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articolo della rivista numero 132
Ma chi sono gli antisemiti?
In un articolo di “La Repubblica” del 28 agosto, Pietro Citati grida al pericolo dell’antisemitismo elencandone quattro tipi: “cristiano”, “borghese”, “di sinistra” e “nazista”. Ne dimentica un quinto, oggi il più pericoloso, quello della comunità ebraica italiana e degli ebrei alla Colombo, Fiano, Pacifici, che si sono fatti sentire anche su “L’Unità” o “Liberazione” per esternare la vicinanza (“sempre e comunque” ha sottolineato il diessino Fiano) allo stato di Israele e giustificare come legittima difesa le stragi di civili, le bombe a grappolo e i crimini di guerra denunciati anche recentemente da Kofi Annan.
In realtà l’antisemitismo, ossia l’odio verso gli ebrei in quanto tali, è favorito soprattutto da gente come questa, che identifica gli ebrei con Israele - cioè con uno stato e con una lunga serie di governi, conservatori o laburisti, che occupano da mezzo secolo territori non loro in dispregio delle altre volte invocate risoluzioni dell’Onu e praticano la rappresaglia, le punizioni collettive, la tortura, gli omicidi mirati o atti di pirateria come la cattura dei governanti di un altro stato (cui impediscono di esistere).
Né si può credere che ai Pacifici, ai Fiano o ai Colombo sfugga la distinzione fra “ebrei” e “sionisti” (ossia ebrei che professano una data ideologia in contrasto anche con altri ebrei) o fra “ebrei” e “governi israeliani”, che perfino non pochi israeliani denunciano come criminali. Sarebbe come confondere i cristiani in quanto tali con la cricca criminale dei cristiani rinati alla Bush, o i musulmani in quanto tali con Bin Laden.
Lo scopo di queste identificazioni arbitrarie e del tutto in malafede è di usare l’accusa di antisemitismo come una clava per difendere la politica colonialista di Israele. L’effetto è, come si diceva, di dare spazio e incoraggiamento all’antisemitismo, così come l’identificazione del cristianesimo con lo Stato della Chiesa favorì in passato la diffusione dell’anticlericalismo e dell’anticattolicesimo in Europa.
Altrettanto strumentale è l’accusa di antisemitismo rivolta contro chi equipara, come ha fatto in una recente inserzione a pagamento l’Ucoii (Unione delle comunità musulmane), le stragi israeliane e quelle naziste, o la successiva e ridicola denuncia alla magistratura dell’Ucoii da parte di due deputati di Forza Italia per incitamento all’odio razziale.
Il raffronto fra stragi israeliane e naziste, proposto dall’Ucoii, è rozzo e improprio perché ogni evento criminoso ha proprie specificità pur nelle numerose parentele con tanti altri che si sono dati nel corso della storia. Ma benché l’equiparazione di Israele al nazismo sia sotto molti aspetti poco rigorosa e poco sostenibile, forse lo erano di più quelle di Milosevic o di Saddam Hussein a Hitler e dei serbi, trascurate vittime dei nazisti, a questi ultimi?
Pure non ci risulta che gli autori di questi paragoni siano stati mai denunciati per odio amtiarabo o antiserbo. Né che i sensibili parlamentari forzitalioti abbiano mai denunciato per razzismo i loro colleghi leghisti che incitavano a sparare ai gommoni e a respingere con le armi le orde di migranti. E neppure che gli esponenti delle comunità ebraiche abbiano mai sentito l’esigenza di criticare il razzismo quando era diretto contro non-ebrei.
è quindi da denunciare come oro falso questo antirazzismo ipocrita in pro d’Israele, rilevando piuttosto come fra gli effetti negativi dell’identificazione Israele-nazisti vi sia quello di dirottare il discorso dalle responsabilità attuali al confronto storico, e quello di far credere che gli israeliani non essendo nazisti sono “innocenti”, come se quelli nazisti fossero gli unici crimini della storia.
Forse lo furono di meno il genocidio degli armeni, le stragi perpetrate dai negrieri occidentali o dai colonialisti inglesi, il massacro di tanti altri popoli dell’antica Palestina in nome del Dio di Israele, le stragi compiute dai crociati, lo sterminio degli albigesi o il genocidio degli indios, sempre in nome di quello stesso dio che i musulmani chiamano Allah e che Ratzinger, per impudenza o per memoria corta, celebra come dio d’amore?
Sembra poco interessante, in conclusione, stabilire se Olmer sia meglio o peggio di noti criminali come Hitler o Bush e a quale stadio si collochino i crimini - appurati e innegabili - dei governanti israeliani in Palestina e in Libano. Interessa di più pretendere che questi delitti non siano più coperti dalla comunità internazionale e dal governo italiano, cui è doveroso chiedere di interrompere ogni cooperazione militare con lo stato-canaglia d’Israele, né siano occultati agitando contro chi li denuncia la ridicola accusa di antisemitismo.
Walter Peruzzi