1) A quest'ultimo riguardo è utile ricordare un'interessante articolo de "La Repubblica" del 30/12/2002. "Come ha detto il premier" si legge sul quotidiano "la sanatoria conviene a tutti perché con la complessità delle leggi tributarie italiane nessuno può sentirsi al sicuro di fronte all'amministrazione finanziaria. Ma c'è un dubbio: che a qualcuno il condono convenga più che ad altri. Mediaset, per esempio: grazie al colpo di spugna su tutte le evasioni fiscali, il gigante televisivo di famiglia potrebbe risparmiare tra gli 80 e i 100 milioni di euro, dai 160 ai 200 miliardi di vecchie lire". Sulla base di verifiche fatte dalla guardia di finanza e di un'inchiesta aperta dalla procura di Milano, dal 1995 al 2000 Mediaset ha evaso le tasse, sovrafatturando diritti d'utilizzazione di opere cinematografiche acquistate sul mercato americano attraverso società off shore appartenenti secondo i giudici al gruppo. L'amministrazione finanziaria ha emesso gli accertamenti per gli anni 1995 - 1996 e pendono tuttora i ricorsi. I maggiori imponibili accertati ammontano a circa 100 miliardi di vecchie lire, le maggiori imposte dovute a 45 miliardi, ai quali si devono sommare sanzioni e interessi. Per gli anni del 1997 al 2000 gli accertamenti non sono stati ancora emessi, ma i maggiori imponibili evidenziati ammontano a 170 miliardi di vecchie lire, le maggiori imposte dovute a circa 60 miliardi, ai quali si aggiungerebbero anche in questo caso le sanzioni e gli interessi. Ora Mediaset potrà beneficiare del condono sia per gli accertamenti che per i verbali con i seguenti risultati: per tutti gli anni di evasione contestata verranno meno le sanzioni amministrative, quantificabili in misura almeno pari all'imposta evasa (105 miliardi) e gli interessi di mora (in totale almeno 20 miliardi). Per i due anni nei quali è già stato emesso l'accertamento e sono pendenti i ricorsi l'imposta da versare sarà ridotta al 10% di quella dovuta, quindi lo "sconto" sarà di 40 miliardi. Per gli anni successivi, nei quali esistono solo i verbali, il condono prevede il pagamento del 20% dei maggiori imponibili evidenziati: lo "sconto", in questo caso, sarà di circa 26 miliardi (60 meno 34). Risultato finale: il condono varato dal governo Berlusconi potrà fare risparmiare al suo gruppo televisivo 191 miliardi di vecchie lire, circa 100 milioni di euro.

2) La DIT: Dual Income Tax
Il decreto legislativo, in attuazione della delega contenuta dalla legge finanziaria '97, fu approvato dal governo allora in carica il 10/12/1997.
L'art. 1 comma 1deg. prevede che il reddito complessivo netto dichiarato dalle società di capitali (comprese banche e assicurazioni), società di persone e imprese individuali è assoggettabile all'imposta sul reddito con aliquota del 19% per la parte corrispondente alla remunerazione ordinaria della variazione in aumento del capitale investito rispetto a quello esistente alla chiusura dell'esercizio precedente.
L'imponibile d'impresa è diviso in due parti: una che gode di un'aliquota ridotta del 19%, l'altra a cui è applicata l'aliquota ordinaria del 37% ( o quella Irpef per le imprese individuali). L'aliquota ridotta riguarderà quella parte di utili (profitti) che derivano dall'incremento di capitale investito in azienda e ottenuto con nuove emissioni azionarie o con la destinazione a riserva dei profitti realizzati. La base imponibile verrà calcolata applicando al nuovo capitale investito un tasso di rendimento (coefficiente di remunerazione di capitale investito) indicato dal Ministero dell'economia entro il 31 marzo di ogni anno, tenendo conto della media dei rendimenti finanziari dei titoli obbligazionari pubblici e privati, aumentabile fino al 3%, a titolo di compensazione del maggior rischio. Sul resto dei profitti viene applicato, come detto, il 37% e, comunque la tassazione media non può essere inferiore al 27%. Per le società che decidono di quotarsi in borsa vi è un'aliquota DIT super ridotta del 7% per i tre periodi d'imposta successivi alla quotazione. In tal caso l'aliquota media non può essere inferiore al 20%.
Vediamo un esempio pratico di D.I.T. (in mil. di lire)
- patrimonio netto storico L. 1.000
- capitali necessari per nuova linea L. 1.000
- profitto storico (cioè prima dell'immissione di nuovi capitali) L. 100
- profitto incrementale ( cioè dopo l'investimento ed in conseguenza di esso) L. 200
- profitto complessivo L. 300
L'aliquota agevolata prevista dalla DIT si applica alla remunerazione ordinaria del capitale investito, quindi per esempio all'8% di 1.000, cioè a 80 (supponiamo infatti un coefficiente di remunerazione ordinaria calcolato ipotizzando rendimenti finanziari medi del 5% più il 3% di "premio di rischio").
Quindi il profitto complessivo di 300 si scomporrà in due parti: 220 e 80. Alla quota di profitto di 80 si applicherà l'aliquota agevolata del 19% o del 7%, alla quota di profitto di 220 continuerà ad applicarsi l'aliquota ordinaria del 37%.
Le tendenze già evidenziate per l'Irap sono qui confermate.
Infatti, il potente incentivo fiscale
- viene destinato alle grosse aziende capitalistiche aventi i requisiti per quotarsi in borsa ( aliquota super ridotta del 7%), guardando soprattutto agli investimenti provenienti dall'estero;
- si disincentivano, non considerandoli incrementi di patrimonio netto e quindi non assoggettabili a DIT gli investimenti in titoli mobiliari, tranne le banche;
- si inquadra nel processo di accrescimento della gestione privata del risparmio.
Opzioni possibili per il 2002:
- DIT
- DIT + Tremonti formazione
- Tremonti investimenti + Tremonti formazione + mini DIT

3) La c.d. Tremonti bis tratta della detassazione del reddito reinvestito. In sostanza, è escluso dall'imposizione del reddito d'impresa e di lavoro autonomo il 50% del volume degli investimenti in beni strumentali realizzati nel periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore della legge e in quello successivo (dall'1/7/2001 e per tutto il 2002) in eccedenza rispetto alla media degli investimenti realizzati nei 5 periodi d'imposta precedenti. Rispetto alla versione precedente, viene esteso l'ambito dei soggetti beneficiari ai liberi professionisti e studi professionali (prima esclusi), alle banche, agli altri enti creditizi e alle assicurazioni (prima escluse), ferme restando le società di capitali ed equiparate, le società di persone ed equiparate, le imprese individuali.
Un esempio pratico:
Investimenti netti

 1996

 1997

 1998

 1999

 2000

 L.14 mil.

 L. 15 mil.

 L. 8 mil.

  L. 20 mil.

 L. 13 mil.
Media investimenti: L. 12,5 mil.

Volume investimenti netti anno 2001: L. 14,5 mil.

Eccedenze investimenti 2001: L. 14,5 - L. 12,5 mil. = L. 2 mil.

Ammontare reddito detassato: L. 2 mil. X 50% = L. 1 mil.

utili

Per investimento ammesso al beneficio si intende:
realizzazione nuovi impianti;
completamento opere sospese;
ampliamento, riattivazione e ammodernamento impianti esistenti;
acquisizione di beni strumentali anche mediante contratti di locazione finanziaria (leasing).

Raffronto tra la cd. Tremonti e la "Visco" (13/5/99 n. 133)

L'art. 5 comma 1 della legge dei 100 giorni ha previsto la soppressione della cd. "agevolazione Visco". Tuttavia, la lettera a) dello stesso comma, prevede per i soggetti che nel periodo d'imposta in corso alla data del 30/6/2001 abbiano realizzato investimenti, conferimenti in denaro e accantonamento di utili rilevanti agli effetti della legge Visco, la possibilità di continuare ad usufruire di tale agevolazione in alternativa alla "Tremonti". Ciò vale solo per le società di capitali. Le due agevolazioni sono alternative.
La Tremonti si inserisce nella logica del disegno di legge delega: accelerare ed ampliare il terreno già prima "arato". Facciamo un raffronto
 

 VISCO

 TREMONTI
soggetti beneficiari solo le imprese  imprese e lavoratori autonomi
beni non agevolabili autovetture  nessuno
immobilizzazioni strumentali non agevolabili  fabbricati accatastati come A/10  nessuno
spese per formazione non agevolabili  agevolabili
interventi ampliamento e ammod. imp. esistenti non agevolabili  agevolabili
agevolazione aliquota 19%  detassazione totale