in MARX CENTOUNO n. 4, settembre 1986, pp. 101-127
(sintesi)
Critica quasi ante litteram del concetto di "automazione flessibile", che si affacciava appena nella letteratura sull'argomento incontrando già molto favore "anche presso la sinistra".
In primo luogo, l'articolo rovescia la tesi secondo cui i cambiamenti degli assetti produttivi nel senso della flessibilità vanno fatti risalire a mutamenti nell'ampiezza e nella natura dei mercati (al mutare delle condizioni di concorrenza, alla necessità delle imprese di disporre di una struttura della produzione idonea a far fronte alle variazioni della domanda, ecc.). Cillario sostiene invece che "sta nel processo di valorizzazione del capitale, nelle 'crisi' che lo hanno investito, il motore essenziale delle ristrutturazioni attuali nella sfera dell'organizzazione produttiva". In altre parole, la radice profonda dei mutamenti organizzativi e tecnologici va ricercata nella produzione del valore: "ossia è la dimensione astratta del processo di produzione, la valorizzazione del capitale, e non la sfera della circolazione [...] a indurre le imprese alla ristrutturazione tecnico-organizzativa".
Questo richiamo all'impostazione marxiana, lungi dall'essere dottrinale, prospetta la necessità di una revisione categoriale profonda della strumentazione concettuale marxista "per poter entrare con più duttilità e freschezza nei fenomeni odierni", dando conto della "rutilante complessità di eventi, di interconnessioni, di nuovi lessici". In particolare, occorre evitare di assumere la valorizzazione come fenomeno puramente quantitativo, riducendola all'analisi della produttività del lavoro. Elementi costitutivi del concetto di valorizzazione sono, infatti, secondo Cillario: "a) Relazioni di gerarchia e potere di uomini su uomini, legate al doppio aspetto della divisione [...] del lavoro come scissione (verticale) tra funzioni direttive ed esecutive, e come frammentazione, parcellizzazione (più orizzontale) dei ruoli e delle funzioni lavorative [...] b) Ruoli e composizione della forza lavoro i cui segmenti combinati [...] concorrono alla produzione delle merci. c) Problemi della produttività del lavoro in questi diversi segmenti [...]. d) Problemi di misura del valore".
Sulla base di questa griglia concettuale, l'analisi delle trasformazioni odierne mette in luce che, da un lato, i processi di divisione del lavoro (verticale e orizzontale) hanno incontrato due barriere pressoché insormontabili nella impraticabilità di ulteriori scissioni per il raggiungimento di limiti "oggettivi" entro quell'assetto dei processi di lavoro e nella crescente opposizione operaia a tale tendenza. Dall'altro lato, altri ruoli e funzioni del lavoro umano, in ambiti diversi dal settore "manifatturiero" (tradizionale territorio delle tecniche tayloriste e fordiste di divisione del lavoro) hanno subito processi di scissione, parcellizzazione e incorporazione nelle macchine: in particolare, il lavoro tecnico e impiegatizio (quello che "di volta in volta viene anche letto come lavoro intellettuale, lavoro scientifico, lavoro sui flussi informativi"). Ciò consente di operare una prima correzione dell'interpretazionecorrente dell'"automazione flessibile": quest'ultima non consiste nella sostituzione di macchine rigide con macchine più flessibili, si tratta piuttosto di macchine che sostituiscono lavoro umano "nell'interconnessione tra la (più) rigida sfera della produzione e la (più) cangiante e variabile sfera del mercato [...] Sia concesso brutalizzare il concetto: è lavoro 'flessibile' di uomini che viene automatizzato, non lavoro 'rigido' di macchine che viene flessibilizzato".
Questa interpretazione consente di individuare due articolazioni sociali chiave nel passaggio dai sistemi di automazione rigida ai sistemi di automazione flessibile, che tracciano due linee di conflitto. In primo luogo, vi è un processo di compiuta sottomissione al rapporto capitalistico degli strati di lavoro informativo, tecnico-scientifico, impiegatizio. In secondo luogo - contemporaneamente - vi è un rimescolamento entro la stessa struttura della forza lavoro, che mette in discussione i rapporti tradizionali tra lavoro operaio e lavoro tecnico-impiegatizio esistenti: "entrambi subiscono analoghi processi di divisione e incorporazione nel sistema delle macchine; ma vi è un luogo del processo di valorizzazione in cui si realizza un travaso da funzioni operaie a funzioni tecnico-progettuali".
La terza parte del saggio cerca di individuare alcuni elementi a sostegno di una tesi assai forte: "è in corso una metamorfosi del processo di valorizzazione e di accumulazione capitalistica da una sfera 'economica' in senso classico ad una 'cognitiva'". Poiché si giunge alla conclusione che, considerata nella sua globalità, l'"automazione flessibile" non rappresenta un'evoluzione da sistemi "rigidi" di produzione a sistemi "flessibili", bensì uno spostamento della "rigidità" dai segmenti di lavoro della produzione fisica a quelli della produzione informativa (in certo senso, una catena di informazioni prende il posto della catena di montaggio imperniata e resa coerente dal sistema di trasferta fisica), ci si interroga con angoscia sulle conseguenze di tale trasformazione. "Il modo di produzione capitalistico si sta infiltrando direttamente (attraverso il dominio sulle forme di produzione del sapere) nell'area psichica degli uomini". Un vero "salto epocale".