Collettiva/mente

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Il circolo collettivamente si è sciolto nel 1998. dopo la chiusura della sede in via Beccaria (estate 1997) condivisa con la federazione pisana del sindacato RDB/Cub, i membri di collettivamente hanno continuato a vedersi distribuendo il bollettino in veste cartacea e on line. Nei mesi precedenti erano emerse due ipotesi di lavoro che alla fine sono risultate inconciliabili fino a determinare lo scioglimento del circolo. La prima opzione favorevole ad una presenza più vivace sul territorio con dibattiti pubblici ed un lavoro di riaggregazione attorno a tematiche culturali e politiche. La seconda opzione invece assolutamente contraria a questo lavoro militante e più propensa ad un confronto sul piano esclusivamente culturale e teorico. I sostenitori di quest'ultima tesi hanno dato vita alla rivista Koinè e soprattutto ad un circolo filosofico promotore di alcuni appuntamenti nell'anno 1999 e 2000 presso la libreria "tra le righe" in via Corsica Pisa. Gli altri membri di Collettivamente hanno continuato ad operare dentro il sindacalismo di base (non più solo dentro la Rdb, alcuni operano ora con i Cobas), affiancando questo lavoro con la costituzione della redazione locale del giornale Nuova Unità. Le istanze che a suo tempo non trovarono realizzazione in Collettivamente sono maturate con una nuova associazione comunista denominata Pianeta Futuro che ha prodotto alcune iniziative e due numeri del foglio omonimo.

Che cos'è "COLLETTIVA/MENTE"?

Collettiva/mente è un circolo di libera discussione formato da alcune persone che hanno trovato un accordo su determinate posizioni teoriche e politiche. Quali?

A) Esigenza di un bilancio storico, teorico e politico del comunismo novecentesco (rivoluzione russa, paesi a socialismo reale, partiti comunisti in occidente, movimenti extraparlamentari del '68), perché la necessaria critica di un'esperienza che si è chiusa in modo catastrofico non si tramuti nella accettazione passiva del capitalismo e del "nuovo ordine mondiale".
Tale bilancio non può che partire, a nostro parere, da una considerazione preliminare: il carattere non intermodale della classe operaia. Con questa espressione intendiamo porre l'attenzione su un fatto: oltre un secolo di storia del movimento operaio ha mostrato che il cosiddetto "proletariato" è certamente soggetto a sfruttamento e capace di ribellioni (rivolte, scioperi, grandi manifestazioni), ma non è in grado di indurre e gestire il passaggio dal modo di produzione capitalistico ad altro modo di produzione.

B) Elaborazione di categorie interpretative in grado di farci comprendere l'attuale fase storico-politica. Siamo convinti che le dicotomie tradizionali del pensiero della sinistra (destra/sinistra, fascismo/antifascismo, reazione/progresso, borghesia/proletariato) siano diventate praticamente inutili.
Nell'epoca dell'egemonia del capitale finanziario transnazionale, il quale produce un "pensiero unico" funzionale alla propria legittimazione come "sola realtà possibile", (centro-)destra e (centro-)sinistra appaiono anch'essi appiattiti e omologati ai dettami degli organismi finanziari internazionali (Banca Mondiale, FMI, etc.): non c'è più scontro tra idee diverse sulla società, solo competizione tra "cordate di funzionari" sul modo migliore di obbedire agli ordini degli stessi padroni.
Per individuare le nuove categorie, pensiamo serva una profonda ridiscussione del concetto marxiano di modo di produzione.
Per "ridiscussione" intendiamo una operazione molto radicale. Abbandonare ciò che non ha (più) valore: il carattere fondativo della teoria del valore, la tesi della preminenza delle forze produttive, il pensare le classi sociali come soggetti autocoscienti, la caratterizzazione della classe dominante in termini meramente proprietari, etc. Ristrutturare l'intero edificio teorico, recuperare i grandi contributi della filosofia "borghese". Riformare, anche linguisticamente, le categorie di riferimento che si deciderà di conservare.
Meglio, bisognerebbe abbandonare tutti i ri- (fondare, costruire, etc.), ponendosi nell'ottica di una fondazione e costruzione che, sulla base di elementi preesistenti, mettano in campo forme e concetti adeguati.

C) Necssità di una politica non politicistica, vale a dire estranea rispetto alle forme tradizionali (la "forma partito" e la "forma sindacato"). Bisognerebbe cominciare a ricercare nuove modalità di intervento nella lotta politica ed economica. In quest'ottica Collettiva/mente ha organizzato numerosi dibattiti su temi di pubblico interesse: manovra finanziaria, elezioni, globalizzazione dell'economia, etc., temi che appunto sono ignorati o trattati in modo fuorviante dai partiti e sindacati tradizionali.

Una selezione di testi
prodotti dal gruppo pisano Collettiva/mente negli ultimi anni

I due poli suonano la stessa musica

L'importanza della teoria

Undici Tesi su Nazismo e Revisionismo

Difesa del salario: perché?

 

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