[1] Le cinque lezioni introduttive di Althusser e la lezione inaugurale di Monod sono ora raccolte in L. Althusser, Filosofia e filosofia spontanea degli scienziati, Unicopli, Milano 2000.
[2] L. Althusser, Filosofia e filosofia spontanea degli scienziati, cit., p. 107.
[3] Cfr. in particolare il saggio La corrente sotterranea del materialismo dell'incontro, in L. Althusser, Sul materialismo aleatorio, Unicopli 2000, p. 55 e ss.
[4] Cfr. L. Althusser, Sulla filosofia, Unicopli, Milano 2001, p. 42. Nelle "conversazioni con Fernanda Navarro" raccolte in questo volume, Althusser spiega la sua scelta di portare avanti una critica politica all'interno del PCF attraverso l'intervento di tipo teorico: "se fossi intervenuto pubblicamente sulla politica del Partito [...] sarei stato subito escluso, per lo meno fino al 1970, marginalizzato e senza influenza alcuna [...]. Non mi restava dunque che un solo modo di intervenire [...]: attraverso la teoria pura" (ivi, p. 40). In seguito afferma di aver proceduto "un po' [...] alla maniera di Spinoza che, per criticare la filosofia idealista di Descartes e dei filosofi scolastici, `partiva da Dio stesso' [...] piegando così i suoi avversari per l'impossibilità di rifiutare un intervento filosofico che invocava l'onnipotenza di Dio". "Come diceva anche Descartes, `ogni filosofo avanza mascherato'", commenta Fernanda Navarro, e Althusser risponde: "Esattamente. Spinoza semplicemente interpretava Dio in termini atei" (ivi, p. 42).
[5] Solo nelle opere degli anni '80 troviamo un esplicito rifiuto non solo della "nefasta concezione" (ivi, p. 40) ma anche dello stesso termine "materialismo dialettico", definito "logaritmo giallo, come [Marx] amava chiamare le assurdità" (ivi, p. 41).
[6] L. Althusser, Filosofia e filosofia spontanea degli scienziati, cit., p. 111.
[8] Cfr. ivi, p. 108: "il testo di Monod è ai nostri occhi un testo eccezionale, al quale tengo a rendere pubblicamente omaggio. Non è che l'omaggio di un filosofo. Sarei felice che venisse accolto per ciò che è, un omaggio filosofico, ma pur sempre un omaggio".
[9] Cita un passo della Dialettica della Natura in cui Engels nega il secondo principio della termodinamica (cfr. J. Monod, lezione inaugurale, in L. Althusser, Filosofia e filosofia spontanea degli scienziati, cit., Appendice, p. 175): è "una punta di fioretto elettrica", come osserva Althusser (ivi, p. 122), il quale tuttavia ha ragione nell'osservare, più oltre, che nella lezione inaugurale Monod, pur distinguendosi dal marxismo, non gli "dichiara guerra", come fa invece nei confronti delle concezioni religiose alla Teilhard de Chardin (cfr. ivi, p. 129). Le cose cambiano decisamente in Il caso e la necessità, in cui Monod tratta apertamente il "materialismo dialettico" marxista da nemico della scienza.
[10] J. Monod, Il caso e la necessità, Mondadori, Milano 1997, p. 35.
[11] Cfr. ivi; per Monod il "postulato di oggettività" - come vedremo oltre - si sostanzia nel "rifiuto sistematico a considerare la possibilità di pervenire a una conoscenza `vera' mediante qualsiasi interpretazione dei fenomeni in termini di cause finali, cioè di `progetto'" (ivi, p. 25).
[14] L. Althusser, Filosofia e filosofia spontanea degli scienziati, cit., p. 131.
[15] Entrambi considerano il materialismo dialettico - inteso come "concezione dell'Accademia delle Scienze dell' URSS" (cfr. L. Althusser, Sulla filosofia, cit., p. 40) - un'"ideologia", anche se Monod non avrebbe usato questo termine, cioè un apparato teorico di legittimazione. "Non si dimentichi d'altro canto che il materialismo dialettico rappresenta un corollario relativamente tardivo dell'edificio socioeconomico già eretto da Marx, corollario chiaramente destinato a fare del materialismo storico una `scienza' fondata sulle leggi della Natura stessa", scrive Monod (Monod, Il caso e la necessità, cit., p. 38). L'Althusser degli anni '80 è assai più severo: "volevo che si abbandonassero le tesi impensabili del materialismo dialettico [...] che regnavano allora come dominatrici assolute su tutti i partiti comunisti occidentali [...]. Mi sembrava imperativo disfarsi del monismo materialista e delle sue leggi dialettiche universali: nefasta concezione dell'Accademia delle Scienze dell'URSS che sostituì la `materia' allo `Spirito' o all'`Idea assoluta' hegeliana. Consideravo che era un'abberrazione credere - e imporre la credenza - che si potesse dedurre direttamente la scienza e addirittura l'ideologia e la politica marxiste-leniniste dall'applicazione in termini scientifici e politici delle supposte `leggi' di una presunta dialettica [...]. Penso che l'URSS ha pagato cara questa impostura filosofica. Non credo di esagerare dicendo che la strategia politica di Stalin e tutta la tragedia dello stalinismo sono state, in parte, causate dal `materialismo dialettico', mostruosità filosofica destinata a giustificare il potere e a servirgli da garanzia - schiacciando l'intelligenza". (L. Althusser, Sulla filosofia, cit., pp. 40-41).
[16] Cfr. L. Althusser, Filosofia e filosofia spontanea degli scienziati, cit., p. 111.
[17] Cfr. J. Monod, Il caso e la necessità, cit., p. 40.
[18] Lasciando perplesso anche un autore che certo con il "materialismo dialettico" non ha nulla a che fare come Piaget. Si veda, in proposito, J. Piaget, Hasard et dialectique en épistémologie biologique, in "Sciences", 711, 1971, pp. 25-36.
[19] "Si deve parlare di materialismo con diffidenza: la parola non fa la cosa, e se si guarda bene la maggior parte dei materialismi non sono che degli idealismi rovesciati. Esempio: il materialismo del secolo dei Lumi e qualche passaggio di Engels" (L. Althusser, Sulla filosofia, cit., p. 61).
[20] Cfr. J. Monod, Il caso e la necessità, cit., p. 145. Monod evidentamente sottovaluta la soluzione teoretica, ad esempio spinoziana.
[23] L. Althusser, Sulla filosofia, cit., p. 61.
[25] J. Monod, Il caso e la necessità, cit., p. 14.
[28] Nella lezione inaugurale Monod chiama invece le impostazioni del secondo gruppo "metafisiche" (cfr. L. Althusser, Filosofia e filosofia spontanea degli scienziati, cit., p. 174 e ss.).
[29] J. Monod, Il caso e la necessità, cit., p. 27.
[36] Althusser è acutissimo nel cogliere questa duplicità di significato e nel segnalare i rischi che essa comporta: "Monod fornisce una definizione di emergenza che contiene di fatto due definizioni molto differenti l'una dall'altra [...]. Cito: `L'emergenza è la proprietà di riprodurre e moltiplicare le strutture ordinate altamente complesse, e di permettere la creazione evolutiva di strutture di crescente complessità'. Sarebbe appassionante analizzare da vicino questa formula, molto ben ponderata ma zoppicante. Poiché contiene due definizioni differenti [...]. L'emergenza è una doppia proprietà: di riproduzione e di creazione [...]. La parolina e che lega in Monod la riproduzione e la creazione rischia di confondere le due realtà; in ogni caso le giustappone" (ivi, pp. 116-117).
[37] J. Monod, lezione inaugurale, ivi, p. 176.
[38] J. Monod, Il caso e la necessità, cit., pp. 43-44.
[39] J. Monod, lezione inaugurale, in L. Althusser, Filosofia e filosofia spontanea degli scienziati, cit., Appendice, p. 176.
[40] "Il sintomo più sconvolgente di questa inversione [della tendenza materialista in tendenza idealista, "addirittura spiritualista"] ci viene offerto dal cambiamento dell'atteggiamento di Monod nei confronti di Teilhard: nell'Elemento 1 Monod è al 100% contro Teilhard. Nell'Elemento 2 Monod ricorre a due concetti forniti da Teilhard: la "noosfera", innanzitutto, e la "biosfera" (ivi, p. 112).
[46] J. Monod, Il caso e la necessità, cit., p. 119.
[47] J. Monod, lezione inaugurale, in L. Althusser, Filosofia e filosofia spontanea degli scienziati, cit., Appendice, p. 181.
[51] Ivi, p. 113. Tra le idee condannate all'estinzione Monod annovera l'islamismo e il cattolicesimo: "Così come anche certe differenziazioni estreme, un tempo fonti di successo, hanno condotto gruppi interi alla loro estinzione in un cintesto ecologico modificato (quali i grandi rettili dell'era secondaria), allo stesso modo oggi si vede che l'estrema e superba rigidità dogmatica di alcune religioni (come l'islamismo o il cattolicesimo), fonte delle loro conquiste in una noosfera che non è più la nostra, diviene causa di estrema debolezza, che porterà, se non alla scomparsa, almeno a revisioni sconvolgenti" (ivi, citato da Althusser, p. 133 e nella lezione inaugurale, p. 182).
[52] J. Monod, Il caso e la necessità, cit., p. 154.
[54] L. Althusser, Per Marx, Editori Riuniti, Roma 1974, p. 16.
[57] L. Althusser, Filosofia e filosofia spontanea degli scienziati, cit., p. 130.
[58] L. Althusser, Per Marx, Editori Riuniti, Roma 1974, p. 19.
[59] Althusser definisce tali le opere del periodo 1845-1857, cfr. ivi pp. 17-18.
[60] L. Althusser, Introduzione al I libro del Capitale, Pratiche editrice, Parma-Lucca 1977, p. 11.
[61] L. Althusser, Dal "Capitale" alla filosofia di Marx, in L. Althusser-E. Balibar, Leggere Il Capitale, Feltrinelli, Milano 1971, p. 15.
[62] K. Marx, Il Capitale, Einaudi, Torino 1975, vol. I, p. 6.
[64] L. Althusser, L'oggetto del Capitale, in L. Althusser-E. Balibar, Leggere Il Capitale, cit., p. 206.
[65] L. Althusser, Introduzione al I libro del Capitale, cit., pp. 11-12.
[66] A. Koyré, Dal mondo chiuso all'universo infinito, Feltrinelli, Milano 1970, p. 8.
[67] L. Althusser, Introduzione al I libro del Capitale, cit., p. 12.
[68] L. Althusser, L'oggetto del Capitale, in L. Althusser-E. Balibar, Leggere Il Capitale, cit., p. 207.
[69] Per riprendere l'analogia con l'astronomia moderna, secondo Koyré ha ancora lo statuto di "visione del mondo" l'idea bruniana di universo infinito, mentre la sua teorizzazione cartesiana è a pieno titolo una teoria scientifica. Si veda, in questo senso, l'introduzione di A. Cavazzini Scienza e realtà. Lettura di Koyré a A. Koyré, Filosofia e storia delle scienze, Mimesis, Milano 2003, sp. p. 9 e ss.
[70] L. Althusser, L'oggetto del Capitale, in L. Althusser-E. Balibar, Leggere Il Capitale, cit., p. 207.
[71] Si veda il saggio Contraddizione e surdeterminazione, in L. Althusser, Per Marx, cit., pp. 69-107.
[72] Cfr. L. Althusser, L'oggetto del Capitale, in L. Althusser-E. Balibar, Leggere Il Capitale, cit., p. 196 e ss.
[73] L. Althusser, La corrente sotterranea del materialismo dell'incontro, in L. Althusser, Sul materialismo aleatorio, cit., p. 105.
[74] Su questo punto si articola l'interessantissima analisi del "socialismo reale" portata avanti da Charles Bettelheim: l'apertura di questo cospicuo filone di ricerca testimonia la fecondità della riformulazione althusseriana.
[75] L. Althusser, La corrente sotterranea del materialismo dell'incontro, in L. Althusser, Sul materialismo aleatorio, cit., pp. 105-106.
[76] Ivi, p. 106. Il giudizio sull'opera di Engels del 1845 è ribadito nel saggio Sul pensiero marxista (in in L. Althusser, Sul materialismo aleatorio, cit., pp. 25-53), bellissima ricostruzione dell'incontro tra Marx e Engels e soprattutto dell'influenza esercitata su Engels dall'operaia Mary, da cui aveva imparato - per dimenticarlo successivamente, ammaliato da una filosofia debordante - "che vi è sì una filosofia all'opera nella storia, ma una filosofia senza filosofia, senza concetto né contraddizione, e che essa agisce al livello della necessità dei fatti positivi e non al livello del negativo o dei princìpi del concetto, che se ne fotte della contraddizione e della Fine della Storia, che se ne fotte anche della Rivoluzione come della negatività e del grande rovesciamento, che essa è pratica, che in essa regna il primato della pratica e dell'associazione degli uomini sulla teoria [...], in breve che vi è del vero nel Manifesto ma che lì è falso perché invertito, e che per raggiungere la verità si deve pensare in altro modo" (ivi, p. 36).
[77] L. Althusser, L'oggetto del Capitale, in L. Althusser-E. Balibar, Leggere Il Capitale, cit., p. 207.
[78] L. Althusser, La corrente sotterranea del materialismo dell'incontro, in L. Althusser, Sul materialismo aleatorio, cit., p. 111.
[80] Cfr. ibidem. Il termine è qui usato in un'accezione negativa, affatto simile a quella con cui Monod impiega, nella lezione inaugurale, il termine "metafisica".