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articolo della rivista numero 127
Programmi elettorali e movimenti
Leggere un programma elettorale può sembrare un esercizio inutile - e rispetto alle prossime elezioni politiche del 9 aprile questa impressione si fa per certi versi ancora più forte.
È infatti chiaro che l’obiettivo condiviso e fondamentale delle prossime elezioni è quello della cacciata di Berlusconi e del suo governo, per motivi evidenti a tutti. In questo senso potrebbe sembrare secondario ragionare di un programma “alternativo”, visto che il meccanismo elettorale costringe a scegliere uno dei partiti dell’Unione “a prescindere”, e non sarà quanto scritto nel programma “Per il bene dell’Italia”, positivo o negativo lo si giudichi, a motivare questa scelta.
Inoltre, sappiamo bene che un programma di governo preelettorale si ripromette solamente di indicare i principi generali e una serie di obiettivi specifici dell’azione politica di governo e quindi non potrà mai affrontare tutte le possibili questioni.
A questo dobbiamo aggiungere che ci rendiamo anche conto che l’Unione è una coalizione di partiti molto diversi tra loro e che questo non può che produrre un programma di massima, che lascia aperte questioni anche importanti ma non sufficientemente condivise o che addirittura vedono posizioni diametralmente opposte tra i partiti della coalizione stessa.
Malgrado tutto ciò, abbiamo voluto provare ad analizzare alcuni aspetti del documento “Per il bene dell’Italia” perché ci pare indichi la direzione di fondo verso la quale si incammina la coalizione di centrosinistra ed esprima in modo interessante le politiche di fronte alle quali ci troveremo in caso di vittoria dell’Unione.
In questo senso ci è sembrato utile provare a fare un’analisi di tali prospettive politiche, leggendole alla luce dei temi che “G&P” ha sempre affrontato e delle posizioni che abbiamo espresso in questi anni - sulle politiche estere e della difesa, in particolare rispetto all’integrazione europea, sulla questione dei migranti, sulle politiche sociali e del lavoro, sui temi della laicità dello stato.
Ragionare sulle possibili scelte di un governo dell’Unione ci sembra importante per capire a cosa potrebbero trovarsi di fronte i movimenti sociali - a partire da una prospettiva di riflessione e di iniziativa autonome.
Per questo affrontiamo la lettura del programma non con in mano una matita blu per correggere eventuali errori o sottolineare quello che manca, quanto per comprendere quali siano gli assi di fondo delle proposte dell’Unione e quali culture esprimano.
Se sottolineiamo particolarmente quello che non ci piace, quello che ci appare come sostanzialmente in continuità con le scelte neoliberiste o comunque negative fatte dai precedenti governi non è per spirito polemico o gusto della differenziazione, ma per attrezzarci a continuare la nostra ricerca e la nostra iniziativa politica.
Questo potrebbe sembrare ingeneroso verso i tentativi fatti dalla sinistra dell’Unione per provare a spostare l’asse complessivo del programma, e che in molti punti sembra essere riuscita nell’intento di aprire prospettive differenti da quanto si è visto con i passati governi di centrosinistra.
Va anche sottolineato che quanto scritto nel programma deve comunque confrontarsi con la partecipazione e l’organizzazione sociale e con la necessità del consenso in quel “popolo di sinistra” che a nostro avviso ha interiorizzato almeno in parte la lezione dei movimenti del dopo Genova (in particolare della mobilitazione contro la guerra “senza se e senza ma”) e potrebbe non rivelarsi così disposta a tollerare (“per il bene dell’Italia”) politiche non condivise.
Siamo convinti che l’autonomia politica e culturale dei movimenti sociali sia condizione indispensabile per costruire alternative politiche e sociali. Per questo abbiamo titolato questo centro “alternative al governo”, nel doppio significato della speranza che finalmente si possano vedere politiche alternative sui temi scelti, ma anche che noi continueremo a mantenere una capacità “alternativa” e non potremo in alcun modo farci strumento di qualsiasi governo.
(p.m.)