Bordiga - Ordine Nuovo 3

LA TATTICA DELL'INTERNAZIONALE COMUNISTA

12 gennaio 1922
Si manifesta da molte parti un vivo interessamento per l'indirizzo tattico che il movimento internazionale comunista va assumendo nella attuale fase della crisi mondiale, e non è male chiarire alquanto tale questione sia per rassicurare compagni che sembrano preoccupati degli indizi di un supposto "nuovo" atteggiamento dell'Internazionale, sia per confutare, ed è molto facile, avversari che tentano speculare su una revisione dei metodi che riavvicini quelli dei comunisti a quelli aspramente stigmatizzati e combattuti degli oppositori di ogni specie. Esporremo adunque da una parte lo stato della questione nei dibattiti e nella preparazione internazionale e il vero senso delle proposte tattiche che sono state enunciate, e dall'altra il punto di vista del nostro partito in materia.
Sarà utile premettere che la decisione sull'argomento è dal punto di vista internazionale allo stato di studio e di discussione, ed ogni decisione è riserbata alla riunione del Comitato Esecutivo allargato che si terrà a Mosca il 12 febbraio, e che le opinioni del Comitato Centrale del nostro partito si possono desumere dal testo delle tesi sulla tattica da esso adottate e che contengono gli elementi di contributo organico alla soluzione del problema attuale della tattica. Non è da escludersi che il punto di vista del partito italiano possa essere dissimile da quello di altri partiti comunisti, ma ciò non vuol dire che le sciocchezze dette al proposito degli opportunisti non possano e debbano da noi essere appunto dissipate, mostrando come mai l'ignoranza e la insincerità di costoro appaiano più ridicole, di quanto si applicano alla risibile ostentazione di un puritanesimo artificiale o quando confondono i risultati della magnifica e superiore esperienza del movimento comunista con un ritorno e un omaggio verso le scemenze che essi masticano da tempo, pronti alle basse quote della loro insipienza ed impotenza e del loro triste mestiere di agenti di pubblicità delle diffamazioni manipolate nei circoli internazionali.
Il terzo congresso dell'Internazionale comunista non si è pronunciato sul problema tattico delle proposte di "fronte unico "proletario da parte dei partiti comunisti sulla piattaforma di rivendicazioni immediate e contingenti. La discussione del congresso intorno alla tattica fu caratterizzata da un aspetto piuttosto negativo: la critica dell'azione di marzo in Germania e della cosiddetta tattica dell'offensiva. Dal giudizio su questa azione e sul suo risultato il congresso venne ad una serie di conclusioni circa i rapporti tra il partito comunista e la massa del proletariato, che nel loro spirito informatore sono patrimonio comune di tutti i comunisti marxisti, quando sian tradotte in una sana e felice applicazione. Andare verso le masse, è la parola d'ordine del terzo congresso, ed essa significa confutazione di tutte le insinuazioni degli opportunisti, che il punto di vista magnificamente realistico della Terza Internazionale non ha nulla di comune con un illusionismo rivoluzionario che affidi il rinnovamento della società al compito volontaristico e romantico di una schiera di precursori eletti al sacrifizio e all'esempio. Il Partito Comunista sarà lo Stato Maggiore della rivoluzione se saprà raccogliere attorno a sé l'esercito proletario condotto dagli sviluppi reali della situazione ad una lotta generale contro il regime presente. Il Partito comunista deve avere attorno a sé la più grande parte del proletariato. Affidate questi concetti ad elementi che non posseggano la profonda dialettica di critica e di applicazione propria del marxismo - elementi che possono esservi anche nelle file dell'Internazionale Comunista ma che non sono certo tra i suoi dirigenti anche se scioccamente taluno li giudichi uomini di destra - e ne vedrete trarre erronee conclusioni alle quali solo si deve se può parlarsi di passo verso la destra e il ripiegamento verso attitudini sorpassate. Bisogna avere le masse, e bisogna avere il Partito comunista saldo, adatto alla lotta rivoluzionaria esente da tara socialdemocratica e centrista: sono due condizioni che è forse, o certo, difficile realizzare perché è tremendamente difficile risolvere i problemi da cui uscirà la trasformazione del mondo, ma sono due condizioni che non si escludono, in modo che sarebbe follia una piatta interpretazione democratica della espressione di Lenin: "Dobbiamo, avere la maggioranza nel proletariato", quella che corresse a spostare le basi del partito comunista e ne alterasse il carattere e la funzione perché solo così è possibile includervi subito la maggioranza delle masse.
Il contenuto innegabilmente marxista del pensiero dell'Internazionale è invece l'opposto, che la conquista delle masse e la formazione di partiti comunisti veramente tali sono le due condizioni che lungi dall'escludersi combaciano perfettamente, cosicché svolgendo la sua tattica verso l'inquadramento dei grandi strati proletari l'Internazionale Comunista non rinnega ma razionalmente sviluppa e utilizza la sua opera di scissione del movimento politico proletario che doveva essere liberato dai traditori e dagli inetti.
Un altro concetto fondamentale messo in luce dal terzo congresso risale anch'esso alle più genuine fonti del nostro pensiero marxista e della nostra esperienza rivoluzionaria, e può essere sembrato una novità solo a coloro che intendono il rivoluzionarismo nel senso in cui si può concludere che esiste un solo mezzo sicuro di preservarsi dai contagi venerei, ed è la masturbazione, e per salvare gli organi della propaganda della specie si rinuncia alla loro funzione a ragion d'essere. Vogliam dire del concetto che il partito rivoluzionario deve partecipare ai movimenti dei gruppi della classe lavoratrice per i loro interessi contingenti. Il compito del partito è la sintesi di questi moti iniziali nell'azione generale e suprema per la vittoria rivoluzionaria a ciò si giunge non disprezzando e negando puerilmente quegli stimoli primordiali all'azione, ma assistendoli e sviluppandoli nella logica realtà del loro processo, armonizzandoli nella loro confluenza all'azione generale rivoluzionaria. In questi problemi rifulge il contenuto dialettico del nostro metodo che risolva; nel loro fecondo sviluppo le apparenti contraddizioni che presentano i successivi stadi di un processo, e che scorgendo nella sua vita e nella sua dinamica il cammino storico della rivoluzione non teme di dire che il domani negherà l'oggi, ma non cessa per questo di essere il figlio: il che vuol dire qualcosa in più che il successore.
I pericoli che presenta un simile lavoro sono evidenti: i comunisti sono unanimi nel giudicare che per sorpassarli bisognava appunto costituire dei veri partiti rivoluzionari liberi da ogni pecca opportunista. La formula con cui l'Internazionale Comunista stritolerà il riformismo val molto più di quella di un dignitoso rifiuto a mettere i piedi sul terreno che quello calpesta Avete dunque questa ricetta? Sembrano domandare in aria di dubbio i sollazzevoli campioni della sinistra "intransigente" del partito riformista italiano. E ben si può a essi rispondere che la stiamo elaborando avendo intanto assodato quale sia il primo e più importante degli ingredienti: liquidazione dell'equivoco centrista e serratista.
Tutti gli elementi di una simile discussione, e della prova che in quei fondamentali capisaldi tattici non vi è nulla che il più ortodosso ed estremista tra noi possa sottoscrivere, emergeranno sempre meglio dalla preparazione ai dibattiti del nostro congresso sul problema della tattica.
Ritornando ora allo svolgimento presente della tattica dell'Internazionale, ricordiamo che la tattica detta del fronte unico, se non è stata codificata dal terzo congresso, si è però affacciata anche prima di esso, con la nota "lettera aperta" del partito comunista tedesco a tutti gli organismi politici ed economici del proletariato per una azione comune intesa alla realizzazione di una serie di postulati rispecchianti problemi di interesse immediato delle masse. Oggi il partito tedesco appare disposto a spingersi più oltre, ponendo il problema sul terreno della politica di governo e prospettandosi il suo atteggiamento dinanzi alla costituzione di un governo proletario su base parlamentare, e di ciò parleremo nel seguito della trattazione.
In attesa però delle decisioni che prenderà l'Internazionale Comunista, che indubbiamente preciseranno in modo felice il senso e i termini di questa tattica, e prima di indicare in quale senso tale soluzione è da noi concepita, e possiamo dire anche tentata nella pratica dell'azione del nostro partito, vogliamo avvalerci del testo del discorso che il compagno Zinovief ha pronunciato in una riunione dell'Esecutivo Internazionale il 4 dicembre 1921 intorno all'argomento di cui ci occupiamo, per trarre da questo stesso discorso del presidente dell'Internazionale la dimostrazione che non si può parlare a nessun titolo di attenuazioni o di rettifiche di tiro, di contraddizione anche minima tra l'indirizzo odierno e tutta la gloriosa tradizione del movimento comunista mondiale.
Il compagno Zinovief esamina innanzi tutto lo stato della questione nei vari partiti dell'Internazionale e quindi spiega il significato della formula del fronte unico in rapporto agli aspetti della situazione attuale in tutto il mondo, per stabilire la base dello studio di una applicazione su scala internazionale di una simile tattica.
Dalle dichiarazioni di Zinovief si deduce in modo lampante che tutte le considerazioni di ordine tattico che si svolgono in questo momento si poggiano sulla piattaforma delle fondamentali affermazioni del comunismo, su cui si è effettuata la rinnovazione dell'Internazionale.
Più che mai oggi tutti i militanti comunisti sostengono la necessità di avere come organo primissimo di lotta un centralizzato e omogeneo partito comunista, e sono pronti per raggiungere tale scopo alle più severe misure di disciplina organizzativa, più che mai essi sostengono che solo la lotta armata rivoluzionaria e la dittatura proletaria sono le vie della rivoluzione, più che mai sono convinti che attraversiamo una crisi rivoluzionaria della società capitalistica. Inserire nello sviluppo di questo coll'azione del partito comunista la lotta per la dittatura, ecco il problema, per il quale potremmo trovare e proporre diverse soluzioni, ma che resta per tutti noi il solo e diretto obiettivo dei nostri sforzi.
Quale che sia la tattica che proporremo - dice Zinovief - la condizione prima per la sua utile applicazione e la salvaguardia della assoluta indipendenza dei nostri partiti. Non proponiamo dunque fusioni. E si vedrà che non proponiamo nemmeno blocchi o alleanze. Si tratta di sfondare pazientemente il semplicismo di certi giudizi, e di porre in evidenza i casi in cui tale semplicismo cela una colpevole e insidiosa doppiezza - contrapponendogli la leale complessità dei nostri metodi nel loro giuoco di mezzi e finalità.
Zinovief, dice anche più, rispondendo direttamente alle speculazioni degli opportunisti su certe nostre affermazioni. Noi siamo anche pronti a fare altre scissioni, se fosse necessario, lungi dal rimpiangere le antiche, poiché solo queste hanno aumentato la nostra libertà di azione permettendoci di sfidare più difficili tournants della situazione lavorando in essa senza mai smarrir la visione della nostra meta rivoluzionaria, mille volte barattata dagli opportunisti nei bassi servizi resi alla borghesia, magari al riparo delle più sperticate proclamazioni demagogiche di fiera indipendenza e dirittura.
Lungi dal modificare il punto di vista comunista circa l'impiego della forza armata e militare nelle battaglie rivoluzionarie, lo scritto del nostro compagno rivendica l'azione tedesca di marzo come una vera azione rivoluzionaria feconda di buoni risultati. Tutte le sue considerazioni e gli sviluppi che egli prospetta come possibili, derivazioni di esse sono guidate dal concetto che si tenta di affrettare e potenziare la preparazione della lotta suprema per la dittatura proletaria, e che utilizzare per questo il movimento spontaneo anche di quella gran parte di lavoratori che ancora non scorge con chiarezza l'ultimo obiettivo, non vuol dire desistere dal denunziare come traditore del proletariato chi diffonde la illusione che esistono altre vie per la emancipazione dei lavoratori.
Noi continuiamo, dice Zinovief, nella opera di cristallizzazione dei nostri partiti, dove la menzogna socialdemocratica non può avere cittadinanza, e non rinunciamo nemmeno per sogno alla critica degli opportunisti delle varie internazionali gialle. Ed egli afferma chiaramente che il nostro giudizio sulla situazione attuale, caratterizzata dalla offensiva capitalistica, è che essa presenta eventuali sviluppi rivoluzionari cosicché la proposta di una tattica difensiva di tutto il proletariato non ha affatto il senso: rinunciamo alla lotta rivoluzionaria per contentarci di mantenere l'attuale condizione di trattamento fatta al proletariato, ma vuol invece dire che a questo problema immediato noi ci sentiamo di innestare un ritorno controffensivo delle masse che porrà direttamente sulla via di questa azione, sempre sostenuta dai partiti comunisti, e solo da essi. Non per nulla i signori riformisti gradualisti e unitari sono oggi contro le nostre modeste "rivendicazioni immediate" e sabotano il fronte unico della massa: essi sanno che noi vogliamo tutto questo perché per tale via tendiamo allo sviluppo del nostro programma attraverso lo stritolamento dei loro metodi e della loro organizzazione imbelle e disfattista.
Non basta dimostrare che Zinovief dichiara di essere coerente a quelle comuni nostre fondamentali posizioni, ma si può e si deve - e sarà oggetto di un nostro successivo articolo - mostrare come egli abbia il diritto di dichiararlo e sia coerente e logico nelle deduzioni che trae, anche se noi ci sentiamo di proporne di diverse nei dettagli di applicazione.
Nel precedente articolo abbiamo insistito sul fatto che le iniziative tattiche che l'Internazionale Comunista oggi si prospetta e che si compendiano nella formula del fronte unico proletario non comportano in quelli stessi che ne sono fautori alcuna rinuncia alle direttive fondamentali del movimento comunista, quali finora si sono affermate e in special modo contrapposte alle equivoche manovre di socialdemocratici e centristi. Lo abbiamo provato con le parole stesse di Zinovief e non sarebbe difficile fare altrettanto in base ad esplicite dichiarazioni di quegli stessi compagni che hanno avanzate le proposte che appaiono più arrischiate, come quelli della Centrale del Partito tedesco e della Rote Fahne.
Si potrebbe però dai nostri avversari obiettare che quelle dichiarazioni verbali in fedeltà ai principi non hanno altro scopo che di dissimulare una conversione a destra, mentre le opposte tattiche di cui ci occupiamo contengono in se stesse una contraddizione colle direttive fin qui seguite dalla Internazionale Comunista e col suo atteggiamento passato verso i partiti socialdemocratici. Ma nemmeno questo e vero, ed anche se si ritiene dal punto di vista comunista e nel nostro stesso campo che quelle proposte o almeno alcune forme di applicazione di esse, sono da respingere, nessuno ha il diritto di sostenere che siamo dinanzi ad una crisi di principi nel movimento comunista mondiale, ad un riconoscimento di errori sostanziali nel metodo fin qui tenuto.
Colla somma enorme di elaborazioni teoriche e pratiche di cui la Terza Internazionale si gloria, il metodo rivoluzionario è uscito per sempre dal campo iniziale e embrionale delle dichiarazioni astratte e del semplicismo, per portarsi su tutto il fronte al cimento della formidabile complessità del mondo reale. I problemi tattici vanno intesi in un senso più concreto di quanto gli atteggiamenti da assumere erano vagliati soltanto al criterio del loro effetto di propaganda e di educazione delle masse, e il gioco delle loro influenze, oggi che si tratta di agire direttamente sugli avvenimenti, acquista una complessità ed una capacità di superamento di apparenti contraddizioni che d'altronde era perfettamente contenuta nella dialettica del metodo marxista. La semplice critica della realtà si completa nella effettiva demolizione: adattarvisi ieri equivaleva a rinunziare all'unica opera che si poteva svolgere per il superamento di essa, adattarvisi oggi può voler dire agguantarla per sottometterla e vincerla. La luce vivissima di un faro splendente segue la sua magnifica linea retta e vince le tenebre, ma si arresta contro il più fragile schermo: la fiamma del cannello ossidrico striscia docile sul metallo ma solo per rammollirlo e disfarlo passando oltre vittoriosa. . .
Non vi è marxista che non debba essere con Lenin quando esso denunzia come malattia infantile un criterio di azione che preclude certe possibilità di iniziativa in base alla semplice considerazione che esse non sono abbastanza rettilinee e adagiate sullo schema formale delle nostre idealità senza stonature e deformazioni antiestetiche. Il mezzo può avere aspetti contrari al fine per il quale lo adoperiamo, dice il fondo del nostro pensiero critico: per un fine alto, nobile, seducente, il mezzo può presentarsi meschino, tortuoso e volgare: ciò che importa è poter calcolare la sua efficacia, e chi lo faccia col semplice confronto delle forze esteriori scende al livello di una concezione soggettivista e idealistica delle casualità storiche che a qualche cosa di quacqueristico, ignorando le superiori risorse della nostra critica, che oggi diviene una strategia, e che vive delle geniali concezioni realistiche del materialismo di Marx.
Non siamo noi forse che sappiamo come la dittatura, la violenza e il terrore si presentino quali mezzi specifici per arrivare al trionfo di un regime sociale di pace e libertà, e abbiamo sgombrato il campo dalle ridicole obiezioni liberali e libertarie che attribuiscono al nostro metodo la sola capacità di fondare tenebrose e sanguinarie oligarchie perché vincolato dai caratteri esteriori dei mezzi adottati.
Come non vi è una argomentazione da prendere sul serio che possa escludere l'utilità di adoperare i mezzi di azione della borghesia per abbattere la borghesia, così si può negare aprioristicamente che coll'azione dei mezzi tattici dei socialdemocratici si possano abbattere i socialdemocratici.
Non vogliamo essere fraintesi e ci riserviamo di esporre in appresso il nostro pensiero, e del resto chi voglia coglierne la costruzione non ha che a studiare le nostre tesi sulla tattica. Dicendo che il campo delle possibili e ammissibili iniziative tattiche non può essere limitato con considerazioni dettate da un semplicismo falsamente dottrinale, metafisicamente dedito a confronti formali e preoccupato della purezza e della dirittura come fini a se stesse non intendiamo dire che il campo della tattica debba restare illimitato e che tutti i metodi siano buoni a raggiungere i nostri fini. Sarebbe un errore affidare la difficile soluzione della ricerca di mezzi adatti, alla semplice condizione che si sia intenzionati di valersene per scopi comunisti. Non si farebbe che ripetere l'errore di rendere soggettivo il problema che è oggettivo, accontentandosi del fatto che chi sceglie, dispone e dirige le iniziative è deciso a lottare per le finalità comuniste e si lascia guidare da queste.
Esiste e deve quindi essere sempre meglio elaborato un criterio tutt'altro che infantile, ma intimamente marxista, di tracciare i limiti delle iniziative tattiche, che non ha nulla di comune coi preconcetti e i pregiudizi di un errato estremismo, ma che raggiunga per altra via la utile previsione dei legami, ben altrimenti complessi, che legano gli espedienti tattici a cui si ricorre coi risultati che se ne attendono e che poi ne derivano.
Zinovief dice che proprio perché abbiamo dei partiti forti e indipendenti da influenze opportuniste possiamo arrischiarci a esperimentare tattiche che se la preparazione e la maturità nostra fossero minori diverrebbero pericolose. E' certo che il fatto che sia pericolosa non basta a condannare una tattica: esso è un elemento unilaterale del giudizio: si tratta in realtà di giudicare l'entità del rischio in rapporto ai possibili benefici. Ma, d'altra parte, man-mano che la capacità di iniziativa del partito rivoluzionario cresce, la maturità delle situazioni tende in generale a portare il suo sforzo su di una direzione sempre più precisa facendo apparire più chiaramente lo sbocco dell'azione.
Nel giudicare le proposte tattiche che oggi vengono affacciate bisogna insomma guardarsi dal frettoloso semplicismo. Solo questo può condurre a dire che il partito comunista tedesco, proponendo una azione comune al partito indipendente e a quello socialdemocratico, rinnega la ragione della sua formazione attraverso le scissioni dell'uno e dell'altro. Per poco che si guardi alla cosa si scorgeranno una infinità di differenze e di nuovi aspetti che sono in realtà più importanti di quel ravvicinamento formale.
Anzitutto Zinovief osserva utilmente che una alleanza non è la stessa cosa di una fusione. La scissione organizzativa da certi elementi politici può rendere meno difficile il fare un certo lavoro insieme ad essi.
Vi è poi questo: che la proposta di fronte unico non è la stessa cosa di una proposta di alleanza. Sappiamo quale sia il senso volgare della alleanza politica: dalle varie parti si sacrifica e sottace una parte del proprio programma per venirsi ad incontrare su di una linea intermedia. Invece la tattica del fronte unico come è concepita da noi comunisti non contiene affatto questi elementi di rinuncia da parte nostra. Essi restano solo come un possibile pericolo: noi crediamo che questo diviene preponderante se la base del fronte unico viene portata fuori dal campo dell'azione diretta proletaria e della organizzazione sindacale per invadere quello parlamentare e governamentale, e diremo per quali ragioni connesse allo sviluppo logico di questa tattica.
Il fronte unico proletario non vuol dire il banale comitato misto di rappresentanti di vari organismi, in favore del quale i comunisti abdicano alla loro indipendenza e libertà di azione per barattarla con un certo grado di influenza sui movimenti di una massa più grande di quella che seguirebbe se agissero da soli. Vi è ben altro.
Noi proponiamo il fronte unico perché ci sentiamo sicuri che la situazione è tale che i movimenti di insieme di tutto il proletariato quando questo si ponga dei problemi che non interessano solo una categoria o una località, ma tutte non possono effettuarsi che in senso comunista, ossia nello stesso senso noi daremmo ad essi se dipendesse da noi guidare tutto il proletariato. Noi proponiamo la difesa degli interessi immediati e del trattamento che è attualmente fatto al proletariato contro gli attacchi del padronato, perché questa difesa, che non è stata mai in contrasto con i nostri principi rivoluzionari, non si può fare che preparando e attuando l'offensiva in tutti i suoi sviluppi rivoluzionari, così come noi ce li prefiggiamo.
In una simile situazione - e non ripetiamo qui le considerazioni che dimostrano che tali sviluppi essa presenta, collegandosi alle manifestazioni economiche e politiche dell'offensiva capitalistica - noi possiamo offrire un accordo in cui non pretendiamo che si accetti dagli altri contraenti, ad esempio, il metodo delle azioni armate o la lotta per la dittatura proletaria, e se non pretendiamo questo, non è perché ci siamo accorti che è meglio per il momento rinunziare a tutto ciò e contentarci di meno, ma perché è inutile formulare tali proposte quando sappiamo che la loro esplicazione sarebbe contenuta nella semplice accettazione di difendere i modesti obiettivi delle rivendicazioni che devono servire di piattaforma al fronte unico.
Per poco che si approfondisca il valore dialettico di questa situazione si vedrà che tutte le obiezioni di una intransigenza semplicistica cadono totalmente. L'alleanza coi disfattisti e i traditori della rivoluzione, per la rivoluzione? Grida esterrefatto il comunista tipo quarta internazionale, o il ruffiano centrista tipo tra due e tre. Ma non ci soffermiamo su questa esercitazione terminologica. E neppure diciamo: siamo dei comunisti a tutta prova, sappiamo quel che ci facciamo, ogni nostro atto non può che essere ispirato alle finalità rivoluzionarie, e possiamo trattare anche con il diavolo. Ma rispondiamo con un esame critico della situazione e dei suoi possibili sviluppi, che ci tranquillizza sul timore che le cose vadano come vuole. . . il diavolo.
La corrente di sinistra marxista ha sempre sostenuto la intransigenza, e aveva mille ragioni, quando i riformisti proponevano le alleanze con certi partiti borghesi. Questa alleanza avrebbe infatti avuto l'effetto sicuro di paralizzare lo sviluppo organico di un partito capace di propaganda rivoluzionaria, e in successive situazioni di preparazione e azione rivoluzionaria, mentre i suoi risultati avrebbero effettivamente tracciato innanzi al proletariato una via che, pur essendo cieca, impegnava le sue energie alla sostentazione dell'assetto borghese. Non si tratta oggi di rinnegare quella intransigenza. Anzitutto non è nemmeno formalmente lo stesso interlocutore con partiti borghesi e collaborare con partiti che reclutano i loro aderenti in seno al proletariato, con la condizione implicita che essi rinuncino al blocco borghese. E poi non è neppure una collaborazione che si vuole stabilire con partiti di tal genere, ma un tipo di rapporti ben diversi, a base dei quali non sta il fatto che il partito comunista sposti la sua attenzione e il suo sforzo dagli obiettivi rivoluzionari suoi propri su altri più attenuati, illudendosi che i controrivoluzionari della socialdemocrazia possano a loro volta con una conversione a sinistra puntare su questa meta mezzo riformista e mezzo rivoluzionaria, ma sta la convinzione che si deve continuare a lottare per il programma comunista, e che gli opportunisti seguiteranno a lavorare con la controrivoluzione; Il proposito di creare una situazione da cui esca la lotta coll'indirizzo comunista di tutto il proletariato, dopo che gli opportunisti saranno stati smascherati definitivamente per essere stati messi a confronto colle loro stesse promesse di graduali e pacifiche conquiste. Il definire i termini precisi della tattica del fronte unico è dunque un delicato problema per i comunisti. Occorre riuscire a tradurla in atto e occorre garantire che essa non smarrisca quei caratteri che la rendono non solo compatibile con le nostre finalità ma specificamente indicata per lavorare al raggiungimento di esse in una situazione come l'attuale. Su tutto ciò si deve e si può discutere, dopo aver fatto giustizia delle paure di talune vecchie zitelle puritane, come dell'insulso compiacimento di navigatissime prostitute in atto di profetizzare ad altri la loro stessa fine
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