Se diamo uno sguardo complessivo agli indici degli otto numeri della rivista presi in considerazione notiamo come:
1) Gli articoli di apertura della rivista riguardino esclusivamente l'ambito della crisi del Welfare - crisi della sinistra. In particolare segnaliamo:
Numero 2: "La capitaldemocrazia sotto assedio" di Alfio Mastropaolo (articolo di apertura pg. 3). Qui ,nonostante il titolo, vengono sviluppati gli argomenti sulla "democrazia" e cioè "tramonto della solidarietà" e "tramonto delle identità collettive" (pg4) mentre sulla crisi del fordismo troviamo "Ristrutturazione produttiva e mobilitazione individualistica hanno determinato una mutazione genetica delle società occidentali". Ora, notiamo come questo terreno della ristrutturazione che, generalmente viene dato tra gli indeterminati nella rivista qui sia leggibile come presupposto o acquisito. Gli argomenti sulla "democrazia" vengono sviluppati a partire da questo che, qui, è un presupposto. Come al solito indichiamo che il nostro scopo non è una critica a Mastropaolo quanto vedere lo svilupparsi delle condizioni di pensabilità. Vediamo quindi come, pur senza un evidente affinamento del problema, l'indeterminato - il nuovo assetto produttivo - diventi un presupposto. Da terreno da acquisire a terreno acquisito per lo sviluppo degli altri due anelli della catena. E questo utilizzando un concetto indeterminato "mutazione genetica" che può ben appaiarsi al "nuovo" e al "diverso" che, altri articoli hanno utilizzato per lo stesso fenomeno.
Con questo non pretendiamo che Mastropaolo debba essere Pico della Mirandola. Ma ci interessa, invece, vedere come uno stesso concetto indeterminato o acquisito indeterminatamente abbia funzioni diverse.
Numero 3.
il secondo articolo è di Bellofiore "Crisi della sinistra e crisi della democrazia" (p.4) preceduto da un "Elezioni nel marasma".
Numero 4:
"Democrazia senza sinistra" di Silvano Belligni (pg3)
Numero 5: Abbiamo, per la prima volta, un redazionale d'apertura. Citiamo: "Che cosa significa oggi la parola "sinistra"? Contrariamente a chi ritiene che sia un termine da cancellare dal vocabolario politico, noi pensiamo che in questo modo possa indicarsi sia un sistema di valori, sia un tessuto di solidarietà (etc..). I processi di differenziazione - tipici di ogni società industriale avanzata - ...hanno profondamente trasformato la società italiana." Ora, è interessante rilevare come la trasformazione del paradigma produttivo trovi qui una placida storicizzazione: viene utilizzato l'armamentario sociologico classico dei "processi di differenziazione". In una qualche maniera esso viene "dato" e leggibile attraverso il rimando alla tradizione sociologica. Il processo produttivo ,da interminato non acquisito a indeterminato acquisito, trova qui una sua esplicazione nell'essere storicamente leggibile. La ricerca dell'affinamento del concetto avviene però, in questo redazionale, solo sullo sviluppo dei contenuti della "sinistra" anch'essi storicamente dati (anche se in "crisi") ma suscettibili di attenzione da parte dell'editoriale di redazione.
Numero 6: "Fare sinistra in tempo di destra" di Alfio Mastropaolo
Numero 7: Resistere (redazionale): "senza massimalismi constatiamo che una sinistra come quella che vorremmo non c'è" (pg. 2).
Supplemento al Numero 7 (dopo la vittoria di Berlusconi del marzo '94): qui scegliamo di commentare il paginone centrale. Vengono posti dieci perché della vittoria di Berlusconi. Il primo, quello d'apertura che sembra sottolineare una certa urgenza nell'affrontarlo, si chiama: "La sinistra è stata passiva nei confronti della modernizzazione". Ebbene sì, non c'è un accenno alle "mutazioni antropologiche" del sistema produttivo. Esemplarmente citiamo: "la sinistra politica e sindacale ha ritenuto di poter abbandonare la società alle sue logiche culturali spontanee". Il richiamo non è alla lettura delle mutazioni postfordiste ma al rapporto tra sinistra e cultura.
Numero 8: "Fare ombra" di Mario Dogliani (pg.2)
2) Le considerazioni sulle mutazioni del sistema produttivo vengono incastonate all'interno o di ipotesi di lettura dei fenomeni politici emergenti (come la Lega) o come riferimento alla politica sindacale o come risultante dalla soggettività della forza lavoro emergente.
Citiamo due esempi:
a)La Lega: "La silenziosa avanzata del signor nessuno" di Pierpaolo Poggio e Paolo Corsini (numero 4 pg. 20-21).
"Negli anni ottanta è stato portato a compimento un processo di completa destrutturazione delle vecchie gerarchie industriali" "sono indispensabili innovazioni tecnologiche... e un salto di qualità dei servizi impossibili da realizzare nell'attuale stato della politica". Ora, visto che questo problema viene non solo ammesso come centrale ma anche foriero di innovazioni, che l'allora stato della politica non poteva realizzare, è interessante notare come queste citazioni occupino un ottavo di pagina 21 mentre l'intera analisi di pagina 20 è dedicata alla comparazione dei flussi elettorali nel bresciano. Anche qui c'è una scelta di affinamento e magari i due sono esperti storici dei flussi elettorali. Ma resta interessante, visto che ci interessano le condizioni di pensabilità di un fenomeno proposte da una rivista, come, di fronte a delle urgenze paritariamente definite, emerga più facilmente l'analisi politologica (come abbiamo già visto non succede in un solo autore).
b) Stesso discorso per quanto riguarda il fatto che si trovano elementi di analisi sui cicli produttivi e sulle ristrutturazioni a partire da esigenze di rinnovamento sindacale o di lettura della soggettività della forza-lavoro.
Citiamo ad esempio: "Sindacato, fine della rappresentanza? " (numero uno, pg. 10). Qui è interessante l'uso del condizionale: "Si sarebbero potuti studiare i nuovi processi produttivi e le nuove organizzazioni del lavoro per tentare una comprensione e una ricomposizione del ciclo, per individuare nuovi gruppi omogenei, o comunque nuove forme di elezione delle rappresentanze che non togliessero potere ai lavoratori". Lo squilibrio tra saperi della concatenazione della crisi è sentito a partire dalla mancanza di affinamento dei concetti sui processi produttivi. Infatti...segue tutta una serie di considerazioni che girano attorno a questo problema senza mai entrarci "evidente si è inceppato qualcosa nelle organizzazioni del movimento operaio...nel modo di elaborare". Il problema (e ce ne perdoni Campetti che è un grande giornalista) è che questo "qualcosa" non trova un asse di specificazione ma piuttosto un terreno di osservazione della soggettività operaia "gli operai di Rivalta stanno smantellando ...il fortino che li tutelava dagli assalti nemici".
Abbiamo quindi osservato che le condizioni di pensabilità della concatenazione della crisi trovano il primo anello della catena in un indeterminato variamente configurato e che, quando esso viene incontrato come motore di trasformazione (quasi sempre) le considerazioni fatte gli rimbalzano sopra per gettarsi su terreni contigui (crisi della politica, della rappresentanza, della sinistra, del Welfare etc..). Ora, noi non vogliamo dimostrare che Nuvole rimuove il problema ma esattamente il contrario. Nuvole, o se preferite le condizioni di pensabilità di questo fenomeno leggibili attraverso Nuvole, non rimuove ma affronta il problema con questo tipo di economia dei saperi (ci sembra che l'articolo di Campetti possa essere esemplare a proposito).