Punto secondo: il debutto.

Se Nuvole nasce senza un editoriale di redazione, nel primo numero (ottobre 1991) ci sono interessanti frammenti di indirizzo generale.
Prendiamo la recensione di Andrea Bairati (Echi della sinistra, pg. 42) al primo numero di Capitalismo, Natura, Socialismo.
Ora, una recensione di una rivista appena nata ,sul dibattito all'interno del secondo numero di un'altra rivista, ci può fornire indicazioni per una morfologia dei saperi attorno a nuovi campi di discussione. È un po' vedere come un'area produzione di condizioni di pensabilità guarda a un'altra.
"In questa congiuntura storica sembra che tutti abbiano da insegnare alla sinistra, ai marxisti (e forse anche a Marx), a chi ha semplicemente creduto in una idea sociale e di convivenza diversa...Cns è certo un'iniziativa coraggiosa... Va dato atto a Cns di aver aperto una bella scatola; ci auguriamo di vederla riempita di attrezzi accessibili...Può essere che la sinistra abbia un "dannato bisogno di teoria", senza dubbio non ha più bisogno della vanità e dell'elitarismo dei "teorismi" (art. cit. pg. 42).
Bisogna qui notare come i rapporti di comunanza con Cns stiano, sul lato della concezione della società, in "un'idea sociale e di convivenza diversa" e che la ricerca teorica vada "riempita di attrezzi accessibili". Se accomuniamo questo alla citazione che viene riportata da Cns "esigenza di tentare di ricategorizzare l'analisi sociale soprattutto dopo gli avvenimenti del 1989 e del 1990", vediamo come, all'interno di una rivista senza indicazioni collettive di metodo di ricerca, ci siano delle condizioni di pensabilità che, guardando a saperi contigui e comuni, si riferiscono a un orizzonte categoriale ancora molto sfumato.
Infatti, l'idea di società "diversa" presuppone la mancanza di un concetto che ne specifichi la qualità. "Scatola degli attrezzi" della teoria e "esigenza di ricategorizzare" ci pongono il problema del limite attorno al quale operano questi saperi. Ci troviamo quindi, e il nostro non è affatto un giudizio di valore, attorno a una tensione tra saperi il cui campo privilegiato, il sapere sociale e la prassi politica, vive in tensione conoscitiva nonostante che non occupi terreni, per lei, fondamentali come l'idea di società e i problemi di metodo, trovando la sua parte dinamica nell'esigenza di ricategorizzare.
I tre anelli della crisi sono, comunque, all'angolo rispetto all'indicazione dell'esigenza.
Se leghiamo quest'impostazione con quella di Mario Dogliani (L'odio impotente pg. 3) , dove si scrive "Quel che conta è ritrovare le fila di un discorso in positivo e non rinunciare di continuare a chiederci: che cosa posso fare io perché il mondo sia un po' più pacifico, un po' più giusto, un po' meno inquinato..", notiamo come, seppur da punti di partenza differenti, ci sia, in questa rivista, un'inclinazione iniziale a privilegiare la tensione a conoscere anche in assenza del problema della delimitazione del campo conoscitivo e di un'idea determinata di società possibile.
Vediamo poi su quali acquisizioni e determinazioni poggino queste riflessioni sull' indeterminato. Questo perché pensiamo che delle condizioni di pensabilità si diano attorno proprio a questo rapporto tra acquisizioni, determinazioni e indeterminato. I primi due elementi delimitano un campo di saperi sperimentato, nonché un know-how, l'altro un campo di saperi sperimentabile che comprende anche l'allargamento del precedente.
Se vediamo l'articolo di Alfio Mastropaolo (Progetto di costituzione di una sinistra fondata sopra gli alberi, pg. 4-5) notiamo come delle condizioni di pensabilità, assieme agli articoli citati precedentemente, acquistino una certa consistenza.
"Ma l'ultima parola l'hanno detta, oltre alla democrazia dei consumi e dei servizi sociali, il decentramento produttivo e la terziarizzazione, l'avvento della fabbrica informatizzata e la massiccia immissione di manodopera immigrata. Cosicché una volta ridefinita l'immagine delle società occidentali, si è immalinconita la parabola storica del movimento operaio, infliggendo alla fraternitè un colpo quasi mortale"(pg.4)
Inoltre aggiungiamo: "Sarà scomodo ammetterlo. Ma il mercato ha distribuito e socializzato il benessere e attuato una forma di egalité imprevista da molte teste pensanti della sinistra... Fra l'altro questa peculiare e sorprendente egalité non è andata a scapito della liberté ma anzi a suo vantaggio".(pg.4)
C'è quindi un indirizzo di programma: "Egalité e fraternité, ma anche la liberté, benché più sottilmente che in passato, seguitano a essere tradite e più che mai hanno bisogno che qualcuno intenda professarle..".
Ora, non vogliamo affatto dimostrare che Mastropaolo faccia la linea a Nuvole o che operi un tale tentativo. E nemmeno cercare, chissà dove, linee segrete d'accordo con Dogliani e Bairati. Ci interessa, invece, all'interno di un campo di sapere, vedere come si sovrappongano linee conoscitive. Infatti vediamo come qui si siano sovrapposti la tensione a conoscere anche in assenza della conoscenza del campo che si vorrebbe conoscere (Dogliani e Bairati) al ribadire un know-how storico e di valori (Mastropaolo). Ecco che cosa vuol dire che una rivista pone condizioni di pensabilità attorno all'emergenza di un campo di saperi da codificare: viene posto un campo di discussione nel quale si giocano le istanze acquisite e determinate assieme a quelle indeterminate. La particolare economia tra queste istanze specifica e indirizza ulteriormente le condizioni di pensabilità.
Quello che, inoltre, vogliamo evidenziare è come l'articolo di Mastropaolo sia esemplare nel tentativo di canalizzare le riflessioni tra determinato e indeterminato all'interno della concatenazione della crisi, prima esposta, privilegiando le riflessioni sugli ultimi due anelli rispetto al primo. Ovvero come le considerazioni sulla crisi del fordismo si affinino solo in un autore della rivista (vedremo poi quale) mentre negli altri si diano come presupposte. Con questo, ribadiamo, non poniamo un giudizio di valore quanto cercare di morfologizzare una tendenza.
Se, per esempio, continuiamo a leggere l'articolo di Mastropaolo vediamo che, nonostante la descrizione del cambiamento del modo, e dei rapporti, di produzione l'attenzione, oltre ai diritti dell'uomo, sia tutta nello sviluppo dell'analisi delle "democrazie post-politiche" (pg5). Problemi dello stato sociale e della crisi della sinistra tendono qui a affinarsi rispetto a quelli della rumorosa sfera della produzione.


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