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editoriale numero 135Come cambia “Guerre&Pace”
Con il 2007 “Guerre&Pace” entrerà nel suo 15° anno di vita. Un
periodo non trascurabile, specie per una rivista autoprodotta, che
vive unicamente grazie al contributo dei suoi lettori - un periodo
durante il quale siamo riusciti ad essere puntualmente presenti con 10
numeri l’anno mentre molte cose intorno a noi cambiavano e vanno
cambiando. Abbiamo pensato quindi che fosse venuto il momento di
riflettere insieme sul ruolo, sulla utilità e sulle trasformazioni
possibili di “Guerre&Pace”, in una riunione aperta a redattori,
collaboratori, e amici della rivista, che si è tenuta nel novembre
scorso e di cui cerchiamo qui di riassumere i risultati.
L’EVOLUZIONE DELLA RIVISTA
Nata all’indomani della prima guerra del Golfo, mentre cominciava a
riprendere nel nostro paese un movimento contro la guerra,
“Guerre&Pace” ha voluto essere fin da principio uno strumento a
servizio di quel movimento.
Nei primi anni è stata soprattutto un bollettino per informare su
quanto veniva taciuto o manipolato dai media: la mappa costantemente
aggiornata dei conflitti dimenticati, le prime “rivelazioni” sulle
armi all’uranio, la lunga campagna contro l’embargo all’Iraq, i
caratteri del nuovo ordine mondiale e il ruolo in esso dei nuovi
modelli di difesa.
Dalla metà degli anni Novanta tuttavia, quanto più cominciavano a
nascere anche in Italia nuovi strumenti di informazione
internazionale, abbiamo ritenuto di dover dare sempre meno spazio alla
notizia e sempre più spazio alle analisi, in vista di fornire a quanti
lavoravano nei movimenti, e non solo in quello pacifista, una chiave
di lettura dei conflitti armati, o di quelli non armati prodotti dalle
politiche neoliberiste, dalla chiusura ai migranti delle frontiere e,
negli ultimi anni, dal peso minaccioso di nuovi-vecchi poteri come
quello della Chiesa cattolica e degli altri fondamentalismi religiosi.
All’estensione del discorso oltre l’ottica pacifista e
antimilitarista, che pure è rimasta centrale nella rivista, abbiamo
cercato di unire, specie dal Duemila, un’attenzione sempre maggiore a
esperienze e movimenti alternativi, in particolare a quello
sviluppatosi impetuosamente da Seattle e da Genova, di cui siamo stati
e siamo parte.
IL RAPPORTO CON I LETTORI
Questa evoluzione della rivista, o questo ampliamento e
approfondimento delle tematiche, su una linea di sostanziale
continuità, è stata accompagnata fino al 2000-2001 da un lento ma
costante incremento della diffusione, che si è poi stabilizzata
intorno a circa 1.500 copie di cui oltre 900 in abbonamento: tenuto
conto che nel 40% dei casi (secondo un sondaggio del 2002), gli
abbonati sono gruppi o biblioteche, dove una copia viene letta da più
persone, significa un’area, comunque limitata, di 3-4.000 lettori.
Segno che “G&P” ha saputo consolidare un proprio pubblico ma non ha
saputo intercettare in misura significativa, nel periodo di crescita
tumultuosa del movimento, fra il 2001 e il 2004, i nuovi militanti
che, quando non si sono orientati verso riviste e fogli delle nuove
associazioni del movimento, si sono rivelati e si stanno rivelando più
interessati alla navigazione “veloce” su internet che alla lettura
della carta stampata.
IL MUTAMENTO DEL QUADRO GLOBALE…
Ben più rilevanti, ovviamente, le trasformazioni avvenute a livello
italiano e internazionale.
Quando “G&P” è nata si era appena affermato, con il crollo dell’Urss
e la guerra del Golfo, il nuovo ordine mondiale, cioè l’egemonia
dell’unica superpotenza Usa. Di questo “nuovo ordine” e di questa
egemonia abbiamo analizzato nel corso degli anni gli elementi di forza
insieme a quelli di instabilità e di crisi. Ma solo oggi questi ultimi
sembrano diventare rilevanti e tendono a configurare una fase nuova
per il fallimento dell’avventura neocon nella cosiddetta guerra al
terrorismo in Iraq e in Afghanistan, la sfiducia verso tale politica
da parte dello stesso elettorato Usa, le difficoltà di Israele in
Libano e in Palestina, il ridefinirsi dei rapporti di forza
internazionali con le svolte in senso anti-imperialista in America
latina, il ruolo assunto da Iran e Cina, i conati di “autonomia”
dell’Europa stessa. Si tratta di una situazione molto più articolata e
complessa, talvolta anche più difficile da analizzare rispetto a
quella dei primi anni Novanta.
Altri fattori da considerare sono la profonda trasformazione in
atto nelle società occidentali per effetto delle migrazioni, che per
un verso stimolano processi di positiva mescolanza per altro verso
fanno emergere nuove conflittualità o fenomeni di razzismo; e il
crescente ruolo politico, anche in società laiche, delle ideologie
fondamentaliste, specie religiose - come quella della Chiesa
cattolica, dominante in Italia, ma anche quella ebraica o musulmana.
… E LE DIFFICOLTA’ DEI MOVIMENTI
L’altro elemento di novità è la crisi che da qualche tempo sembra
aver investito il movimento dei movimenti, paradossalmente proprio nel
momento in cui entrava in crisi anche la politica degli Usa che quel
movimento aveva tenacemente contrastato mettendo in campo nel 2003,
contro la guerra all’Iraq, una manifestazione mondiale di 110 milioni
di persone.
Nel nostro paese crisi, riflusso e spaccatura del movimento contro
la guerra (ma anche degli altri movimenti alternativi, ad esempio
quello dei migranti) si sono manifestate in modo più evidente in
occasione delle prime iniziative di politica estera del governo Prodi.
Alcuni hanno ritenuto quindi di addebitare la crisi alla volontà di
non “disturbare” il nuovo governo di sinistra e hanno parlato di
“sindrome del governo amico”. Ma questa lettura è parziale poiché, pur
essendo indubbie le difficoltà ulteriori create dal rapporto con un
governo di centro-sinistra, crisi e riflusso si sono manifestate assai
prima, già dal 2004, e non soltanto in Italia ma in quasi tutto
l’occidente con l’esclusione degli USA, dove il movimento contro la
guerra ha tratto forza soprattutto dalle sconfitte e dal tragico
bilancio dell’esercito Usa in Iraq. Le ragioni di questo riflusso, o
meglio di questa intermittenza del movimento, sono più complesse,
hanno a che vedere con la difficoltà di costruire un’alternativa che
non si riduca a una serie di manifestazioni “contro” e richiedono
anch’esse, come gli altri dati del contesto internazionale, un’analisi
non “semplice”.
UNA LETTURA CENTRATA SU “POTERI E CONTROPOTERI”
Crediamo, in conclusione, che si debba approfondire il lavoro di
riflessione in due direzioni fra loro complementari per cercare di
capire da un lato quali sono i “poteri” della società globale, con
quali politiche cercano oggi di affermarsi, in che misura stanno
cambiando i rapporti e i conflitti fra loro; e per tentare di
individuare d’altra parte a che punto è e come si può portare avanti
la costruzione di “contropoteri” in grado di rappresentare una reale
alternativa.
Per dare un contributo più valido a queste analisi, che in parte
“Guerre&Pace” ha sempre cercato di fare, pensiamo che la rivista debba
trasformarsi più compiutamente di quanto è stato fino ad oggi in una
rivista di approfondimento (pur senza perdere semplicità di approccio
e leggibilità), e di dibattito fra le anime del movimento, in
particolare fra quelle più impegnate a costruire percorsi e processi
radicali ma unitari. Ci sembra che in questo particolarmente possa
risiedere la permanente utilità e ragione di “Guerre&Pace”.
Pensiamo a una rivista che cerchi di studiare in modo sistematico
(nell’ottica detta) i processi che interessano le principali aree del
mondo (Estremo oriente; “Grande” Medio-oriente; Europa; Russia e Asia
ex-sovietica; Sudmediterraneo; Africa subsahriana; America latina;
Usa) e alcuni temi chiave (politiche militari; armi/militarizzazione;
economia-mondo/multinazionali; risorse; ambiente; movimenti
alternativi; migrazioni; ideologie fondamentaliste). Parallelamente si
dovrà organizzare in ogni numero la discussione su un problema che
vede confrontarsi idee diverse nel movimento, e utilizzare per un
dibattito sistematico di idee e opinioni anche le due rubriche attuali
“recensioni” e “spazio aperto”.
Si pensa, in conclusione, sperando che ciò
sempre meglio risponda alle esigenze dei lettori, di andare
gradualmente, e comunque entro i primi numeri del 2007, a una rivista
in tre sezioni (aree, temi, confronto), introdotta da un editoriale di
inquadramento e cui corrisponda anche una veste grafica rinnovata.