Nel volgere di tempo dell'autunno-inverno 2002-2003, la gang
Berlusconi ha impresso una vertiginosa accelerazione alla sua deriva neofascista.
Potrebbe, stando alle auree regole di Chitarrella sul gioco del tresette,
anche essere segno della percezione di una incipiente e montante debolezza.
La litigiosità della Casa delle libertà, e i distinguo rispetto
al Kapo e ai suoi più vicini e fidati lacchè, autorizzerebbe
perfino a pensare in tal senso. Senonché è meglio non illudersi
eccessivamente su un sempre possibile ravvicinamento del "botto",
che il duce di Arcore può fare da un momento all'altro, e sul rovesciamento
del suo governo. D'altronde, contro simile fiducia militano due fattori
importanti: i. l'enorme e crescente capacità di ricatto e
d'acquisto di Berlusconi (come si spiegherebbe altrimenti?) nei confronti
di alleati e avversari, entrambi più interessati che veri; ii.
l'assoluta inesistenza di qualsivoglia capacità di guida di una seria
opposizione di classe (forse Cicciobello Rutelli o Zombi Fassino? oppure
Pulcinella Mastella, il maresciallo Di Pietro o il pecoraro Scanio? o il
prode Prodi, il commissario D'Alema, Violante, Cossutta, per non dir di
Bertinotti, o di Nannimoretti che sta lì a coprire il geoneoliberalpentito
Paolo Flores d'Arcais?).
Dunque è bene sondare e passare in rapida rassegna - almeno pro
memoria - i principali "atti osceni" compiuti dalla gang
Berlusconi, nei suoi primi 600 giorni di gestione del potere (la "ricorrenza"
è caduta il 4 gennaio 2003) a seguito della sua taroccata vittoria
nelle "scafrogliate" elezioni del 13 maggio 2001. Nel no. 85 pubblicammo
l'elenco di tutti i pregiudicati e i rei confessi, completandolo con quello
dei reati commessi e dei processi in corso: perciò già allora
parafrasammo la situazione creatasi con la vecchia definizione salveminiana
di "governo della malavita". Chi ha visto e ricorda il film "Z,
l'orgia del potere" (da noi citato in precedenti occasioni) sul
colpo di stato dei colonnelli neofascisti greci negli anni 1960, non può
non riconnettere mentalmente le frase - "agile e veloce come una
tigre" - ossessivamente ripetuta dai finti testimoni, con le litanìe
dei "falsoni" berluscoidi, i quali non fanno altro che ripetere
a pappagallo le "veline" del kapo, da Vito a Tremonti, da Bonaiuti
a Cicchitto, e via Schifando. Berlüska ha imparato la lezione dal precedente
capovolgimento e ora, copiando dalla pubblicità, tutto il resto (quello
che non si può acquistare con carta di credito) lo compra. Adesso
perciò siamo arrivati al secondo atto del colpo di stato.
L'antefatto di tutto ciò, però, sta nella più
volta "commemorata" legge truffa che, finalmente,
il piano P.2 è riuscita a far passare. Questo maggioritario piduista
è stato voluto dalla destra che però è terribilmente
"sinistra", visto che l'asinistra è scivolata beatamente
a destra. La storia è vecchia assai. Risale alla legge Acerbo del
1923, che sancì l'affermazione del fascismo storico in Italia, e
poi alla caduta di De Gasperi che fallì con la legge del 1953 sotto
l'urto di una rivolta popolare senza pari: ma adesso?! È passata,
con l'appoggio esplicito dei rottami di una sinistra-che-fu, la "nuova"
legge truffa. Oggi gli ulivisti sono addirittura "contenti" della
cosiddetta "alternanza", ottenuta grazie alla nuova legge truffa
che ha portato la Casa delle libertà a "fare un po' come
cazzo le pare", passando dal 46% dei voti ad almeno il 57% dei seggi.
Se non è truffa questa! Proprio per questo, già prima della
diffusione del piano P.2 e delle manovre che portarono all'approvazione
dell'infame e incostituzionale "nuovo" sistema elettorale maggioritario,
mostrammo come tale legge fosse la riproposizione, stavolta vincente, delle
precedenti leggi truffa. [cfr. il no.41 e il no.43 per i precedenti della
fascista legge Acerbo].
All'ombra di simile antefatto, facciamo qui solo alcune premesse generali,
per chiarire lo "spirito" dei provvedimenti governativi. Il principio
uniformante va nel senso della salvaguardia dei rei, di qualunque risma
essi siano. Forse non è un caso che, sempre i comici, abbiano mimato
la satira di un sondaggio secondo cui il 30% degli italiani avrebbe voluto
mandare assolti gli imputati di brigantaggio e l'8% quelli per uxoricidio!
Il fatto vero - segno di impensabile inciviltà - è che i golpisti
stanno facendo leggi "retroattive" a favore dei "delinquenti",
cioè di coloro che hanno scientemente commesso un delitto
quando la norma da essi violata costituiva reato, anche in campo penale.
Già annullare provvedimenti amministrativi di colpevolezza in atto
è mostruoso - si pensi ai reati Mediaset e Fininvest, All Iberian,
Imi-Sir, lodo Mondadori, Sme-Ariosto, ecc. - ma vanificarne retroattivamente
le implicanze penali è ... comico! Perfino in Usa sono stati obbligati
ad andare contro la depenalizzazione della falsità in bilancio, non
bastando più le sanzioni amministrative e pecuniarie: la banda Berlusconi
ha fatto esattamente il contrario. Non solo, ma con la nuova disciplina
(subito operante, in stile post-Cirami) anche i tempi di prescrizione sono
stati dimezzati. E vissero felici e contenti.
Le questioni giuridiche e inerenti la magistratura [su
questo aspetto facciamo altrove considerazioni specifiche] costituiscono
i fatti, qui non elencati in ordine cronologico, ma contenutistico, che
forse sono il centro del tutto, soprattutto per chi ha avanti a sé
lo spettro della galera. I soprusi della gang cominciano con le cosiddette
"rogatorie" internazionali, che hanno di fatto reso inutilizzabili
i documenti acquisiti da autorità giudiziarie estere, con nullità
degli atti assunti. Anche in questo caso è stata - va da sé!
- sancita l'applicabilità ai procedimenti in corso. È anche
inutile insistere sulla notissima prevaricazione che va sotto il nome di
"legge Cirami" - in realtà legge Previti - per far
sì che, finalmente, tutti i cittadini, e alcuni più di altri,
siano ... uguali di fronte alla legge. Chiamare "legge" una cosa
che reintroduce le norme fasciste del codice Rocco sul "sospetto"
è francamente eccessivo: la ricusazione del giudice naturale è
incostituzionale. Anche questa manovra è naturalmente applicabile
ai procedimenti in corso: potere e mafia. Quest'ultima dal potere forzitaliota
(secondo le dichiarazioni del pentito Giuffrè, le quali però,
secondo le nuove disposizioni giuridiche del potere stesso sarebbero ormai
inutilizzabili perché rese ... fuori tempo massimo) stava aspettando
da tempo la sanatoria in cambio dei voti gestiti. La "ciramipreviti"
prevede la sospensione (chi può!) del processo "prima
che si svolgano le conclusioni" in maniera che non si possa pronunciare
la sentenza. L'istanza di ricusazione è reiterabile per ciascun imputato
e ciascun giudice, fino a coprire abbondantemente i termini di prescrizione
... o di vita.
Le critiche alla magistratura da parte di un sistema pavido, che palesemente
teme solo di non portare a casa la pelle, si vanno facendo sempre più
frequenti. Quelle a favore del potere sono ragionevoli, quelle contro sono
sistematicamente denunciate come frutto di un animo "rosso, bolscevico
e traditor". La magistratura rossa impazza, a sentir lorsignori, e
la "ciramiprevitidellutriberlusconi" è stata infatti concepita
proprio per tentare di esautorare giudici scomodi, in stile colonnelli greci
o codice Rocco. Il legaiolo Castelli, marmittaro prestato alla giustizia,
non perde occasione per esprimere opinioni illegali e bloccare nomine sgradite.
Le varie sentenze emesse, se non accettate, vengono criticate apertamente
o girate pro domo libertatum, è proprio il caso di dire, comunque
rinviate tutte alla fidata cassazione per vizi di forma (a es. Contrada).
A fronte degli stragisti neri dei servizi segreti (... ma non tanto) assolti
nei gradi superiori di giudizio - ultimo è il caso connesso alla
bomba fatta mettere da Gianfranco Bertoli alla questura di Milano - anche
molte sentenze apparentemente sfavorevoli vengono rigirate.
La condanna in appello a ventiquattro anni comminata ad Andreotti, ha fornito
a Berlusconi l'occasione di fare l'indignato contro una sentenza da lui
considerata mostruosa, che comunque gli toglieva di mezzo una persona scomoda.
In effetti, appena avuta notizia di tale sentenza, abbiamo fatto un conto
alla rovescia, scontato e prevedibilissimo, aspettando solo che il kavaliere
esternasse i suoi detti; ha parlato di Andreotti solo per parlare di sé:
una magistratura faziosa che condanna un galantuomo, solo su indizi, ipotizzando
reati inesistenti, con una "cultura del sospetto", per bruciarlo
politicamente, a seguito di un fumus persecutionis di craxiana memoria.
Ma anche altre azioni giuridiche politiche segnano la medesima accelerazione
neofascista. Basti pensare alle difficoltà giudiziarie in cui è
incappato il governo dopo i fatti di Genova del luglio 2001, per capire
la strategia diffamatoria e preventiva (va di moda!) verso la manifestazione
di Firenze, incalzata a ruota dalla sconsiderata iniziativa del tribunale
di Reggio Calabria. Quest'ultima ha fornito i classici due piccioni con
una fava: inaffidabilità della magistratura, in genere, e comunque
intimidazione nei confronti di chiunque osi opporsi.
La separazione delle carriere in magistratura, insieme all'intera "riforma"
del sistema giudiziario a cominciare dal Csm [di cui si tratta in altro
articolo della rivista], fa parte dell'ulteriore progetto governativo che
riprende, quasi a sua conclusione, il piano P.2. Diciamo "quasi"
perché manca, essendo tuttora in discussione, la soluzione del presidenzialismo.
Ma la tragedia di tutto ciò è che, su tali temi che sono da
rigettare in blocco, l'asinistra accetti di discutere per entrare nel merito
se sia migliore questa o quell'altra soluzione! Proprio come fece una decina
d'anni fa con la nuova "legge truffa".
La tomba di ogni forma di opposizione, con l'accelerazione golpista,
il governo l'ha chiusa in materia economica. Anche qui procediamo per sommi
capi, avendo già ripetutamente toccato molti singoli argomenti. Ci
riferiamo innanzitutto a quelli che, con l'umorismo di un condannato a morte,
sono comunemente noti come condoni "tombali". Innegabilmente
qui non può che entrare in gioco Buco Tremonti, soprattutto per il
suo appropriato "umorismo" cimiteriale, e meno come superministro
dell'economia, carica alla quale è stato "promosso" da
quello di commercialista di fiducia del duce con i tacchi. Tremonti riesce
forse anche a superare il kapo in quanto a fandonie. Entrambi sanno bene
che la "gente" come volgarmente si dice, il "pubblico"
come l'intende Berlüska, o meglio il "gregge senza idee"
secondo Marx, dimentica tutto, pure di quel poco che un tempo ha orecchiato:
l'ultima cosa detta e sentita è quella che si ricorda e che vale.
Perciò - memore dei proclami berlusconiani, in base ai quali tutte
le promesse elettorali, a partire dall'hitleriano "contratto"
con gli italiani, sarebbero state soddisfatte (ancora!) - Tremonti emana
fiducia da tutti i pori. Che fino a prima del secondo colpo di stato si
pronunciasse decisamente contro ogni condono, che fa, poco importa
(solo Blob e qualcun altro lo ricorda); "condono" oggi
è l'ultima parola: ed è ciò che conta. Del resto, ogni
volta che Solbes o altri commissari europei sottolineano l'inattendibilità
dei numeri suoi e del kapo (per i quali sono sempre gli altri a sbagliare),
non fidandosi per esperienza né delle sue "previsioni"
né tanto meno dei provvedimenti presi una tantum, lui risponde
ripetendo che tutto va bene, e tra poco [?] si vedrà. La presunta
riduzione del disavanzo, peraltro, rientra in questa propaganda di Tremonti,
che col patrimonio dello stato s'è svenduto pure la tomba di famiglia,
la madre e la zia. Si scorda che appena eletto aveva assicurato, con l'avallo
del kavaliere, una crescita del pil vicina al 3%; e la crisi dell'economia
mondiale, e i conti del precedente governo, e tante altre cose, erano già
perfettamente note. Ovviamente non si trattava di sgradevoli sorprese
"bucate" dell'ultim'ora, ma lui ha voluto insistere. Cosicché
pochi mesi dopo ha finto che una crescita trimestrale del pil su base annua
dell'1,3% fosse sicuramente preludio, a fine anno, al raggiungimento, se
non del 3%, almeno del 2,5%. E ha proseguito. Oggi, a fine 2002, se si è
raggiunto lo 0.4% è grasso che cola. Ma lui imperterrito, col kapo,
va avanti così, incurante della realtà e attento solo a far
credere le panzane della gang ai suoi gonzi elettori. Che (quasi)
insensibili continuano a seguire Buco & compari.
Si sa che le ignobili menzogne berlusconiane non hanno pari, giacché
di fonte a pallidi aumenti occupazionali ci sono clamorosi crolli salariali
con "atipicità" contrattuali da far paura (soprattutto
lavoro stagionali, parziali e in affitto, quindi mai efficaci pienamente
per l'intero anno). Inevitabilmente, l'occupazione "regolare"
(grande industria e perfino servizi) risulta diminuita, perfino secondo
il "neutro" Istat, fino a livelli del 3% [e ormai, lo si ricordi,
anche il rendimento dei Bot è tornato al di sotto dell'inflazione].
Non è un caso che l'ipocrita, dopo aver sancito l'emersione dal sommerso,
abbia raccomandato ai cassintegrati Fiat di fare lavoretti "in nero"
[per inciso: a proposito della cassa integrazione guadagni, dopo la crisi
dell'auto del 1975 proprio Agnelli (v. dopo) ebbe a dire che furono
le migliaia di miliardi stanziate dallo stato sulle spalle dei lavoratori
stessi che avevano salvato le imprese in difficoltà].
L'animatore del Tortuga ha continuato a fare la parte del giocoliere che
fa sparire i soldi che la vittima volontaria dell'esperimento aveva, affermando
esattamente il contrario, cioè che Lui non ha mai messo le mani nelle
tasche degli altri. E questo di fronte anche a ulteriori tagli della spesa
sanitaria e scolastica, ad aumenti di tutte le tariffe, ad aumenti dei prezzi
di prima necessità, senza alcun corrispettivo in un simultaneo incremento
del potere d'acquisto delle masse. È peraltro uno scherzo del destino
che proprio sui conti dell'inflazione popolare (alimentari soprattutto,
con l'euro) la banda del Berlüska litighi con la banda dell'Eurispes,
"dando numeri" di 3% contro 30%. Non che noi ci si fidi di quest'ultima
banda, che è costretta a mandare in onda una controfigura dopo che
il suo presidente, qualche mese fa, era stato arrestato per la truffa aggravata
di qualche miliardo a spese del finanziamento pubblico. Tra incriminati
in attesa di giudizio si intendono! Epperò litigano proprio sui numeri;
segno che, in ogni caso, quelli che il governo ha preso anodinamente
dall'Istat sono, a esser buoni, poco veritieri per i prezzi in generale.
Lasciamoli scannare tra loro.
Comunque, Tremonti "condona". L'opposizione ha contato dodici
condoni, di carattere fiscale; lui dice che al massimo due sono rilevanti,
dato che comunque gli altri non li potrebbe sicuramente negare (per ora
è stato lasciato cadere solo quello edilizio; ma solo per ora, in
attesa di tempi migliori, tenendo presente che i casi più clamorosi
sono tutti "sotto cosca", cioè soprattutto in Sicilia,
Campania, Calabria e Puglia!!). L'ultima bravata "buchista" completa
i passi del golpe, di cui possiamo qui solo riepilogare la scalata:
abolizione delle imposte su successioni e donazioni; prima "legge Tremonti"
per le agevolazioni sui profitti, scandalosamente iterata per il rientro
(praticamente gratuito) dei capitali esportati illegalmente (scudo fiscale);
patteggiamento in anticipo dell'abbuono per chi preveda di
evadere (concordato preventivo); emersione delle imprese dal sommerso, attraverso
agevolazioni fiscali sulla metà reinvestita, condoni parafiscali,
ecc. La ciliegina sulla torta è offerta da una piccola clausola,
che prevede la non utilizzabilità dell'ammissione di violazione amministrativa
(che sarebbe ammessa dal reo con la sua richiesta di sanatoria) in procedimenti
penali paralleli a suo carico. Più "tombale" di così!
Il lavoro e le pensioni rappresentano ulteriori temi dell'avanzamento
neofascista, strettamente connessi agli aspetti economici e giuridici. La
sollecitazione per un'ulteriore "deforma" pensionistica rientra
nel tormentone neocorporativo internazionale, e i golpisti forzitalioti
si adegueranno appena possibile. Per il momento, all'ordine del giorno per
"modernizzare" il sistema, c'è la licenziabilità
senza giusta causa, con parziale monetizzazione dell'indennizzo (strettamente
legata alla chiamata nominativa e alla trasformazione dell'istituto del
collocamento e al lavoro interinale, in affitto cioè). In Italia
codesta norma è quella inclusa nell'art.18 della l.300/1970 (il cosiddetto
"statuto dei lavoratori"); come ricordammo a suo tempo, quando
si trattava del referendum sindacale sulle rappresentanze ammesse (era l'art.19),
questo articolo era preceduto da altri diciotto: appunto. Ora possono cadere
come in un domino, a meno di una presa di coscienza dei lavoratori interessati,
che vada però aldilà della mera difesa dello "statuto",
in quanto creatura giugniana neocorporativa.
Coinvolgono evidentemente il sistema del lavoro, salario e occupazione,
anche gli altri temi affrontati dal nuovo governo della malavita. Sulla
privatizzazione una tantum, sanzionata in Europa, del patrimonio
immobiliare pubblico - attraverso le infami Patrimonio spa e Infrastrutture
spa - abbiamo già detto abbastanza [e, in stretta connessione
con ciò, sulle altre manovre contingenti, irripetibili e perciò
censurate internazionalmente, che vanno sotto l'ambigua etichetta di cartolarizzazione
- cfr. no. 92,]. Basti rammentare che i tentacoli governativi si estendono
anche sulla loro gestione commerciale (cassa), in particolare attraverso
il gruppo Mondadori-Fininvest per gli affari museali e artistici, con ricadute
editoriali. La costruzione di una legislazione ad hoc per le "grandi
opere" è stata affidata - senza conflitto d'interessi!
- al cosiddetto ministro Lunardi, titolare della ditta Rocksoil (gallerie
stradali e ferroviarie) da lui trasferita formalmente ai parenti: affari
di famiglia.
Tra le grandi opere previste (comunque per esso ci saranno almeno gli appalti
per progetti) rientra quello megalomane del ponte sullo stretto di Messina:
le mafie sono soddisfatte. Due norme inerenti le grandi opere fanno parte
dell'intero quadro: la dichiarazione di "interesse nazionale"
(Usa docet) su di esse che è in grado di bloccare qualsiasi
procedura amministrativa; e la concessione di abbuoni sugli oneri riguardanti
i materiali di scarico (per inquinamento ambientale). Gravissime implicazioni
giuslavoristiche (e non solo) hanno anche due leggi reazionarie: quella
sull'immigrazione (legge Bossi-Fini), e quella sulla cosiddetta devoluzione
leghista, che privilegia le regioni capitalisticamente ricche ai danni di
quelle carenti di accumulazione e abbandonate [ma su entrambe tali questioni
occorre tornare dettagliatamente].
La comunicazione - dato il ruolo "interessato" contingentemente
ricoperto dal guitto di Arcore - è un passo finale del golpismo neofascista
da prendere in considerazione. Abbiamo sempre detto che non è la
televisione che fa il potere, bensì il potere che si esprime con
la televisione. E lo confermiamo. Dunque, vediamo come questo governo straccione
stia occupando anche codesti spazi, per sé, per Lui e per altri.
Gli accordi (subalterni) con "re Murdoch" sono compresi in questa
strategia. Di qui discendono alcune cose: il controllo delle nomine alla
Rai, con tanto di censure, svuotamento dei programmi, e soprattutto controllo
della pubblicità, che per la liquidità che porta può
anche far sorvolare sui soggetti ai quali sia permessa una "fronda"
critica; le snervanti proroghe di termini stabiliti per la concessione delle
frequenze di trasmissione; il rinvio per la riduzione del numero delle reti
controllate (la questione intorno alla quale ruota il trasferimento di Retequattro
sul satellite), ecc.
In questo quadro si possono pure inscrivere le vicissitudini di La7
(ex Tmc), bloccata per il suo decollo come terzo polo televisivo, in vario
modo (dal diniego delle frequenze alla maledizione dell'infido ex berlusconiano
Cecchi Gori, allo svuotamento finanziario della nuova proprietà all'infiltrazione
di "quinte colonne" come lo straripante Giuliano Ferrara, ecc.);
inoltre, l'estensione dell'intervento privato (tale da "far cassa",
come detto sopra) su servizi cinematografici, musicali, sportivi, ecc.,
che potrebbe interessare anche terzi, ma che per il momento arricchisce
la quotazione di Mediaset e quindi la sua base di eventuale vendita;
la compatibilità con l'editoria a stampa è racchiusa in una
norma che fa da corollario a quanto precede.
Infine si può ricordare il ventilato intervento censorio sui libri
di testo [cfr. no. 90], il cui sondaggio ha però per ora dato esito
negativo, anche per la paura espressa da parte degli ex Dc alleati di Fi.
Si tratta di timori nei confronti del dispotismo assolutistico del duce
analoghi a quelli espressi, e non solo dall'"opposizione", nei
confronti del rammentato piduista presidenzialismo.
Non è, tutta questa, una spaventosa accelerazione neofascista?!