Immediatamente a seguire l'entrata delle forze armate irakene in Kuwait
(1991), l'ONU adotta la risoluzione 661, la quale prevede sanzioni economiche
al paese. Scoppia la guerra nel golfo, con l'avallo delle Nazioni Unite
e dopo l'accettazione del cessate il fuoco l'Iraq si ritira dal Kuwait,
vengono demarcati i confini tra i due paesi e vengono confermate le sanzioni
fino a che non sarà accertato il disarmo delle armi non convenzionali
da parte dell'Iraq. Per questo compito vengono create delle strutture apposite
per vigilare sul rispetto delle risoluzioni internazionali.
L'ONU sarebbe disposta a concedere 1,6 miliardi di dollari di esportazioni,
ma le condizioni da pagare per l'Iraq sono troppo alte e l'assemblea nazionale
rifiuta in quanto l'accordo è ritenuto lesivo della sovranità
nazionale.
Gli ispettori continuano il loro lavoro di controllo, mantenendo l'accesso
incondizionato ad ogni sito ed ad ogni struttura irakena.
Nel 1995 l'ONU decide di offrire all'Iraq la possibilità di vendere
2 miliardi di dollari ogni 6 mesi , ma le condizioni sono ancora troppo
strette e l'Iraq non può che rifiutare la "generosa" offerta.
Un anno dopo però, il governo irakeno è costretto a sottoscrivere
l'accordo "oil for food" preparato dall'ONU a causa delle sempre
peggiori condizioni di vita della popolazione, stremata da 5 anni di durissime
ristrettezze economiche. Il capo della delegazione preposta al controllo
dei trattati (UNSCOM)è un cittadino statunitense: Richard Butter.
Durante gli anni il governo Irakeno continua a pressare l'ONU e l' UNSCOM
perché finiscano le sanzioni, ma ad ogni pressione irakena corrisponde
una durissima risposta anglo-americana, che per ben due volte sfocia in
aperti bombardamenti non autorizzati da alcun organismo internazionale.
Il secondo, nel 1998, costerà solo tra la guardia repubblicana 1600
uomini.
Il capo delegazione Butter (USA) continua ad alimentare la tensione tra
ONU ed Iraq, ostinandosi a proseguire con le sanzioni. Intanto però
appare chiaro a tutti il disastro compiuto dagli impedimenti economici,
che portano il coordinatore umanitario J. Halliday a dimettersi per protestare
contro le sanzioni ONU.
Comincia il braccio di ferro tra Usa e resto del mondo all'interno del consiglio
di sicurezza e nel 1999 Francia, Cina e Russia cercano di pressare per una
maggiore considerazione della questione irakena e per un allentamento dell'embargo.
Come nuovo ispettore dell'UMOVIC (nuovo organismo per il monitoraggio del
disarmo irakeno) è posto Hans Blix, ma le dimissioni tra i responsabili
per la questione umanitaria continuano e anche nel 2000 Hans van Spock,
nuovo coordinatore umanitario, e Jutta Burghardt si dimettono dai loro incarichi
all'ONU per protestare contro le sanzioni.
Nel 2000 comincia, di fatto, la rottura dell'embargo aereo da parte di Francia
e Russia alla quale faranno seguito molti altri paesi, così l'Iraq
annuncia astutamente di voler sostituire i dollari con gli euro per il pagamento
del petrolio irakeno. Furibonda sarà la reazione Usa che dovrà
però accettare la decisione ratificata dall'ONU.
Nel 2001 sia Gran Bretagna che Usa decidono di proporre una nuova risoluzione
ma l'Iraq, appoggiato da Russia e Cina, rifiuta e chiede la fine delle restrizioni.
La Cina e la Russia lavorano per una controproposta che non prevede però
la fine dell'embargo.
Alla fine dopo vari botta e risposta tra Usa-Gb da una parte e Russia Cina
e Francia dall'altra, vengono ritirati tutti i tentativi di cambiamento
delle vecchie risoluzioni e il programma "oil for food" assieme
all'embargo continua a negare all'Iraq la propria sovranità nazionale.
E' da notare che ogni euro incassato dall'Iraq con la vendita del petrolio
viene gestito non dal paese stesso, ma dall'ONU tramite la banca nazionale
di Parigi a New York, la quale utilizza i fondi per acquistare medicine
e cibo (ancora insufficienti per il rispetto dei più elementari diritti
umani ); che gli ispettori hanno completa libertà di azione e controllo
su tutto il territorio nazionale; e che tutta la collaborazione che da 12
anni fornisce il governo di Baghdad non ha ancora fornito alcun risultato
utile per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione Irakena.
Se, visto dalla parte chi lo ha proposto, l'embargo non ha adempito a nessuno
degli scopi ufficiali che lo avevano motivato, d'altra parte è servito
molto bene agli scopi che realmente perseguivano Usa e GB: l'annientamento
della sovranità nazionale dell'Iraq, che non ha nessuna libertà
decisionale in politica estera, dipende completamente dagli organismi ONU
in ambito medico, alimentare, ed è impossibilitato ad acquisire l'emancipazione
economica e politica nonostante le ricchezze naturali di cui dispone.
In compenso alla popolazione irakena l'embargo costa: