Giornate di studio sul pensiero di Louis Althusser
Venezia, 11 e 12 febbraio 2004
ATTI DEL CONVEGNO

ABSTRACT

 

 

 

Il primato dell’incontro sulla forma

di Vittorio Morfino

 

Il saggio prende in considerazione La corrente sotterranea del materialismo dell’incontro, ritenendolo il più significativo tra gli scritti althusseriani degli anni Ottanta. Il rischio presente in tale testo è quello di vedervi una liquidazione del potente razionalismo degli scritti degli anni Sessanta in una filosofia dell'evento, del caso o, peggio ancora, della libertà. La sfida consiste allora non tanto nel negare le ambiguità su cui si basano interpretazioni di questo genere quanto piuttosto nel riconoscerle e nel porle in evidenza, provando a scioglierle con un colpo di forza teorico, insediando al centro del testo di Althusser una tesi non scritta e che tuttavia ne rappresenta la chiave di volta: la tesi del primato dell'incontro sulla forma. La questione fondamentale che subito si apre è in che rapporti sia questa tesi con l'affermazione del primato della relazione sugli elementi, più volte ribadita negli anni Sessanta e Settanta. Secondo l'autore, è attraverso la riflessione di Charles Darwin che è possibile articolare le due tesi: Darwin, che Althusser pone come centro invisibile dello scritto per liberare la teoria marxista della storia da ogni paradigma teleologico.

 

The essay considers The underground stream of the materialism of encounter as the most important among Althusser's writings of the Eighties. The risk underlying this text is to consider it as a setting aside of the powerful rationalism of the Sixties' writings in a philosophy of the event, of chance, or, even worst, of liberty. Thus, the challenge is not so much in the negation of the ambiguities on which such interpretations are based, as to acknowledge them and bring them out, trying to solve them through a theoretical stroke that allows to put Althusser's text at the centre of an unwritten thesis, which however represents its keystone: the thesis of the pre-eminence of the encounter over the form. Hence a fundamental question suddenly arises, which regards the connection between that thesis and the account of the pre-eminence of relation over the elements, on which Althusser insisted in his Sixties' and Seventeen's writings. Accordig to the author it is possible to articulate two thesis by recalling Charles Darwin's reflection; Althusser puts Darwin as the invisible centre of his writing, in order to free the marxist theory of history from any teleological paradigm.

 

Cet essai cosidère Le courant souterrain du matérialisme de la rencontre comme le plus significatif des écrits althusseriens des années Quatre-Vingts. Le risque présent dans ce texte c'est d'y voir la liquidation du pouissant rationalisme des écrits des années Soixate dans une philosophie de l'événement, du hazard, ou, pire, de la liberté. Le défi consiste, alors, non pas dans la négation des ambiguïtés sur lesquelles portent les interprétations de telle sorte-ci, mais plutôt dans l'effort de les reconnaître et de les mettre en évidence, assayant à les résoudre avec un coup de force théorique, en établissant, au centre du texte d'Althusser, une thèse non-écrite, et qui pourtant en représente la clé de voûte: la thèse de la primauté de la rencontre sur la forme. Quels rapports existent entre cette thèse et l'affirmation de la primauté de la rélation sur les éléments, souvent confirmée dans les années Soixante/Soixante-Dix? Voilà la question fondamentale qui s'ouvre toute de suite. L'auteur soutient la possibilité, à travers la réflexion de Charles Darwin, d'articuler les deux thèses: pour libérer la thèorie marxiste de l'histoire de tout paradigme théléologique Darwin est installé par Althusser en tant que centre invisible de son écrit.

 

 

Heidegger e Althusser. Metafora del pensare

di Luca Pinzolo

 

L'articolo ricostruisce le tappe del confronto tra Althusser e Heidegger. Se Althusser sembra avere definitivamente regolato i conti con il pensiero di Heidegger in Leggere il Capitale, il nome di quest'ultimo ricompare negli scritti dedicati al materialismo aleatorio, richiamato non sempre a proposito. L' "incontro" tra Althusser e Heidegger appare, quindi, come un incontro mancato, ma un "supplemento d'indagine" che sovrapponga il pensiero di Heidegger a quello di Althusser, consente forse di evidenziare alcune dinamiche della sua riflession.

 

The article reconstructs the stages of Althusser's confrontation with Heidegger. Even though Althusser seems to have definitively come to terms with Heidegger's thought in Reading Capital, Heidegger's name, not always hinted at on porpose, reappears through the writings on "aleatory materialism". Althusser's "encounter" with Heidegger seems to be a missed one, but a "supplement of inquiry", which sets Heidegger's against Althusser's thought, may provide an insight into some dynamics of the reflection of the latter.

 

L'article reconstruit les étapes de la confrontation de Althusser vis-à-vis de Heidegger. Si Althusser semble-t-il avoir définitivement réglé les comptes avec la pensée de Heidegger dans Lire le Capital, le nom de ce dérnier réapparaît dans les écrits sur le matérialisme aléatoire, même si des fois mal à propos.  La "rencontre" entre Althusser et Heidegger paraît donc comme une rencontre manquée. Cependant, un "supplément d'enquête", qui superpose la pensée de Heidegger à celle de Althusser, nous consent peut-être de mettre en évidence quelques dinamiques de sa réflexion.

 

 

Critica della soggettività costituente, transindividuale, e materialismo aleatorio

nella categoria di "processo senza soggetto" di L. Althusser

di Aldo Pardi

 

L'interesse verso la filosofia accompagna tutta l'opera di Althusser. Espressione di una congiuntura determinata, la filosofia è una pratica, un insieme di effetti sociali in cui le altre pratiche che definiscono una società vengono sottomesse ad un unico principio. La filosofia s'incarna in apparati che "lavorano" le pratiche, gli "apparati ideologici", forze materiali che disciplinano assegnando identità funzionali ad un potere. A questo scopo sono messe in campo una pluralità di tecniche, in cui le pratiche vengono spostate dai loro contesti, collocate in un nuovo ordine del discorso e ridefinite nella loro identità. Althusser analizza dunque la filosofia da una prospettiva radicalmente storica, seguendola nella sua funzione rispetto alle fratture che attraversano il corpo della società. Da qui, una concezione della storia basata sui rapporti di forza, sul confronto/scontro tra entità collettive contrapposte. L'ideologia, e la filosofia con essa, lungi dall'essere una semplice proiezione o un semplice gioco linguistico, è invece uno dei livelli in cui si esercitano i conflitti, ed in particolare il conflitto di classe. Una delle categorie usate dal potere per organizzare gerarchicamente la società è il "soggetto". La soggettività è dunque anch'essa un effetto sociale, è una categoria giuridico-religiosa utile a raccogliere l'intero campo delle pratiche in un'unica disposizione gerarchica al cui vertice si pone il soggetto stesso, segno del potere, che ne sanziona la collocazione, la verità e l'adeguatezza. Althusser rilegge la filosofia di Feuerbach alla luce di questa problematica e indica nella dialettica del rispecchiamento la modalità con cui il soggetto rende le pratiche "oggetti" e gli imprime forma conveniente. Al dominio del soggetto, che comunque si svolge secondo modalità non dialettiche ma rispetto alle congiunture indotte nella società dagli apparati, Althusser contrappone un percorso rivoluzionario che, superando ogni potere ed ogni trascendenza, liberi la capacità critica e resistente della società degli oppressi.

 

The interest in philosophy characterizes the entire Althusser's work. As an expression of a determinated conjuncture, philosophy is a practice, an ensemble of social effects, by which the other practices that shape society are subjected to a unique principle. Philosphy is embodied in apparatuses that "elaborate" the practices, "idelogical apparatuses", material forces which discipline and assign identities that are functional to a power. In order to achieve this result, many techniques are settled down, which displace the different practices from their own context, reposition them in a new "order of discours", and re-define their identity. Thus, Althusser analyzes philosophy from a radically historical perspective, traking its function in relation to the fractures that run across the body of society. Thence, a conception of history arises, which is based on power relationships, on confrontation/clash between opposite collective entities. Ideology, as well as philosophy, far from being a simple projetion or a simple speech game, is one of the levels upon which conflicts (and class conflict in particular) take place. "Subject" is one of the categories used by power to hierarchically organize society. Subjectivity is thus a social effect, a juridical and religious category useful to grasp the entire field of the practices into an unique hierarchical disposition, on whose summit subject posits itself as a sign of the power that sanctions its collocation, truth, and adequacy. Althusser reads Feuerbach's philosophy back on the light of theese problems, and identifies in the dialectics of reflection the way through which the subject makes the practices "objects", imprinting the convenient form on them.

In Althusser's view the domination of the subject - which, in any case, is  ruled not by dialectical but by conjunctural dynamics brought by apparatuses into society - is overpassed by a revolutionary course, which, beyond any power and transcendence, would free the critical and resistent ability of the society of the oppressed.

 

L'intérêt pour la philosophie caractérize toute entière l'œuvre d'Althusser. Expression d'une conjoncture déterminée, la philosophie est pratique, un ensemble d'effets sociaux qui soumet à un seul principe les autres pratiques qui définissent une société. La philosophie est encarnée par des apparailes, qui « travaillent » les pratiques, les « appareils idéologiques », forces matérielles qui disciplinent en assignant des identités en fonction des pouvoirs. A ce fin, on introduit une pluralité de techniques, dans lesquelles les pratiques sont déplacées de leurs contextes, replacées dans un nouveau ordre du discours, et redéfinies dans leur identité. Althusser analyse donc la philosophie dans une perspective radicalement historique, en suivant sa fonction par rapport aux fractures qui traversent le corps de la société. A partir de çà, il propose une conception de l'histoire fondée sur les rapports de force, sur le confrontation/collision entre entitées collectives contrapposées. L'idéologie, et la philosophie avec elle, loin d'être une semple projection, ou bien un semple jeu de langage, est elle même l'un des niveaux où les conflits s'exercent, en particulier le conflit de classe. L'une des catégories utilisées par le pouvoir pour organiser hiérarchiquement la société èst le ‘sujet'. La sujectivité est donc, elle aussi, un effet social, une catégorie juridico-réligieuse utile à rassembler tout le champs des pratiques dans une disposition hierarchique unique, au sommet de laquelle, le sujet place soi-même en tant que signe du pouvoir, qui en sanctionne la collocation, la vérité et la conforimité. Althusser relit la philosophie de Feuerbach à la lumière de cette problèmatique et indiques la dialectique du réfléchissement comme la modalité par laquelle le sujet rend "objets" les pratiques, en emprimant leur forme convenente. A la domination du sujet, qui, de toute façon, se déroule avec modalitées non-dialectiques, mais qui suive le conjonctures induites dans la société par les apparails, Althusser oppose un parcours révolutionnaire, qui, en dépassant tout pouvoir e toute transcendence, puisse libérer la capacité critique et résistente de la société des opprimé(e)s. 

 

 

Althusser e lo statuto epistemologico dell'antropologia culturale

di Marco Vanzulli

 

Un'idea rigorosa di scienza marxista costituisce il fondamento su cui poggia la concezione althusseriana dell'antropologia culturale tra critica ideologica e rifondazione epistemologica. All'interno di alcuni testi degli anni Sessanta, si possono raccogliere preziose indicazioni per la determinazione dello statuto specifico di questa disciplina, che espia ancora, nell'isomorfismo che caratterizza la teoria strutturalista del suo esponente più noto, Lévi-Strauss, il vizio della sua origine come pensiero del colonialismo. In questo senso, dissolto il pregiudizio primitivistico, a rigore l'antropologia culturale non esiste in quanto tale e si prospetta la necessità del ritorno alla nozione scientifica di "formazione sociale" e di "modo di produzione", cioè all'identificazione - dallo stesso Lévi-Strauss soltanto auspicata - di antropologia culturale e sociologia. In questa prospettiva, nel tentativo di una determinazione teorica della totalità sociale che sfugga alla semplificazione ideologica dell'economicismo (l'economico non è infatti mai, neanche nella società "primitiva", un dato subito individuabile da cui partire, ma va inteso all'interno della specificità sociale dei rapporti di produzione), vengono riprese le indicazioni althusseriane sulla complessità della struttura di una formazione sociale e sulle relazioni interne, non determinabili secondo un modello di correlazione organicistica, che intercorrono tra i suoi distinti livelli.

 

The althusserian conception of cultural anthropology is grounded on a rigorous idea of marxist science, which stands between ideological critique and epistemological refoundation. In some of the Sixties' texts it is possible to find precious suggestions to assess the specific status of the discipline, which expiates - in the isomorphism of the structuralist theory of its most famous representative, Lévi-Strauss - the original sin of a thought tied to colonialism. In that sense, once the primitivistic prejudice is dissolved, cultural anthropology - strinctly speeking - does no longer exist and we have to face the necessity to come back to the scientific notion of "social formation" and of "mode of production", i.e., to the identification of cultural anthropology and sociology - which was just a wish in Lévi-Strauss' thought. From this point of view, attempting to produce a theorical determination of the social that avoids the ideological semplification of econimicism (the economic sphere, in fact, is never an immediately identifiable matter from which to start, but it is better understood within the social specificity of the relations of production) the author follows the althusserian propositions on the complexity of the structure of a social formation and its internal relations between its distinct levels that can't be determined according to an organicistic correlation model.

 

Une idée rigoureuse de science marxiste constitue le fondement de la conception althussérienne de l'anthropologie culturelle - entre critique idéologique et reconstruction épistèmologique. Dans certaines textes des années Soixante, on peut trouver des indications précieuses pour déterminer le statut spécifique de cette discipline, qui, dans l'isomorphisme caractérisant la thèorie structuraliste de son représantant le plus connu, Lévi-Strauss, paye encore le prix de son origine en tant que pensée du colonialisme. Par conséquent, dès qu'on ait dissus le préjugé primitiviste, l'anthropologie culturelle à la rigueur ne peut plus subsister, et la nécessité du retour à la notion scientifique de "formation sociale" et de "mode de production", à savoir, la nécessité d'une identification entre sociologie et anthopologie culturelle, vient se présenter à nouveau : ce qui Lévi-Strauss lui-même avait juste souhaité. Sous cette perspective et dans l'effort de déterminer thèoriquement la totalité sociale en sans tomber dans la simplification idéologique de l'économicisme (l'économique n'est jamais, pas même dans la société « primitive », une donnée qu'on puisse définir d'un seul coup comme point de départ, mais on doit l'entendre à l'intérieur de la spécificité sociale des rapports de production), l'auteur suive les indications althusseriennes sur la complexité de la structure d'une formation sociale et sur les relations internes à ses distincts niveaux, qui ne sont pas déterminables par un modèle de corrélation organiciste.

 

 

 

Foucault e la problematica delle origini: Althusser legge Folie et déraison

di Warren Montag

 

Il saggio analizza le tracce della lettura althusseriana di Folie et déraison di Michel Foucault (note per un intervento a un seminario sullo strutturalismo del 1963, lettere, appunti di lettura). L'interpretazione di Althusser viene letta in parallelo a quella di Derrida del Cogito e la storia della follia, evidenziando, al di là delle superficiali convergenze, le profonde differenze. La ricerca, da parte di Althusser, della specificità dell'approccio foucaultiano conduce al confronto con due autori: lo Husserl de La crisi delle scienze europee e il Nietzsche de La nascita della tragedia. Questi autori, come Foucault, mostrano come una cultura definisce se stessa attraverso la repressione di ciò che essa definisce come altro da sé. Il "modello" Husserl porterebbe a concepire la follia come un'origine presente ma occultata dalla stessa operazione della ragione che cerca di conoscerla; il "modello" Nietzsche rappresenta invece il tentativo di comprendere l'origine come assenza o come quell'"abisso originario" che rende possibile concepire la storia. Althusser, individuando nel percorso nietzschiano la vera posta in gioco del discorso di Foucault, ne mette in luce i rischi di "trascendentalismo", individuando nel contempo nel testo di Folie et déraison una soluzione "storica, ma non storicistica": una "storia dei limiti", definiti da Foucault «questi gesti oscuri, necessariamente dimenticati non appena compiuti, con i quali una cultura rifiuta qualche cosa che sarà per essa l'Esterno».

 

The essay analyzes the traces of th althusserian reading of Foucault's Folie et déraison (notes for a contribution to a workshop on structuralism in 1963, letters, jottings). The author discusses Althusser's intepretation in parallel with Derrida's Cogito and history of madness stressing on their profound differences, despite the seeming affinities. Althusser'a attempt to identify Foucault's specific approach, leads to a confrontation with two works: Husserl's Crisis of european sciences and Nietzsche's The birth of tragedy. Like Foucault, these two authors show the way by which a culture defines itself by the repression of what it defines as otherness. The Husserlian "model" would leadus to conceive of madness as a present origin which is hidden by the very operation of reason that seeks to bring it to knowledge; the Nietzschean "model", on the countrary, represents the attempt to understand origin as absence, otherwise like the "originary abyss" that makes to conceive history possible. Althusser, stressing that the Nietzschean path were the one which was really at stake in Foucault's discours, clarifies the risks of "transcendentalism" in it, and at the seme time identifies in Foucault's text a "historical, but not historicist": a "history of the limits", which using Foucault's words are «those obscure gestures, necessarily forgotten as soon as they are carried out, by which a culture rejects something that will be for it the Exterior».

 

Cet essai analyse les traces de la lecture althusserienne de Foile et déraison se Michel Foucault (notes préparatoires à une contribution au séminaire sur le structuralism en 1963, lettres, notes de lecture). L'auteur lit l'interprétation althusserienne parallelement a celle donnée par Derrida dans Cogito et l'histoire de la folie, et souligne les différences majeures entre les deux, ou de là des convergence apparentes. La recherche, par Althusser, de la spécificité de l'approche foucaultienne nous amène jusqu'à la confrontation avec deux auteurs: Husserl de la Crise des sciences européennes et Nietzsche de La naissance de la tragédie. Ces auteurs, tel que Faucault, montrent comment une culture arrive à définir soi-même à travers la répression de ce qu'elle définit comme l'autre de soi. Le "modèle" Husserl saurait nous concevoir la folie comme une origine, présente mais occultée par l'operation même de la raison qui cherche à la connaître; tandis que le "modèle" Nietzsche représente l'effort de comprendre l'origine en tant que absence ou en tant que l'"abîme originaire" qui rends possible de concevoir l'histoire. Althusser reconnaît dans le parcours nietzschéan le vrai enjeu du discours de Foucault, en y eclaircit les risques de "transcendentalisme", et finalment découvre, dans le texte de Folie et déraison une solution "historique main non historiciste", qui consiste dans une "histoire des limites", définies par Foucault «ces gestes obscurs, nécessairement oubliés dès qu'accomplis, par lesquels une culture rejette quelque chose qui sera pour elle l'Extérieur».

 

 

Cosa significa "scienza della storia"?

di Maria Turchetto

 

Ai testi althusseriani viene posta la domanda: che cosa intende Althusser quando, in numerosi suoi scritti, afferma che Marx «apre alla conoscenza scientifica il "Continente Storia"»? Analizzando in particolare la lezione su Monod del 1967, vediamo che la scientificità attribuita alla biologia moderna riposa su due mosse teoriche: in primo luogo, la definizione della "vita" in termini di "sistema" - dunque, come l'effetto di una struttura; in secondo luogo, ciò che Monod definisce "preordinare l'emergenza alla teleonomia" - per evitare ogni spiegazione finalistica. Tutta l'analisi althusseriana dell'opera di Marx sembra cercarvi queste due mosse: la definizione della "società" come l'effetto di una struttura, soprattutto in Leggere il Capitale e nelle opere degli anni Sessanta e Settanta; l'esclusione di una lettura teleologica del processo di formazione delle società, soprattutto nelle opere degli anni Ottanta in cui si parla di "materialismo aleatorio". Preliminare a queste operazioni di "fondazione scientifica" è la scelta del "ricambio organico tra uomo e natura" - la produzione - come terreno su cui fondare materialisticamente l'"oggetto" della storia.

 

What does Athusser mean - asks the author of this essay - when, in many of his writings, he states that Marx «opens the "Continent History" to the scientific knowledge». While focusing on Monod's lesson of 1967, we can see that the scientificity conferred to modern biology lies on two theoretical movements: on the one hand, the definition of "life" in terms of "system" (therefore as the effect of a structure); on the other hand, what Monod defines the "pre-ordinating of the emergence to teleonomy", as a way to avoid any teleological explanation. The entire althusserian analysis of Marx's work seems to be  search for these two movements: the definition of "society" as the effect of a structure, mostly in Reading Capital and in the Sixties' and Seventies' works; the exclusion of a teleological interpretation of the process of formation of  society, mostly in the Eighties' works where Athusser talks about "aleatory materialism". Prior to these two operations of "scientific grounding" there is the choice of the "organic exchange between man and nature" -  production - as the basis for materialistic foudation of  the "object" of history.

 

On pose au textes althusseriens la question: qu'est-ce que Althusser veut dire quand, dans nombreuses de ses écrits, il affirme que Marx «ouvre à la connaîssance scientifique le "Continent Histoire"»? En analysant en particulier la leçon sur Monod de 1967, on voit que la scientificité attribuée à la biologie moderne est fondée sur deux mouvements thèoriques: en premier lieu, la définition de "vie" en termes de système - donc, comme effet d'une structure; deuxièmement, ce que Monod définit "préordonner l'émergence à la téléonomie" pour éviter toute sorte d'explication téléologique. L'analyse althusserienne de l'œuvre de Marx semble y chercher ces deux mouvements-ci: la définition de la "société" comme effet d'une structure, surtout dans les œuvres des années Soixante et Soixante-Dix; l'exlusion d'une lecture téléologique du processus de formation de la société, surtout dans les œuvres des années Quatre-Vingts, là où Althusser parle de "matérialisme aléatoire". Préliminaire de cettes opérations de "fondation scientifique" est le choix de l'"échange organique entre l'homme et la nature" - la production - comme le terrain sur lequel fonder matérialistiquement l'"objet" de l'histoire.

 

 

Rivoluzione politica e teoria della transizione. Critica all´analisi poulantziana dello Stato assolutista

di Armando Boito Jr.

 

L'opera Pouvoir politique et classes sociales, di Nicos Poulantzas, pubblicata a Parigi dalla casa editrice François Maspero nel 1968, è oggi poco diffusa tra i marxisti. Purtroppo. Il libro di Poulantzas è, a mio avviso, una delle principali opere di teoria politica mai prodotta dai marxisti nella seconda metà del Novecento.

In questo saggio viene affrontato un tema storico presente in questa opera di Poulantzas: il tema del concetto di classe dello Stato assolutista. Lo Stato assolutista sarebbe stato, come credeva Poulantzas, uno Stato capitalista? La definizione dello Stato assolutista dipende dalla concezione dello Stato feudale e dello Stato capitalista impiegate e tali concezioni rimandano anche a conseguenze riguardanti non solo l'analisi della transizione dal feudalismo al capitalismo ma anche la stessa teoria della transizione. Per discutere il concetto di Stato assolutista, dunque, è necessario affrontare la teoria dello Stato e la teoria della transizione.

Lo Stato assolutista fu, da quello che si capisce a partire dalla sua struttura giuridico-politica e dalla politica che implementò, uno Stato pre-capitalista di tipo feudale. Si può giungere a questa conclusione, anche se provvisoria, tramite i concetti poulantzasiani di tipi di Stato e rifiutando l'analisi che lo stesso Poulantzas fece dello Stato assolutista.

A mio avviso, così come lo Stato feudale, lo Stato assolutista riproduceva la struttura economica feudale e bloccava uno sviluppo di tipo capitalista. In questa prospettiva, la rivoluzione politica borghese, compresa come un processo Politico di trasformazione della struttura dello Stato e del corrispondente cambiamento della classe sociale che ha il potere di Stato, acquisisce un´importanza decisiva nella transizione al capitalismo. Questa rivoluzione creò lo Stato borghese e, nel farlo, fuse gli elementi tecnologici, economici e sociali nuovi, forgiati in uno lungo sviluppo storico, in un'unità strutturale nuova: il modo di produzione capitalista.

 

Political power and social classes by Nicos Poulantzas, originally published in Paris by François Maspero in 1968, is today unfortunately few widespread among Marxists. According to the author of this essay, Poulantzas's book is one of the principal works in political theory that Marxists ever produced during the second half of the past Century. The present contribution deals with the historical theme present in Poulantzas work: the concept of class in the. Poulanzas beleved that absolutist State was a capitalist one. But was really so? The definition of absolutist State depends on the conception about the feudal and the capitalist State that we use. These conceptions also have considerable consequences regarding to the analysis of the transition from feudalism to capitalism, as well as the very theory of transition too. Thus, to discuss  the concept of absolutist State it is necessary to deal both with the theory of the State and the theory of transition.

What do we know about absolutist State when we consider its legal and political structure and the politics which it implemented except that it was a feudal pre-capitalist kind of State? We reach this conclusion, although provisional, by means of Poulantzas' concepts of kind of State, even if we refese his analysis of the absolutist State.

As well as the feudal one, the absolutist State reproduced the feudal economic structure and blocked the capitalist development. From this point of view, if we consider bourgeois political revolution as a political process of transformation of the State structure altoghether with the corresponding changement of the social class which holds State power, we can appreciate its crucial importance in the transition to capitalism. That revolution created bourgeois State, and in the same time it blended new technological, economic, and social elements, prepared by a longterm historical development, into a novel structural unity: capitalist mode of production. 

 

L'œuvre Pouvoir politique et classes sociales, écrite par di Nicos Poulantzas et publiée à Paris chez François Maspero en 1968, est aujourd'hui melheureusement peu diffisée parmi les marxistes, tandis qu'elle soie, a notre avis, l'une des œuvres principales produites par les marxistes en théorie politique pandent la deuxième moitié du XXème siècle.

Dans cet essai l'on aborde un thème histrique : celui du concept de classe dans l'état absolutiste. L'état absolutiste serait-il, comme Poulantzas le croiait, un état capitaliste ? La définition de l'état absolutiste dépend da la conception de l'état féodal et de l'état capitaliste employées. Les deux conceptions renvoyent à leur fois à des conséquences qui concernent l'analyse de la transition du féodalisme au capitalisme, mais concernent aussi la thèorie de latransition elle-même. Pour discuter le concept d'état absolutiste, est donc nécessaire envisager la thèorie de l'état et la thèorie de la  transition.

L'état absolutiste fut, si l'on le considère à partir de ce qu'on sait à propos de sa structure juridique et politique et de la politique qu'il implanta, un état pré-capitaliste de type féodal. Pour provisoire qu'elle soit, l'on peut parvenir à cette conclusion par l'intermédiaire des concepts poulantzasiens de « type d'état », même si on refuse l'analyse de l'état absolutiste faite par Poulantzas dans Pouvoir politique et classes sociales.

A notre avis l'état absolutiste, aussi bien que l'état féodal, reproduisait la structur éconimique féodale et bloquait un dévéloppement de type capitaliste. Sous ce point de vue, la révolution politique bourgeoise, entendue comme un procès politique de transformation de la structure de l'état et du correspondent changement de la classe sociale qui possède le pouvoir de l'état, acquiert une importance décisive dans la transition au capitalisme. Cette révolution créa l'état bourgeois, et au même temps a fondu les éléments technologiques, économiques et sociaux nouveaux, forgés pendant un long dévéloppement historique, dans une unité structurale nouvelle : le mode de production capitaliste.

 

 

La scuola del materialismo contemporaneo. Note sulla ricezione di Althusser nel Mondo arabo (1960-1990)

di Salah Mosbah

 

Il saggio illustra la recezione delle opere di Louis Althusser nel mondo arabo nel clima successivo alla decolonizzazione. Tale ricezione, molto intensa a partire dal 1967 fino all'inizio degli anni Ottanta - insieme a quella dei principali allievi e interlocutori del filosofo francese - e attualmente pressoché assente (l'Althusser postumo è quasi sconosciuto) viene definita "polimorfa". Inizialmente soprattutto politica, legata a una più generale scoperta del marxismo in un clima "poststaliniano", successivamente si lega a interessi filosofici ed epistemologici più vasti (di pari passo alla scoperta di autori come Bachelard, Cavaillès, Canguilhem) e a un interessante tentativo di utilizzare alcune categorie althusseriane nello studio del pensiero arabo classico. Infine, particolarmente produttiva appare la ripresa della nozione di "Apparati Ideologici di Stato" da parte di alcuni autori per l'analisi della politica e della pedagogia. In questo campo spiccano soprattutto i lavori del libanese Mahdi 'Amel considerato, con Samir Amin, il miglior teorico marxista arabo e nella fattispecie l'althusseriano più interessante.

 

The essay illustrates the reception of Louis Althusser's works in the Arab speaking world since the decolonization period. This reception was very intense from 1967 to the early Eighties - as well as the success of the disciples and interlocutors of the French philosopher - but it is almost absent in the present time (the posthumous published Althusser's works are actually unknown). It has been a "polymorphous" reception, having an early political character, linked as it was to the general marxist discovery of the "post-stalinist" period, and which subsequently joined broader philosophical and epistemological interests (it was the period in which authors like Bachelard, Cavaillès, and Canguilhem were also discovered). Some althusserian categories in the study of classical Arab thought were used in an interesting way. Finally, it seems to have been particularly useful to some authors the reception of the notion of "Ideological State Apparatuses" as a mean to analyse politics and pedagogy. In that field the works of the Lebanese Mahdi 'Amel stand out. He is considered, toghether with Samir Amin, the best Arab marxist theorician, and the more interesting, as far as althusserianism in concerned. 

 

Cet essai illustre la réception des oeuvres de Louis Althusser dans le Monde arabe après la décolonisation. Telle réception a été très importante - associée à la réception des principaux éléves et interlocuteurs du philosphe français - à partir de 1967 jusqu'au début des années Quatre-Vingt, même si elle est actuellement presque absente (l'Althusser posthume est quasi inconnu). On parle ici d'une réception "polymorphe", qui fut surtout politique d'abord, liée comme elle était à une plus générale découverte du marxisme dans le climat "post-stalinien", pour se relier ensuite à des intérêts philosophiques et épistèmologiques plus vastes (de pair à la découverte de Bachelard, Cavaillès, Canguilhem). On référe aussi d'une intéressante tentative d'utiliser cértaines catégories althusseriennes pour l'étude da la pensée arabe classique. En fin, particulierment féconde paraît être la reprise de la notion de "appareils idéologiques d'état" par des auteurs qui analysaient la politique et la pédagogie. Dans ce champs se distinguent surtout les travaux du Libanais Mahdi 'Amel, considédé, avec Samir Amin, le plus important théorique marxiste arabe, et en l'espèce l'althusserien plus intéressant.

 

 

Il contributo di Althusser alla teoria della pratica politica

di Guilherme Cavalheiro

 

Vengono qui proposte alcune osservazioni sullo scritto althusseriano Ciò che non può più durare nel Partito Comunista. Althusser non è interessato a un tipo determinato di orientamento politico, quanto all'analisi della struttura di potere interna del partito: le sue fondamenta, l'architettura della "fortezza" che definisce le relazioni tra direzione comunista, classe operaia e le masse dei lavoratori. Althusser tratta in modo creativo il problema dell'indipendenza di classe: avere indipendenza di classe significa differenziarsi dalla borghesia e dai suoi partiti tradizionali. Althusser utilizza inoltre Machiavelli per pensare la questione della "legittimità": quando la struttura burocratica prevale, il consenso, dunque l'ottenimento della legittimità e dell'obbedienza, entra in crisi. Althusser dà una lezione su come il marxismo possieda un insieme di strumenti di analisi di gran lunga superiore al formalismo presente nelle teorie del comportamento partitico ed elettorale che dominano oggi il pedante scenario accademico della scienza politica.

 

The author makes some remarks about the althusserian writing Ce qui ne peut plus durer dans le Parti communiste. Althusser is not so much interested in a specific kind of political orientation, as in the analysis of the structure of power inside the party: its basis, the architecture of the "fortress" which defines the relations between communist leadership, working class and the masses of workers. Althusser deals in a creative way with the problem of class indipendence: to have class indipendence means to be different from bourgeoisie and from its traditional parties. Althusser resorts to Machiavelli in order to think the question of "legitimacy": when the burocratic structure prevails, the consensus, therefore reaching legitimacy and obedience, undergoes a crisis. Althusser teaches us how marxism can offer a set of analytical tools which are far more superior than the formalistic theories of political behaviour which rule today in the pedantic academic scenario of political science.

 

L'auteur propose quelques considérations à propos de l'écrit althusserien Ce qui ne peut plus durer dans le Parti communiste. Althusser n'est pas interessé à un type déterminé d'orientation politique, si bien à l'analyse de la structure de pouvoir interne du parti: ses fondements, l'architecture de la "forteresse" qui definit les rélations entre direction communiste, classe ouvrière e les masses des travailleurs. Althusser traîte de façon créative le problème de l'indépendence de classe: avoir indépendence signifie se différentier de la bourgoisie et de ses partis traditionels. Althusser utilise Machiavel pour penser la question de la "légitimité": quand la structure burocratique prévaut, alors le consensus, et donc l'obtention de la légitimité et de l'obéissance, tombe dans une crise. Althusser nous donne une leçon en nous expliquant que le marxisme possède une ensemble d'instruments d'analyse  considérablement plus avancé que le formalisme des thèories du comportement politique et électoral qui dominent aujourd'hui  sur le pédant scénario académique en science politique.

 

 

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