I mass-media
e gli arabi: obiettivo disinformare
Alcuni giorni fa, nel corso
di una breve intervista rilasciata ad una radio senese d’ateneo, mi è stato
chiesto quali sono i pregiudizi sugli arabi che circolano con maggior insistenza
su giornali e tv, e, di conseguenza, nelle menti della gente comune.
Davvero un bel problema, perché in un paio di minuti dovevo riassumere un
argomento che avrebbe richiesto come minimo un’ora. Una cosa del genere l’ho
comunque già fatta in un paio di articoli pubblicati su «Est-Ovest - Rivista on
line di comparazione culturale», quindi chi vuole approfondire il discorso
può fare riferimento a quelli[1].
In quel breve intervento radiofonico ho perciò ritenuto opportuno citare il
pregiudizio per eccellenza - soprattutto in questi tempi di «Enduring Freedom»,
«Iraqi Freedom» e via aggredendo: la «guerra santa» islamica.
Come forse alcuni tra i più informati lettori sapranno, si tratta dell’ormai
celebre jihâd (lett. «lotta», maschile in arabo), che per ignoranza,
pigrizia intellettuale o malafede pura e semplice vien sempre reso con
l’abusato «guerra santa». Chi ha una minima cognizione della lingua araba sa
che nel 99% dei casi per conoscere il significato di una parola bisogna
individuarne la radice triconsonantica, che nel caso specifico è J-H-D. Sotto
tale radice si trova essenzialmente l’idea di compiere uno «sforzo», e la
forma verbale jâhada (di cui jihâd è il nome corrispondente)
neppure a volerla strapazzare oltremisura ci potrebbe parlare della «guerra
santa» delle tv e dei giornali foraggiati dall’Anglosionamerica.
Ora, nell’Islam si parla sia di un «grande» che di un «piccolo jihâd»,
il primo essendo quello più importante, la lotta contro le passioni interne, il
secondo quella verso i nemici esterni, contro gli aggressori. Naturalmente, non
è da scambiare l’Islam con una visione del mondo pacifista che raccomanda di
porgere l’altra guancia se si viene aggrediti. In tal caso il jihâd è
sacrosanto e obbligatorio per tutti, e le situazioni di palese aggressione in
Afghanistan, in Iraq e in Palestina sono solo alcune tra quelle che possono
essere addotte come esempi.
Ma per il terrorismo psicologico operato dai telegiornali e dai film di
Hollywood[2]
non esistono situazioni reali d’invasione, di colonialismo puro e semplice che
dovrebbero far gridare allo scandalo senza battere ciglio: sempre e solo masnade
di ‘maomettani’ fanatici che bramano di tagliarci la gola e stop. Con
l’unico musulmano buono che è «quello che non c’è»!
La «guerra santa» è dunque solo quella degli ‘arabisti della domenica’ e
dei loro orecchianti scribacchini. Anzi, a volerla trovare da qualche parte, è
proprio il linguaggio delle élite statunitensi, con i loro continui
riferimenti a Dio, al Bene contro il Male, alle benedizioni sull’America
eccetera, ad essere intriso di una retorica da «guerra santa» che ai nostri
giorni prende le sembianze dell’«esportazione della democrazia». Invero una
stranezza, poiché si può dare solo ciò che si ha…
Sempre nel corso della stessa intervista alla radio siamo passati ad un
argomento strettamente collegato a quello dei pregiudizi: le spettacolari
invenzioni della propaganda. Anche in questo caso, un solo esempio varrà a far
riflettere il lettore: chi non ha provato un sincero entusiasmo di fronte alle
notizie sul «primo pellegrinaggio sciita» in Iraq da trent’anni a questa
parte? Ora mi dispiace deludere chi ci aveva creduto, ma si è trattato di una
menzogna colossale.
Ho argomentato tutto ciò in un articolo pubblicato sul sito «Clorofilla.it»
il 23 aprile scorso[3].
Per farla breve, ricorderò il dato fondamentale da cui è nato
quell’articolo: la sorte ha voluto che mi trovassi proprio a Kerbelâ’
l’anno scorso, in occasione delle celebrazioni del quarantesimo giorno dal «martirio»
dell’imâm Husayn. Ma per alcuni neppure questo è sufficiente, al punto che
persone conosciute durante una cena alle quali ho raccontato quest’esperienza
si sono rifiutate di credermi! Non è forse vero che se uno dorme puoi anche
svegliarlo ma se fa finta è inutile insistere?
C’è poco da ridere: «notizie» clamorose vengono fabbricate di sana pianta e
il monopolio anglosionamericano sui mezzi di comunicazione - alla faccia del «libero
mercato»! - completa l’opera d’imbonimento di massa.
Il nemico tattico dell’imperialismo anglosionamericano è attualmente
l’Islam, e i «padroni del discorso» hanno eretto un cordone sanitario per
impedire la circolazione di una corretta informazione sull’argomento e perciò
inservibile per la campagna d’odio e di diffamazione in atto. Tuttavia,
siccome non è mio costume seminare afflizione e scoramento tra coloro (quali
presumo essere i lettori di questa pubblicazione) che non scambiano l’impegno
politico per una romantica testimonianza,
vorrei concludere osservando che - anche se può sembrare un paradosso - in
Europa il momento è propizio per far passare buona informazione sul mondo arabo
e l’Islam, dato che con le prossime aggressioni è presumibile che la soglia
di tolleranza di menzogne e propaganda si abbasserà in un numero crescente di
persone.
Con questo non voglio dire che c’è da attendersi che noti show
camuffati da «libero dibattito» (dove alcuni punti di vista non vi sono mai
rappresentati) spalanchino le porte ad opinioni come dicevo inservibili
contraddicendo la loro stessa ragion d’essere, ma che sarà compito di chi
vuole informare non quello di implorare un attimo di celebrità in quelle sedi,
bensì l’esplorazione di nuove vie e canali comunicativi diretti. Che sono
sempre i migliori.
Vi dice nulla, ad esempio, che dopo l’iniziale ossessiva litania sull’«internet
per tutti» non si sente più dopo l’11 settembre alcun richiamo alle virtù
salvifiche della rete?
[1] L’oggetto misterioso. L’immagine dell’Islàm nell’Italia tra le due guerre mondiali, http://www.estovest.org/storia/immagine_islam.html; Il pregiudizio sulle popolazioni della Libia in epoca coloniale. Uno strumento al servizio della «missione di civiltà», http://www.estovest.org/storia/pregiudizio.html.
[2] Si veda l’ottima scheda critica del film «Attacco al potere», un film vergognoso che semina odio verso gli arabi e che stupisce veder circolare in un paese che con gli arabi dovrebbe intessere relazioni di buon vicinato e di reciproca comprensione: http://digilander.libero.it/bollettinoaurora/ATTACCO%20AL%20POTERE.htm.
[3] Iraq, primo pellegrinaggio sciita. Sarà vero... progresso?,
http://www.clorofilla.it/articolo.asp?articolo=3009.