E’ sicuramente assurdo fare graduatorie e preferenze, ma
evidentemente essere ebrei è ritenuto molto più onorevole che essere
comunisti.
O quantomeno, si considera (giustamente) infame insultare gli ebrei, ma si può
tranquillamente insultare i comunisti.
Altrimenti non si
spiega come mai criticare il governo di Israele sia ritenuto un atto ignobile,
che rievoca gli orridi spettri dell’antisemitismo nazista, mentre sul governo
di Cuba ci si sente autorizzati a dire qualsiasi cosa, da destra e da sinistra,
senza che nessuno lo ritenga un altrettanto ignobile atto di anticomunismo, o
inviti a ponderare maggiormente le critiche.
Ma, si dirà, in democrazia non è un atto ignobile
criticare un governo che secondo noi si comporta male, anche se è il governo di
un altro paese. Ciononostante, sembra che alcuni governi si possano criticare e
altri no.
Ad esempio: se il governo di Sharon invia i suoi soldati a reprimere le
manifestazioni dei palestinesi sparando, con frequenti vittime anche tra i
bambini (e teniamo conto che i militari israeliani sono addestratissimi, e non
sparano a caso), nessuno dice nulla; e se qualcuno lo dice, apriti cielo.
Se invece il governo cubano manda a morte
tre persone a causa del loro coinvolgimento nelle manovre eversive e
destabilizzanti di cui Cuba è sempre più vittima negli ultimi tempi (con gli
Stati Uniti praticamente rei confessi), non ci si limita a criticarlo per una
scelta sicuramente opinabile, ma si leva un coro unanime di proteste che vanno
dall’auspicio che Cuba cambi sistema economico e politico fino alle sanzioni
commerciali. Nulla di tutto ciò nel momento in cui la “giustizia” USA
incarcera senza prove cinque cittadini cubani per “prevenire” il rischio
“terrorismo” (le proteste e le critiche delle varie forze politiche hanno
peraltro scavalcato a destra il Vaticano, il quale in questa circostanza non ha
rinunciato al dialogo e all’equilibrio).
In Italia siamo ormai ai tre pesi e tre misure: una
giustizia per i più deboli, una per chi sta meglio e una per il presidente del
consiglio e i suoi accoliti. Nel caso di Cuba, per ora siamo soltanto a due:
impunità per USA e alleati, intervento discrezionale per gli altri.
Come comunisti “moderni”, abbiamo avuto serie perplessità su alcuni
elementi della politica della Rivoluzione cubana (per dirne una: l’insensata
repressione degli omosessuali, neanche fossimo nell’Italia degli anni 50; e
non è certo l’unico), e siamo
fermamente convinti che la pena di morte sia incompatibile con il mondo futuro
che vogliamo costruire.
Ma
crediamo che le conquiste della Rivoluzione Cubana vadano difese e migliorate,
non demolite dalla guerra permanente portata avanti dall'amministrazione USA.
E più che mai in questo momento, nel quale Cuba, oltre ad
essere simbolo di un altro modello di sviluppo possibile per tutta l’America
Latina, è anche simbolo della resistenza possibile allo strapotere imperialista
americano.
Sorge allora una
domanda spontanea: ma nel centrosinistra queste cose non le capiscono, o la
costruzione del polo imperialista europeo passa anche per un certo tipo di
gestione dei rapporti internazionali?