Io, io, io...
Viviamo un'epoca di sovraesposizione di sé. Un'epoca in cui la
televisione domina la scena e determina le condizioni della fama: solo chi
appare sul piccolo schermo è riconosciuto, apprezzato, esaltato.
Di conseguenza, il desiderio di apparire e mostrarsi è diventato
sempre più impellente e senza ritegno. Il mezzo televisivo è
d'altronde talmente potente e in Italia malamente amministrato che si è
resa addirittura necessaria una legge detta della "par condicio",
per cui vengono quntificati i tempi precisi di presenza sullo schermo di
eventuali politici per poi confrontarli fra loro ed equilibrare l'esposizione
di sé. Cosa, questa, che se ci si ferma un momento a pensarci su,
è talmente ridicola e paradossale che sembra il frutto della fantasia
di un narratore dell'assurdo più che una tragica realtà del
nostro presente. Non conta infatti ciò che si dice, ma come e quanto
lo si dice.
Tutta l'organizzazione della vita quotidiana è fatta per coccolare
l'ego, ovviamente solo l'ego benestante occidentale o un suo modello esportabile
globalmente su scala mondiale, viziarlo, sedurlo, soddisfarlo, aiutarlo,
facilitarlo, impigrirlo e infine alienarlo in nome di ben precisi interessi
economico-politici. Nella vita di tutti i giorni l'egoismo è diventato
un valore pressoché assoluto: il nuovo dover essere del mondo occidentale
ricco è pensare ai fatti propri, non conoscere gli altri, ignorare
i vicini di casa (disprezzarli e criticarli soprattutto), farsi valere e
soprattutto vincere. Essere dei vincenti. È su questa parola d'ordine
che si vincono ormai le elezioni politiche e amministrative. Anche se in
realtà, più che "essere", occorre soprattutto "apparire"
vincenti. E in nome di questo apparire, bisogna esporsi, far parlare di
sé, mettersi in mostra senza il minimo ritegno. E, parlando con altri,
concentrare tutti i discorsi su di sé, rapportare ogni cosa a sé,
mostrarsi il centro irradiante di tutte le idee, le convinzioni, le azioni
ripetendo sempre io, io, io...
Ci vorrebbe una nuova rivoluzione copernicana che spazzi via l'egocentrismo
come le scoperte astronomiche dei secoli XVI e XVII spazzarono via il geocentrismo.
Una rivoluzione copernicana socio-psicologica e socio-affettiva per cui
l'ego non sia più al centro dell'attenzione, né sia più
interpretato e sentito come il fulcro attorno al quale ruotano tutti gli
interessi e dal quale s'irradiano tutte le cose. Una rivoluzione che è
in realtà già cominciata da molto tempo, con Darwin che ha
spodestato l'essere umano dal suo trono evolutivo e con Freud che ha mostrato
quanto la persona che si riconosce in sé quando dice "io"
è in realtà una molteplicità psichica irriducibile.
È proseguita con le avanguardie artistiche del primo '900, in letteratura
(Pirandello, Musil, Kafka, Joyce) e soprattutto in pittura, dove il cubismo,
come ricordava Carl Einstein verso il 1929, "consumava la fine di un
soggetto stabile e determinato" liquidando "l'atteggiamento antropocentrico"
e facendola finita "con quello stupido giocattolo che viene chiamato
uomo". Ma come quella copernicana, durata più di un secolo,
anche questa rivoluzione ha bisogno di tempo e la si accoglie con fatica
e reticenza. Sembra inconcepibile pensare che "io" non sia il
centro dei miei interessi e delle mie attenzioni, e che per "me"
(ossia per il mio "io") tutto il mondo, gli altri compresi, non
siano come una immensa girandola di cui resto il centro. È un problema
di narcisismo, anche se su questo termine occorre fare chiarezza. È
anche un problema di egoismo e di egocentrismo, che rivelano un'estrema
insicurezza dietro l'opulenta tracotanza di un benessere che si pretende
fiero di sé, e se ne vanta (come ha fatto nei confronti dei paesi
dell'Est europeo dopo la caduta dei vari muri).
Gli articoli che seguono intendono affrontare per vie traverse alcuni di
questi problemi, a cominciare proprio da quelli sul senso dell'identità
e il significato dell'egocentrismo. Non è detto infatti che l'egocentrismo
non sia una categoria applicabile anche a intere popolazioni, o gruppi sociali
che si riconoscono in fanatismi di vario genere. Lo stesso problema viene
affrontato però anche da un punto di vista ecologico più generale,
rendendo possibile parlare di un ecocentrismo le cui prospettive sono assai
preoccupanti. Ma la preoccupazione è di vecchia data, ma coinvolge
anche gli uomini comuni di oggi: si possono ritrovare vicinanze sorprendenti
fra alcune situazioni attuali riportate dalla cronaca nera e episodi appartenenti
alla mitologia più arcaica. Essendo un termine inevitabile di riferimento
anche nel linguaggio comune, alcuni interventi trattano direttamente del
narcisismo, riprendendo in parte la lettura freudiana , ridefinendo il contenuto
della parola e presentando nuove chiavi di lettura. Non manca poi una lettura
che lega il problema al mondo dello spettacolo e della politica. Chiudono
il numero alcuni interventi più direttamente legati ad esperienze
creative come una narrazione a mezza strrada fra la letteratura e il teatro,
un'analisi critico-filosofica di un testo d'autore, un racconto e alcune
poesie. A testimonianza che anche la letteratura, come molte forme di espressione
artistica, non è estranea al problema.
E.C.G.