1 La vivacizzazione della CGIL nel corso dell'anno
passato ha determinato una discussione, per molti versi, confusa. Si sono,
infatti, intrecciati:
1. problemi di leadership, interni alla sinistra politica e sindacale, fra
maggioranza e minoranza DS e, soprattutto, fra ipotesi di sinistra liberale
e speranze di ricostruzione di una sinistra socialdemocratica e laburista;
2. problemi di egemonia fra i diversi segmenti dell'apparato sindacale;
3. esigenza di settori di movimento, per un verso, e di strati di lavoratori,
per l'altro, di avere un riferimento sindacale forte;
4. capacità della CGIL di essere interlocutore di settori sociali
diversi dal tradizionale movimento operaio sia sulla "sinistra"
come i social forum che sulla "destra" come i girotondisti.
2 Ritengo opportuno chiarire che, a mio avviso, il conflitto simbolico è, dal punto di vista sociale, assolutamente rilevante. La percezione del risultato di una lotta non è la mera registrazione dei suoi risultati dal punto di vista salariale o normativo ma deriva dalla valutazione, e dall'autovalutazione, per sua natura complessa, del peso sociale e della rilevanza dei soggetti coinvolti e della loro capacità di incidere. La pertinacia con la quale il governo ha insistito nella scelta di "ritoccare" l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non sarebbe comprensibile, a fronte delle tensioni e dei costi sociali che questa pertinacia ha comportato, se si prescindesse dall'esigenza del governo di non "perdere la faccia".
3 Questa ridefinizione dell'immagine della CGIL si
è giovata della rispolveratura del mito dei blue collar[da
parte della sinistra intellettuale che ha, come massima espressione, "Il
Manifesto". La FIOM appariva come il soggetto istituzionale che rappresenta
la rude razza pagana proletaria a fronte della burocrazia confederale della
CGIL.
Il fatto che la FIOM sia un soggetto sociale decisamente più robusto
della lievemente patetica sinistra tradizionale della CGIL non va sottovalutato.
4 Che l'intellettualità di sinistra abbia iniziato,
non sta a noi dire quanto per convinzione e quanto per necessità,
una sorta di autocritica lo dimostra la pubblicazione e, soprattutto, il
successo di libri come quello di Luciano Gallino, "Il costo umano della
flessibilità", Ed.Laterza.
Si tratta di un testo interessante e certo non radicale che merita di essere
ricordato per il suo carattere di segnale di una crisi di precedenti convincimenti.
5 Il fenomeno dei girotondi, che qualcuno ha interpretato
come il primo movimento di massa borghese della storia repubblicana, vede
intrecciarsi la polemica anticleptocratica ed antitirannica tipica della
polemica contro Berlusconi con suggestioni "movimentiste" e denunce
della miseria politica e morale dei gruppi dirigenti della sinistra.
Nei fatti, movimento dei lavoratori salariati, mobilitazioni giovanili e
rivolta borghese hanno teso ad intrecciarsi sia a livello mediatico e simbolico
che nel concreto farsi dello sviluppo dei movimenti. Basta, a questo proposito,
pensare all'influenza degli insegnanti che possono leggersi ed essere letti,
contemporaneamente, come lavoratori dipendenti sottoposti ad un secco processo
di proletarizzazione e come soggetti semicolti e portatori di una visione
generale della società con evidenti valenze politiche.
6 Non va, inoltre, dimenticato che la scorsa primavera ha visto i primi scioperi dei lavoratori immigrati in quanto tali sul tema dei diritti.
7 Il fatto che i sindacati alternativi non abbiano lanciato uno sciopero politico contro la guerra ed abbiano preferito attendere lo sciopero contro la legge finanziaria del 15 febbraio 2002 per porre, anche, il problema della guerra è indicativo della difficoltà di tenere assieme fronte interno e fronte esterno anche da parte di un settore sindacale molto attento a quest'ordine di questioni.
8 La destra ha immediatamente provveduto ad immettere in ruolo gli insegnanti di religione garantendo alla chiesa un canale di reclutamento privilegiato, a rendere il servizio prestato nelle scuole private equivalente a quello prestato nelle scuole pubbliche ai fini dell'immissione in ruolo degli insegnanti, a riformare gli esami di maturità affidandone completamente la conduzione alle singole scuole comprese quelle private con l'effetto di eliminare per le scuole private stesse la necessità di corrompere i commissari esterni e di svuotare di ogni valore i titoli di studio.
9 Una riflessione generale sul corporativismo democratico
non è oggetto di questo articolo.
Dal punto di vista del medio periodo sono pensabili sue scenari per quel
che riguarda l'azione del governo:
1. un attacco secco al sindacato di stato che, inevitabilmente, colpirebbe
CISL e UIL ancora più della CGIL
2. il proseguire della pratica di incunearsi fra CGIL, da una parte, e CISL
e UIL, dall'altra, pagando un certo prezzo in termini di concessioni ma
garantendosi la divisione del fonte sindacale istituzionale.
Personalmente, ritengo evidente che il governo intende proseguire sulla
seconda strada a meno di una crisi sociale di tale rilevanza da renderla
impraticabile.
10 La stessa divinizzazione di Sergio Cofferati dimostra la natura profonda della crisi della sinistra. Il trasformare un sindacalista moderato e concertativo nell'eroe della working class, dei new global e dei girotondisti in un colpo solo è un'operazione eguale e contraria alla divinizzazione di Silvio Berlusconi sulla destra, un sintomo della fine della politica come progetto e della sua riduzione a spettacolo.
11 Cfr. l'articolo di Carlos Velasco, "Spagna: la pace sociale sovvenzionata", apparso sul n.8-9 di Collegamenti Wobbly, 1999-2000.
12 La CISL ha, in particolare, gran parte degli iscritti concentrati nel settore pubblico ed ogni politica di tagli degli organici in questo comparto non può che vederla conflittuale. Vi è, di conseguenza, lo spazio per una surreale sinistra della CISL a livello di categoria e di territorio.
13 Cfr. l'articolo "Lotta sporca: la lotta dei lavoratori delle ferrovie" che compare su questo stesso numero della rivista.