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articolo della rivista numero 128

Verso il multiclericalismo

I toni forsennati e dissennati della campagna elettorale hanno fatto passare in secondo piano altri eventi, fra cui la proposta di introdurre l'ora di religione islamica nelle scuole italiane.

“A CHI SPETTA DECIDERE? A NOI!”

Tale proposta è stata un'altra cartina di tornasole del nostro tasso di laicità. L'opportunità o meno di introdurre il Corano è stata infatti discussa in prima istanza da alti prelati come se fosse pacifico ritenere “competenza” della Chiesa decidere non solo il tipo di famiglia consentito ai cittadini italiani, ma anche le religioni da insegnare loro a scuola.

Comico è stato poi Ruini quando ha messo in guarda contro i pericoli di “indottrinamento” insiti nell'insegnamento coranico. Pericoli che non sussistono, par ovvio, nel caso della dottrina cattolica stante che essa fa parte del nostro “patrimonio” (per cui l'indottrinamento è d'obbligo).

 

DO UT DES

Altro tasto su cui si è insistito è stata la “reciprocità”, ossia il diritto per i cattolici di insegnare la loro religione nelle scuole degli stati a maggioranza musulmana. Questo “do ut des” è, a ben vedere, il nocciolo della questione: la Chiesa può “tollerare” l'insegnamento della religione islamica nelle scuole italiane a patto che i paesi islamici si aprano alla evangelizzazione cristiana. I cattolici, poi, si dividono fra quelli più arditi, che appoggiano l'ora di religione islamica, pensando che ciò possa favorire la “reciprocità”, e quelli più prudenti, che non sono disposti al “do” prima che sia arrivato il “des”.

 

LE PROPOSTE DELL'UCOII

Ad avanzare la richiesta dell’ora di religione islamica è stata l'Ucoii (Unione delle comunità islamiche italiane), finora guardata con una certa simpatia a sinistra per le posizioni pacifiste sue e in particolare del suo segretario nazionale Hamza Piccardo.

Adesso però, insieme a richieste sensate (come l'introduzione nelle scuole dell'arabo, misure che rispettino le usanze dei musulmani, la possibilità di aprire scuole private), l'Ucoii ha chiesto la revisione da parte dello stato dei testi scolastici contenenti “falsità storiche sull’Islam e i musulmani” e, appunto, l'ora di religione. Al riguardo, la “bozza d'intesa” proposta dall'Ucoii allo stato (una sorta di “concordato”), recita: “Nella scuola materna, scuola dell'obbligo e media superiore, gli alunni musulmani o per loro coloro cui compete la patria potestà, possono richiedere che venga loro impartito insegnamento religioso islamico da parte di insegnanti al tal fine qualificati e indicati dall'Unione. Tale insegnamento che sarà a completo carico dello Stato si svolgerà in base a programmi redatti dall'Unione e approvati dalle competenti autorità ministeriali” (nostre le sottolineature).

 

L'ORA DI RELIGIONE NON VA DUPLICATA MA TOLTA

Colpisce la logica tutta clericale dell'Ucoii, ossia la sua pretesa di presentarsi come una Chiesa (istituzione per sé ignota all'islam) alla pari di quella cattolica, arrogandosi il diritto di fissare come e da chi deve essere insegnato il Corano. E rivendicando, al pari della Chiesa cattolica, sia il diritto dei genitori a decidere per i figli, sia privilegi economici (gli insegnanti nominati dall'Ucoii e pagati dallo stato).

Si dirà che l'Ucoii rivendica così piena parità con i cattolici. Ma la parità si può raggiungere o estendendo ai musulmani gli ingiusti privilegi dei cattolici, come chiede l’Ucoii, o togliendoli a tutti, ossia eliminando l'insegnamento della religione. Una richiesta condivisa perfino da un cattolico conservatore come Vittorio Messori che afferma: “Nelle scuole statali, che sono pagate da tutti, non si può e non si deve insegnare il catechismo. Lo facciano le parrocchie a spese dei fedeli” e così facciano i musulmani (“Alice news”).

 

LA “SANTA ALLEANZA” DEI CLERICALI

Appare quindi sorprendente che l'Ucoii, anziché battersi per quest'ultima opzione insieme ai laici, a “Noi siamo Chiesa”, a una minoranza per secoli repressa come i valdesi, cerchi di ottenere privilegi, alleandosi con il clericalismo dominante.

Ma la cosa si spiega fin troppo bene se si pensa all’altra richiesta dell'Ucoii, di stampo inquisitoriale, cioè quella di censurare i libri di testo (che è cosa del tutto diversa da una battaglia culturale contro i pregiudizi antiislamici), o a recenti dichiarazioni di Piccardo secondo cui l'omosessualità “non è permessa nell’Islam e la sua legalizzazione, come viene rivendicata in Europa, non può essere accettata in nessuna forma” (Stefano Lorenzetto, “Panorama”,10 settembre 2005).

Si delinea così una “santa alleanza” fra i clericali di ogni fede contro i Pacs e per imporre a tutti i cittadini i loro modelli (o le loro fobie) sessuali. Pretesa tanto più arrogante in quanto se i cattolici praticanti sono il 20-25%, i musulmani che frequentano le moschee sono, secondo Giuliana Sgrena, “un'infima minoranza (si dice il 5%)” (“il manifesto”, 10 marzo 2006).

Di qui l'urgenza di dialogare con le effettive comunità e i singoli migranti, conquistandoli a una battaglia di laicità e baipassando organismi che non mirano a salvaguardare la loro identità ma a ridurla a una “fede” di cui si pretendono (proprio come la Chiesa con gli “italiani”) depositari.

Walter Peruzzi


 

 

Copyright 1993/2003 Guerre&Pace
. Mensile di informazione internazionale alternativa
Ed. e propr. Associazione G&P. Stampa La grafica Nuova, v. Somalia 8, Torino.
Autorizz. Trib. Milano n. 55 del 13/2/1993. Dir. resp. Walter Peruzzi