P. Virno: Citazioni di fronte al pericolo (commentario al "frammento" di Marx)

Si tratta del commento con cui Virno accompagna il Frammento di Marx. Questo frammento, ricorda Virno, è stato interpretato e utilizzato a più riprese, specie durante gli anni '60-'70 per cercare di spiegare le "anomalie" in positivo degli scioperi operai, dell'assenteismo di massa o dei comportamenti giovanili. Sarebbe un errore comunque, continua l'autore, credere che qui ci si imbatta in un più "vero" Marx. Tuttavia bisogna riconoscere che questo testo contiene riflessioni marxiane sullo sviluppo capitalistico che è difficile trovare altrove. Qui infatti, dice Virno, Marx parla del sapere astratto che si avvia a diventare la principale forza produttiva, ipotesi azzardata forse ai tempi di Marx ma del tutto verosimile se non compiuta ai nostri. Questo sapere che costituisce l'epicentro della produzione sociale è chiamato da Marx "General Intellect". Questo nuovo elemento mette in crisi anche la legge del valore, poiché colloca l'operaio non più al centro ma ai margini del processo di produzione. Tuttavia, sia per il capitale che per gli operai il "tempo di lavoro" resta, in questo scenario, l'unica misura della produzione. Ma il predominio di fatto della scienza e il mantenimento della legge del valore creano tra loro una contraddizione insostenibile per il capitale. All'interno di questa contraddizione potrebbero aprirsi spazi di comunismo inediti, o almeno possibilità particolari di libertà. Il lavoro, ovvero, non rappresenterebbe più, nell'orizzonte della tecnica e della scienza, che una parte minima della creazione della ricchezza, da cui la possibilità per gli operai di scrollarsi di dosso l'oggettivazione in "forza-lavoro". Ma questa ciambella non è venuta propriamente con il buco. Se negli anni '60-'70 il frammento è stato, in varie maniere, interpretato in quel modo, ora, negli anni '80-'90, si aprono nuove possibilità interpretative. Secondo Virno non viene meno la profetica visione del frammento, quanto la mancanza di istanze di emancipazione legate alle sue tesi. La preponderanza delle macchine e della tecnica ha sì fatto decrescere l'importanza del tempo di lavoro, ma dando luogo a nuove forme di dominio forse più terribili del lavoro capitalistico stesso. Il tempo in eccesso anziché ricchezza per gli individui e la collettività si è trasformato in miseria. Il "Frammento" di Marx quindi è rimasto solo più come un "cassetto degli attrezzi" per il sociologo, e non come strumento di liberazione. E il tempo di non- lavoro è stato riutilizzato dal capitale stesso, che ha saputo far fruttare anche quello privandolo di ogni "aura liberatrice" (contrariamente a quanto sosteneva Marx). Come risposta a tutto ciò, continua Virno, bisogna partire da una critica al Frammento stesso. Il suo errore è stato di interpretare il "General Intellect" come capitale fisso, e non come lavoro vivo, che invece è. Solo reinterpretando il "General Intellect" come lavoro vivo, in costruzione e non dato una volta per tutte, legato ai soggetti viventi, sarà possibile rintracciare nuove possibilità di liberazione a partire ancora una volta dal Frammento.
Su tutte queste problematiche si è svolto al C.S.O.A. GODZILLA nel 1992 un seminario con lo stesso Virno e varie "realtà" antagoniste dal titolo GENERAL INTELLECT E POST-FORDISMO dove sono stati dibattuti i temi presenti nell'articolo ed anche qualcosa in più.

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