Paolo Barrucci, NOTE BIBLIOGRAFICHE SULLA "QUALITA' TOTALE"

in MARX CENTOUNO nuova serie n. 15, febbraio 1994, pp. 80-102

(integrale)

Molto sinteticamente si può sostenere che il termine "qualità totale" è uno dei modi per indicare il complesso delle trasformazioni in atto (tendenzialmente) nel modo di produrre, tese ad allargare, nel medio-lungo periodo, i margini di profitto. Ciò significa che questo tema chiama in causa direttamente o indirettamente tutta un'altra serie di problemi, molti dei quali non sono "nuovi", bensì caratterizzano il dibattito sulle trasformazioni del lavoro salariato dal dopoguerra ad oggi. Un possibile percorso di ricerca sulla Qualità Totale (QT) non può quindi avere carattere specialistico e deve tener presenti le connessioni esistenti tra diverse aree tematiche. Per questo molti sono i nodi teorici coi quali confrontarsi: le trasformazioni del concetto di lavoro e del ruolo del lavoro nella società (il dibattito sulla società del non lavoro); le trasformazioni della produzione e dei mercati (il dibattito sul post-fordismo); le caratteristiche della divisione capitalistica del lavoro; il rapporto tra organizzazione del lavoro e innovazione tecnologica; il rapporto fra trasformazioni produttive e conflitto capitale-lavoro; il rapporto tra processo di accumulazione e divisione del lavoro; il ruolo del consenso operaio nei confronti dell'azienda e la sua relazione con l'intensità dell'egemonia politico-culturale del capitale sulla società; ecc.

Si ritiene inoltre necessario tenere sempre fermo il collegamento tra l'analisi di una parzialità (il lavoro salariato alla luce dei principi e delle politiche della QT) e lo studio della totalità (lo sviluppo della società capitalistica sulla base delle sue interne contraddizioni). Quindi una ricerca sulla QT non potrà non confrontarsi con alcune questioni generali di fondo: la dialettica tra forze produttive e rapporti di produzione; l'analisi di classe e del mercato del lavoro; il rapporto tra Stato neocorporativo, impresa e sindacato; le strategie dell'imperialismo e le lotte interimperialistiche; l'analisi della cultura e dell'ideologia dominanti; ecc. Se si tiene presente questo quadro di riferimento, diventa allora possibile analizzare il tema della qualità totale, della fabbrica integrata, della produzione snella, del modello giapponese e della sua trasferibilità in Occidente, senza incorrere negli errori, e spesso della mistificazione ideologica, tipici della cultura dominante che ha fatto della parcellizzazione dei saperi uno degli strumenti principali per far crollare il terreno sotto i piedi del pensiero critico e della stessa analisi marxista della realtà.

Ovviamente in queste brevi note non è possibile proporre riferimenti bibliografici in relazione all'intero quadro concettuale, ma si cerca di offrire comunque alcuni strumenti di base relativi ad alcune aree tematiche fondamentali, in modo che anche il lettore che non si sia mai occupato del lavoro e delle sue trasformazioni possa seguire con relativa facilità il percorso proposto.

Per cogliere le caratteristiche dei processi di trasformazione in atto sulla base del modello della QT nell'unità delle modalità di sviluppo del modo di produzione capitalistico, è utile scegliere un punto di vista privilegiato: l'analisi delle più recenti trasformazioni del processo lavorativo[1] al fine di capire quali siano i possibili effetti sul lavoro salariato di una ristrutturazione capitalista basata sui principi e sui metodi della qualità totale. Partendo da qui è possibile individuare alcune domande centrali a cui ciascun lettore, servendosi degli strumenti qui consigliati, potrà cercare le proprie risposte: la QT è una via per migliorare solo la "qualità" dei profitti o anche la qualità delle caratteristiche e delle condizioni di lavoro? La presunta essenzialità della "risorsa umana" (lavoro vivo a cui si chiede un coinvolgimento attivo) è solo un espediente ideologico dell'impresa per estorcere più facilmente una quota ulteriore di plusvalore, oppure una serie di fattori esterni/interni obbligherebbero oggi il capitale a rinunciare (tramite negoziazione) a qualche sua prerogativa in cambio di una più ampia disponibilità da parte del lavoro vivo ad aver cura della qualità della produzione? La QT, il toyotismo, rappresentano davvero, come sostenuto da vari Autori di differente provenienza, un rovesciamento del taylorismo e in particolare della sua caratteristica centrale: la separazione tra ideazione ed esecuzione? Fino a che punto e in che senso si può parlare di ricomposizione del lavoro salariato all'interno dell'economia capitalista fondata sulla proprietà privata dei mezzi di produzione?

Per cercare possibili risposte a queste e a ad altre importanti domande sul futuro del lavoro salariato, si propone qui un percorso di studio unitario che per esigenze di chiarezza espositiva dividiamo in alcune tappe tematiche. La bibliografia alla quale facciamo riferimento è relativa alla letteratura degli ultimi 15 anni e riguarda prevalentemente i contributi in lingua italiana o comunque tradotti, con particolare attenzione al dibattito sviluppatosi nell'ambito della sociologia del lavoro e dell'organizzazione.

Il riferimento principale è al lavoro salariato e in particolare alle trasformazioni del lavoro nell'industria automobilistica, in quanto è convinzione diffusa che storicamente i mutamenti che si sviluppano in questo settore tendano poi a diffondersi a tutto il mondo del lavoro (e non solo a quello diretto capitalisticamente)[2] .

Si possono dunque indicare velocemente e schematicamente alcune tappe di questo itinerario bibliografico al termine del quale ci soffermeremo di più su alcuni contributi relativi al tema centrale di queste note:

1) una sinteticissima bibliografia, che raccoglie solo alcuni dei contributi più importanti, per chiarire l'uso che si intende fare dei concetti più frequentemente utilizzati in una ricerca sulle trasformazioni del lavoro salariato;

2) un rapido sguardo alla letteratura relativa alle trasformazioni del ruolo del lavoro nella società;

3) alcuni elementi per ricostruire sinteticamente come la "questione delle macchine" nel processo produttivo e la divisione del lavoro sono state affrontate nei "classici" dell'economia politica;

4) i principali contributi in ordine al problema dell'innovazione tecnologica e dell'automazione in relazione alle trasformazioni del lavoro salariato;

5) le tappe più importanti del dibattito sull'organizzazione scientifica del lavoro con particolare riguardo a concetti quali quelli di autonomia, controllo, ricomposizione del lavoro, ecc., al fine di offrire una lettura critica del dibattito sul superamento o meno del taylorismo;

6) il più recente dibattito sul tema del consenso come trait d'union tra le aree tematiche sopra indicate e la questione della valorizzazione delle risorse umane e della qualità;

7) infine ci soffermeremo più ampiamente sui contributi relativi al concetto di qualità totale nella teoria manageriale, al modello giapponese e infine si prenderanno in considerazione gli interventi più significativi del dibattito che su questi temi si è diffuso nel nostro Paese con particolare riferimento al modello Fiat di Fabbrica Integrata, soprattutto dopo la pubblicazione dell'ormai noto Discorso di Marentino.

1) Sul significato e l'uso di alcuni concetti fondamentali

Per quanto riguarda il concetto di tecnologia in senso lato si può vedere tra gli altri: WOODWARD J., Teoria e pratica dell'organizzazione industriale, Torino, Rosenberg & Sellier, 1975, dove si propone una definizione che ha il merito di non identificare esclusivamente le tecnologie informatiche.

Una rassegna dei significati più frequentemente attribuiti al termine automazione è presente in BUTERA F., L'automazione industriale e il futuro del lavoro operaio, in "Studi Organizzativi", n.2, 1982.

Automazione flessibile, automazione rigida, automazione su base microelettronica: sulla distinzione tra automazione e automazione flessibile si veda LIBERTINI L., Computer e automazione nell'organizzazione del lavoro, in ANCONA M., STERI F. (a cura di), Proletariato industriale e organizzazione del lavoro, Roma, Savelli, 1975, (in particolare p.303). Per un approfondimento delle caratteristiche in base alle quali alcuni Autori distinguono l'automazione rigida dalla nuova automazione su base microelettronica si veda invece DINA A., Tecnologia e lavoro. Richiami storici e problemi attuali. In "Classe", n.22, 1982, pp.20-24. Si vedano inoltre in ordine all'automazione flessibile: AMENDOLA M., INGRAO B., PIACENTINI P., POTI' B., L'automazione flessibile, Analisi e interpretazione delle tendenze a livello internazionale, Milano, Angeli, 1990; CAINARCA G.C., COLOMBO M.G., MARIOTTI S., La dinamica diffusiva dell'automazione flessibile, in "Economia & Lavoro", Anno XXII, n.1, 1988. Flessibilità e relazioni industriali: in merito alla multidimensionalità del concetto di flessibilità e al rapporto tra flessibilità e relazioni industriali si vedano i contributi raccolti in REGINI M. (a cura di), La sfida della flessibilità, Milano, F.Angeli Ed., 1988. E inoltre: MANACORDA P.M., Flessibilità, ambigua parola, in AA.VV., Il lavoro possibile, Allegato al n.49 dell'8 nov. 1986 di "Rinascita", Ed. "l'Unità" Spa; BIANCHI P., Divisione del lavoro e ristrutturazione industriale, Bologna, Il Mulino, 1984, (in particolare l'ultimo capitolo); BIANCHI P., Economia industriale e management strategico, in "Economia e politica industriale", n.52, dic.1985; TREU T., I cinque cerchi della flessibilità, in "L'Impresa", n.2, 1986.

Sul rapporto tra cambiamento tecnico e relazioni industriali si vedano: FRANCHI M., La nuova fase tecnologica: trasformazioni del nuovo sistema sociale aziendale, nella mappa dei lavori, nelle relazioni industriali, in "Inchiesta", Ott.-Dic. 1985, pp.37-45; REGINI M., Le relazioni industriali nella fase della flessibilità, in "Politica ed economia", n.1, 1987; MARUANI M., REYNAUD E., ROMANI C. (a cura di), La flessibilità del lavoro in Italia, in "Quaderni di Economia del Lavoro", n.41-42, 1991; LA ROSA M., BENEDETTI L. (a cura di), Flessibilità, lavoro, impresa, in "Sociologia del lavoro", n.38-39, 1989-90.

Per un'analisi del rapporto tra innovazione tecnologica e legislazione giuslavoristica si veda GALANTINO L., Innovazioni tecnologiche e mutamenti di professionalità del lavoratore, in "Industria e Sindacato", n.26, 1988, pp.12-21.

Controllo: in questo percorso di ricerca assume un'importanza cruciale del nesso tra processo di standardizzazione delle modalità lavorative, eterodeterminazione del lavoro e processo di automazione, nesso che è sottolineato con forza da BRIGHT (BRIGHT J.R., Automation and Management, Boston, 1958) e da BRAVERMAN (BRAVERMAN H., Lavoro e capitale monopolistico, Torino, Einaudi, 1978), e da altri Autori che affidano un ruolo centrale alla questione del controllo. GIORI per esempio assume il controllo come elemento essenziale dei processi di automazione, si veda in tal senso: GIORI D., Automazione e sviluppo economico, in "Classe", n.13, 1977.

Processo lavorativo capitalistico, processo produttivo, processo di valorizzazione, modo di produzione, lavoro salariato: su tutti questi concetti si rimanda ovviamente a ciò che presumibilmente è già patrimonio dei lettori abituali di Marx Centouno, cioè all'opera di Marx e in particolare a: Lavoro salariato e capitale, Roma, Ed.Riuniti, 1991; Il Capitale, Libro primo, Roma, Ed.Riuniti, 1964; Per la critica dell'economia politica, Roma, Ed.Riuniti, 1984; Risultati del processo di produzione immediato, Roma, Ed.Riuniti, 1984. Inoltre sul concetto di lavoro salariato si vedano: ROLLE P., Sociologia del lavoro, Bologna, Il Mulino, 1973, p.263 e NAVILLE P., Il lavoro salariato e il suo valore, in FRIEDMAN G., NAVILLE P., Trattato di sociologia del lavoro, vol.II, pp.162-193, Milano, Ed. di Comunità, 1963. Sempre di ROLLE si veda anche Lavoro, non lavoro e nuovi significati del lavoro, in "Sociologia del lavoro",n.26-27,1985-86. Si veda inoltre RUGGERI F., A proposito di lavoro e della sua definizione, in "La Critica sociologica", n.82-83, 1987, pp.173-193.

2) Il ruolo del lavoro (salariato) nella società

Vogliamo qui indicare solo alcuni dei moltissimi contributi relativi al rapporto tra lavoro e società, rispetto al quale si è sviluppata una letteratura incontenibile e spesso non di elevatissimo rigore intellettuale, dato il pullulare di riflessioni basate sulla "categoria" del post (il post-fordismo, il post-industrialismo, il post-moderno, ecc.) ossia su quel tipico espediente del purtroppo dominante pensiero debole attraverso il quale si pensa di mascherare l'incapacità o la mancanza di volontà di fare un'analisi rigorosa della realtà sulla base di paradigmi teoreticamente sostenibili. Con questo non si vuole sottovalutare l'importanza di un dibattito su questi temi. Anzi, sia la discussione sui significati e sulla fine (o meno) della centralità del lavoro, sia quella in ordine al problema di individuare che cosa caratterizzi la nostra attuale società (società post-industriale, società neo-industriale, società dell'informazione, ecc.) hanno dato vita ad un dibattito assai interessante e utile anche per una verifica dell'adeguatezza dell'apparato concettuale utilizzato, a cominciare dal concetto di lavoro. Inoltre sono stati l'occasione per una ridiscussione degli statuti disciplinari e del ruolo della sociologia del lavoro e della sociologia in generale.

Su questi temi tra i contributi più interessanti si possono ricordare: ACCORNERO A., Il lavoro come ideologia, Bologna, Il Mulino, 1980; CARBONI C., Qualità e culture del lavoro, in "Sociologia del lavoro", n.41-42, 1990; GALLINO L., Lavoro e spiegazione sociologica, in "Sociologia del lavoro", n.29, 1986; GASPAROTTI G., Liberarsi col lavoro Liberarsi dal lavoro, Milano, Angeli, 1989; KERN H., Lavoro, non lavoro e nuovi progetti di produzione, in "Sociologia del lavoro", n.29, 1986; LA ROSA M., MINARDI E., ZURLA P., Lavoro e sociologia tra nuovi e vecchi paradigmi, in "Sociologia del lavoro", n.26-27, 1985-86; LA ROSA M., ZURLA P., Sociologia, sociologismi, sociologia del lavoro, in "Sociologia del lavoro", n.5-6, 1979; ROLLE P., Lavoro, non lavoro, e nuovi significati del lavoro, in "Sociologia del lavoro", n.26-27, 1985-86. ROLLE P., Sociologia del lavoro, Bologna, Il Mulino, 1973; ROMAGNOLI G., Appunti sulla "modernità" del lavoro in "Sociologia del lavoro", n.29, 1986; ROMAGNOLI G., I problemi del lavoro nella sociologia italiana contemporanea. Ovvero ipotesi sui rischi di una sconfitta possibile, in "Sociologia del lavoro", n.35-36, 1988-89; ROMAGNOLI G., Il lavoro e i suoi "significati", in "Sociologia del lavoro", n.26-27, 1985-86; RUGGERI F., A proposito del lavoro e della sua definizione, in "La critica sociologica", n.82-83, 1987; TOURAINE A., Lavoro e società, in "Sociologia del lavoro", n.29, 1986; TOURAINE A., Per la sociologia, Torino, Einaudi, 1978; TOUSIJN W., Composizione professionale dell'occupazione e qualificazione del lavoro in Italia: i mutamenti 1971-1981, in "Sociologia del lavoro", n.29, 1986; ZURLA P., Qualità e cultura del lavoro negli anni 80, in "Sociologia del lavoro", n.35-36, 1988-89. Infine, sulla "crisi del fordismo" è stato recentemente tradotto l'interessante saggio di D.HARVEY, La crisi della modernità, Milano, Il Saggiatore, 1993.

In relazione al dibattito più generale sul rapporto tra lavoro e non lavoro, sull'uso del tempo di non lavoro, sulla riduzione del lavoro necessario e sulla riduzione dell'orario di lavoro, può essere utile confrontare le posizioni di GORZ (GORZ A., Metamorfosi del lavoro, Torino, Bollati Boringhieri, 1992)[3] e quelle di NEGT (NEGT O., Tempo e lavoro, Roma, Ed. Lavoro, 1988). Si vedano inoltre: DAHRENDORF R., Se alla società del lavoro viene a mancare il lavoro, in "Sociologia del lavoro", n.28, 1986, . Su questo saggio si veda la recensione di VIRNO P., Chi governa il tempo? Politica e cultura tra lavoro e non lavoro, in "il manifesto", 29 Luglio 1988 e l'intervista a NEGT di STEINER A.M., I buoni diritti del pensiero critico, in "il manifesto", 16 Dicembre 1989; GERSHUNY J., L'innovazione sociale, Rubettino, 1993; GORZ A., Addio al proletariato. Oltre il socialismo, Roma, Ed. lavoro, 1982; GORZ A., Obiettivo: l'autogestione del tempo, in "il manifesto", 21 Luglio 1990; GORZ A., Oltre l'industria, la servitù, in "il manifesto", 30 Giugno 1990; GORZ A., Questa sinistra così di destra, "il manifesto", 23.1.1992; LATOUCHE S., Il pianeta dei naufraghi, Boringhieri, 1993; OFFE C., Lavoro come categoria sociologica centrale?, in "Sociologia del lavoro", n.28, 1986; SOHN-RETHEL A., Il denaro. L'apriori in contanti, Roma, Ed.Riuniti, 1991; SOHN-RETHEL A., Lavoro intellettuale e lavoro manuale, Milano, Feltrinelli, 1979.nfine si vedano i vari contributi raccolti sui numeri 23 (1984) e 24 (1985) della rivista "Sociologia del lavoro".

3) Divisione del lavoro e macchinismo nell'eredità del pensiero classico

Oltre alle opere di Marx (qui considerato un "classico" solo nel senso di "imprescindibile") vanno ricordate ovviamente alcune opere principali dei classici dell'economia politica: BABBAGE C., Economia delle macchine e delle manifatture, Torino, Biblioteca dell'economista, serie II, vol. III, (1832/1863); RICARDO D., Principi dell'economia politica e delle imposte, Torino, U.T.E.T., 1947; SMITH A., Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, Milano, I.S.E.D.I., 1973; URE A., Filosofia delle arti e delle manifatture, Biblioteca dell'economista, Torino, serie II, vol.III, (1835/1863).

Per un veloce excursus sulla riflessione dei classici si vedano inoltre: DE PALMA A., Le macchine e l'industria da Smith a Marx, Einaudi, 1971; l'antologia curata da Giuliano Buselli: Lavoro e macchine nel capitalismo, Sansoni, 1974; BERG M., La questione del macchinismo e la nascita dell'economia politica, Bologna, Il Mulino, 1983. In merito alle principali categorie marxiane a cui si fa riferimento nel presente lavoro nell'ambito dell'analisi del rapporto tra nuove tecnologie e processo lavorativo si veda l'esemplare contributo di TURCHETTO M., Nuove tecnologie e ristrutturazione. Difficoltà del dibattito contemporaneo e valore euristico delle categorie marxiane, Pisa, ciclostilato, 1986. Si veda inoltre MAGDOFF H., IL significato del lavoro in una prospettiva marxista, in "Monthly Review", ed. ital., Nov.Dic. 1982.

Sul dibattito in campo marxista relativamente al rapporto tra divisione capitalistica del lavoro e macchine la letteratura è vastissima, per cui si indicano solo alcuni contributi significativi in ordine ad alcuni temi. In relazione alle riflessioni sviluppate intorno al noto "Frammento sulle macchine" dei "Grundrisse" si vedano: "Luogo Comune" (a cura di), General intellect, in "Luogo Comune", Anno 1, Numero 1, Novembre 1990; ILLUMINATI A., I Grundrisse "realizzati", in AA.VV., Trasformazione e persistenza. Saggi sulla storicità del capitalismo., Milano, Angeli, 1990, per quanto riguarda la fecondità e i limiti della lettura operaista ("Quaderni Rossi") e neo-operaista (A. Negri e altri Autori);NAPOLEONI C., La "Questione delle macchine" in Marx, in "La Rivista Trimestrale, n.31-32, 1970; PANZIERI R., Lotte operaie nello sviluppo capitalistico, a cura di Sandro Mancini, Torino, Einaudi, 1986 (alle pp.66-67, Panzieri scrive che i "rapporti di produzione sono dentro le forze produttive").

Può essere poi molto utile confrontare tra loro la lettura marxista di BRAVERMAN e quella di SOHN-RETHEL (SOHN-RETHEL A., Lavoro intellettuale e lavoro manuale, Milano, Feltrinelli, 1979): mentre il primo tende a valutare il ruolo delle macchina soprattutto in relazione alla degradazione del lavoratore individuale, nel secondo prevale invece una lettura che sottolinea l'importanza del concetto marxiano di lavoratore complessivo. Rispetto a questi concetti si vedano anche: RUGGERI F., in MANCIULLI M., POTESTA'L., RUGGERI F., Il Dilemma Organizzativo, Milano, Angeli, 1986, in particolare le pp.275-286; dello stesso Autore si veda inoltre: Occupazione, sviluppo delle forze produttive e gestione sociale, in "La Critica Sociologica", n.55, Autunno 1980; A proposito del lavoro e della sua definizione, in "La Critica Sociologica", n.82-83, 1987, pp.173-193 e infine CAZZANIGA-FRANCESETTI D., RUGGERI F., Struttura industriale, innovazione tecnologica e sviluppo organizzativo, Pisa, E.T.S., 1983, pp.103-133.

4) Innovazione tecnologica e automazione

Per quanto riguarda il dibattito relativo alla macchina come oggettivazione della separazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale - o meglio, tra ideazione e d esecuzione - si indicano come punti di riferimento, oltre ovviamente all'opera di Marx, i già citati saggi di BRAVERMAN, sulla degradazione del lavoro, e SOHN-RETHEL, sulla socializzazione del lavoro come nuova sintesi sociale[4]. Mentre è scontato il carattere non neutrale dell'uso capitalistico delle macchine, rimane invece aperta la discussione in campo marxista sulla neutralità o meno della macchina così come progettata in un sistema dove, come scrive Marx, la scienza è sussunta al capitale. Su questo dilemma rimandiamo, oltre che alla già citata opera di PANZIERI, ai seguenti contributi: le differenti critiche (poco condivisibili, ma interessanti) al lavoro di BRAVERMAN raccolte in "Aut-Aut", n.172, 1979; MANACORDA P.M., Il calcolatore dall'azienda alla società, in "Sapere", n.6, 1974; FEENBERG A., Teoria critica della tecnologia, in "Capitalismo Natura Socialismo", n.3, Novembre 1991; TURCHETTO M., Nuove tecnologie e ristrutturazione. Difficoltà del dibattito contemporaneo e valore euristico delle categorie marxiane, Pisa, ciclostilato, 1986; BONZIO M., Riflessioni ed ipotesi sull'attuale tappa di sviluppo del modo di produzione capitalistico, in "MARX centouno", Anno VII, n.6, Agosto 1991; PALA G., Il nano e l'automa, Edizioni Kappa; CATONE A., Americanismo come modo di produzione, in Tempi Moderni, Gramsci e la critica dell'americanismo, a cura di BARATTA G.-CATONE A., Roma, Ed.Associate, 1989; MELOTTI M. (a cura di), Macchine e utopia, Dedalo, 1986; RUGGERI F. in MANCIULLI M., POTESTA' L., RUGGERI F., Il Dilemma Organizzativo, Milano, Angeli, 1986; BADALONI N., Dialettica del capitale, Roma, Ed.Riuniti, 1980.

Sul rapporto tra innovazione tecnologica e divisione del lavoro si veda: MANACORDA P.M., Intelligenza artificiale e sapere sociale, in MANACORDA P.M. (a cura di), 1986, cit.; MANACORDA P.M., Lavoro e intelligenza nell'età microelettronica, Milano, Feltrinelli, 1984; MANACORDA P.M., Quell'automazione che ha sconvolto lavoro e organizzazione del lavoro, in supplemento a "il manifesto", 24.2.1981; MANGANO, PREVE, CANGIANI, LA GRASSA, TURCHETTO, Alla ricerca della produzione perduta, Bari, Dedalo, 1982; TURCHETTO M., L'organizzazione del lavoro nella dinamica attuale del modo di produzione capitalistico, in AA. VV., Lavoro, scienza, potere, Milano, Feltrinelli, 1981. Si vedano inoltre: Id., La macchina divisa. Crisi capitalistica e organizzazione del lavoro, in "Metamorfosi", n.1, 1980; Id., Per una teoria ciclica dello sviluppo capitalistico, in Aa.Vv., Marxismo in mare aperto. Rilevazioni, ipotesi, prospettive, Milano, Angeli, 1983; Id., La macchina divisa. Crisi e ristrutturazione capitalistica, in "Metamorfosi", n.2, 1980.Per una ricostruzione storica dell'uso delle nuove tecnologie in relazione alla divisione del lavoro si veda DINA A., Tecnologia e lavoro. Richiami storici e problemi attuali. In "Classe", n.22, 1982.

Il concetto di "economia della flessibilità" e il ruolo che in questo nuovo modello giocherebbero l'innovazione tecnologica e l'automazione è sviluppato soprattutto nell'ambito della sociologia del lavoro e dell'organizzazione. A questo proposito si vedano: ARRIGHETTI A., L'evoluzione dell'impresa manifatturiera alla luce della categoria di flessibilità, vedi REGINI M. (a cura di), 1988, cit.; BULLINGER H.J., LENTES H.P., Il futuro del lavoro: mutamenti tecnologici, economici e sociali, in "Problemi di gestione", n.6, anno XIV, 1984; BUTERA F., Economia della flessibilità, terziarizzazione e tecnologie informatiche: le implicazioni sull'organizzazione e sul lavoro, in "Studi organizzativi", n.2, 1987; BUTERA F., L'orologio e l'organismo, Roma, Angeli, 1984; BUTERA F., Nuove tecnologie ed economia della flessibilità, in "L'impresa", n.2, 1986. In merito al rapporto tra flessibilità dei sistemi produttivi e dinamica della struttura sociale si veda CALZA BINI P., Classi sociali e agire flessibile delle imprese, in "Economia & Lavoro", Anno XXII, n.4, Ott.-Dic. 1988. Si vedano inoltre: CAINARCA G.C., COLOMBO M.G., MARIOTTI S., Innovazione e diffusione: il caso dell'automazione flessibile, in "L'industria", n.4, 1987, pp.535-536; CAINARCA G.C., COLOMBO M.G., MARIOTTI S., Nuove tecnologie e occupazione. L'impatto dell'automazione flessibile sull'occupazione dell'industria. Un'indagine micro-economica, Quaderni della Fondazione A. Olivetti, n.28, Giugno 1991; COLOMBO M.G.,MARIOTTI S., Note economiche sull'automazione flessibile, in "Economia e politica industriale", n.48, dic. 1985; MARIOTTI S., MUTINELLI M., Stato e tendenze dell'automazione flessibile in Italia, in "quaderni", n.2, inserto de "L'impresa", 1990.

Sempre sull'innovazione tecnologica si vedano i numeri 1, 3, 5, 6, 11, dei Quaderni della Fondazione Olivetti. Infine in ordine al rapporto tra tecnologia ed economia si veda GIANNETTI R., TONINELLI P.A.(a cura di), Innovazione impresa e sviluppo economico, Bologna, Il Mulino, 1991.

Per una critica all'impostazione secondo la quale i processi di automazione flessibile rappresenterebbero delle innovazioni radicali destinate progressivamente a diffondersi e svilupparsi in forme sempre più complesse verso la totale integrazione di tutte le funzioni d'impresa si veda AMENDOLA M., INGRAO B., PIACENTINI P., POTI' B., L'automazione flessibile, 1990. L'individuazione di alcuni dei problemi relativi alla diffusione dell'innovazione microelettronica nell'industria manifatturiera è inoltre presente in BESSANT J., BRAUN E., MOSELEY R., La diffusione della microelettronica nell'industria manifatturiera. vedi MANACORDA P.M. (a cura di), 1986, cit.[5]

Sul rapporto tra cambiamento tecnologico e organizzazione del lavoro MIDLER sostiene che in alcuni casi il mancato adattamento tra i due termini non porta a un ripensamento delle scelte fatte, anche se risultano inefficienti; questo perché il criterio di efficienza verrebbe in alcuni casi sottomesso alle "mode" culturali (in tema di innovazione) del momento. (MIDLER C., Logica organizzativa e scelta tecnologica nell'industria automobilistica, in "Studi organizzativi", n.1, 1982). Si veda anche GIACCARDI G., Organizzazione del lavoro operaio e tecnologia: percorsi di rinnovamento nell'industria automobilistica internazionale, in "Economia e politica industriale", n.68, 1990.

Sul ruolo della tecnologia nello sviluppo sociale si vedano i recentissimi NOBLE D.F., La questione tecnologica, Boringhieri, 1993 (recensioni: M.REVELLI sull'Unità del 4.10.1993, B.VECCHI sil manifesto del 23.9.1993); POSTMAN N., Technopoly. La resa della cultura alla tecnologia, Boringhieri, 1993 (recensito da M.REVELLI sull'Unità del 6.9.1993).

Sul ruolo dell'automazione flessibile nella nuova strategia di valorizzazione definita da alcuni Autori "nuovi progetti (o "concetti") di produzione" si vedano: KERN H., Lavoro, non lavoro e nuovi progetti di produzione, in "Sociologia del lavoro", n.29, 1986; KERN H., SCHUMANN M., L'operaio duttile sostituirà l'automazione rigida ?, in "Politica ed Economia", n.3, 1987. Si veda la lettura proposta da NEGT delle stimolanti tesi di KERN e SCHUMANN: NEGT O., 1988, cit., pp.62 e ss., pp.155-156. Inoltre, come evidenziato dagli stessi KERN e SCHUMANN, esistono importanti convergenze tra le loro tesi e il lavoro di PIORE e SABEL. In tal senso si vedano: PIORE M.J. e SABEL C.F., Le vie dello sviluppo industriale, Torino, Isedi, 1987; BERGER S. e PIORE M.J. (a cura di), Dualismo economico e politica nelle società industriali, Bologna, Il Mulino, 1982; SABEL C.F. e ZEITLIN J., Alternative storiche alla produzione di massa. Politica, mercati e tecnologia nell'industrializzazione del diciannovesimo secolo, in LANDES D.S., A che servono i padroni?, Torino, Bollati Boringhieri Ed., 1987; sempre nello stesso volume si veda la risposta di LANDES a SABEL e ZEITLIN: LANDES D.S., Piccolo è bello. Ma è bello davvero?. Si veda inoltre CROUCH C., La flessibilità come strategia sindacale, in REGINI M. (a cura di), 1988,cit., dove si ritiene invece che le tesi di KERN e SCHUMANN siano troppo ottimistiche e meno caute di quelle proposte da SABEL. Infine, sempre sulla teoria di SABEL e PIORE si veda AA.VV., Deindustrializzazione e flessibilità, sinonimi o contrari?, in "Politica ed Economia", n.11, 1989.

In merito al cosiddetto approccio transazionale si vedano: CIBORRA C., e LANZARA G.F. (a cura di), Progettazione delle nuove tecnologie e qualità del lavoro, Milano, Angeli, 1984; CIBORRA C., I sistemi informativi nelle organizzazioni complesse: dalla decisione allo scambio, in "Studi Organizzativi", n.3-4, 1982; CIBORRA C., MIGLIARESE P., ROMANO P., Modelli non cibernetici di analisi del cambiamento nelle organizzazioni, in "Studi Organizzativi", n.1, 1981.

Altri riferimenti bibliografici sull'argomento: AA.VV., Automazione flessibile e industria, Milano, Angeli, 1990; BUTERA F., Il castello e la rete. Impresa, organizzazioni e professioni nell'Europa degli anni '90, Milano, Angeli, 1990; CAZZANIGA FRANCESETTI D., REBESSI P.L., RIESER V., Sviluppo e limiti dei sistemi flessibili di produzione, Milano, Angeli, 1988; DUBOIS P., Lavoro e nuove tecnologie: una riflessione di sintesi, in "Sociologia del lavoro", n.26-27, 1985-86; EHN P., L'informatica e il lavoro umano, Roma, Meta Ed., 1990 (questo saggio è commentato in AA.VV., L'informatica e il lavoro umano, in "Meta", n.5, 1990 e in SANTANGELO A., Il linguaggio del leone, in "il manifesto", 20 Giugno 1990); MARCHISIO O., Percorso tra processi ed attori: trasformazioni ed identità, vedi MARCHISIO O. (a cura di), Frammenti di innovazione: come analizzarli, come negoziarli, Milano, Angeli, 1988. Nello stesso volume si veda il contributo di DINA A., I casi di Bologna (si veda anche MARCHISIO O., Ingranaggi umanizzati, in "il manifesto", 24 Gennaio 1990); MIGHETTO F. e ROUVERY L., Automazione e lavoro operaio: considerazioni in margine ad una ricerca, in "Studi Organizzativi", n.3, 1979; PENN R., Cambiamento tecnologico e organizzazione del lavoro nell'Inghilterra contemporanea, in "Sociologia del lavoro", n.35-36, 1988-89; ROLLIER M., Operai di mestiere e controllori di processo nell'automazione dei processi di fabbricazione di beni discreti: i casi delle macchine utensili a controllo numerico, vedi BUTERA F., Dalle occupazioni industriali alle nuove professioni, Milano, Angeli, 1987.

In merito alla diffusione delle macchine utensili a controllo numerico e della robotica e al loro rapporto con la dinamica occupazionale si vedano: LEONTIEF W. e DUCHIN F., Gli effetti futuri dell'automazione sui lavoratori, Sperling & Kupfer, 1988; RIBECHI F., Disoccupazione tecnologica: un riesame, in "Politica ed Economia", n.1-2, Gen.-Feb. 1990; SYLOS LABINI P., Nuove tecnologie e disoccupazione, Bari, Laterza, 1989; BULLINGER H.J., LENTES H.P., Il futuro del lavoro: mutamenti tecnologici economici e sociali, in "Problemi di gestione", n.6 (parte prima) e n.7/8 (parte seconda), 1984.

Altri riferimenti bibliografici: BRANDT G.-KUNDIG B.- PAPADIMITRIOU Z.-THOMAE J., Sistemi EDP e organizzazione del lavoro, in "Studi organizzativi", n.1-2, 1978; l'intervista a S.BAGNARA e O. STOCK Intelligenza artificiale e futuro del lavoro, in "Politica ed Economia", n.10, Ottobre 1986; DE VITA R., Innovazione tecnologica cultura e qualità del lavoro, Milano, Angeli, 1990; FRIEDRICHS G. e SCHAFF A. (a cura di), Per il meglio e per il peggio. Rivoluzione microelettronica. Rapporto al Club di Roma, Milano, Mondadori, 1982 (per una critica alle posizioni di SCHAFF si veda MANACORDA P.M., 1984, cit., pp.32-38; GALLINO L., Culture emergenti del lavoro e decisioni manageriali, in "Quaderni di sociologia", n.8, 1987, pp.5-6. GUIDUCCI critica Il "modello formale-utopico di democrazia aziendale" proposto da GALLINO, al quale contrappone l'impostazione di M.CROZIER (in GUIDUCCI R., Cibernetica, informatica, calcolatori elettronici e divisione del lavoro, in "Tempi moderni", n.9, 1972); GALLINO L., Indagini di sociologia economica e industriale, Milano, Ed.Comunità, 1972; GALLINO L., Informatica e qualità del lavoro, Torino, Einaudi, 1985; Id., Della ingovernabilità. La società italiana tra premoderno e neoindustriale, Milano, Comunità, 1987; Id., Produzione di software: organizzazione e qualità del lavoro, in "Quaderni di sociologia", XXIX, Marzo 1980-81; INVERNIZZI E., Nuove tecnologie informatiche e ruoli manageriali, in "Sviluppo e Organizzazione", n.94, 1986; i contributi monografici sul lavoro ai videoterminali contenuti in "Sociologia del lavoro", n.33, 1988; la panoramica sulla "sociologia dell'informatica" proposta in CIBORRA C.-MAGGIOLINI P., Informatica e organizzazione: introduzione all'approccio sociologico, in "Studi organizzativi" n.1-2, 1978; LYON D., La società dell'informazione, Bologna, Il Mulino, 1991, e la recensione di VECCHI B., Una merce con molte qualità, in "il manifesto", 19 Marzo 1991). Inoltre: TEECE D.J., La sfida competitiva. Strategie per l'innovazione, Milano, McGraw Hill libri Italia, 1989; VITTORIO B., Processi di aggiustamento delle industrie negli anni Ottanta, in "Quaderni del'industria", n.50, Bologna, Il Mulino, 1990; ZANETTI G. (a cura di), Analisi dello sviluppo d'impresa, Bologna, Il Mulino, 1989.

Infine sul dibattito generale in ordine alla divisione del lavoro si vedano tra gli altri: BIANCHI P., Divisione del lavoro e ristrutturazione industriale, Il Mulino, 1984; BRAVERMAN H., Lavoro e capitale monopolistico, Torino, Einaudi, 1978; CAVALLI A., TABBONI S., La divisione del lavoro, Loescher, 1981; FERRAROTTI F. (a cura di), L'elemento politico nell'organizzazione capitalistica del lavoro, Milano, Angeli, 1978; GELLER J., DIAMOND S., Forme di controllo capitalistico sul processo di lavoro, "Monthly Review", ed.it., Marzo 1980; GIOVANNINI P., Tra conflitto e solidarietà. Teorie sociologiche sulla divisione del lavoro, Cedam, 1987; ILLUMINATI A., in La divisione capitalistica del lavoro dalla fabbrica alla società, resoconto di un seminario-discussione pubblicato in "Monthly Review", ed.ital., Marzo 1981; MARCHISIO O., Divisione del lavoro. Un problema aperto, in "Classe", n.22, 1982; MARGLIN S.A., A che servono i padroni? e la risposta di LANDES in LANDES D.S. (a cura di), A che servono i padroni? Le alternative storiche dell'industrializzazione, Torino, Bollati-Boringheri Ed., 1987; MELOCCHI L., Divisione del lavoro e organizzazione delle attività in "Rassegna italiana di sociologia", n.1, 1981, dove viene sostenuta la "validità dei procedimenti di specializzazione" in risposta alle tesi di MARGLIN; NANUT W., Organizzazione produttiva, divisione del lavoro e autogestione, in "Economia & Lavoro", n.7, 1977; TURCHETTO M., L'organizzazione del lavoro nella dinamica attuale del modo di produzione capitalistico, in AA.VV., Lavoro, scienza, potere, Milano, Feltrinelli, 1981.

5) Sull'organizzazione scientifica del lavoro e sulle possibilità di un suo superamento

Sul modello tayloristico di organizzazione del lavoro: TAYLOR F.W., L'organizzazione scientifica del lavoro, Milano, Etas Kompass, 1967; NELSON D., Taylor e la rivoluzione manageriale, Torino, Einaudi, 1988; TAYLOR F.W., Processo a Taylor, Olivares, 1992 (recensito sul "manifesto" del 28.1.1993, e sull'Unità del 28.12.1992).

Per alcuni elementi di storia dell'organizzazione scientifica del lavoro si vedano: PICCHIERI A., Diffusione e crisi dell'organizzazione "tayloristica" del lavoro nell'industria europea, e SAPELLI G., Appunti per una storia dell'organizzazione scientifica del lavoro in Italia, ambedue in "Quaderni di sociologia", n.2-3, 1977; BONAZZI G., Storia del pensiero organizzativo, Milano, Angeli, 1989; MANCIULLI M., POTESTA' R., RUGGERI F., Il dilemma organizzativo, Milano, Angeli, 1986;

Sul concetto di organizzazione del lavoro si confrontino: ANCONA M.-STERI F. (a cura di), Proletariato industriale e organizzazione del lavoro, Savelli, 1975; POTESTA' L., Taylorismo e definizioni: organizzazioni e organizzazione del lavoro, in "Rivista trimestrale di Scienza dell'Amministrazione", n.3, 1978; RUGGERI F., Consapevolezza operaia: dall'organizzazione del lavoro alla divisione del lavoro, in "Note di sociologia", Anno I, n.1/2, 1979; MAGGI B., Lo studio del lavoro organizzato: un vizio metodologico, in "Rassegna italiana di sociologia", n.3, 1980; BUTERA F., La questione dell'organizzazione del lavoro in Italia, in "Quaderni di Rassegna Sindacale", n.83, 1979.

Sulla separazione tra direzione ed esecuzione come principio fondamentale del taylorismo si vedano, oltre ai già citati lavori di BRAVERMAN e SOHN-RETHEL, il contributo di MANCIULLI dove in accordo con DE MONTMOLLIN si definiscono le varie forme di presunto superamento del taylorismo -come le NFOT (Nouvelles formes de organisation du travail)- come forme di "neo-taylorismo" (una lettura delle NFOT come superamento del taylorismo è invece presente in RUFFIER J., Industrializzare senza taylorizzare in "Economia e Lavoro", Anno XVIII, n.4, Ott.-Dic. 1984) in quanto riproducono quella separazione. (In MANCIULLI M., POTESTA' L., RUGGERI F., 1986, cit., pp.120-122). Si vedano inoltre: DE MONTMOLLIN M., Taylorisme et antitaylorisme, in "Sociologie du travail", n.4, 1974; POTESTA' L., Taylorismo e definizioni: organizzazioni e organizzazione del lavoro, in "Rivista trimestrale di Scienza dell'Amministrazione", n.3, 1978; BONAZZI G., Il taylorismo tra strumento del capitale e utopia tecnocratica, in ANCONA-STERI, 1975, cit..

Tra gli autori che, con accenti differenti, ritengono di individuare un superamento del taylorismo nell'economia della cosiddetta flessibilità post-industriale, si segnalano: BUTERA F., L'orologio e l'organismo, Milano, Angeli, 1984; sempre dello stesso Autore: Economia della flessibilità, terziarizzazione e tecnologie informatiche: le implicazioni sull'organizzazione e sul lavoro, in "Studi organizzativi", n.2, 1987; Dalle occupazioni industriali alle nuove professioni, Milano, Angeli, 1979; La questione dell'organizzazione del lavoro in Italia, in "Quaderni di Rassegna Sindacale", n.83, 1979; BUTERA F., La flessibiltà da fonte di deregolamentazione a componente di nuovi modelli di regolamento nelle organizzazioni, in REGINI M. (a cura di), La sfida della flessibilità, cit.; BUTERA F., Il castello e la rete. Impresa, organizzazioni e professioni nell'Europa degli anni '90, Milano, Angeli, 1990; CAROTENUTO A., Il lavoro nella società flessibile: temi di riflessione, in "Sociologia del lavoro", n.38-39, 1989-90; CASTILLO J.J., Ristrutturazione produttiva e organizzazione del lavoro, in "Il Ponte", n.1, 1992; REYNERI E., Politiche del lavoro e sistema della flessibilità, in REGINI M., a cura di, 1988.

Un atteggiamento ottimista in ordine al superamento del taylorismo e tendenzialmente della stessa divisione del lavoro è fortemente presente in KERN H.-SCHUMANN M., Das Ende der Arbeitsteilung? Rationalisierung in der industriellen Produktion, Beck, Munchen, 1984. Traduzione italiana: La fine della divisione del lavoro? Torino, Einaudi, 1991 (è utile chiarire che le tesi dei due Autori sono riferite alle modificazioni in atto nella (ex) R.F.T.. A commento del saggio testé citato si veda COLOMBI M., La trasformazione dell'organizzazione del lavoro, in "Il Ponte", n.1, 1992). Si vedano inoltre: SCHUMANN M., BAETHGE-KINSKY V., NEUMANN U., SPRINGER R., Larga diffusione delle nuove concezioni della produzione e resistenze al mutamento delle strutture del lavoro, in "Sociologia del lavoro", n.41-42, 1990; SCHUMANN M., Forza lavoro e produzione snella nell'industria metalmeccanica tedesca, in "Quaderni di Sociologia", n.3, 1992. Sempre sull'esperienza tedesca come emblematica dei cambiamenti in atto si veda il recentissimo CELLA G.P.-MUCKENBERGER U., L'esperienza tedesca: un modello sociale in trasformazione, Milano, Angeli, 1993.

Per una critica dell'apologia della flessibilità post-industriale si vedano: BENEDETTI L., Flessibilità e qualità del lavoro tra sviluppo della soggettività e nuova marginalità, in "Sociologia del lavoro", n.38-39, 1989-90; CILLARIO L., Per la critica dell'ideologia dell'automazione flessibile, in "Marx centouno", n.4, 1986; CILLARIO L., Il capitalismo cognitivo. Sapere, sfruttamento e accumulazione dopo la rivoluzione informatica, in Aa.Vv., Trasformazione e persistenza, 1990; MASTRETTA M., Automazione non vuol dire flessibilità, in "Se" ("Scienza esperienze"), Nov, 1984; MARCHISIO O., I sistemi di fabbricazione flessibili, in "Sviluppo e organizzazione", n.83, Maggio-Giugno 1984; POLLERT A., L'enterprise flexible: réalité ou obsession?, in "Sociologie du travail", n.1, 1989.

Sui contributi relativi all'analisi delle attuali forme di organizzazione del lavoro e sul dibattito sulle caratteristiche post-tayloristiche o neo-tayloristiche delle tendenze in atto si vedano: BINI M.-GILLI G.A., Lavoro ricomposto, lavoro diviso. Problemi di riproducibilità, in "Quaderni di sociologia", n.2-3, 1976; BONAZZI G., La sociologia e il gioco di produzione, in "Politica ed Economia", n.1, Gennaio 1988; BONAZZI G., Qualità e consenso. L'evoluzione del lavoro operaio alla FIAT Mirafiori (1980-1990), in "Rassegna italiana di sociologia", n.1, 1991; BRYN J., La produzione post-fordista: un ruolo nuovo per la forza lavoro, in "Sociologia del lavoro"., n.35-36, 1988-89; CASELLI L., Trasformazione dell'impresa e valorizzazione delle risorse umane, in "Economia & Lavoro", Anno XXIII, n.4, 1989; CERRUTI G.-RIESER V., Professionalità in transizione, in "Economia & Lavoro", Anno XXIII, n.3, 1989; CILLARIO L., Il capitalismo cognitivo. Sapere, sfruttamento e accumulazione dopo la rivoluzione informatica, in Aa.Vv., Trasformazione e persistenza, Milano, Angeli, 1990; CILLARIO L., L'"uomo di vetro" nel lavoro organizzato, Bologna, Ed.Mongolfiera, 1990; Id., IG METALL (Sindacato Lavoratori Metalmeccanici per la RFT. Esecutivo Nazionale), E' l'uomo che deve restare! (Programma d'azione lavoro e tecnica), Novembre 1984; MASTRETTA M., L'organizzazione del lavoro intellettuale tra taylorismo e creatività, in "Studi organizzativi", n.1, 1986; SCHMIDT G., Nuove tecnologie, nuovi modelli di organizzazione sociale e cambiamento sociale, in "Sociologia del lavoro", n.35-36, 1988-89;

Riveste importanza crescente il problema del consenso, coniugato tra "valorizzazione delle risorse umane" e "nuove forme di sfruttamento". Questo tema sta assumendo nel dibattito attuale un'importanza crescente in quanto elemento connettivo di due questioni affrontate sino ad oggi in ambiti distinti: i mutamenti nell'organizzazione del lavoro (collegati o meno alle trasformazioni tecnologiche) e la gestione aziendale della qualità. Mentre sulla prima questione (certo anche perché ha alle spalle quasi due secoli di letteratura) si raccolgono ormai contributi provenienti dalle più diverse discipline e campi d'interesse, la seconda, nata negli USA nell'immediato secondo dopoguerra, sviluppatasi soprattutto in Giappone e solo molto più tardi in Europa, comincia solo ora ad uscire dai confini delle teorie manageriali e di economia aziendale. Alcuni interessanti contributi sul tema del consenso, che comunque sarà ripreso nelle ultime indicazioni bibliografiche dedicate alla QT, possono essere: AMBROSINI M., Le politiche aziendali di coinvolgimento dei lavoratori: alcuni spunti di riflessione da un confronto internazionale, in "Sociologia del lavoro", n.41-42, 1990. AUTERI E.-BUSANA O., La gestione del personale, Milano, Etas, 1991. BALDISSERRA A., Consenso di assimilazione e consenso di composizione: alcune definizioni e una proposta, in "Sociologia del lavoro", n.41-42, 1990. BONAZZI G., Innovazione tecnologica, mercato interno e consenso. Ipotesi per una ricerca sulla Fiat Auto, in "Sociologia del lavoro", n.41-42, 1990. BONAZZI G., Politiche di produzione e fattori di consenso nelle officine ad automazione flessibile, in "Sociologia del lavoro", n.35-36, 1988-89; BONAZZI G., Storia del pensiero organizzativo, Milano, Angeli, 1989; BONAZZI G.-PICHIERRI A. (a cura di), Lavoro, tecnologie, organizzazione dell'impresa e nuove forme del consenso, Milano, Angeli, 1991. BOUDON R.-BOURRICAUD F., Dictionnaire critique de la sociologie, Parigi, Puf, 1986; GASTALDO P. (a cura di), La risorsa sapere, Torino, Fondazione Agnelli, 1987. KERN H., Autonomia e controllo. L'analisi del lavoro nell'industria tedesca, in "Politica ed Economia", n.6, Giugno 1989; KERN H., Problemi di consenso e della sua creazione nel moderno processo di produzione. Il caso della Germania Federale, in "Sociologia del lavoro", n.41-42, 1990; NOVARA F., Il consenso come condizione necessaria per la concezione e l'introduzione di tecnologie informatiche, in "Sociologia del lavoro", n.41-42, 1990; REGINI M., Quando il management cerca il consenso, in "Sociologia del lavoro", n.41-42, 1990.

6) Qualità totale e qualità del lavoro salariato

Segnaliamo qui alcuni dei più importanti contributi su qualità, "risorse umane", costruzione del consenso e modello giapponese all'interno della teoria del management.Vanno anzitutto ricordati i contributi di coloro che vengono definiti nell'ambito della letteratura occidentale i "maestri" della Qualità, a cominciare dal lavoro di DEMING: DEMING W.E., L'impresa di qualità, Torino, ISEDI Petrini Editore, a cura della Isvor Fiat Spa, 1989 (Titolo originale: Out of the Crisis. Anality, Productivity and Competitive Position, 1982,1986), il quale sottolinea come il ritardo in termini di qualità dell'industria occidentale rispetto al Giappone è completamente imputabile al management e alla sua incapacità di comprendere e applicare alcuni basilari principi (i "14 principi di Deming"). Inoltre vanno ricordati: JURAN J.M., Qualità e alta direzione, Isvor-Fiat, Marentino, 1983; JURAN J.M., Rilevanza internazionale dei circoli di qualità, in "Qualità", n.36, 1981; JURAN J.M.; La qualità del prodotto: una ricetta per l'Occidente, in "Qualità", n.38, 1981; FEIGENBAUM A.V., Total Quality Control, McGraw-Hill, New York, 1961.

Per quanto riguarda il dibattito all'interno della teoria manageriale si vedano: CROSBY P.B., La Qualità è facile. Un metodo efficace per risolvere i problemi aziendali, Hamburg, McGraw-Hill Book, 1986; GALGANO A., La Qualità Totale, Milano, Il Sole 24 Ore Libri, 1990; MATTANA G., Il sistema della qualità e lo sviluppo organizzativo, in "Studi organizzativi", n.3-4, 1984; MATTANA G., Un quadro di riferimento per la qualità totale, in "L'Impresa", n.2, 1991; McMILLAN C.J., Dal controllo di qualità alla gestione della qualità: la lezione giapponese, in "Problemi di gestione", n.10, anno XIV, 1984; NICOLETTI B., I Circoli di Qualità, Milano, Angeli, 1988; RICCI A., Qualità totale per l'azienda. Un obiettivo irrinunciabile per il manager, Milano, ETASLIBRI, 1990[6]; VITALE M., Qualità totale e management, in "Economia e politica industriale", n.69, 1991.

Sulla gestione delle risorse umane, organizzazione del lavoro e relazioni industriali nel modello giapponese e sua trasferibilità nell'ambito della letteratura manageriale, un importante punto di riferimento è rappresentato intanto dall'analisi del modello giapponese proposta da coloro che hanno contribuito direttamente al suo sviluppo. Tra le opere principali ricordiamo la recentissima traduzione del principale "inventore" dell'ohnismo, OHNO T., Lo spirito Toyota, Torino, Einaudi, 1993, che si apre con un'interessante e utile introduzione di M.REVELLI, al quale pero sembra sfuggire il carattere apparente e illusorio della ricomposizione toyotista del lavoro[7]. Si vedano le recensioni e commenti di B.VECCHI, P.D'EMILIA e F.CARLINI sul testo di OHNO e sulle attuali difficoltà del toyotismo comparsi su "il manifesto" del 22.12.1993. Altri testi importanti sono SHINGO S., Il sistema di produzione giapponese "Toyota" dal punto di vista dell'Industrial Engineering, Milano, Angeli, 1991; AOKI M., La microstruttura dell'economia giapponese, Milano, Angeli, 1991; ISHIKAWA K., Guida al controllo di qualità, Milano, Angeli, 1988. Si vedano inoltre: AGOSTINI M., Giappone e Occidente: filosofie di management a confronto, in "L'Impresa", n.1, 1991. DE VIO S., Dagli Stati Uniti al Giappone: andata e ritorno, Torino, ISEDI, 1985. DEUTSCHMANN C., L'organizzazione giapponese, la sua influenza sul management e sulle relazioni industriali dell'Europa occidentale, in "Sociologia del lavoro", n.41-42, 1990; DORE R., Bisogna prendere il Giappone sul serio. Saggio sulla varietà dei capitalismi, Bologna, Il Mulino, 1990. KOBAYASHI H., L'operaio giapponese alla catena, in "Politica ed Economia", n.3, Marzo 1990. MASAMI N., "Modello Giappone"? Le caratteristiche delle relazioni industriali nell'industria automobilistica giapponese, in "Sociologia del lavoro", n.34, 1988. MIYAO T. (intervista a), La sottile arte del management giapponese, in "Politica ed Economia", n.9, Settembre 1984. MORISHIMA M., Cultura e tecnologia nel "successo" giapponese, Il Mulino. SHONBERGER R.J., Tecniche produttive giapponesi. Nove lezioni di semplicità, Milano, Angeli, 1990; SHIGEYOSHI T., Alcuni recenti sviluppi nelle relazioni industriali giapponesi, con particolare riferimento alle grandi imprese private, in "Sociologia del lavoro", n.34, 1988. TRENTO S., Politiche industriali e sviluppo economico nell'esperienza giapponese e italiana, in "Economia e politica industriale", n.67, 1990; UNNIA M., FABRIS A., RATTI F., e MEDUSA C., Management giapponese e aziende italiane, raccolti in "Le raccolte di Sviluppo & Organizzazione", n.12, 1990.

Per un approfondimento sulle caratteristiche e le finalità dei Circoli di Qualità, sempre secondo la teoria del management, si vedano: BOCKER H.J., OVERGAARD H.O., I Circoli della Qualità in Giappone: una risposta della direzione al problema della produttività, in "Problemi di gestione", Anno XIII, n.11-12, 1983; DE VITA R., 1990, cit., Produttività e motivazione: i "circoli di qualità" (cap.7). Sull'argomento si rimanda inoltre ai già citati testi di GALGANO A. (1990), RICCI A. (1990), DE VIO S. (1985); GIAMMARONI P., I Circoli di qualità parlano italiano, in "Politica ed Economia", n.12, Dicembre 1986; MERLI G., I circoli di qualità, Roma, Ed.Lavoro, 1985; NICOLETTI B., I Circoli di Qualità. Concetti base ed esperienze italiane, Milano, Angeli, 1988.

Presentando ora l'approccio critico all'analisi del modello giapponese, vogliamo proporre alcune considerazioni. Fuori dagli ambiti della letteratura manageriale è in effetti riscontrabile un approccio più problematico in ordine alla questione della possibilità e dell'auspicabilità dell'imitazione/assimilazione del modello del Sol Levante, che per brevità viene qui definito approccio critico. All'interno di questo ambito è comunque bene distinguere coloro che, pur criticando alcuni fattori del modello giapponese, o meglio del modello Toyota, ne auspicano comunque una sostanziale assimilazione in Occidente in forme opportunamente modificate che tengano conto delle differenti "condizioni ambientali", rispetto a coloro che respingono il toyotismo (o ohnismo) in quanto altro non sarebbe che "la versione moderna del taylorismo, adeguata alla grande rivoluzione industriale dell'automazione e del controllo"[8].

Tra i critici possibilisti si deve ricordare il recente e più volte citato lavoro di CORIAT (CORIAT B., Ripensare l'organizzazione del lavoro. Concetti e prassi nel modello giapponese, Bari, Dedalo, 1991. A proposito di questo saggio di CORIAT si veda la recensione di NEGRI A., Da Mirafiori alla Toyota, in "il manifesto", 22 Marzo 1991, p.10, dove l'Autore ripropone la propria teoria sull'"operaio sociale") nel quale si sostiene la tesi secondo la quale il toyotismo sarebbe il rovesciamento del taylorismo e consentirebbe il superamento della storica separazione tra ideazione ed esecuzione. Secondo l'Autore l'unico vero neo di quel modello, superiore in quanto più efficiente alle tradizionali forme di organizzazione del lavoro, consisterebbe nelle modalità di coinvolgimento della forza-lavoro sugli obiettivi aziendali. Per l'impresa occidentale quindi "la sfida, la sola in verità, consiste nel concepire i tipi di contropartite e di compromessi sociali conformi all'attuale composizione dei lavoratori, alle forme storiche della loro rappresentanza e alle tradizioni culturali che la animano." Ciò significa passare "dal coinvolgimento incentivato al coinvolgimento negoziato."[9] Queste tesi meritano di essere brevemente discusse.In primo luogo, la valutazione secondo la quale l'ohnismo[10] rappresenterebbe un superamento, e addirittura, un rovesciamento dell'impianto tayloristico non appare sufficientemente provata, in quanto "l'intellettualizzazione dei colletti blu" (espressione con cui l'Autore sintetizza la sua tesi di un superamento della separazione tra ideazione ed esecuzione) è limitata ad operazioni e decisioni che non intaccano in nessun modo le prerogative manageriali, ma anzi sono rispetto a queste ultime funzionali, data l'attuale configurazione della domanda e del mercato. Con questo si vuole sostenere che il "limite" all'"intellettualizzazione" è stabilito unicamente dal management, il quale in una situazione differente avrebbe il pieno potere di riportare quel limite ai livelli del più crudo taylorismo. In secondo luogo, anche se l'"intellettualizzazione" fosse reale, non si può prescindere - come invece Coriat sostanzialmente fa - dal fatto che l'esistenza di un'aristocrazia operaia intellettualizzata sarebbe (è, in questo caso) resa possibile solo dall'esistenza (non misconosciuta ma neppure adeguatamente valutata da CORIAT) di una grande massa operaia dequalificata, precaria e priva di garanzie. E la complessiva divisione tecnica e sociale all'interno del Giappone a sua volta si regge sulle capacità di sfruttamento di manodopera a basso costo (soprattutto in Asia) che il capitalismo giapponese si è assicurato come e più delle altre potenze imperialistiche occidentali. Inoltre, il "coinvolgimento incentivato" di cui parla CORIAT, non appare sostanziarsi di reali contropartite per la classe lavoratrice giapponese, per cui sembra più adeguato parlare di coinvolgimento coercito.11. La proposta di CORIAT di trasferire il modello giapponese trasformando il coinvolgimento coercito nel "coinvolgimento negoziato" appare così in tutta la sua inconsistenza: il modello giapponese, la qualità giapponese, sono rese possibili proprio da quel coinvolgimento coercito senza il quale tutto il castello rischia di crollare[12].

Con differenti accenti una posizione sempre possibilista è quella espressa da BONAZZI nel recente BONAZZI G., Il tubo di cristallo. Modello giapponese e Fabbrica Integrata alla Fiat Auto, Bologna, Il Mulino, 1993 (recensito da A.FAMIGLIETTI il 9.7.1993 su "il manifesto"): si tratta di un contributo assai utile per una panoramica delle diverse e più recenti posizioni espresse in merito al modello giapponese e alla QT. Un po' più problematico sembra il giudizio espresso dall'Autore sulle "ambiguità" del modello giapponese in un articolo che precede di poco la pubblicazione del saggio sopra citato. Si veda in tal senso BONAZZI G., Modello giapponese, toyotismo, produzione snella: alcune questioni aperte, in "Quaderni di Sociologia, n.3, 1992.

Una critica serrata all'apologia del modello giapponese è invece espressa in DHOSE K., JURGENS U., MALSCH T., Dal "fordismo" al "toyotismo"? L'organizzazione sociale dei processi di lavoro nell'industria automobilistica giapponese, in "Sociologia del lavoro", n.34, 1988. Questi Autori ritengono che "il modello organizzativo giapponese non è principalmente un più sofisticato e pertanto trasferibile sistema manageriale, ma è fondato su un sistema di relazioni che per una serie di ragioni è inaccettabile da parte dei sindacati in Europa e in Usa". "Il fordismo e il <<toyotismo>> non sono semplici paradigmi alternativi per l'organizzazione della produzione, ma piuttosto sistemi in cui l'organizzazione della produzione e le relazioni industriali sono correlate l'una all'altra in modi diversi"[13]. Secondo questi Autori il toyotismo "non è un'alternativa al taylorismo ma piuttosto una soluzione al suo classico problema: il rifiuto dei lavoratori di porre la loro conoscenza produttiva al servizio della razionalizzazione"[14]. In un altro saggio JURGENS sottolinea inoltre come per OHNO "il controllo esercitato dall'impresa sul sindacato sia la base principale del successo del sistema di produzione Toyota." Si veda JURGENS U., Struttura e precondizioni sociali del toyotismo nelle fabbriche giapponesi, in "Sociologia del lavoro", n.34, 1988, p.24. DHOSE K., JURGENS U. e MALSCH T. concludono la loro analisi sostenendo che "L'organizzazione giapponese dei processi di lavoro è strutturata in modo diverso rispetto all'industria automobilistica americana ed europea. Non è, in ogni modo, un'alternativa al fordismo. Il <<toyotismo>> è semplicemente la pratica dei principi organizzativi del fordismo in una condizione di prerogative manageriali illimitate. Come in Occidente, il lavoro è organizzato secondo il principio della linea di montaggio, è ripetitivo, consiste di cicli brevi ed è subordinato ai tempi standard pianificati centralmente. L'attribuzione di compiti indiretti di produzione ai lavoratori di produzione -frequentemente esagerata- non cambia fondamentalmente il carattere del lavoro e può essere vista come una razionalizzazione avanzata delle attività indirette"[15]. "Il management giapponese è stato capace di utilizzare il gruppo omogeneo come strumento di controllo. [...] La pressione sugli individui [...] è l'elemento centrale che consente al sistema giapponese di funzionare"[16]. Nel modello giapponese di relazioni industriali la "partecipazione avviene in un contesto controllato in cui gli argomenti, le finalità e le forme dell'articolazione sono praticamente limitate agli interessi dell'impresa. Solo a queste condizioni la partecipazione dei dipendenti viene utilizzata in Giappone come serbatoio di produttività." Questa "partecipazione" non è un'alternativa al fordismo proprio perché "essa rende solo possibile la soluzione del classico problema del management scientifico, e precisamente quello di utilizzare le conoscenze dei lavoratori a scopi di razionalizzazione"[17]. "Il sistema giapponese non è ultrastabile. I lavoratori stanno cominciando ad <<invecchiare>>, con una tendenza verso un aumento dei costi fissi salariali. Il trasferimento dei lavoratori centrali più anziani al settore secondario si articola sempre più come un problema, e, negli ultimi anni, l'età media in cui si abbandona la forza lavoro centrale è salita dai 55 ai circa 60 anni"[18].

Una critica ancor più radicale al modello giapponese è proposta in un lavoro di FILOSA e PALA (FILOSA C., PALA G., Il nuovo imperialismo giapponese. Le basi economiche e sociali del neo-corporativismo nipponico, Università degli Studi di Roma "La Sapienza", Dipartimento di economia pubblica, estratto n.6, Giugno 1990)[19], nel quale, accanto ad un'attenta ricostruzione storica, si dispiega un'analisi assai efficace delle varie questioni nodali che si sono fino a questo momento prese in considerazione. A proposito della "intellettualizzazione dei colletti blu" tanto enfatizzata nel testo di CORIAT, i due Autori sostengono che la mancata richiesta alla forza lavoro centrale di una specializzazione predeterminata "consente di conferire ai lavoratori manuali una serie di mansioni "intellettuali", in cui essi possano esprimere la propria "creatività" nel controllo del processo di lavoro e della qualità di prodotti e macchinari"[20]. Questa caratteristica non implica affatto una reale delega delle decisioni strategiche, che sono ancor più centralizzate che in Occidente. Tuttavia, essa dà una parvenza reale di autonomia all'intervento attivo degli operai sul controllo del processo di lavoro stesso, in quanto tutto ciò che è operativo e marginale, ma praticamente utile all'impresa, viene effettivamente decentrato alle unità produttive"[21]. Tutto ciò è finalizzato a dare elasticità ed efficienza all'esecuzione dei compiti di produzione e non ha niente a che vedere con la "democrazia": al contrario, "la gerarchia e il rispetto dei ruoli sono ancora più rigidi"[22]. E, aggiungono, non si tratta neppure di "consenso" - se non "in forma intrinsecamente coercitiva - in quanto ogni lavoratore appartenente a un gruppo è costantemente sottoposto alla pressione (reciproca) degli altri lavoratori del gruppo stesso. Dietro un simile atteggiamento può pure esserci il confucianesimo, ma certamente il motivo determinante è dato dal condizionamento assoluto che la dirigenza è capace di imporre ai lavoratori nel processo produttivo, sia dal punto di vista materiale e tecnico sia da quello sociale ed economico"[23]. Così la costrizione alla cooperazione e alla solidarietà di gruppo instilla la propensione al compromesso piuttosto che al conflitto: ognuno sa che "la propria sorte è determinata dalla maniera in cui si è accettati dall'esterno, dal gruppo cui si appartiene, dall'impresa di cui il gruppo è un elemento e dalla nazione. L'antagonismo è percepito come autolesionistico, e - date le condizioni in cui i lavoratori sono messi - ciò risulta anche credibile"[24]. In ordine al rapporto tra taylorismo e toyotismo i due Autori sostengono che l'"ohnismo"[25] è la "versione moderna del taylorismo, adeguata alla grande rivoluzione industriale dell'automazione e del controllo - e di Taylor (come dei suoi predecessori Babbage e Ure) realizza i sogni del corporativismo non conflittuale, della comunanza di interessi tra padroni e operai, eppure del dispotismo assoluto dei dirigenti mascherato da illuminato paternalismo partecipativo". Questo "sviluppo dell'organizzazione scientifica del lavoro, [...] ha trovato la sua prima espressione pratica nel `toyotismo' (così come il suo precedente storico lo ebbe nel `fordismo')"[26]. Sulla questione del "dualismo" del mercato del lavoro giapponese i due Autori propongono una dettagliata analisi delle diverse categorie di lavoratori: i "regolari" (o "forza lavoro centrale") che sono solo i 2/3 della forza lavoro, di cui solo la metà ha la garanzia (con tutte le deroghe del caso) dell'impiego a vita (quindi solo 1/3 della forza lavoro complessiva), mentre l'altra metà è occupata nelle piccole e medie imprese con garanzie e diritti assi limitati. Infine l'ultimo terzo, fatto di "lavoratori temporanei, stagionali, in subappalto e a domicilio", utilizzato dal capitale "come cuscinetto di assorbimento delle oscillazioni di mercato"[27]. Inoltre gli Autori fanno riferimento alla pratica del "prestito" dei lavoratori (shukkò) che permette all'impresa-madre di scaricare ulteriormente i costi sulle imprese sub-appaltatrici, alla pratica dello straordinario obbligatorio, all'orario di lavoro lungo, alla quasi assenza di ferie e di assenteismo, alla forte e istituzionalizzata discriminazione nei confronti delle donne sul lavoro (e nella società).[28] L'analisi del mercato del lavoro porta i due Autori a sostenere che l'"assoluto dispotismo capitalistico nipponico è riuscito a dare pieno corpo, senza opposizioni, a tutte le determinazioni economiche e sociali che Marx individuò nella contrapposizione tra esercito attivo dei lavoratori ed esercito industriale di riserva -astrazion fatta dalle grandi forme dell'eccesso di forza-lavoro, che appaiono nei periodi acuti o cronici di crisi"[29]. Allo stesso modo, l'analisi della struttura salariale e del sindacalismo d'impresa, conduce i due Autori ad una valutazione fortemente negativa del sistema giapponese e quindi della sua trasferibilità.[30]

Degli stessi Autori si consiglia inoltre vivamente la lettura del più recente saggio FILOSA C.-PALA G., Il terzo Impero del Sole. Il neo-corporativismo giapponese nel nuovo ordine mondiale, Milano, Synergon, 1992, dove l'analisi del sistema di produzione Toyota è connessa e inserita in una più ampia riflessione sul sistema sociale giapponese e sul ruolo dell'imperialismo nipponico nel "nuovo ordine mondiale".[31]

Infine per un approfondimento comparato del modello giapponese e delle trasformazioni in atto nei modelli occidentali si vedano i seguenti saggi tutti raccolti in Aa.Vv., Il modello giapponese, "Sociologia del lavoro", n.34, 1988: ALTMANN N., Verso una giapponesizzazione delle politiche del lavoro e della rappresentanza degli interessi dei lavoratori nelle imprese tedesche?; JURGENS U., STROMEL H.-P., La struttura di comunicazione fra management e reparti. Un'impresa giapponese e una tedesca a confronto; BERGGREN C., I nuovi concetti di produzione negli assemblaggi finali: l'esperienza svedese; ROSEN S.M., Modello giapponese e Stati Uniti: realtà e possibilità degli anni '80; FREEMAN C., Il rito dell'innovazione. La lezione del Giappone vista dall'Europa, Milano, Angeli, 1989. Si veda anche la recensione (sul convegno i cui contributi sono stati raccolti nel numero monografico di "Sociologia del lavoro" testé citato) di BIANCHI S., Il toyotismo è già tra noi, in "il manifesto", 25 Maggio 1988, p.9. Di particolare interesse risulta inoltre la lettura degli atti del recentissimo convegno sul tema: "Modello giapponese e produzione snella: le prospettive europee", tenutosi presso l'Abbazia di Pontignano (Siena), il 26-28 Maggio 1993, che ha visto la partecipazione di studiosi italiani e stranieri.

7) Qualità totale e fabbrica integrata: alcuni dei principali contributi al dibattito nel nostro paese, con particolare riferimento alle trasformazioni in atto alla Fiat auto

Il tema della gestione della qualità e in parte anche quello della filosofia della Qualità Totale non rappresenta in sé una "scoperta" recente. Relativamente recente è invece l'introduzione della qualità nei modelli aziendali americani ed europei, introduzione che nella ricostruzione offerta da GALGANO inizierebbe intorno al 1980.[32] Per quanto riguarda il nostro Paese è appunto a partire da quella data che le riviste specializzate di teoria manageriale hanno cominciato ad ospitare, sempre più frequentemente, contributi sul tema. Ma l'elemento che segna la diffusione del dibattito sulla qualità oltre i confini delle riviste di management è indubbiamente rappresentato dal lancio ufficiale da parte della FIAT del "Piano della qualità totale" nel 1989. In particolare il trampolino di lancio per questa campagna è stato quello che è ormai conosciuto come il "Discorso di Marentino", tenuto dall'Amministratore delegato della FIAT Auto, Cesare ROMITI, ai quadri dirigenti dell'azienda nel corso di un seminario svoltosi nella sede Isvor di Marentino il 20-21 Ottobre 1989. Questo "Discorso" è però diventato di dominio pubblico solo grazie alla pubblicazione di ampi stralci in "il manifesto" del 25 Aprile del 1990, pubblicazione resa possibile dal resoconto (corredato di una videocassetta di 4 ore sul famoso "Discorso") di un quadro intermedio FIAT che non aveva digerito il cambiamento di stile manageriale che l'Ing. ROMITI, a nome della direzione, aveva raccomandato ai suoi managers.[33]

Dagli ampi stralci del "Discorso" conclusivo dell'Ing.Romiti pubblicati da "il manifesto" si possono desumere alcuni elementi portanti della "qualità totale" secondo la FIAT. Si veda su questo: "E' l'ora della rivoluzione". Un discorso riservato di Cesare Romiti ai dirigenti dell'Auto, in "il manifesto", 25 Aprile 1990, p.3. Si noti come alcuni dei contenuti del "Discorso", al di là dell'enfasi e dei differenti stili di presentazione, si ritrovino anche in precedenti interventi di illustri capitani d'industria. In questo senso si vedano: AGNELLI U., La FIAT si proietta al duemila, in "L'Impresa", n.4, 1989; DE BENEDETTI C., Le chiavi della competitività d'impresa, in "L'Impresa", n.1, 1989.

Altri contributi su questi temi, precedenti al "Discorso" di ROMITI, sono: BELLANDI G., La gestione della qualità nei rapporti azienda-mercato, Milano, Giuffrè, 1989; MAGRINO F., La qualità come pensiero e come azione e MATTANA G., La qualità nel rinnovamento del sistema di produzione, ambedue pubblicati in "L'Impresa", n.3, 1988; TAMBURRANO E., La qualità, Milano, Angeli, 1983.

Per un'analisi complessiva del dibattito innescatosi sul "Piano della qualità totale" si vedano: AMBROSETTI A. (intervista a), La chiave vincente è il gioco di squadra, a cura di E.SASSOON, in "L'Impresa", n.2, 1990. Si vedano anche i diversi contributi raccolti in "Civiltà del lavoro", Qualità e gestione delle risorse umane, n.3, 1991. AZZONE G., CAINARCA G.C., Miti e prospettive della qualità, in "Sviluppo & Organizzazione", n.121, 1990; BARASSI D., L'ironia della qualità totale, in "Sviluppo & Organizzazione", n.118, 1990; BECATTINI G., Dall'impresa alla quasi-comunità: dubbi e domande, in "Economia e politica industriale", n.68, 1990. BETTALE L., La gestione di programmi di miglioramento della qualità, in "L'Impresa", n.2, 1991; BIANCHI P., Un commento, in "Economia e politica industriale", n.68, 1990. BOSCARELLI L., Il modello "ideologico" di gestione delle risorse umane, in "L'Impresa", n.2, 1990; i tre articoli di BOSETTI G. su Fiat e toyotismo pubblicati su "L'Unità" il 27-28-29 Dicembre 1990; BROGLIO A., GUERCI S., Qualità totale, in "Sviluppo & Organizzazione", n.125, 1991; CAMPETTI L., La Qualità dell'esercito, in "il manifesto", 17 Maggio 1990; CAVALLINI R., PICCININI V., Dalla voce dei clienti la via alla qualità globale, in "L'Impresa", n.2, 1991; COSTA M., "Qualità? Da vent'anni la Fiat ci impedisce di realizzarla", in "L'Unità", 24.5.1990; DINA A., Romiti: da costruttore di auto a costruttore di uomini, in "Mèta", n.4, Aprile 1990; DIOGUARDI G., Sul progetto "qualità totale", in "Economia e politica industriale", n.68, Dicembre 1990; FERRAROTTI F., La classe operaia non era morta, in "L'Unità", 30.6.1990; i vari contributi su La sfida della Qualità Totale, pubblicati in "Il Progetto", n.63-64, 1991; i vari contributi su Fiat. Qualità totale, in "Rassegna Sindacale", n.26, 1990; KAPRIK L., L'economia della qualità, in "Sviluppo & Organizzazione", n.125, 1991; LUNGHINI G., Qualche domanda circa qualità totale e democrazia, in "Economia e politica industriale", n.68, 1990. MARCHISIO O., I paradossi di Cesare Romiti, in "il manifesto", 5 Maggio 1990; MARCHISIO O., Una qualità immaginata, in "Meta", n.7-8, 1990; PADERNI E., Una visione scettica della qualità totale, in "L'Impresa", n.2, 1991. PETRONI G., Nuovi modelli organizzativi per la "qualità totale", in "Economia e politica industriale", n.68, 1990. POLO G., Cervelli a perdere. All'insegna della subalternità, le reazioni alla svolta di Romiti, in "il manifesto", 30 Maggio 1990, p.13. Nella stessa pagina del quotidiano è pubblicato un articolo di V.LORENZONI (responsabile Fiom, Fiat Rivalta), più disponibile. Si confronti l'intervista di ANDRUCCIOLI a MORESE segretario confederale della Cisl (15.5.1990) il quale ritiene possibile e necessaria una contrattazione delle condizioni per la qualità totale, con gli articoli di POLO (3.8.1990) e di CARLINI (4.9.1990) i quali sostengono che il "Piano della qualità totale" è fallito e non poteva essere altrimenti. Si vedano inoltre, sempre su "il manifesto", i successivi interventi di: GRISERI (26.1.1991), ROSSANDA (intervista a BERTINOTTI del 13.3.1991), GRISERI (3 e 5 Luglio 1991), POLO (6.7.1991), AVONTO (10.7.1991), REVELLI (10.7.1991 e 5.8.1991), BERTINOTTI (20.7.1991). Si vedano poi i vari contributi sulla qualità totale raccolti in "Rinascita", 24 Giugno 1990 e POLO G., REVELLI M. (intervista a cura di R.BELLOFIORE), Vecchi e nuovi conflitti alla Fiat, in "Marx centouno", n.3, 1990, in particolare le pp.62-67. REVELLI M., Il segno del comando, in "Rinascita", 24 Giugno 1990, n.20, p.13. REVELLI M., L'ultimo leninista. Il valore dell'ideologia nelle parole di Cesare Romiti, in "il manifesto", 25 Aprile 1990, p.3. REVELLI M., Romiti il creatore. L'errore di pensare che gli uomini si fabbricano come le macchine, in "il manifesto", 17 Maggio 1990. ROMITI C., Considerazioni sulla qualità totale, in "Economia e politica industriale", n.67, 1990, p.6. Nello stesso volume si veda VACCA' S., Introduzione al dibattito sulla "qualità totale". ROMITI C., in Tavola rotonda GEA-L'Impresa. La qualità come fattore strategico, atti pubblicati in "L'Impresa", n.5, 1990, p.59 (si vedano anche gli altri contributi alla tavola rotonda di S.VITALI, E.SASSOON, C.SCOGNAMIGLIO, M.CONSIGLIO e U.COLOMBO). ROMITI C., Qualità e capitale umano, Prolusione in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa, Università degli Studi di Pisa, 18 Giugno 1991, p.7. ROSSI S.F., Le nuove solidarietà nel tempo della qualità totale, in "Politica ed Economia", n.11, Novembre 1991. RULLANI E., Economia delle risorse umane: una prospettiva post-tayloristica, dove il commento di un testo di COSTA G., Economia e direzione delle risorse umane, Utet, 1990, è l'occasione per discutere dei temi più disparati dalla categoria del lavoro astratto al taylorismo, dalla socializzazione del lavoro all'impresa rete, ecc. RULLANI E., Il puzzle della qualità, ambedue gli articoli sono pubblicati in "Economia e politica industriale", n.68, 1990. Si veda anche RULLANI E., La teoria dell'impresa nei processi di mondializzazione, in "Democrazia e diritto", n.1, 1988. SALEMME L., Dalla centralità dell'impresa alla centralità del lavoro, in "Asterischi", n.0, 1991. SULLO P., La lunga eco di Torino, in "il manifesto", 27 Maggio 1990. TRONTI M., Romiti marxista, in "il manifesto", 29 Aprile 1990; VARALDO R., Sulle ambivalenze del problema della qualità, in "Economia e politica industriale", n.68, 1990.

In merito alla situazione del mercato dell'auto in Europa si veda ENRIETTI A., L'auto snella e l'Europa invidiosa, in "Politica ed Economia", n.6, 1991; Id., Gli economisti guardano al motore, in "Politica ed Economia", n.1, 1988.

Indichiamo inoltre, qui di seguito, alcuni suggerimenti bibliografici sulla Fiat.

Sulla lotta e sulla sconfitta operaia dei "35 giorni" (ottobre 1980) si vedano: Dipartimento di Sociologia dell'Università di Torino- Cespe, La lotta dei 35 giorni alla Fiat: un'analisi sociologica, in "Politica ed Economia", n.11, 1984; DINA A., FIAT. I 35 giorni e dopo, in "Classe", n.19, 1981; FERRARIS P., La Fiat nell'anno della svolta e FERRARIS P., La Fiat nel 1980: documenti e notizie per comprendere la strategia, in "Inchiesta", Gennaio-Aprile 1981; RAGOZZINO G., Il giro della Fiat in 35 giorni, in "Politica ed Economia", n.10, 1988; ROMITI C., Questi anni alla Fiat. Intervista di Giampaolo Pansa, Milano, Rizzoli, 1989.

Per una rilettura delle lotte operaie alla Fiat dall'immediato dopoguerra, all'"autunno caldo" fino ai "35 giorni" si vedano: ACCORNERO A., Torino da laboratorio a caso limite, in "Politica ed Economia", n.1, 1988; BALLONE A., Uomini, fabbrica e potere, Milano, Angeli, 1987; CAMPETTI L., Torino double face, in "il manifesto", 21 Febbraio 1990; CERRUTI G., RIESER V., Che pensano gli operai della Fiat Mirafiori, in "Politica ed Economia", n.4, 1988; CARRIERI M., Fiat e sindacato: le informazioni contese, in "Democrazia e diritto", n.1, 1988; Aa.Vv., Dentro il lavoro, supplemento al n.128 del 2 Giugno 1989 de "L'Unità"; ENRIETTI A., FORNENGO G., Il gruppo Fiat. Dall'inizio degli anni '80 alle prospettive del mercato unificato, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1989; GIANOTTI R., Trent'anni di lotte alla Fiat, Bari, De Donato, 1979; LANZARDO L., Classe operaia e partito comunista alla Fiat. La strategia della collaborazione: 1945-1949, Torino, Einaudi, 1984; NEGRELLI S., Il sindacato perduto nella foresta dei robot, in "Politica ed Economia", n.1, 1988; POLO G., I tamburi di Mirafiori, Torino, CRIC Editore, 1989; PUGNO E., GARAVINI S., Gli anni duri alla Fiat. La resistenza sindacale e la ripresa, Torino, Einaudi, 1974; REVELLI M., Lavorare in Fiat, Milano, Garzanti, 1989; RIESER V., Le nove vite dell'operaio Fiat, in "Politica ed Economia", n.7-8 1988.

Sul clima di fabbrica dopo il 1980 si vedano: DANNA D., L'operaio buono è quello zitto, in "Avvenimenti", n.30, 1989; GUIDETTI SERRA B., Le schedature Fiat, Rosenberg e Sellier, 1984; "l'Unità", Fiat. La modernità dietro i cancelli, supplemento al n.27 del 2 febbraio del 1989 dell'Unità; LERNER G., Operai, Milano, Feltrinelli, 1988; ORLANDI F., "Io operaio sorvegliato dal padrone, in "Avvenimenti", n.42, 1990; PETRUCCI P., Quando la Fiat è fuorilegge, in "Avvenimenti", n.43, 1990. Si vedano poi i molti articoli di denuncia de "il manifesto" (Settembre-Ottobre 1991) contro le persecuzioni all'Alfa Lancia di Arese; RISPOLI G., Fiat: riconquistare la cittadinanza e Nei reparti confino i miracolati di Bruino, in "Rassegna Sindacale", n.4, 1989; RISPOLI G., Il caso Fiat. L'autoritarismo di Corso Marconi, in "Rassegna Sindacale", n.3, 1989.

Piccola bibliografia commentata su lavoro formale e lavoro informale nella fabbrica integrata

Per un primo commento sul modello di fabbrica integrata e sulle trasformazioni radicali che comporterebbe nelle caratteristiche della divisione del lavoro si veda RIESER V., Qualità totale e fabbrica integrata, in "Asterischi", n.0, 1991. L'Autore afferma qui con nettezza che un'ipotesi "d'impresa più democratica presuppone il superamento del modello fordista-taylorista, e la <<fabbrica integrata>> è il modo concreto con cui tale superamento si prospetta in Fiat. Per questo il progetto di fabbrica integrata è [...] <<oggettivamente progressivo>>, e come tale va appoggiato dal movimento operaio: beninteso senza delegarne l'indirizzo e la gestione al padrone, ma intervenendo autonomamente su di essi"[34].I punti più deboli dell'analisi di RIESER sono, a nostro avviso, in primo luogo l'affermazione secondo la quale il progetto di fabbrica integrata rappresenta, in quanto abbandono del taylorismo, qualcosa di "oggettivamente progressivo"; in secondo luogo, il ritenere quale compito principale del movimento operaio e sindacale quello di lottare affinché la Fiat metta in pratica senza sconvolgimenti quanto progettato in ordine alla fabbrica integrata, seppur sotto un'azione correttiva da parte dei lavoratori. Si vedano anche: REISER V., Con Weber e con Simon alla ricerca della nuova Fiat, in "Politica ed Economia", n.7-8, 1991; ID., La Fiat e la nuova fase della razionalizzazione, in "Quaderni di Sociologia", n.3, 1992; ID., Fabbrica oggi. Lo strano caso del dottor Weber e di mister Marx, Siena, Sisifo, 1992; ID.; La Fiat, il sindacato e la "fabbrica integrata", in "L'Unità", 20 Febbraio 1991.

Anche nella produzione snella della fabbrica integrata il consenso sembra essere l'unica risorsa certa per rispondere adeguatamente alla variabilità continua dei fattori interni ed esterni e alla fragilità intrinseca del processo. In questo senso l'assicurazione del consenso dei lavoratori è un obiettivo preliminare da parte dell'impresa. In questo senso si veda come BONAZZI abbia recentemente riproposto la propria analisi su evoluzione del lavoro operaio e consenso alla Fiat alla luce del dibattito sulla qualità totale e sulla fabbrica integrata: BONAZZI G., Qualità e consenso. L'evoluzione del lavoro operaio alla Fiat Mirafiori (1980-1990), in "Rassegna italiana di sociologia", n.1, 1991. Si veda inoltre: BONAZZI G., Se il sapere operaio diventa esplicito, in "Mèta", n.9, Settembre 1991. DINA[35] in un commento a questo articolo di BONAZZI coglie una prima contraddizione nel discorso dell'Autore tra l'asserito aumento della trasparenza e analizzabilità delle prestazioni e delle procedure, asserzione non condivisa da DINA, e l'esplicito riferimento agli "aspetti assolutamente discrezionali delle nuove forme di lavoro"[36] Infatti, DINA nota opportunamente come la partecipazione e il coinvolgimento ricercati attraverso le strategie di qualità totale sono mirate proprio ad assicurare questi interventi discrezionali.[37]. BONAZZI risponde alle critiche di DINA ma non convince: BONAZZI G., La contrattazione non è tutto, in "Meta", n.1, gennaio 1992. In relazione agli stessi temi si vedano anche: BONAZZI G., La sociologia e il gioco di produzione, in "Politica ed Economia", n.1, Gennaio 1988; BONAZZI G., Politiche di produzione e fattori di consenso nelle officine ad automazione flessibile, in "Sociologia del lavoro", n.35-36, 1988-89; FERRARIS G., Il saper fare dell'operaio tecnologico, in "Meta", n.10, Ottobre 1991; PESSA P., Oltre gli impianti automatizzati, in "Meta", n.11-12, Nov-Dic. 1991. Sulla categoria di dono si veda anche: GODBOUT J.T., Lo spirito del dono, Boringhieri, 1993 (recensito da M.REVELLI su "il manifesto" del 15.11.1993).

Molto importante e rigoroso è l'intervento di CERRUTI (CERRUTI G., Giù dal fordismo: Corso Marconi sperimenta la catena giapponese, in "Politica ed Economia", n.6, 1991) sulla fabbrica integrata, che se prende in prestito alcune categorie concettuali di BONAZZI perviene però a conclusioni notevolmente diverse: in particolare sono fondamentali le considerazioni che l'Autore fa a propositi del rapporto tra lavoro informale, lavoro informale e lavoro proceduralizzato. In proposito si vedano: il già citato BONAZZI G., Il tubo di cristallo. Modello giapponese e Fabbrica Integrata alla Fiat Auto, Bologna, Il Mulino, 1993; CATTERO B., Motori di qualità: l'organizzazione del lavoro alla Fiat di Termoli 3, in "Politica ed Economia", n.6, 1991; CAMPETTI L., La Qualità dell'esercito. Saranno questi operai i soldati della rivoluzione di Romiti? Un'inchiesta, in "il manifesto", 17 Maggio 1990; MARANO A., MOLOCCHI A, La Fiat tra romitismo e archeologia industriale, in "Politica ed Economia", n.12, 1989 (dal quale emerge con forza la contraddizione stridente tra le pratiche neo-tayloriste della Fiat e la propaganda teorica sulla qualità totale e sulla fabbrica integrata).

Per un approfondimento dell'analisi di CERRUTI si veda CERRUTI G., RIESER V., Fiat: qualità totale e fabbrica integrata, Roma, Ediesse, 1991; e il più recente CERRUTI G.-RIESER V., Fiat: aggiornamenti sulla fabbrica integrata, in "Quaderni di ricerca Ires Lucia Morosini", n.1, 1992.

Per avere un'idea dell'arretratezza della riflessione in campo sindacale si può vedere: AA.VV., Sindacato e Qualità Totale. Un accordo possibile, Milano, Angeli, 1991; MAGATTI M.-SPREAFICO C.-GIORGI F.-RUVOLO S., Le regole del segreto. Relazioni, normative sul lavoro e qualità in Giappone, Milano, Angeli, 1993 (recensito da M.REVELLI sull'Unità del 18.10.1993).

Per una valutazione a più voci dell'impatto delle prime sperimentazioni di QT e di "giapponesizzazione" si veda l'ottimo AA.VV., Il nuovo macchinismo. Lavoro e qualità totale, i casi Fiat, Zanussi e Italtel, Roma, Datanews Ed., 1992. Si vedano infine i due articoli di REVELLI M., in "il manifesto", 21 e 29 Gennaio 1993.

Per coloro che intendessero iniziare una ricerca sulle tematiche individuate in queste note, si consiglia di seguire in modo sistematico le seguenti riviste: "Altre Ragioni", "Capitalism and class", "Contraddizione", "Critica marxista", "Democrazia e diritto", "Economia & Lavoro", "Economia e politica industriale", "Futur antérieur", "Il Mulino", "Il Progetto", "Impresa e società", "Industria e sindacato", "L'impresa", "L'informazione bibliografica", "La critica sociologica", "Marx centouno", "Marxismo oggi", "Meta", "Politica ed Economia", "Problemi di gestione", "Qualità", "Rassegna italiana di sociologia", "Rassegna sindacale", "Sociologia del lavoro", "Sociologie du travail", "Studi di sociologia", "Studi organizzativi", "Sviluppo & Organizzazione".