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articolo della rivista numero 131

La proliferazione nucleare sia con voi!

di Angelo Baracca

Dietro il paravento dei programmi nucleari dell’Iran, gli Usa alimentano la proliferazione riconoscendo lo status di potenza nucleare dell’India e coprendo i programmi nucleari del Giappone

 

Che il pericolo nucleare costituito dall’Iran non sia che una montatura, come ieri lo furono le armi di distruzione di massa dell’Iraq, è stato ampiamente chiarito (il che non toglie che eventuali, recondite o segrete, ambizioni di Teheran a dotarsi in futuro di armi nucleari andrebbero comunque interdette). Quello che è meno chiaro è che dietro questo pretesto è in corso, o in preparazione, un’allarmante ripresa della proliferazione nucleare a livello mondiale, che viene invece dissennatamente favorita da Washington, per puri, e miopi, calcoli di potere: vi sono infatti rischi nucleari ben più concreti di quelli presunti dell’Iran, o della Corea del nord. Del resto, nel passato sono stati diffusissimi i progetti, ovviamente segreti, di sviluppare armi nucleari: dal Sudafrica (che li realizzò, ma Mandela li smantellò) al Brasile e l’Argentina, alla Svizzera, la Svezia, nonché l’Italia (1).

 

UN’EVOLUZIONE ALLARMANTE

Le potenze nucleari non solo non hanno ottemperato agli obblighi di disarmo imposti fin dal 1970 dal Trattato di non proliferazione (Tnp), ma hanno deciso che non si libereranno mai, per il futuro prevedibile, di questi armamenti (si conoscono programmi ufficiali fino al 2040), e si preparano anzi per usarli. Le dottrine relative alle armi nucleari hanno subito infatti, in primo luogo negli Usa, un’evoluzione allarmante, che ne prevede l’uso anche contro Stati a cui si attribuisca l’intenzione di usare armi di distruzione di massa (anche chimiche e biologiche), e anche a scopo preventivo (2) (va sottolineato che questa dottrina viola il Tnp, che implica l’assicurazione per gli stati aderenti a non venire attaccati in nessun caso con armi nucleari). Insomma, gli armamenti nucleari costituiscono per i militari e le potenze che li possiedono ordigni di carattere troppo risolutivo per rinunciarvi, e anche per rinunciare a usarli. È in corso anzi la ricerca per realizzare armi nucleari di tipo completamente nuovo, di potenza più piccola e con minore radiazione residua, con l’intenzione di cancellare la fondamentale distinzione tra armi nucleari e convenzionali.

Ma negli ultimi anni le cose si stanno mettendo molto peggio. L’Iran non è che il pretesto per tenere sotto tiro una regione strategica (3), e maschera il tentativo sempre più chiaro di mettere in soffitta l’intero regime di non proliferazione (dopo il resistibile fallimento della 7a Conferenza di revisione del Tnp del maggio 2005) e di avviare una nuova fase della proliferazione nucleare, a (miope e folle) uso e consumo della Casa bianca. Si sta delineando una strategia sempre più chiara nella quale convergono due scopi: realizzare una cintura di deterrenza attorno alla Cina e fare delle armi nucleari l’asse portante di essa.

 

PONTI DI … URANIO ALL’INDIA

La “partnership nucleare” lanciata spudoratamente e con grande fragore mediatico dal presidente Bush con l’India - con il riconoscimento di uno stato nucleare fuori dal Tnp - è una mostruosità che evidenzia l’ipocrisia dello scandalo mostrato per i test del 1998 (con sanzioni ben presto eliminate, in nome della lotta comune al terrorismo), costituisce un ulteriore strappo al trattato di gravità senza precedenti, premeditato, e con implicazioni imprevedibili. Come è possibile riconoscere lo status nucleare di un paese al di fuori del trattato e stabilire addirittura un accordo di fornitura di tecnologia nucleare? Tecnologia “civile”, of course, se non fosse che proprio sulla base di questa l’India ha realizzato la bomba (come il Pakistan, e tutti i paesi che l’hanno fatta)! Questo equivale a fare apertamente del Tnp carta straccia.

La ciliegina sulla torta, o l’impudica foglia di fico, su questo mostro giuridico (e logico) è costituita dal fatto che l’India accetterà i controlli dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea) ai 14 reattori “civili”, dei 22 che il paese possiede: la Iaea nacque prima del Tnp (dopo che venne lanciata la campagna dell’Atomo per la pace del 1953, finalizzato appunto alla diffusione dei programmi nucleari per uso civile), ma oggi non si vede bene la funzione delle verifiche agli impianti nucleari civili di un paese non aderente al Tnp, dal momento che nei restanti 8 reattori - militari! - l’India beninteso potrà fare tutto quello che le pare (4). La Iaea ha statutariamente il diritto di ispezionare solo gli impianti civili: ma la ratio di questa limitazione stava originariamente nel fatto che gli impianti militari esistevano solo nei paesi nucleari aderenti al trattato, e obbligati quindi a smantellare i propri arsenali, e di conseguenza, si suppone, anche detti impianti. Tutto il Tnp è scandalosamente asimmetrico e ingiusto, una volta caduta, o disattesa, la clausola decisiva dell’obbligo del disarmo. La Iaea non ha mai messo piede negli impianti nucleari delle potenze nucleari, né di Israele.

 

PONTI DI … PLUTONIO AL GIAPPONE

A chi tocca ora? Periodicamente compaiono rivelazioni sull’appoggio del Pakistan a un programma nucleare militare dell’Arabia saudita, a cui seguono le rituali quanto scontate smentite. Ma il rischio più concreto è costituito oggi dal Giappone. È opportuno ricordare che, quando si trattò di aderire al Tnp, vi fu un dibattito negli ambienti governativi tanto in Germania quanto in Giappone per assicurarsi che l’adesione non avrebbe sbarrato in modo definitivo la strada a dotarsi di armi nucleari (5). I due paesi sono tra quelli che hanno accumulato i più ingenti quantitativi di plutonio al mondo dal riprocessamento del combustibile esaurito dei loro reattori nucleari civili (rispettivamente 24, e 40-45 tonnellate): va ricordato che il plutonio costituisce l’esplosivo nucleare ideale, e che - anche se il plutonio generato nei reattori civili (reactor-grade) non ha le caratteristiche del plutonio militare (weapon-grade) - è assolutamente certo che può essere utilizzato per le bombe, tanto più con la tecnologia del boosting per l’esplosione (6); gli Usa e la Gran Bretagna hanno infatti esploso ufficialmente testate con plutonio riprocessato. Il Giappone e la Germania sono dunque due paesi (ma non i soli) che possiedono i materiali e le capacità tecnico scientifiche per produrre armi nucleari sofisticate in tempi brevissimi (proliferazione latente, o stand-by).

In Giappone è in corso una vera escalation: prende sempre più forza la volontà di rivedere la costituzione post-bellica in senso militarista (7), e parallelamente di realizzare armi nucleari. Questa escalation ha avuto un’impennata recentemente con l’apertura del nuovo impianto di riprocessamento di Rokkasho-Mura, un impianto da 21 miliardi di dollari, che separerà 8 tonnellate di plutonio all’anno! Deve essere chiaro che il riprocessamento del combustibile nucleare esaurito ha l’unico scopo di separare il plutonio, poiché moltiplica invece il volume dei prodotti e delle scorie radioattivi da custodire (anche se diminuisce la quantità di quelle a più alta attività).

 

PER COSA FARNE?

Tra pochi anni il Giappone diventerà il paese che possiede il maggiore quantitativo di plutonio al mondo. Per farne cosa? Da anni Tokyo sostiene che ha bisogno di plutonio per utilizzarlo come combustibile nei reattori veloci (8) e mescolato con l’uranio (MOX: Mixed Oxide, con il 3-10 % di plutonio) nei reattori convenzionali (termici). Ma il programma dei reattori veloci è fermo, e l’uso del MOX ha incontrato difficoltà che non lo hanno ancora reso possibile. Perché dunque continuare ad accumulare plutonio? I sospetti sono più che legittimi. Si tenga presente che Washington non si è mai espressa contro eventuali progetti militari giapponesi, e ha rafforzato l’alleanza militare con Tokyo (9).

Vi è poi una circostanza molto grave, ma poco nota, da sottolineare. Le tecniche di controllo oggi disponibili alla Iaea per il plutonio sono intrinsecamente soggette a incertezze ed errori di qualche percento: in un impianto commerciale che ripromessa tonnellate di plutonio all’anno è assolutamente impossibile rivelare la sottrazione, o il mancato rendiconto, di decine di chili di plutonio (10), quando per realizzare una bomba ne bastano pochi chili (a seconda della sofisticazione). Nell’impianto di riprocessamento britannico di Sellafield nel 2004 si verificò una fuga della soluzione acida del combustibile irraggiato, che venne rivelata solo dopo otto mesi, quando erano già usciti 83.000 litri di soluzione contenenti 160 chilogrammi di plutonio! Le ambiguità del Giappone sulla sua rincorsa al plutonio possono quindi legittimare i peggiori dubbi sulle sue reali intenzioni.

 

ESPLOSIVI NUCLEARI A GO GO

La produzione di plutonio al mondo deve assolutamente venire arrestata: si pensi che ad oggi sono state prodotte ben 1.250 tonnellate di plutonio civile, di cui 250 sono state separate per riprocessamento, esattamente quanto le 250 tonnellate di plutonio militare! Purtroppo gli Usa si oppongono da anni a stipulare un trattato per la limitazione della produzione di materiale fissile, richiesto dall’Assemblea generale dell’Onu.

La ripresa della proliferazione nucleare a livello mondiale è appesa a un filo. Se la Corea del nord avesse realizzato, come sostiene, alcune testate, potrebbe decidere di eseguire un test qualora le altre strade possibili si chiudessero. Se questo avvenisse, non solo il Giappone, ma la Corea del sud e Taiwan deciderebbero immediatamente di realizzare armamenti nucleari.

D’altra parte, il messaggio è chiaro: chi ha la bomba, mettendo la comunità internazionale davanti al fatto compiuto, sarà rispettato! Così è per l’India e il Pakistan; la Corea del nord non è attualmente minacciata di un attacco, mentre lo è l’Iran, accusato solo di volerla realizzare in futuro. Se questo processo proseguirà, vi è il rischio concreto che molti paesi trovino penalizzante la loro adesione al Tnp e considerino l’opportunità di abbandonarlo (cosa che il trattato consente).

I rischi di una ripresa della proliferazione nucleare su scala mondiale sono oggi molto concreti. Se qualcuno dubitasse che questo quadro sia troppo allarmistico, tenga presente che quello che differenzia le armi nucleari da tutte le altre è che vanno fermate prima di essere usate, perché il loro uso apre la strada a scenari apocalittici che non hanno uguali. Vi è una sola strada possibile: riprendere il processo di disarmo nucleare totale, incominciando con l’informazione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, sostenendo il gruppo di paesi impegnati in questo senso, rafforzando il Tnp e il sistema di verifiche, riprendendo le decisioni dell’Assemblea generale dell’Onu, estendendo le Zone denuclearizzate e arrestando la produzione di materiali fissili.

NOTE

(1) Lelio Lagorio, L’Ora di Austerlitz, Firenze, Polistampa, 2005, pp. 54-57.
(2) A. Baracca, “G&P” nn. 97 - 115. H.M. Kristensen, The role of U.S. nuclear weapons: new doctrine falls short of Bush pledge, Arms Control Association, settembre 2005: http://www.armscontrol.org/act/2005_09/ Kristensen.asp?print; http://www.nukestrat. com/us/jcs/jp3-12_05.htm; e Preparing for the failure of deterrence, Sitrep, Vol. 65, n. 6 (Novembre/Dicembre 2005), pp. 10-12: http://www.rcmi.org/archives/sitrep_november_2005.pdf.
(3) Mi riferisco all’analisi che ho sviluppato in “G&P”, n. 127, Guerra nucleare preventiva.
(4) Bisogna distinguere i reattori nucleari militari progettati unicamente per produrre plutonio, che funzionano a potenza zero, e i reattori civili progettati per produrre potenza: il carattere intrinsecamente dual use della tecnologia nucleare deriva dal fatto che anche all’interno di questi ultimi si produce comunque plutonio (che può venire estratto con le tecniche di riprocessamento del combustibile esaurito). Vi sono poi anche reattori militari di potenza per la propulsione navale (sommergibili nucleari).
(5) Per dettagli su questo aspetto si può vedere A. Baracca, A Volte Ritornano; Il Nucleare, Milano, Jaca Book, Cap. 7, Paragr. 4.
(6) Ivi, Appendice 7.1.
(7) V. A. Zecca, La nuova strategia aggressiva, “G&P”, n. 121.
(8) Il nome viene dal fatto che in questi reattori la fissione viene provocata (tipicamente nel plutonio, e nell’uranio-238) da neutroni “veloci”, mentre nei reattori “termici” vi è un moderatore che rallenta i neutroni, per rendere più efficiente la fissione dell’uranio-235. La realizzazione dei reattori veloci (che alimentavano anche il sogno di produrre più plutonio di quanto ne bruciassero!) ha incontrato fino ad oggi grandi difficoltà.
(9) Emilie Guyonnet, Le nuove ambizioni militari nipponiche passano per gli Stati uniti, “Le Monde Diplomatique/il manifesto”, aprile 2006, p. 10-11.
(10) Si veda ad esempio The need for stregthened Iaea safeguards systems, Briefing 12, BASIC/ORG, www.oxfordresearchgroup.org.uk.

 

 


 

 

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