"Vi invitiamo senza spavalderia a sfogliare una nuova rivista. Nelle prime pagine trovate l'architettura delle rubriche, i titoli degli articoli, i nomi dei redattori e dei collaboratori, tutti di varia provenienza. Alcuni vi saranno sconosciuti; altri erano presenti ne L'utopia concreta, uscita tra 1993 e 1994 a Catanzaro, matrice e punto di raccordo della presente esperienza.
Con InOltre risaliamo, dunque, sulla giostra delle riviste italiane. Ma, nel bel mezzo di uno sconquasso mondiale delle condizioni di vita e di fronte a sommovimenti statuali, sociali e politici imprevisti ed estremi, non si può sfuggire a una domanda elementare e imbarazzante: ha ancora un senso fare una rivista, come la nostra, di studio, di ricerca, di sperimentazione?
[...] Si contano sulle dita di una mano le riviste che indagano e spiegano con indipendenza, incisività e lungimiranza la nuova grande trasformazione. E anche in loro, a causa degli accresciuti dislivelli di sapere/potere, è più evidente lo scarto fra linguaggi specialistici ed enciclopedia in subbuglio dei lettori concreti o potenziali, che sembra condannarle a una diffusione cenacolare e a una ricezione trascurabile. [...] Tuttavia, a scanso di visioni apocalittiche, è bene dire che il lavoro di ripensamento critico su temi fondamentali (lavoro, violenza, memoria, vita nelle metropoli e nelle periferie, mondializzazione e localismi, ecc.) è già iniziato e svolto da varie parti.
InOltre non pretende di tirarsene fuori o di snobbarlo. Ma vuole raccogliere e fissare l'esigenza oggi soffocata di un di più, forse appunto di quell'inoltre, che parrebbe balenare a tratti nella realtà storica e abitare stabilmente solo nell'immaginario"

(Elogio del fare rivista, editoriale di E. Abate)

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