IMMIGRATI E REPRESSIONE SOCIALE

a cura del Gruppo Studio sull'immigrazione - redazione di Pisa

Il Cardinale di Bologna Giacomo Biffi è intervenuto il 30 settembre ad un seminario dedicato alla immigrazione sostenendo tesi analoghe a quelle del Polo e della destra neonazista.
Non usiamo parole senza costrutto, basta vedere i siti di gruppi e circoli della destra (per es. Forza Nuova) per comprendere quanto vasta sia la convergenza nella battaglia reazionaria contro aborto e divorzio.
Se Rutelli esalta famiglia e Giubileo, se Amato ripetutamente bacchetta le donne abortiste, il Cardinal Biffi può allora usare toni reazionari senza destare sconcerto ed opposizione negli ambienti di sinistra, dove l'Ulivo e i DS hanno rimosso ogni barriera e pregiudiziale teorico/culturale e politica.
Dietro al messaggio evangelico del Cardinale bolognese c'è un contenuto politico reazionario da combattere con la forza delle idee e l'iniziativa politica.
Biffi critica la legge Martelli (come fanno Fini e Bossi), che pure consentiva solo l'ingresso a immigrati con il posto di lavoro, agitando gli spettri della malavita ("industria criminale"), ma senza riflettere sull'alleanza tra vecchia e nuova criminalità nella gestione di vari traffici (immigrati clandestini, droga, armi). È singolare come alcuni sponsor degli scafisti albanesi siano uomini vicini al partito di Berisha, un tempo finanziato dal governo italiano (Dini in primis), almeno fino al crack finanziario che sconvolse il Paese.
In nome del bene collettivo Biffi chiede una selezione degli ingressi, fermo restando che all'Italia servono "forze lavorative" e "progetti rispondenti a criteri che saranno anche economici". Tradotto in linguaggio corrente, l'immigrato va bene se serve alla Confindustria come manodopera a basso costo e senza troppi diritti, se non ostacola la pace sociale ("coesistenza non conflittuale"), se è funzionale ai profitti capitalistici nazionali ("coesistenza e compresenza che non conducano a disperdere la nostra ricchezza ideale o a snaturare la nostra specifica identità").
L'immigrato per Biffi è un non cittadino, specie se musulmano, visto e considerato che l'inserimento da privilegiare è quello dei cattolici per quella ripresa demografica tanto cara alla destra nostrana: se Mussolini elargiva finanziamenti alle famiglie numerose, i governatori Storace e Formigoni si muovono sulla stessa linea senza rimuovere le cause strutturali della crescente miseria e povertà sociale.
Il messaggio di Biffi non va ridimensionato, ma letto per quello che è senza troppe distinzioni buoniste: un richiamo alla civiltà cattolica tradizionalista, esaltatrice di vecchie crociate antimusulmane, negatrice del diverso e alleata storica di potentati economici e militari di stampo imperialista/coloniale. Pochi giorni dopo le dichiarazioni del Cardinale, il Papa ha giustificato l'urgenza umanitaria cancellando i giudizi critici espressi contro gli interventi NATO nel Golfo ('91) e nei Balcani.
Il cattolicesimo, religione nazionale storica, è il cemento con cui si costruisce un modello di società ed una lettura della democrazia dove non si ammettono scambio e integrazione. Il volontariato cattolico, le comunità ecclesiali da tempo attive nella solidarietà, per Biffi non devono agitarsi oltre misura, anzi deresponsabilizzarsi scansando oneri allo Stato che serve solo quando elargisce fondi alle attività no profit.
L'Europa cristiana contrapposta alla "cultura del niente e dell'edonismo" dipinge un modello sociale repressivo dominato dall'oscurantismo politico e religioso, dove la forza lavoro sta buona nel ruolo di tacita produttrice, dove il controllo repressivo viene scambiato per sicurezza dei cittadini.
Le omelie di Biffi, come quelle di Berlusconi, Fini e Bossi, agitano lo spettro dell'immigrazione per costruire una società più repressiva senza dissenso sociale e politico, senza conflittualità delle classi subalterne.
Per queste ragioni non accettiamo la cultura dell'emergenza e la priorità dell'ordine pubblico, ben sapendo che negli anni '80 e '90 si sono strumentalizzate le paure popolari per distruggere lo Stato sociale, la scala mobile, i valori e i principi della Carta Costituzionale, la solidarietà con i popoli di stampo pacifista, come negli anni '70 si era cancellata la diffusa ed attiva partecipazione delle masse popolari alla vita politica e sociale agitando i timori del terrorismo.
Di conseguenza, occorre una battaglia delle idee e posizioni politiche coerenti che la sinistra moderata dell'Ulivo non può certo assicurare.