MIND THE GAP

occhio alla diseguaglianza economico-sociale

Carla Filosa

Forse un giorno saremo in grado di sfruttare
industrialmente le anime umane!

[Stanislaw Leè]

 

Per chi è stato nella metropolitana londinese è ben noto l'ossessivo avvertimento (mind the gap, letteralmente "attenzione al divario") al salire o scendere dal vagone, di stare attenti a distanziare bene il passo per non cadere nel vuoto del binario. Invece di guardare solo in basso per misurare una distanza pericolosa, auspichiamo che quest'invito nell'idioma dominante, anche se solo per il tempo d'una riflessione, si spenda questa volta per rivolgere gli occhi di fronte, all'altezza di ognuno di noi, al nostro comune vivere quotidiano per misurare la distanza da noi stessi e dagli altri da un passato recente ad oggi - meglio se dagli anni ottanta, ma anche meno - in termini di capacità d'acquisto, ovvero di precondizione per scegliere la qualità della propria vita. Alcuni di noi saranno forse sorpresi di constatare che possiamo acquistare meno anche se può sembrare il contrario. Un milione di lire dell'ottanta equivale circa a 2.700.000 nel 2001 (anno ultimo della lira), e a 2.800.000 nel 2002 con l'aumento inflattivo. La differenza percentuale (2,7 e 2,8) riguarda solo l'aspetto nominale del salario, quello apparente, non la sua reale capacità d'acquisto. Infatti, tenendo conto che 2.800.000 sterline corrispondono a meno di 1.450 euro, possiamo facilmente misurare quanti di noi o dei giovani della nostra epoca "flessibile" guadagnino più di 1.000 euro mensili (cioè appena poco meno dei due terzi di vent'anni fa), negli impieghi precari o a termine o dequalificati generalizzati.
Questa misurazione significa semplicemente che impariamo a pensare a noi stessi in termini sociali, e non solo individualistici e consumistici come vorrebbero; che ci pensiamo cioè come classe, come inesauribile vivaio di forze in grado di valorizzare i capitali e che perciò questi deprezzano costantemente, fino all'impoverimento mondiale necessario alla estorsione concentrata di ricchezza, che tenga a freno o proprio esorcizzi la crisi endemica del sistema. La"globalizzazione" è flatus vocis, una forma ideologica, una sonorità andata di moda solo per stornare l'attenzione dall'immiserimento programmato, la perdita delle libertà per le masse e del controllo sulla propria vita, esposta continuamente al pericolo e alla morte. Non a caso tutti i leader mondiali, per primo Bush guidato da Greenspan, si spaventano al crescere dei tassi di disoccupazione, alla ripartizione sempre più allargata di un capitale variabile in progressivo restringimento. Un potenziale insurrezionale di fronte a cui tutti i maghi della finanza, gli esperti economici, gli espedienti fiscali, non hanno più ricette a disposizione.

Umani senza diritti

Un semplice sguardo, ingenuo, alla situazione internazionale attuale darebbe conto solo di minacce belliche incombenti, o di catastrofi a venire di imprevedibili estensioni e durata. Tutto sembra condurre a guerre, rappresaglie e prosecuzione dei terrorismi (in questa sede questo termine è riferito solo alle modalità perseguite dagli Stati per dominare la volontà delle masse, da rendere consensuali o vittime, nel pieno disprezzo per la vita altrui) e dei loro mascheramenti o dissimulazioni, in piena adesione al propagandato think global. Il suo complementare "agire localizzato" invece, si serve di preferenza dello spargimento del pensiero buonista, del recupero umanitario, della riparazione dei mali incombenti del mondo, delle sostituzioni economiche, lavorative, delle emarginazioni, delle emergenze, e così via soccorrendo. Più difficile, anche se si tratta dell'unica difesa rimastaci, è scorgere l'inevitabile contraddittorietà terminale di queste forme, il loro continuo produrre e incontrare l'inconsistenza reale entro strategie e tattiche sempre più cieche, come lo stesso Brzezinsky, allarmato, avverte i suoi compari di spartizione.
Il linguaggio del potere dell'ordine o dell'organizzazione esplicitata, ben espresso dall'anglo-american-informatico-nazional-ridotto ormai in uso multinazionale, si sdoppia anche negli idiomi zonali lasciati alle loro tradizionali identità fonetiche per quanto riguarda l'arruolamento e le investiture nell'esercito dei buoni per differenza. Inviti ripetuti quotidianamente sui media instillano segreti ma confusi e durevoli sensi di colpa a chi non adotta a distanza (finanche un cane!), non "dà una mano" a emarginati vari, non compra equo e solidale, non tampona le emergenze, non si presta, in altri termini, a salvare o a dare sollievo a qualche vita in pericolo perché dipende da noi! Viene credibilmente rimproverato.
Ciò che si tenta di sottolineare, contro ogni subordinazione disattenta e inconsapevole, è la forma ideologica dietro cui un potere sempre più superfluo si nasconde, e attraverso la quale è ancora in grado di far accettare massacri per accaparramento di risorse e coinvolgimento generale alla riparazione dei disastri umani, ambientali, economici conseguenti alla forma imperialistica ancora in atto. Un potere a due facce entrambe visibili e invisibili allo stesso tempo. Quella monopolistica della forza, militare, distruttiva visibile nelle forme di legittimazione di valori universali di libertà e giustizia invocati e univocamente manovrati non mostra - anche per l'oscuramento e la manipolazione dell'informazione - le finalità predatorie e le strategie criminali con cui viene condotta l'aggressione, in cui il terrorismo contro civili inermi o la sperimentazione di armi o sostanze venefiche fuori di ogni diritto internazionale è ormai consuetudine. Ci lasciano vedere, se lo decidono, solo le vittime sul terreno.
L'altra faccia è quella, altrettanto monopolistica, che suggerisce il belato pacifista (da non confondere con la lotta per la pace) di ispirazione religiosa o delle anime belle rifugiate nei ritagli del privilegio, le considerazioni democratiche dei dibattiti televisivi a sostituzione del tessuto sociale, l'assistenzialismo volontario nell'oblio della dignità umana alla scelta della propria vita, il volontariato come deprezzamento della forza-lavoro o sostituzione alle mancanze dello stato, della previdenza, della cura, ecc. Su queste ultime poi, si è puntato ad ottenere una continuità dalla predisposizione dell'ideologia della dipendenza all'affare. Istituti, associazioni, organizzazioni effettive o di copertura, banche, ecc. sono sorti ormai coprendo stratificazioni del mercato internazionale, autodichiarandosi fuori del mercato senza scrupoli, e avviando un tipo di commercio scrupolato, integrativo e funzionale a gratificazioni consumistiche perseguite con maggiore sensibilità e coscienza sociale, accolta, questa, come nicchia o punto selezionato di vendita.
Ambedue i goals o obiettivi che l'idioma capitalistico persegue sono il controllo sociale al servizio dell'esazione dei profitti concentrati. Sia l'aggressione violenta, quindi, sia il recupero dei suoi danni vanno gestiti nell'apparenza dell'autonomia della scelta dei singoli partecipanti ad entrambi i compiti, distinti solo per funzionalità complementari. "Brutto" e "semino", ironizza sinteticamente una satira recente, si dànno così la mano per ristabilire l'"eteronomia della legge" - non ha più importanza se solo morale (Kant), od anche civile, meglio se "occidentale" - impartita in modo autoritario dal potere, percepibile solo nella forma dell'arbitrio legalizzato del crimine, legittimato entro il nuovo Stato assoluto (absolutus significa in origine sciolto, da ogni controllo). Usa, attualmente. È il crimine, con le sue distruzioni, a creare gli spazi logistici, fisici, psichici, ideologici, ecc. per le operazioni di sostegno, soccorso, assistenza, carità e consimili. La cattolicità lo ha sempre saputo da duemila anni e oltre, costruendovi sopra il proprio potere.
Le masse possono essere lacerate e disgregate, poi soccorse dalle due mani, anche se indipendenti, dello stesso corpo di potere. È ora di leggere nel "divide et impera" anche il carattere di "divisione" organica del comando, uno e plurimo, finché riesce a organizzare e a mantenere la disgregazione e continua disorganizzazione delle vittime. Ciò non significa che non possano rientrare entro questo disegno individui con fini morali e condivisibili, assolutamente estranei alle cricche profittatrici del potere distribuito. Le persone, anzi, che animano alla base la maggior parte delle strutture a carattere etico sono le migliori e potrebbero costituire nel tempo una contraddizione fatale, ma il più delle volte si trovano nell'impossibilità di penetrare la fitta schermatura a difesa degli obiettivi politico-economici delle dirigenze, o delle commesse clandestine dietro le attività di insospettabile copertura.
Dopo l'11 settembre il potere in Usa si è legittimato il diritto alla "negabilità". Cia e Difesa riuniranno nel giro di pochi mesi ufficialmente le rispettive forze per procedere in quelle che chiamano azioni pro-attive e preventive, chiaramente clandestine e/o "sotto copertura" le cui conseguenze esigono: a) lo smantellamento di normative che includano il controllo pubblico; b) l'indifferenza verso la sovranità di Paesi terzi "ospiti di terroristi" [?]. La negabilità di ogni responsabilità, in viraggi politici che disattendono accordi ufficiali, nell'attribuzione di crimini, nella diffusione di disinformazione, ecc., altro non è se non la ratifica di quasi sessant'anni di guerre "a bassa intensità" per l'egemonia mondiale.
I servizi segreti già potenziati ad effettuare "operazioni provocatorie" d'ogni genere hanno approvata anche la licenza d'uccidere: è sufficiente la dichiarazione di "guerra al terrorismo" perché lo stato di guerra - una volta definito permanente - autorizzi automaticamente quelli che in tempi di pace sarebbero altrimenti stati degli omicidi. Le strutture preposte a tali scopi sono già pronte (Ussocom, o Us Special Operations Command: 27.000 militari attivi a tempo pieno e 19.000 civili membri della Riserva in Florida. Arsof, Nsw e Afsoc come comando delle Forze speciali. Reggimenti, team e squadroni con relative dotazioni di aerei, elicotteri, imbarcazioni speciali, addestrati per azioni clandestine o "conflitti a bassa intensità", e alcune basi anche in Gran Bretagna e Giappone. Non manca il Psyop: gruppo specializzato nelle Psycological Operations) [cfr. il Sole-24 ore, 8.01.'03].
Il costo in dollari sembra aggirarsi intorno a 1,7 miliardi, che, ci si aspetta, verranno ben impiegati non tanto nelle guerre verso altri Paesi, quanto invece in quelli, incluso il proprio, in cui serviranno manovre di rapida ed efficace esecuzione per contrastare scelte in opposizione agli affari multinazionali dominanti. I "danni collaterali" non costituiscono problema. In tale quadro di mezzi "eccezionali" normalizzati, non meraviglia la proposta "americana" di legalizzare perfino la tortura - ius in bello, ma perché no anche in pace. Data la loro perfetta coincidenza nell'espediente "terrorismo", nemico invisibile ma reale, anche la tortura rientra nella sua presentabilità giuridica dall'ombra del suo uso realmente in atto da sempre. Che la "civiltà" non se ne scandalizzi, sono solo eccezionalità per difendersi dai barbari, comunisti, musulmani, o che sia!

"Riserve"

Il servizio civile italiano si preoccupa di non riuscire a reclutare tutti gli 85 mila giovani richiesti dagli enti preposti all'assistenza sociale, protezione civile e ambientale, promozione culturale e all'educazione dei minori. Mancano i volontari sembra nel numero di 20.000 unità, nonostante sia attualmente in vigore l'istituto dell'obiezione di coscienza (fino al 2005, anno previsto per l'abolizione della leva obbligatoria). La preoccupazione riguarda la "scarsa motivazione" sociale degli attuali obiettori, la quasi totalità degli attuali impiegati nelle suddette attività, con 433,80 Ä mensili al lordo della ritenuta fiscale del 18%, qualcosa più per chi va all'estero, per la durata di 12 mesi.
Gli allettamenti riservati agli studenti universitari (una sorta di presalario e crediti formativi, qualche facilitazione occupazionale), non bastano a ramazzare quell'"esercito di riserva" a costi stracciati che l'istituto della leva si era incaricato di fornire a privati e non, per l'abbassamento imperativo della spesa sociale di cui lo Stato sopporta il peso. Prima di "imporre il volontariato", ci si chiede come determinare il cambiamento per ottenere quelle "profonde radici culturali" che costruiscano il consenso dei giovani ad offrirsi come "volontari motivati", ovvero come forza-lavoro altamente sottocosto. Quelle "radici culturali" sono chiarissime invece negli Usa, alla luce dei 101 mila licenziati in dicembre, più la riduzione dei servizi (finora settore cuscinetto dell'industria) dal marzo 2001 di 42 mila unità, con la grande distribuzione che ha eliminato 104 mila posti, stando alle statistiche ufficiali. Una rapida vittoria sull'Irak, stimano gli esperti, potrebbe rilanciare il dollaro nel breve periodo ma non risolverebbe la crisi, la sua caduta.
Le multinazionali in aree internazionali "musulmane" si preparano intanto ai possibili "disturbi" o alle "reazioni violente" del "mondo islamico". Qui le "radici culturali" se offrono con generosità forza-lavoro semigratuita, non sono ancora riuscite a "civilizzarla" sulle esigenze aziendali. Queste infatti sono state costrette ad aumentare i propri contributi ad organizzazioni caritatevoli musulmane, o ad avere flotte di velivoli privati pronti per l'evacuazione immediata di personale (Caltex, in Indonesia, ad es.). Le società petrolifere infatti dispongono di un contingency plan in grado di utilizzare, oltre i propri mezzi per mettersi in salvo, anche l'International Sos, assistenza d'emergenza, con una lista di tutti i Paesi potenzialmente a rischio evacuazione, per possibili ritorsioni di missilistiche irakene in caso di attacco Usa. Gestire la crisi e subito dopo continuare a produrre è il vangelo del profitto.
Dopo la recente invasione Usa in Afghanistan, finalizzata ad allontanare dal petrolio e gas del mar Caspio i paesi balcanici e dell'Asia centrale dall'influenza tedesca, come pure a indebolire concorrenti quali Francia, Belgio e Italia, l'egemonia americana ha rafforzato il suo look di "missione di pace" o "umanitaria". La terminologia usata: Infinite justice, ribattezzata Enduring freedom, non lascia dubbi all'ideologia dell'operazione. L'Unicef, il World food programme, l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, il Programma dell'Onu per gli affari umanitari, l'Ufficio per il coordinamento dello sviluppo e dell'Alto commissariato delle nazioni unite per i diritti umani dichiararono congiuntamente "un'emergenza umanitaria di proporzioni sconvolgenti". Dopo un elenco di milioni di persone in fuga, allontanate dalle case, affamate, in cerca di assistenza, ecc., denunciarono per queste "l'impossibilità di beneficiare degli interventi umanitari" in quanto "nessun altro aiuto può essere introdotto in Afghanistan, e il Wfp ritiene che le scorte alimentari si esauriranno entro due o tre settimane" [Nafeez Mosaddeq Ahmed, Guerra alla libertà, Fazi, Roma 2002, p. 209ss.]. "Medici senza frontiere" rilevò che aumentava costantemente la povertà nonostante l'aiuto internazionale...
Il continuo bombardamento alle infrastrutture civili in Irak, scuole, ospedali, moschee, chiese, ricoveri, edifici della Croce Rossa, ecc., anche oltre i tempi bellici ufficiali, constatato anche da organismi Onu, mostra l'inequivocabile obiettivo terroristico perseguito dagli Usa, in grado anche di vanificare il soccorso pure istituito ai bisogni primari di popolazioni inermi. "I piloti dell'Air Force possono colpire "a volontà" tutto quello che vogliono, senza chiedere l'autorizzazione degli esperti in strategia ... aree del Paese sono state soprannominate "kill box", termine che fa pensare alle "free-fire zone" del Vietnam ...". Gli estremi si sono toccati: chi aiuta o è funzionale a chi uccide o diviene impotente (per ora), sembra un'appendice del crimine e questo prende in prestito le sue sembianze. Così investire e produrre ancora, committenti immateriali, è a responsabilità zero.

"Aiuti"

È del '61 l'affermazione di J.F. Kennedy secondo cui "gli aiuti ai Paesi stranieri sono un metodo mediante il quale gli Stati Uniti mantengono una posizione di influenza e controllo in tutto il mondo e sostengono altri paesi che altrimenti non sopravviverebbero o passerebbero al blocco comunista". In quegli anni gli Usa avevano già stabilizzato un'egemonia politico-militare su tutta l'America latina, già in atto durante l'ultima guerra mondiale, attraverso l'uso del Trattato interamericano di assistenza reciproca [Tiar], in funzione antinsurrezionale anche se ufficialmente come difesa da ipotetici attacchi comunisti. Nel `65 la Repubblica dominicana fu invasa da marines travestiti da soldati dell'Osa [cfr. O. Còggiola, América latina: o presente em perspectiva histórica], quale attuazione dell'"assistenza" che il predominio Usa forniva per l'inglobamento delle risorse latinoamericane. Il trasferimento poi di responsabilità politico-finanziarie ad Istituti quali il Fmi, Banca Mondiale, Usaid, ecc. ha permesso loro di gestire un controllo internazionale mediato, per la costruzione di sistemi sociali ed economici resistenti ai mutamenti rivoluzionari.
La concessione di "aiuti" veniva infatti subordinata all'adozione di riforme in funzione antirivoluzionaria, per il pagamento di debiti, esportazione di profitti, rimozione di restrizioni su importazioni (Usa), allontanamento di crisi irreparabili, ecc. Ciò che i crediti su condizione - controllo sulle politiche nazionali e "stabilità", o sicurezza della esigibilità dei profitti - non riuscivano ad ottenere (con tanto di recessione e crisi politica del governo in carica), l'impiego della forza, per lo più mediante "aiutati" colpi di stato militari autoctoni, ristabiliva in termini di supremazia incontrastabile. Bolivia, Brasile, Argentina, Cile, Perù, ecc. hanno pagato, e pagano a tutt'oggi, questo tributo di dittatura e conseguente crescita dell'immiserimento. L'una e l'altra operazione sempre coperte dalla massima segretezza.
È dal 1958 che lo Stato d'Israele costituisce l'avamposto Usa in Medio oriente. L'alleanza viene consolidata nel `67, nella distruzione delle forze del nazionalismo arabo, da parte israeliana. Con la Turchia, rappresenta oggi la più importante base militare (anche nucleare) sia verso l'Asia centrale, sia verso l'Europa. La repressione attuata nei confronti dei palestinesi non ha mai trovato un limite, né è stato possibile l'invio di osservatori internazionali - come invece per l'Irak - per veto imposto dagli Usa alla risoluzione del Consiglio di sicurezza del 15.12.2001. I crimini di guerra - e di pace - israeliani, uniti all'invio continuo da parte Usa di armamenti e aiuti economici, svaniscono nel silenzio delle Istituzioni internazionali.
Tutti gli accordi di pace proposti tra Israele e palestinesi sono stati bloccati: `71, `76, `81, ecc. Sono date, queste, da riunire ad altre, per una più chiara chiave di lettura. `67 : Israele diventa con la guerra dei sei giorni, un procuratore del potere Usa in M.O., le élites ebraiche americane scoprono l'"Olocausto"/propaganda in seguito alla dimostrazione di predominio militare. `72-90: il Mossad elimina nel mondo i dirigenti palestinesi. `73: guerra del Kippur, ulteriore massiccia assistenza militare Usa. "Per incrementare il potere negoziale israeliano, l'industria dell'Olocausto aumentò la produzione" [cfr. Norman G. Finkelstein, L'industria dell'Olocausto, 2002, Rizzoli]. `81: Israele sorvola campi petroliferi sauditi; invasione del Libano chiamata "Pace in Galilea". `82: Millecinquecento profughi inermi massacrati a Sabra, Chatila, Borje da parte di falangisti libanesi e israeliani, agli ordini di Ariel Sharon.
Si prosegue ormai oltre il 35° anno di occupazione militare israeliana nello "stallo" kissingeriano o nell'ameboide "processo di pace", funzionale all'estensione degli insediamenti illegali, assassini deliberati, tortura, deportazioni illegali, privazioni di processi regolari, distruzioni arbitrarie di proprietà, ecc. Punto di identificazione dell'organizzazione della forza militare di polizia internazionale, gli Stati non sono più rappresentativi di poteri potenzialmente conflittuali. Se apparentemente lo sembrano è perché schermano, con le rispettive storie localizzate, organizzazioni della forza-lavoro e amministrazioni della vita sociale, la reale manovra delle concentrazioni e centralizzazioni di capitali multietnici. Il distanziamento delle masse dalla gestione della propria vita deve essere aiutato ora a riconoscere il suo punto di rottura fisiologica, in quanto legge storica.