I comunisti hanno sempre considerato il sistema democratico della scheda - all'interno dell'ordine
borghese e con i meccanismi che lo sorreggono - come il "miglior" sistema, avvilente e corruttore,
per sbarrare la strada al cammino della emancipazione proletaria.
La storia di questi ultimi cinquant'anni imputa alla democrazia parlamentare la responsabilità di
aver reso passivo e succube il proletariato nel momento più grave; e difficile della sua esistenza di
classe, e pone così questa democrazia al pari della stessa esperienza fascista in fatto di corruzione
delle masse.
Masse di "cittadini elettori" trascinati nella impossibile scelta fra le differenze politiche di uno
schieramento di partiti che in realtà non presentano alcuna seria concorrenza di programmi, di
idee, di principi, ma esibiscono una sconcia parata di lestofanti alla ricerca di quel tanto di potere
che il loro investimento monetario, fatto in campagna elettorale, gli permetterà di accaparrarsi.
Il boicottaggio del metodo pseudo-democratico dell'elezionismo e dell'istituto parlamentare
caratterizzano l'azione politica dei comunisti. Una posizione oggi più che mai valida contro le
periodiche mascherate delle consultazioni elettorali che ipocritamente fanno appello alla
solidarietà dei votanti per "legalizzare" una politica di attacco al proletariato. Tutto ciò quando il
capitalismo mostra apertamente il costante esplodere delle sue interne contraddizioni, i segnali
cioè della curva fatale e tragica della sua decadenza.
L'attuale astensionismo dei comunisti internazionalisti si pone come condizione principale per il
passaggio alla organizzazione di classe del proletariato. Non votare, quindi, significa per noi non
collaborare alla legittimazione del potere borghese; è il primo passo nella lotta contro il potere
borghese, o almeno contro il diritto borghese di gestire il potere, di amministrare lo sfruttamento
della classe operaia affinchÈ il sistema capitalista possa sopravvivere.
I comunisti internazionalisti si sono coerentemente mossi come forza di critica e di demolizione del
pregiudizio, della mistificazione elettoralistica, per approfondire il solco della reale divisione di
classe. Non si sono mai preoccupati di chiedere voti per sedersi in parlamento, ma solo di
diffondere negli strati più sensibili delle avanguardie operaie la verità di classe: il proletariato
ritroverà se stesso unicamente quando avrà la coscienza e la forza di spazzar via il marciume
delle schede e del parlamentarismo.
Il voto è un'arma borghese che illude e inganna il proletariato sulla decisione della sua sorte e del
suo avvenire. E dalle elezioni mai e poi mai scaturiranno soluzioni che in qualche modo potrebbero
soddisfare gli interessi, nemmeno quelli più contingenti e parziali, delle masse sfruttate e
immiserite.
Ma astenersi non basta. Occorre un successivo passo, quello della lotta contro l'esercizio del
potere borghese, contro il capitale, nelle forme e nei modi che la situazione oggettiva impone per
la difesa e l'indipendenza degli interessi della classe operaia.
La crescita del cosiddetto "partito astensionista" è, si, segno che qualcosa si muove, ma
obiettivamente può significare anche rinuncia politica e, in definitiva, lasciare carta bianca ai
professionisti dei partiti borghesi e ai loro intrallazzi clientelari. Non è sufficiente astenersi dal
voto, convinti di "punire" questo o quel partito corrotto o traditore, oppure per uno sfogo di apatia
e di "disamore" verso la politica in generale.
Astenersi non è combattere. I quadri del partito di classe non si formano attraverso la semplice
contemplazione dei fatti e la esibizione di astrazioni teoriche. La partecipazione attiva a tutte le
lotte, pensate e condotte con metodo e finalità di classe, significa operare con quanta più efficacia
e senso di concretezza possibili verso un preciso obiettivo: suscitare la coscienza e le forze
adeguate per una lotta a fondo contro l'incretinimento provocato dalla trappola borghese
dell'elezionismo e del parlamentarismo.
Solo nell'ottica di una ripresa generalizzata della lotta di classe si può dare corpo e sostanza a
una strategia che passa pur sempre dalla dura attività quotidiana, sui posti di lavoro, sul territorio
e ovunque vi sia da agitare e sostenere la bandiera del comunismo.
I comunisti internazionalisti non votano e disertano le urne perché combattono per la ripresa della
lotta di classe.