono da parte dell'URSS di coloro che ancora lottavano per
l'affermazione del socialismo nel nostro Paese; poi, lo stesso Pellegrino
sostiene che un'eventuale entrata al governo del PCI non avrebbe creato
scompiglio più di tanto, bastava mettere al sicuro i segreti NATO
e la cosa sarebbe stata gestibile. Quindi, sostiene lo stesso Pellegrino,
la preoccupazione negli ambienti statunitensi c'era, ma non così
angosciosa. Ma se questa era l'atmosfera ufficiosa, ancora più grave
ci appaiono le scelte di Gladio, dei tentativi golpisti, dello stragismo
di Stato, non per niente giustificabili sullo sfondo di uno scenario più
o meno complesso internazionale. Anzi, ci sembra una volontà autonoma
del ceto politico democristiano di utilizzare gli strumenti del terrorismo
per arginare quelle spinte alla democratizzazione che si andavano affermando
nel nostro Paese negli anni '60 e '70.
La relazione poi sottovaluta il ruolo del Piano di rinascita Loggia P2 che
ha precorso i tempi esaltando modello presidenziale, federalismo, sistema
maggioritario, distruzione del Welfare.
Nella P2 si ritrovano esponenti politici di tutti gli schieramenti e a vent'anni
di distanza dall'inchiesta giudiziaria non è stata ancora appuratala
verità, mentre gli ispiratori massoni agiscono indisturbati. Nella
relazione Pellegrino non trovano traccia gli spionaggi industriali e politici
come quelli della Fiat ai danni del sindacato aziendale, spionaggi con documentazioni
scritte e fotografiche trasmesse alla digos e ai servizi segreti, deviati
e non.
Le responsabilità storiche accertate ormai anche dalla Magistratura,
diventano nel libro una sorta di incitamento alla confessione al fine della
pacificazione. La guerra è finita, sembra dire Pellegrino, quindi
si avvii una soluzione politica per chiudere definitivamente una pagina
della storia italiana e così costruire un futuro da paese "normale".
Anche in questo caso, tuttavia, la simmetria della soluzione politica per
gli stragisti e per i golpisti della eversione nera e per chi ha da sinistra
praticato la lotta armata non è accettabile. Sono fenomeni opposti
e non riducibili ad una sola matrice politica, come auspica il Senatore
Pellegrino. E' qui l'aspetto propagandistico e politico del libro, nella
lettura di un mondo in cui la dialettica politica è possibile solo
eliminando le ali estreme.
Concludiamo ricordando che in ogni caso il semplice riciclaggio del MSI
a Fiuggi in AN passa da una rinnovata legittimazione del passato fascista,
attraverso gli strumenti del negazionismo e del revisionismo storico, ormai
divenuti attualità politica ed elementi di confronto, travolti gli
ormai svuotati baluardi dell'antifascismo di facciata. Alll'abiura del comunismo
operata dai DS non corrisponde il rifiuto di un passato fascista che è
sempre nostalgicamente presente nei ricordi di storici e opinionsti (Accame,
Veneziani, Bernardi Guardi solo per citare i più conosciuti) e politici
come il presidente della Regione Lazio Storace.