[1] Ch. Lasch, L'io minimo, tr. it. Feltrinelli, Milano, 1985, p. 115; cfr. anche di Lasch, La cultura del narcisismo, tr. it. Bompiani, Milano, 1981.
[2] "Il suo disprezzo per le richieste delcorpo e per l'io che deve ascoltarle e nello stesso tempo tenerle a bada, distingue il narcisismo dall'egoismo comune o dall'istinto di sopravvivenza", Ch. Lasch, L'io minimo, cit. p. 127.
[4] Mi permetto di rimandare al mio "L'io e la scienza", in AA.VV. La Ginestra ........................
[5] M. Bachtin, L'autore e l'eroe, tr. it. Einaudi, Torino, 1988, p. 98.
[6] M. Kundera, I testamenti traditi, tr. it. Adelphi, Milano, p. 20.
[8] Per cui il francesismo "demodé" indica qualcuno che si veste o si comporta secondo moduli passati nel tempo, non più attuali.
[9] G. Bateson, Mente e natura, tr. it. Adelphi, Milano, 1984, p. 177.
[12] D. Parfit, Ragioni e persone, tr. it. Saggiatore, Milano, 1989, pp.407.
[13] Cfr. S. Tagliagambe, Epistemologia del confine, Saggiatore, Milano, 1997, pp. 179-189 e M. Di Francesco, L'io ei suoi sé, Cortina, Milano, 1998, pp. 192- 209.
[14] S. Tagliagambe, op. cit., p. 184: "Una volta che si sia convenuto che anche l'"io" è un soggetto collettivo, non pare ragionevole asserire che i nodi che compongono la sua complicata rete debbono esserecollegati da archi di eguale peso e importanza. Appare anzi come un obiettivo [...] che va perseguito con il massimo impegno, quello di conferire ilpiù alto grado possibile di omogeneità a questo insieme, facendo inmod che fra le sue parti si stabiliscano la massima estensione e il più elevato grado possibile di connessione e di continuità. Solo in questo modo quel particolare soggetto collettivoche è l'"io" potrà acquisire un buon livello di stabilità e un soddisfacente equilibrio".