[1] V. Grisi, Il fascino discreto del postfordismo, in Collegamenti Wobbly, nuova serie n. 4-5, 1998, p. 38.

[2] Ivi, p. 39.

[3] Penso naturalmente al neomarxismo americano di Baran e Sweezy, che affermano: "Il capitalismo monopolistico è un sistema costituito di società per azioni giganti [...]. Il fattore dominante, il motore primo, è la grande impresa organizzata in società per azioni giganti [...]. Dal punto di vista di una teoria del capitalismo monopolistico, l'impresa minore si dovrebbe correttamente considerare come parte dell'ambiente in cui opera la grande impresa piuttosto che come protagonista sulla scena" (P. A. Baran, P. M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, Torino 1968, p. 45). Ma anche ad autori di impostazione keynesiana come Steindl (cfr. J. Steindl, Piccola e grande impresa, Franco Angeli, Milano 1991; sull'influenza esercitata da Steindl e dagli altri "stagnazionisti" sul pensiero di Sweezy hanno dato un contributo fondamentale gli studi di Marco Bonzio, purtroppo interrotti dalla sua prematura scomparsa; si veda M. Bonzio, La teoria economica di Joseph Steindl, in Economia politica, n. 1, 1994) e allo stesso Schumpeter di Capitalismo socialismo democrazia (J. A. Schumpeter, Capitalismo socialismo democrazia, Etas libri, Milano 1984).

[4] Rinvio ad esempio al mio Fasi o cicli del capitale?, in Alternative Europa, n.3, 1998, pp. 49-53.

[5] Cfr G. Arrighi, I lavoratori del mondo alla fine del secolo; l'articolo, tradotto da Annamaria Vitale dalla versione inglese apparsa sulla rivista Review, estate 1996, volume XIX, numero 3 con il titolo Workers of the World at Century's End, può essere consultato in rete nella rubrica "Temi e discussioni" di InterMarx, rivista virtuale di analisi e critica materialista, http://www.intermarx.com/

[6] Si veda G. La Grassa, Note sulle ricorsività e le crisi, sempre nella rubrica "Temi e discussioni" di InterMarx, rivista virtuale di analisi e critica materialista, http://www.intermarx.com/ Una versione ridotta di questo articolo è stata pubblicata, col titolo Note sulla ricorsività, nella rivista Alternative Europa, n. 4, 1998, pp. 48-54.

[7] Cfr. in particolare G. La Grassa, Dell'impresa: anche questo articolo può essere consultato in rete nella rubrica "Temi e discussioni" di InterMarx, rivista virtuale di analisi e critica materialista, http://www.intermarx.com/

[8] In particolare, La Grassa fa riferimento alla "teoria dei costi di transazione", sviluppatasi a partire da un famoso contributo di R. Coase, The Nature of the Firm (Economica, 1937; oggi lo si può trovare tradotto in Formez. Problemi di amministrazione pubblica, quad. n. 18; nello stesso quaderno, si segnala l'interessante rassegna sulle teorie dell'organizzazione di T. M. Moe, La nuova teoria dell'organizzazione).

[9] "La teoria [dei costi di transazione] presenta un indubbio interesse poiché pone l'impresa in uno spazio di continuità (e contiguità) rispetto al mercato. La scienza economica tradizionale, almeno in gran parte, tende a considerare impresa e mercato come realtà nettamente distinte e contrapposte; e l'economia critica di derivazione marxista non è da meno in tal senso, dato che per essa il mercato è il luogo dell'anarchia e dell'assenza di progetto, mentre l'impresa è la sede dell'organizzazione pianificata delle forze produttive da parte degli agenti della produzione capitalistica" (G. La Grassa, Dell'impresa, cit.)

[10] V. Grisi, Il fascino discreto del postfordismo, cit., p. 42.

[11] Utilizzo qui soprattutto le ottime analisi di Laura Fiocco, in particolare L'effetto Kanban nell'organizzazione del lavoro alla Fiat di Melfi, in Chaos, n. 10, 1997, pp. 9-30. Anche questo articolo è ora consultabile in rete nella rubrica "Temi e discussioni" di InterMarx, rivista virtuale di analisi e critica materialista, http://www.intermarx.com/

[12] Cfr. ivi, pp. 12-15.

[13] "La divisione in Ute [...] rende possibile sostenere il trasferimento della funzione di comando dall'azienda al mercato, nella forma di ordini che dai clienti-consumatori risalirebbero lungo la linea, senza soluzione di continuità, ai clienti-produttori (le Ute) [...]. Il rafforzamento ideologico è dato dal fatto che gli 'ordini del consumatore' veicolano 'la legge cieca della concorrenza'. Non solo, quindi, i lavoratori lavorerebbero tirati da un consumatore dispotico anziché spinti dalla direzione, ma avrebbero anche gli stessi interessi dell'azienda a soddisfare i clienti" (ivi, pp. 17-18).

[14] Ivi, p. 17.

[15] Ivi, p. 19.